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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

 

COMUNICATI:

"Mavrorachi", il profumo di Afrodite

Vegetale è bello. E utile

Caldo record sul Monte Bianco

Nuova vita per il Trionfo della morte

Idrogeno eco-compatibile, il futuro dell'energia alternativa

I battelli senza equipaggio sbarcano a Big Blu

Ai confini della fisiologia

Meno rifiuti con i pomodori

L'energia delle stelle

Nel mezzogiorno utilizzare al meglio i fondi strutturali

Safer internet day 2008, appuntamento il 12 febbraio

Un ‘manifesto’ sulla ricerca per le costruzioni

 

“Mavrorachi”, il profumo di Afrodite

La nuova fragranza è stata realizzata riproducendo le essenze individuate da archeologi e chimici del Consiglio nazionale delle ricerche nella fabbrica di profumi di Pyrgos, a Cipro, risalente al II millennio a C. “Mavrorachi” sarà presentato in occasione della mostra allestita presso l’Officina Profumo Farmaceutica S. Maria Novella a Firenze

Secondo la tradizione i profumi di Cipro nacquero con Afrodite, ma l’iconografia Greca e Romana della dea non ha niente in comune con il simulacro aniconico della dea venerata nel tempio di Palea Paphos dall'età del Bronzo e rappresentata sulle monete di Cipro fino alla tarda età romana. Questo simulacro, un pesante blocco di basalto grigio alto 1metro e 22 cm, conservato oggi al Museo di Kouklia accanto al tempio di Afrodite è stato per millenni meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo. A tale immagine aniconica di Afrodite, che ci piace chiamare per assonanza di parole “Mavro (nero) rachi (roccia), come la collina dove 4000 anni fa sorgeva il villaggio preistorico di Pyrgos, è dedicata la mostra: “Mavrorachi. Il profumo di Afrodite e il mistero della dea senza volto

4000 anni di profumo”; nell'intento romantico di porre in relazione la più antica fabbrica dei profumi di Pyrgos con il simbolo stesso della dea dell’amore. Pyrgos/Mavrorachi è uno dei più importanti siti preistorici dove sistemi innovativi di ricerca hanno permesso di fornire interessanti documentazioni sulle conoscenze tecnologiche che contribuirono a formare la cultura cipriota. A Pyrgos si hanno testimonianze della rivoluzione preistorica della società Cipriota, fondata sull’equilibrio tra progresso tecnologico ed evoluzione sociale, che seppe sfruttare al meglio le risorse naturali e le possibilità commerciali dell’isola. Oggi sappiamo che il sito di Pyrgos era un importante centro commerciale per la produzione di olio d'oliva, rame, profumi, medicine, tessili , colori e vino.

Grazie al terremoto che distrusse il sito nel 1850 a.C. circa, è stato possibile rinvenire intatta accanto alla pressa da olio, la fabbrica dei profumi abbandonata in piena attività. I profumi che si stavano estraendo erano gli stessi di cui parlano i testi più antichi del Mediterraneo. Ma dalle ricerche archeologiche e storiche effettuate, si ha conferma che Cipro fu dal 2000 a.C. famosa per la produzione di rare fragranze e che la sua fama di isola dei profumi, sopravvisse alle molte vicende politiche dell’isola, tant’è che oggi è l’unico paese al mondo al quale appartengono due delle dieci famiglie a cui afferiscono tutti i profumi del mondo 1) Aldehydic, 2) Chypre, 3) Citrus, 4) Floral, 5) Fougre, 6) Fruit Floral, 7) Green, 8) Leather Chypre, 9) Musk, 10) Oriental.

“Mavrorachi”, realizzato dalla pluri-centenaria esperienza dell'Offcina Profumo-Farmaceutica di S. Maria Novella, è un profumo unico, all’olio, realizzato mescolando le stesse fragranze naturali, che erano in lavorazione 4000 anni fa a Pyrgos. E' il profumo stesso del Mediterraneo antico.

 

Roma, 14 marzo 2008

 

La scheda:

Che cosa: mostra: “Mavrorachi. Il profumo di Afrodite e il mistero della dea senza volto

4000 anni di profumo” il

Chi: Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr,  Consiglio Regionale della Regione Toscana, Comune di Firenze, Dipartimento delle Antichità di Cipro, Ministero degli Esteri Italiano

Dove: Officina Profumo Farmaceutica S.Maria Novella, via della Scala 16, Firenze

Quando: 17 marzo, ore 15.00

Informazioni per la stampa: Maria Rosaria Belgiorno, Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali  (Itabc) del Cnr, Montelibretti (Rm), tel. 06/90672689, e mail: mariarosaria.belgiorno@mlib.cnr.it

Per il pubblico: apertura  mostra dal 17 marzo al 13 aprile, ore 11:00-18:00. Informazioni: tel. 055/216276

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Marzo/26_MAR_2008.HTM

 

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Vegetale è bello. E utile

 

Il mondo delle piante in un volume co-edito dal Cnr ed ERGA che viene presentato, oggi  a Genova. Il libro si rivolge agli studenti e contiene dati storici e di cronaca. Le biotecnologie? Esistono da oltre 10.000 anni. Ma ora consentono di aprire interessanti prospettive ambientali

 

Il rapporto tra uomo e pianta; gli organi delle piante; le caratteristiche strutturali e funzionali dei diversi tessuti, cellule e molecole che contribuiscono al loro funzionamento; la loro capacità di adattarsi a climi e ambiente diversi. Tutto questo, nel volume ‘Vegetale è bello’ co-edito dal Cnr ed ERGA Edizioni, è spiegato in modo semplice e piacevole, grazie anche a un ampio corredo di disegni, foto e fumetti, senza per questo perdere di rigore scientifico. Il libro viene presentato a Genova (Via XX Settembre 46r, alle ore 17,30):

Il libro si rivolge agli studenti della scuola dell’obbligo, nella convinzione - come dicono gli autori Alessandro Bisignano, Laura Cornara, Joachim Scholz-Starke, Armando Carpaneto e Franco Gambale, direttore dell’Istituto di biofisica (Ibf) del Consiglio nazionale delle ricerche di Genova – che “per preservare la biodiversità è importante saperne di più” e che “favorire la conoscenza del mondo vegetale possa servire ad aumentare il rispetto per il mondo vegetale”.

‘Vegetale è bello’ contiene citazioni di testi antichi, a confermare l’importanza degli studi compiuti nel passato, e riferimenti a giornali e notizie di cronaca, che attestano l’interdipendenza tra il mondo vegetale e l’ambiente, la società e l’industria, oltre che molti esempi pratici di utilizzo delle piante nei settori più vari: dalla cucina alla cosmesi, fino alla medicina.

Il libro si articola su quattro grandi temi: “il ruolo delle piante in natura”, “come le conosciamo”, “come sono fatte” e “come si possono utilizzare e modificare”. Nell’ultima parte vengono affrontati argomenti di attualità quali le ‘antiche’ e le nuove biotecnologie: da oltre 10.000 anni, infatti, l’uomo applica biotecnologie per selezionare e trasformare le piante più utili alle sue esigenze. E, proprio come accade ora, anche nel ‘500 gli europei erano diffidenti delle novità costituite dalle piante importate dal nuovo mondo, quali patata e pomodoro. Ma gli autori pongono in evidenza come anche oggi molti scienziati siano tutto sommato cauti nel mettere in atto i loro interventi: per esempio, si studiano soluzioni per realizzare nuove specie supportando con tecniche tradizionali le nuove tecnologie di biologia molecolare.

Alcuni esempi illustrano come le nuove scoperte in campo vegetale possano comunque essere importanti in svariati settori, da quello ambientale, a quello alimentare, fino alla produzione di vaccini. In ambito ecologico, si vanno affermando nuovi metodi mediante piante (fitodecontaminazione) per la bonifica di suoli ed acque contaminati da elementi tossici. “Non va infine dimenticata, ricorda Gambale, “la possibilità di produrre biocarburanti da biomasse vegetali di scarto non utilizzabili a scopo agro-alimentare. Soprattutto, è importante ricordare che le piante destinate alla produzione di energia, potranno essere coltivate su suoli marginali sui quali non è possibile coltivare piante di interesse alimentare”.

 

Roma, 13 marzo 2008

 

La scheda

Che cosa: presentazione del libro ‘Vegetale è bello’ di A. Bisignano, L. Cornara, J. Scholz-Starke, A. Carpaneto e F. Gambale; edizione CNR-ERGA Edizione

Dove: Genova,  presso Centro Fnac- Via XX settembre 46r

Quando:   13 marzo 2008, ore 17,30

Info: Franco Gambale Ibf-Cnr - tel. 010/6475550 e- mail gambale@ge.ibf.cnr.it

 

Armando Carpaneto, Franco Gambale e Joachim Scholz-Starke, sono ricercatori dell’Istituto di biofisica del Cnr di Genova, Alessandro Bisignano è un collaboratore dello stesso Istituto, Laura Cornara è ricercatore del Dipartimento per lo studio del territorio e delle sue risorse dell’Università di Genova.

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Marzo/25_MAR_2008.HTM

 

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CALDO RECORD SUL MONTE BIANCO

Otto gradi a 3.500 metri di quota, nel mese di febbraio, sul massiccio del Monte Bianco. E poi di colpo un picco al ribasso, fino a 23 sottozero. Queste le prime, sconcertanti, informazioni fornite dalla nuova stazione meteorologica installata sul Ghiacciaio del Gigante dall’Università di Milano e dal Comitato Ev-K2-Cnr, nell’ambito di un progetto finanziato da Osram. Si tratta della più alta stazione di monitoraggio meteo-glaciale mai realizzata in Italia

 

La stazione meteorologica automatica “Aws – Gigante – Osram” fa parte di un progetto di studio dei ghiacciai alpini, considerati universalmente uno degli indicatori più affidabili del clima e dei cambiamenti globali. Prodotta da Lsi Lastem, è stata collocata sulla superficie del Ghiacciaio Gigante, vic ino alla Stazione di arrivo delle Funivie Monte Bianco. Dopo alcune settimane di test nelle difficili condizioni operative invernali, la stazione ha fornito i primi dati sul clima di questi mesi, che sono risultati eccezionalmente caldi soprattutto nelle ultime settimane.

 “Il 23 febbraio abbiamo registrato una temperatura di 8 gradi e mezzo – spiega Guglielmina Diolaiuti, responsabile scientifica del progetto -. E’ un dato sorprendente per il periodo invernale a 3.450 metri di quota, peraltro su un colle ventilato. Soprattutto per il fatto che non è un dato isolato: sia il giorno prima che i giorni successivi ci sono state temperature sopra lo zero, tra i 3 e gli 8 gradi. Dal primo marzo c’è stato invece un crollo delle temperature: abbiamo toccato i -22.5 gradi alle otto del mattino e i -22.8 la sera”.

 La stazione sul Monte Bianco ha diversi sensori per il monitoraggio meteo-climatico. “Oltr e alla temperatura - spiega Gian Pietro Verza, responsabile tecnico delle stazioni di monitoraggio Ev K2 CNR - registra umidità relativa e pressione atmosferica. Ma è dotata anche di sensori che misurano lo spessore del manto nevoso, la radiazione solare in entrata ed in uscita e la radiazione ad infrarossi provenienti dall’atmosfera e dalla superficie del ghiacciaio”.

“Quelli sulla radiazione sono altri dati significativi – racconta la Diolaiuti –. Ci risulta che il ghiacciaio abbia assorbito, in questo periodo, il 31 per cento dell’energia solare in arrivo. E’ un valore tipico delle stagioni aride. La neve è vecchia, scura, riflette meno la luce e invece la assorbe favorendo la fusione. La situazione nel complesso, ha portato ad una certa perdita di manto nevoso che nell’ultima settimana è variato intensamente a causa di processi di compattazione e fusione favoriti dal saliscendi d elle temperature”.

“Sono cose – conclude la ricercatrice - che concorrono a deteriorare il manto nevoso e possono mettere in crisi il ghiacciaio nel periodo estivo: se il ghiacciaio “si mangia” buona parte dell’accumulo di neve in inverno, arriva in estate meno preparato al caldo e va incontro a perdite più intense”.

Insomma, appena installata, questa stazione ha già fornito dati sorprendenti e preziosi sul clima delle Alpi. E da oggi, questi dati della stazione sono anche “online”. E’ stata infatti attivata la posizione modem-gsm che permette lo scarico dei dati da remoto e quindi l’aggiornamento in tempo reale delle condizioni meteo in alta quota (3.450 metri). 

Finora, in Italia, non c’erano informazioni sui bacini di accumulo dei ghiacciai ad una quota così alta. Ora, però, grazie alle registrazioni della stazione d el Gigante si potrà comprendere meglio l’intensità delle variazioni climatiche in atto, che ad alta quota risultano più chiare ed evidenti. Di conseguenza, si potranno elaborare scenari previsionali più precisi, sulla base dei quali adottare adeguate politiche gestionali e ambientali.

“I dati della stazione del Gigante si stanno rivelando fondamentali anche per campi di ricerca al di fuori della glaciologia – racconta la Diolaiuti -. Siamo infatti già stati contattati dai ricercatori dell’università dell’Insubria che studiano la degradazione delle rocce e del permafrost in alta quota per attivare una collaborazione”.

La missione congiunta Università di Milano – Comitato Ev K2 CNR ha permesso di ottimizzare la stazione e renderla operativa al 100 per cento, grazie anche alla collaborazione delle Funivie Monte Bianco, del Comitato Glaciologico Italiano e della Cabina di regia dei ghiacciai valdostani.

Importante sottolineare che la stazione del Gigante non è sola, ma va ad incrementare la rete di monitoraggio meteo glaciale che stanno realizzando l’Unversità di Milano e il Comitato Ev-K2-Cnr col supporto di numerosi enti (vedi scheda di approfondimento). La rete fa capo ad un progetto scientifico volto allo studio degli scambi energetici e di massa dei ghiacciai alpini ed alla qualificazione del loro impatto sul rilascio idrico conseguente alla fusione nivale e glaciale.

Si tratta di un’idea che nasce dalla necessità di monitorare le masse glaciali, considerate senza dubbio i più attendibili indicatori dei cambiamenti climatici in atto. Il progetto è coordinato dal Prof. Claudio Smiraglia, Presidente del Comitato Glaciologico Italiano, e dalla dott.ssa Guglielmina Diolaiuti. Entrambi sono ricercatori del Comitato Ev-K2-Cnr e dell’Università di Milano.

 

Scheda di approfondimento

PERCHÉ STUDIARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI NELLE AREE MONTANE?

Dalla conferenza UNCED (United Nations Environment and Development Conference) di Rio de Janeiro del giugno 1992 le aree di montagna sono state incluse fra i sistemi ambientali più sensibili ai cambiamenti climatici ed anche il Capitolo 13 dell'Agenda 21 ne sottolinea l'importanza a livello ambientale globale.

Le variazioni termiche sulle Alpi sono molto più marcate sia a scala globale che regionale. L'incremento termico verificatosi sulle Alpi sin dall'inizio degli anni '80 del XX secolo, pur essendo sincrono con il riscaldamento globale, è di tre volte amplificato rispetto al segnale climatico globale (Diaz & Bradley, 1997).

 

COME RILEVARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI IN ATTO SULLE ALPI?

Oltre al monitoraggio delle masse glaciali, che rappresentano senza dubbio i più attendibili indicatori dei cambiamenti climatici in atto, è necessario acquisire dati meteorologici in siti rappresentativi dell’alta montagna alpina per periodi lunghi attraverso un’adeguata strumentazione scientifica. Solo l’analisi di dati raccolti in alta quota, infatti, può permettere di rilevare e quantificare le evidenze delle variazioni climatiche che qui si manifestano.

Gli stessi dati, inoltre, qualora rilevati in aree non solo di elevata altitudine ma anche glacializzati, risultano di estremo interesse per lo studio e la comprensione delle variazioni dei ghiacciai.

LA RETE DI MONITORAGGIO METEOROLOGICO GLACIALE ITALIANA

Nonostante la lunga tradizione in campo glaciologico presente sulle Alpi Italiane, dati meteorologici e flussi energetici misurati direttamente alla superficie di un ghiacciaio, in Italia sono difficilmente reperibili. E’ solo dal 2005 che un gruppo di ricercatori di Glaciologia dell’Università degli Studi di Milano, coordinati dal Prof. Claudio Smiraglia, Presidente del Comitato Glaciologico italiano, hanno avviato questo tipo di ricerche per l’allestimento di una vera e propria rete di monitoraggio meteorologico in quota sui più rappresentativi ghiacciai alpini Italiani. Il network meteorologico glaciale italiano è stato sviluppato in collaborazione con il Comitato Ev-K2-CNR di Bergamo, ente di ricerca responsabile tra l’altro della stazione di monitoraggio al Laboratorio Piramide al Campo base dell’Everest.

Tra le stazioni del network (il cui responsabile scientifico è la dott.ssa Guglielmina Diolaiuti, ricercatore dell’ Università degli Studi di Milano) spicca quella donata da OSRAM e localizzata sul Ghiacciaio del Gigante. Questa stazione è quella in Italia localizzata alla quota glaciale più elevata (c. 3500 m slm).

Roma, 7 marzo 2008

La scheda

Chi: Comitato Ev-K2-Cnr  e Università di Milano

Che Cosa: Dati sulla stazione meteo installata sul Monte Bianco

Per informazioni:

Gian Pietro Verza, responsabile tecnico delle stazioni di monitoraggio Ev K2 Cnr, tel. 035/3230523, e-mail:gianpietro.verza@ evk2cnr.org

Ufficio Stampa Comitato Ev-K2-Cnr: Francesca Steffanoni, tel. 035/3230511, e-mail: francesca.steffanoni@evk2cnr.org

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Marzo/23_mar_2008.htm

 

 

 

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Nuova vita per il Trionfo della morte

Il celebre dipinto  affrescato da Buffalmacco nel Camposanto di Pisa è stato sottoposto a sofisticate  indagini diagnostiche e ambientali a cura di un team multidisciplinare  costituito, tra gli altri, da  istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati, utili al restauro, saranno  presentati in un convegno che si tiene fino all’8 marzo.

Una storia conservativa lunga e travagliata quella degli affreschi del Camposanto di Pisa, luogo capitale dell’arte italiana e meta irrinunciabile già nel Settecento di viaggiatori, letterati e artisti.

Dopo interventi di restauro condotti subito dopo la guerra con metodologie poco sperimentate, i preziosi affreschi possono oggi contare su un concentrato di tecnologie e  sistemi innovativi messi a disposizione da università ed enti di ricerca. I nuovi ‘ritrovati’ per curare questi capolavori saranno presentati nella città toscana, oggi pomeriggio, alle ore 15.00, nell’ambito del convegno: “Il Camposanto di Pisa. Un progetto di restauro integrato” che si terrà  fino all’8 marzo, presso l’Auditorium “G. Toniolo” e nei Nuovi laboratori di restauro Campaldo.

Un team scientifico multidisciplinare composto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per i processi chimico fisici (Ipcf) di Pisa, Istituto per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali (Icvbc) di Firenze, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) di Bologna - dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, in accordo con l’Opera Primaziale Pisana, ha avviato un’articolata indagine diagnostica sul ciclo pittorico pisano. Tra i principali obiettivi: eliminare definitivamente i fattori di deterioramento e ricollocare sulle pareti di origine alcuni affreschi, come il Trionfo della Morte (1336 - 41 c.a), in passato  asportati dai muri per motivi conservativi.

 “Il team scientifico ha aggiornato i dati acquisiti più di venti anni fa sulle condizioni ambientali dell’edificio”, spiega Mauro Matteini, coordinatore scientifico del progetto insieme con Perla Colombini, “ ha definito un preciso e dettagliato protocollo di monitoraggio che assicuri la stabilità dei materiali impiegati nel corso del restauro in rapporto alle condizioni ambientali attuali e future, e ha valutato le nuove tecniche di pulitura e di estrazione di sali”.

Le pitture in questione, giunte fino a noi ‘miracolosamente’, conobbero fin dall’Ottocento uno stato di vistoso degrado che aumentò nel secolo successivo quando,  durante la Seconda Guerra mondiale, uno spezzone incendiario mandò in fiamme la copertura del Camposanto monumentale e le decorazioni furono lasciate in balia delle intemperie.  “Fu deciso di  ‘strappare’ gli affreschi dai muri, trasferendoli, con un collante a base di caseato di calcio, su tela  fissata su pannelli di eternit”, aggiunge Matteni, già direttore dell’Istituto per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali (Icvbc) del Cnr. Una prima fase diagnostica apertasi nel 1980 ha portato a individuare la permanenza sulla superficie pittorica di sali e gesso e il degrado della caseina, materiale organico.  Sotto la direzione di Umberto Baldini, Clara Baracchini e Antonio Caleca, gli affreschi furono liberati dalle sostanze estranee e ricollocati con un nuovo adesivo su un supporto più adeguato. Nello stesso tempo alcuni dipinti furono ricollocati sulle loro pareti originarie.

“In questi ultimi anni ci siamo resi conto che essi  purtroppo presentavano ancora vistosi sintomi di degrado che interessavano anche le scene del ciclo  del Trionfo della Morte. Prima di porvi mano si è ritenuto opportuno avviare questa nuova campagna diagnostica. Sulla base dei dati scientifici, per l’ultima parte degli affreschi ancora da restaurare”, conclude Matteini, “si procederà con un intervento di pulitura efficace e rispettoso, utilizzando resine a scambio anionico, capaci di agire selettivamente in superficie; con uno speciale laser a erbio si effettuerà un nuovo strappo degli affreschi, attualmente su eternit, per ricollocarli sulle pareti del loggiato, loro collocazione originale, evitando la formazione di condense attraverso l’interposizione di intercapedini ventilate”.

Sono disponibili immagini

Roma, 6 febbraio 2008

La scheda:

Che cosa: convegno “Il Camposanto di Pisa. Un progetto di restauro integrato”

Chi: Opera Primaziale Pisana

Dove: Pisa, Auditorium “G. Toniolo” e Nuovi laboratori dei restauro Campaldo

Quando: 6-8 marzo. Inaugurazione, 6 marzo  ore 15.00

Informazioni: Mauro Matteini, coordinatore scientifico del progetto, già direttore dell’Istituto per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali (Icvbc), del Cnr, Firenze, , e mail: mmatteini@inwind.it

Segreteria organizzativa: Opera Primaziale Pisana, tel. 050-3872211/12, e mail: info@opapisa.it, sito web: www.opapisa.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Marzo/21_mar_2008.htm

 

 

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Idrogeno eco-compatibile, il futuro dell’energia alternativa

Telefonini alimentati da celle ad alcol o glicerolo vegetale, celle che utilizzano biocombustibili, batteri prodotti dai rifiuti e dalle acque reflue che generano energia pulita... Sono alcune novità proposte dal Cnr a “Energethica”, a Genova dal 6 marzo

Un impianto pilota per la produzione di idrogeno da batteri di origine vulcanica e i primi prototipi di alimentatori per telefoni mobili costituiti da celle a combustibile a idrogeno o alcol: queste alcune delle innovazioni scientifiche che il Consiglio nazionale delle ricerche presenterà a “Energethica”, l’appuntamento per la promozione dell’energia sostenibile che si terrà a Genova dal 6 all’8 marzo 2008.

Per produrre idrogeno a basso impatto ambientale, i ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di Pozzuoli (Na) hanno utilizzato il batterio Thermotoga neapolitana, un microrganismo marino isolato da fumarole a largo di Pozzuoli, in grado di sopravvivere a temperature molto alte. “Il ciclo di crescita (24 ore) in terreno di scarto miscelato con sali minerali, vitamine, proteine e zuccheri”, spiegano Agata Gambacorta e Angelo Fontana dell’Icb-Cnr, “permette l’uso dei derivati di rifiuti organici come materiale di partenza, contribuendo a risolvere lo smaltimento in maniera diretta ed ecocompatibile. Inoltre, la biomassa può essere utilizzata per produrre biomolecole utili all’industria farmaceutica”. L’idrogeno ottenuto, sotto forma gassosa, potrà essere trasformato in energia elettrica attraverso innovative celle a combustibile predisposte dall’Istituto di chimica dei composti organometallici (Iccom) del Cnr di Sesto Fiorentino (Fi). “Le celle da noi realizzate non utilizzano platino ma contengono catalizzatori nanostrutturati a base di metalli di più facile reperibilità, che consentono di ottenere energia non solo da idrogeno ma anche da biocombustibili rinnovabili”, afferma Francesco Vizza, ricercatore Iccom-Cnr. L’Istituto presenterà anche un prototipo sperimentale di un alimentatore per telefoni mobili costituito da celle a combustibile ad alcol etilico o glicerolo di origine vegetale, frutto della collaborazione con l’Azienda ACTA SPA.

Nel corso della manifestazione saranno anche illustrati i risultati di un esperimento di risparmio energetico che ha coinvolto tutti gli Istituti dell’area di ricerca del Cnr di Firenze. “Circa 23.000 m2 distribuiti su 5 edifici, con più di 200 laboratori cui afferiscono 550 unità di personale afferenti ad 11 istituti”, spiega Francesco Grazzi dell’Istituto dei sistemi complessi (Isc) del Cnr di Firenze. “L’ottimizzazione energetica degli impianti di climatizzazione e la razionalizzazione dell’illuminazione”, prosegue Daniele Alderighi, co-responsabile dello studio, “hanno consentito nel 2007 una riduzione del 17%, corrispondente in termini energetici a 675.000 kWh, in termini economici a 95.000 euro e in termini ambientali a 470 tonnellate di CO2 non emesse”.

Il convegno ‘Idrogeno: quale futuro?’, giovedì 8 marzo, metterà a fuoco altri aspetti legati all’impiego dell’idrogeno in campo energetico, come quelli nel campo delle biotecnologie studiati dall’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi (Ise) del Cnr fiorentino. “Stiamo selezionando ceppi di microalghe in grado di utilizzare l’energia luminosa assorbita dal loro apparato fotosintetico per produrre idrogeno dall’acqua”, spiega Giuseppe Torzillo dell’Ise-Cnr. “Mentre, con lo sfruttamento biotecnologico dei batteri rossi è possibile utilizzare le acque reflue dell’industria agro-alimentare per la produzione d’idrogeno contribuendo anche ad eliminare residui dannosi all’ambiente”.

Per risolvere i problemi di sicurezza e di ingombro legati al trasporto dell’idrogeno, attualmente effettuato con bombole ad alta pressione, l’Istituto dei sistemi complessi (Isc) del Cnr di Sesto fiorentino (Fi) sta lavorando sui clatrati-idrati. “L’idrogeno, in forma molecolare, è intrappolato in ‘gabbie’ di ghiaccio (a circa-140 ºC) di dimensioni nanometriche, e resta all’interno del composto fintanto che la temperatura resta bassa”, spiega Lorenzo Ulivi, ricercatore Isc-Cnr. I ricercatori dell’Isc-Cnr stanno studiando come riuscire ad ‘intrappolare’ la maggior quantità possibile di idrogeno.

Infine, con lo stand ‘Isola della Toscana’ sarà presente tutta l’area di ricerca del Cnr di Firenze assieme a Firenze Tecnologia (Azienda speciale della Camera di Commercio) e ad alcune imprese del settore. “Isola della Toscana rappresenta un importante occasione di incontro tra il mondo della ricerca, il sistema produttivo, le istituzioni e tutte quelle organizzazione coinvolte nei processi dell’innovazione e del trasferimento tecnologico”, dice Alessandro Schena, responsabile dell'ufficio per il trasferimento tecnologico dell'area di ricerca di Firenze. “All’interno dello stand sarà possibile conoscere altri progetti Cnr come quelli dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) sull’utilizzo della biomassa forestale a scopi energetici e sul Progetto Sofie, la casa in legno a prova di fuoco e resistente ai terremoti.

Roma, 4 marzo 2008

La scheda

Chi: Istituti Cnr dell’area di ricerca di Sesto fiorentino (Fi), Istituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di Pozzuoli (Na)

Che cosa: partecipazione a “Energethica” e al convegno ‘Idrogeno: quale futuro?’ (8 marzo)

Dove: Fiera di Genova, Piazzale J.F.Kennedy, 1

Quando: 6 – 8 marzo 2008

Per informazioni: Alessandro Schena, area della ricerca Cnr Sesto Fiorentino (Fi), 055/5225010,

e-mail alessandro.schena@ifac.cnr.it

Per saperne di più: http://www.energethica.it/EVENTI/C1_CNR%20FIRENZE.pdf

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Marzo/19_mar_2008.htm

 

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I battelli senza equipaggio sbarcano a Big Blu

A illustrarne le origini, le caratteristiche e le possibili applicazioni in ambito civile per rilievi e monitoraggio delle acque è Massimo Caccia dell’Issia-Cnr. Tra i prototipi presentati,  anche Alanis, il gommone in alluminio con guida automatica dotato di strumentazione scientifica 

 

La tecnologia delle imbarcazioni senza equipaggio (Unmanned surface vehicles - Usv), la sua storia e le sue possibili applicazioni sono i temi che Massimo Caccia, ricercatore dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti e l’automazione (Issia) del Cnr di Genova  affronta sabato 1 marzo, alle ore 15.30, presso la Fiera di Roma, nella conferenza “Imbarcazioni senza equipaggio per il monitoraggio ambientale e la sorveglianza”, che si svolge all’interno di Big Blu, il Salone della nautica dell’ambiente e della subacquea.

“L’uso pionieristico dell’Usv risale al 1588, quando sir Francio Drake lanciò navi incendiarie prive di marinai contro l’Invincibile Armada”, spiega Caccia. “Ma è solo ai giorni nostri che si è diffusa, soprattutto in ambito militare, nelle operazioni di sminamento”.

Malgrado esista ancora un vuoto normativo che ne limita l’uso, non mancano gli utilizzi civili della tecnologia, in particolare per la raccolta di dati batimetrici e per il monitoraggio ambientale. Nel corso della presentazione verranno esaminati i prototipi per applicazioni civili sviluppati dal Mit (Cambridge, Massachussets) negli anni Novanta e i veicoli marini autonomi in costruzione presso l'Instituto Superior Tecnico di Lisbona (Portogallo), oltre  alle possibilità progettuali relative alle varie tipologie di scafo, alimentazione energetica e livello di automazione del sistema.

Particolare attenzione verrà dedicata inoltre alle imbarcazioni realizzate in Italia dall’Issia-Cnr. “L’Istituto ha sviluppato nel 2003 Charlie, il primo battello senza equipaggio per il monitoraggio ambientale e la sorveglianza costiera”, precisa il ricercatore  dell’Issia-Cnr. “Questo prototipo di catamarano in fibra di vetro è stato utilizzato durante la spedizione italiana in Antartide (2003-’04) per il campionamento del microstrato superficiale del Mare di Ross e per progetti di ricerca di robotica marina”.

Ma il più recente prototipo Usv nostrano è Alanis (Aluminium autonomous navigator for intelligent sampling), che l’Issia-Cnr ha realizzato in collaborazione con  i Cantieri Mancini di Mirano (Ve), la GreenProject di Genova e la Gemrad di San Benedetto del Tronto (AP). “Alanis è  un gommone in alluminio, lungo 4,5 metri e largo 3,20, dotato di un motore fuoribordo da 50 CV, di bussola e Gps per la navigazione e di un sistema automatico di guida”, continua Caccia. “Il battello è attrezzato con un verricello e ha nella carena un foro dal quale è possibile calare sonde multiparametriche  o altra  strumentazione scientifica, come ad esempio sonar multibim per la batimetria costiera o sensori di vario tipo  per il campionamento e l’analisi delle acque in tempo reale. Il prototipo, già completato è in attesa delle integrazioni finali e delle prove in mare, che si terranno a Genova nei mesi di marzo-aprile”.

Roma, 29 febbraio 2008

La scheda

Che cosa:  Conferenza “Imbarcazioni senza equipaggio per il monitoraggio ambientale e la sorveglianza”

Chi: Istituto di studi sui sistemi intelligenti e l’automazione del Cnr, Genova

Quando: sabato 1 marzo, ore 15.30

 

 

Dove: Big Blu, sala Ponza, struttura SC2, Fiera di Roma

Per informazioni: Massimo Caccia, tel. 010/6475612, e-mail: max@ge.issia.cnr.it; www.alanis.ge.issia.cnr.ittratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/18_feb_2008.htm

 

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AI CONFINI DELLA FISIOLOGIA

L’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc- Cnr) Pisa, Scuola S. Anna Pisa e Dipartimento di Fisiologia Umana – Università di Pisa, organizzano il 2° Simposio Internazionale sulla fisiologia umana in ambienti estremi “Ai Confini della Fisiologia, tra scienza ed esperienza soggettiva” incontro tra ricercatori, medici, filosofi e atleti, in programma alll’Auditorium dell’Area della Ricerca Cnr (Pisa, Via Moruzzi 1) nei giorni 28 - 29 febbraio 2008 (www.aiconfinicongress.ifc.cnr.it)

Il Simposio, in questa seconda versione a carattere internazionale, vuole essere, oltre che un momento di informazione sulla produzione scientifica dei gruppi di ricerca nazionali e internazionali che si occupano di fisiologia umana in condizioni estreme, anche un momento di confronto con ricercatori di altri ambiti scientifici, quali filosofi, matematici, ecc. e con figure professionali e atleti che esperiscono in prima persona la “condizione estrema”. I soggetti sottoposti a condizioni estreme (alpinisti, apneisti, ironmen, astronauti), i cosiddetti "supersani", rappresentano un modello naturale che a causa dell'elevato carico di stress psico-fisico può mimare condizioni pre-cliniche. Infatti, la relazione tra stress e patologie è stata oggetto, nel corso degli anni, di numerosi studi i cui dati hanno permesso di riconoscere il ruolo primario degli eventi stressanti nell'insorgenza e nell'esacerbazione di molti disturbi della sfera somatica e mentale.

Il 2° Simposio "Ai Confini della Fisiologia” rappresenta quindi un’occasione di incontro e confronto tra scienziati, atleti professionisti e semplici appassionati con lo scopo comune di fare conoscere le potenzialità e i limiti della risposta fisiologica umana a condizioni estreme.

L’idea di base che spinge gli organizzatori del simposio è lo sviluppo di ricerche dedicate allo studio della risposta psico-fisica dell’organismo sano, o “super sano”, a condizioni di stress psico-fisico estremo in cui i sistemi preposti al mantenimento dell’omeostasi sono sollecitati al pari di quanto avviene nello stato di malattia.

Esiste una risposta adattativa dell’organismo, o allostasi, mirata a mantenere l’equilibrio in risposta ad una condizione di stress, prodotta dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, dal sistema nervoso centrale e autonomo, e dal sistema immunitario. Stimoli ambientali esterni o interni all’organismo attivano una risposta adattativa dell’individuo che comporta cambiamenti di ordine fisico e psichico in grado di aumentare le possibilità di sopravvivenza.

I soggetti sottoposti a condizioni estreme, come apneisti, ironmen, scalatori ad alte quote, astronauti, rappresentano un modello naturale di carico allostatico non dissimile da quello dei soggetti malati. In altri termini, la malattia è anch’essa una condizione estrema caratterizzata da un carico allostatico e una ridotta varianza omeostatica; lo studio quindi della “fisiologia” dell’organismo in condizioni estreme costituisce di per sè un modello innovativo dell’indagine clinica.

Durante il simposio, assieme alle molte relazioni scientifiche, tutte su invito, da ricercatori da tutta Europa, verrà presentata anche una relazione unica che associa ai contenuti di ricerca un alto valore storico, con la descrizione degli aspetti biomedici “dalla Soyuz e la Mir fino alla Stazione Spaziale Internazionale ed oltre”; la lettura sarà tenuta da ricercatori del prestigioso Istituto per gli Affari Biomedici (IBMP) di Mosca, che fin dalle prime esperienze della astronautica sovietica segue per le molte nazioni oggi coinvolte tutti gli aspetti biomedici nella conquista e lo sfruttamento dello spazio.

Le esperienze soggettive saranno presentate dai seguenti protagonisti: Fausto De Stefani, alpinista - Alex Bellini, navigatore (studiato in queste ore dai ricercatori di Ifc Cnr, Scuola Sant’Anna e Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università di Pisa durante la sua traversata a remi dal Perù a Sidney e con il quale sarà attivato un collegamento satellitare durante il simposio) - Luigi Casati, speleosub - Michele Pontrandolfo, esploratore (anch’esso studiato dal gruppo di Pisa  durante il suo attuale trasferimento a piedi dal Canada al polo nord geografico, e durante il simposio in collegamento satellitare con la platea) - Gianluca Frinchillucci, esploratore - Sara Campbell, campionessa del mondo di apnea - Stig Severinsen, campione del mondo di apnea statica – Roberto Vittori, astronauta - Giovanni Soldini, navigatore - Giuseppe Gibilisco, salto con l’asta, Amerigo Puntelli (maratoneta estremo) e Vincenzo Catalano (ironman).

Roma, 27 febbraio 2008

La scheda

Chi: Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, Scuola Superiore S. Anna Pisa, Dipartimento di fisiologia umana-Università di Pisa

Che Cosa: 2° Simposio internazionale sulla fisiologia umana in ambienti estremi “Ai confini della fisiologia, tra scienza ed esperienza soggettiva”

Dove: Auditorium dell’Area della Ricerca Cnr di Pisa (28-29 febbraio 2008)

Per informazioni:ing. Remo Bedini, Ifc-Cnr – tel. 050/3152286, cell. 348/3972174 – e-mail: bedini@ifc.cnr.it

dr. Luca Trombella dell’Istituto di informatica e telematica (Iit-Cnr) – tel. 050/3153437 – e-mail: luca.trombella@iit.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/16_feb_2008.htm

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Meno rifiuti con i pomodori

Le eccellenze Cnr nel settore dei biomateriali in mostra dal 22 al 25 febbraio a Napoli. Vasi biodegradabili, biofilm per prolungare la vita degli alimenti, packaging e imballaggi ricavati dai residui vegetali in un convegno che si è svolto  oggi, presso la Mostra d’Oltremare

La plastica è da sempre tra i principali imputati per l’impatto ambientale provocato dai rifiuti. A Napoli, i ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr),  insieme ai loro colleghi dell’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp-Cnr) e dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli e Avellino, stanno lavorando da tempo sull’estrazione di polisaccaridi dagli scarti della lavorazione industriale dei pomodori, ottenendo materiale plastico biodegradabile.

Alcuni dei risultati conseguiti verranno illustrati nel  convegno dal titolo ‘Presente e futuro dei bioimballaggi attivi nella filiera dell’agroalimentare. Come trasformare i residui vegetali in ricchezza’ che ha avuto luogo oggi,  22 febbraio, a Napoli nell’ambito della mostra TIAM - MEDPACK 2008 ( Mostra d’Oltremare 22-25 febbraio).

“Quest’operazione”, sottolinea Barbara Nicolaus dell’Icb-Cnr di Pozzuoli “può anche aiutare a risolvere un altro problema ambientale, dovuto all’eliminazione degli scarti dell’industria alimentare conserviera, consentendo inoltre una riduzione dei costi”. Il pomodoro è uno dei prodotti di maggiore interesse per l'industria alimentare mondiale. In Italia, in particolare, le industrie agro-alimentari conserviere e la trasformazione industriale rappresentano un importante settore per l’economia, con  circa 200 stabilimenti presso cui sono trasformate circa 6.300.000 tonnellate di pomodori (dati 2004), quasi il 70% della produzione.

“Dagli scarti industriali derivanti dalla lavorazione del pomodoro”, spiega Barbara Nicolaus, “è stata ottenuta una nobilitazione di semi e bucce con il recupero di biomolecole d’interesse. In particolare, è stato messo a punto un metodo di estrazione di polisaccaridi a basso impatto ambientale, rapido,  di facile applicazione e in grado di fornire alte rese di prodotto. Inoltre, ne sono state sperimentate ed ottimizzate le potenzialità per la realizzazione di biomateriali tra cui un nuovo materiale per l’imballaggio alimentare”.

Una spruzzata di polimeri naturali ricavati dagli scarti di pomodoro sostituirà anche  gli antiestetici teloni di plastica nera usati per la pacciamatura, ossia per evitare la proliferazione di erbe infestanti. La soluzione acquosa messa a punto dal  progetto Life Biocoagri, coordinato da Mario Malinconico dell’Ictp-Cnr, si solidifica come uno strato di vernice e può essere rimossa senza rischio di inquinamento. “Attualmente per una superficie di 100.000 ettari, il consumo annuale di queste pellicole è di circa 65.000 tonnellate”, commenta Malinconico, “e, una volta rimosse, circa l’80% di queste pellicole sporche e contaminate da diserbanti e fertilizzanti è abbandonato sul terreno o bruciato in modo incontrollato”.

I nuovi usi possibili degli scarti della lavorazione del pomodoro non terminano qui: Malinconico, Barbara Nicolaus e Barbara Immirzi  hanno scoperto che possono essere riutilizzati per la creazione di contenitori biodegradabili per la cosiddetta coltivazione ‘tray plant’. “Le piante attualmente sono poste in contenitori di polistirolo (tray o nursery pots) contenenti un substrato costituito principalmente da torba bionda fibrosa”, spiegano i ricercatori. “Nel periodo invernale le piante, con tutto il substrato e le foglie più giovani, sono interrate e portate a crescita. Questo spostamento, però, può provocare danni all’apparato radicale delle piantine. Inoltre i  contenitori non sono biodegradabili, né possono essere riciclati come plastica nelle campane per la raccolta differenziata”.

Il loro accumulo in agricoltura sta diventando un grosso problema ambientale, visto che solo in Italia se ne usano ogni anno decine di migliaia di tonnellate. “La nostra idea”, proseguono Malinconico e Nicolaus, “è stata quella di sostituire il polistirene con un materiale, completamente biodegradabile, ottenendo  contenitori altrettanto leggeri e resistenti che possono essere interrati con tutte le piantine”. Dagli scarti dei contenitori, inoltre, vengono recuperati, attraverso l’impiego di solventi organici non tossici, sostanze ad attività antiossidante (carotenoidi, licopene e flavonoidi) presenti nelle bucce e da utilizzare come potenziali integratori alimentari.

Nei laboratori dell’Ictp-Cnr di Pozzuoli in collaborazione con l’Isa-Cnr di Avellino, è stato messo a punto un gel per avvolgere la mozzarella, una miscela gelatinosa ricavata da polisaccaridi derivati da frutta, ortaggi, alghe e cellulosa. “Questo formaggio manterrà le sue caratteristiche organolettiche e nutritive addirittura per 30 giorni”, spiega Maria Grazia Volpe dell’Isa Cnr di Avellino. “La miscela consente la stabilizzazione del pH e un rilascio controllato della soluzione salina dalla superficie all’interno della mozzarella, che mantiene così a lungo le caratteristiche iniziali, consentendo, inoltre, un più comodo trasporto dei latticini, che vengono liberati dal rivestimento gelatinoso al momento dell’utilizzo”.

L’argomento  riveste  in Italia  un rilevante  interesse  poiché i materiali plastici, tra i più usati nel settore dell'imballaggio agro-alimentare, attualmente impiegano soprattutto polimeri ottenuti  da derivati del petrolio e  l'industria  della plastica guarda con attenzione a nuovi sistemi per produrre polimeri naturali biodegradabili.

Roma, 22 febbraio2008

La scheda

Chi: Istituto di chimica biomolecolare e Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri del Cnr di Pozzuoli; Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Che cosa: Convegno ‘Presente e futuro dei bioimballaggi attivi nella filiera dell’agroalimentare. Come trasformare i residui vegetali in ricchezza’ nell’ambito della mostra  TIAM - MEDPACK 2008

Dove: Napoli, Mostra d’Oltremare

Quando: 22 febbraio 2008, ore 11,30

Per informazioni: Barbara Nicolaus, Icb-Cnr -  tel. 081 8675245, - e-mail barbara.nicolaus@icb.cnr.it; Mario Malinconico, Ictp-Cnr, tel 081/8675212 e mail mario.malinconico@ictp.cnr.it; Maria Grazia Volpe, Isa-Cnr  tel. 0825/299513 -e mail mgvolpe@isa.cnr.it;

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/15_feb_2008.htm

 

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L’energia delle stelle

 

A Milano apre i battenti ‘Fusion Expo’, mostra dedicata alla ricerca sulla fusione termonucleare controllata nei laboratori europei. Promossa dall’European Fusion Development Agreement, organizzata dall’Ifp del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università ‘Bicocca’, l’esposizione vuole avvicinare il pubblico all’affascinante mondo della fisica, attraverso immagini, macchinari, simulazioni e modelli interattivi.

Creare energia con processi analoghi a quelli stellari? Sarà possibile. E’ questo il messaggio di ‘Fusion Expo’, mostra itinerante promossa dall’European Fusion Development Agreement (EFDA) della Commissione Europea e organizzata dall’Istituto di fisica del plasma (Ifp) “Piero Caldirola” del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifp-Cnr) e dall’Università degli Studi ‘Bicocca’ di Milano.

L’evento, che si terrà dal 18 al 27 febbraio nella Galleria della Scienza dell’ateneo, intende illustrare, attraverso percorsi tematici, la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione nucleare come nuova fonte di energia, sulla base degli incoraggianti risultati ottenuti dagli esperimenti. Il percorso si articola in quattro isole tematiche - energia, fusione, reattore sperimentale ‘ITER’, fusione e ambiente - divise in sezioni multimediali, nelle quali è possibile interagire con modelli di macchinari e assistere ad alcuni esperimenti.

“Nel Sole, isotopi di idrogeno si fondono in elio”, spiega Paola Platania dell’Ifp-Cnr, “e questo processo fornisce l’energia che, irradiata, permette la vita sulla Terra. Da circa quarant’anni sono in corso ricerche per produrre in laboratorio lo stesso tipo di energia in modo controllabile. I risultati ottenuti hanno consentito di progettare il reattore sperimentale ITER, che sarà costruito, nei prossimi dieci anni, in Francia attraverso un’ampia collaborazione internazionale”.

Nel viaggio a ritroso dallo spazio alla Terra, i visitatori potranno osservare l’energia delle stelle attraverso una spettacolare immagine della nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano; guardare da vicino un plasma, gas ionizzato rinchiuso in una boccia e percorso da scariche luminose. I filamenti luminosi che si vengono a creare dentro i contenitori possono essere spostati con il semplice movimento delle dita appoggiate al vetro.

La fusione sulla Terra invece è rappresentata da modelli e sezioni di macchine sperimentali, come un anello dell’italiana RFX, il tokamak di Frascati (FTU) e una sezione del dispositivo stellarator.

Ma come appare il plasma e come si comporta in presenza di un campo magnetico? Il visitatore lo sperimenterà osservando una colonna di plasma “accendersi” all’interno di una vera e propria “camera da vuoto” e “reagire” all’effetto del campo magnetico. Grazie a una porticina trasparente, potrà osservare i dispositivi per la creazione del vuoto, l’immissione e la ionizzazione del gas. Un vero esperimento di fusione in miniatura!

La storia delle ricerche, iniziate 80 anni fa, è invece illustrata attraverso una carrellata di eventi e immagini che vanno dalla pagina del primo articolo scientifico fino ai grandi esperimenti di oggi. Particolare risalto, nell’ambito della mostra, è dato al progetto ITER: su un grande pannello ricurvo è possibile seguire passo dopo passo la costruzione del tokamak, macchina a forma di toro, in grado di creare le condizioni affinché si verifichi, al suo interno, la fusione termonucleare allo scopo di estrarne l’energia prodotta. Un modello interattivo, inoltre, permette di esplorare un reattore.

“L’Expo”, conclude Platania, “è rivolto a un pubblico vasto, ma è particolarmente indicato agli studenti che potranno contare sulla guida di ricercatori ‘Ciceroni’ per apprendere i contenuti espositivi e sviluppare approfondimenti sull’energia e la fusione, insieme con gli aspetti della sicurezza e del rispetto ambientale”.

Roma, 19 febbraio 2008

La scheda:

Che cosa: Fusion Expo. Mostra itinerante sulla fusione nucleare.

Chi: European Fusion Development Agreement (EFDA) della Commissione Europea, Istituto di fisica del plasma (Ifp) “Piero Caldirola” del Cnr e Università degli Studi ‘Bicocca’ di Milano

Dove: Galleria della Scienza, Università degli Studi Milano ‘Bicocca’, piazza della scienza, 1

Quando: 18-27 febbraio, ore 10.00 - 17.30 (ingresso libero)

Per informazioni ai giornalisti: Paola Platania, Istituto di fisica del plasma (Ifp) “Piero Caldirola” del Cnr, Milano, tel. 02/66173382, e-mail: platania@ifp.cnr.it

Per prenotazioni visite: tel. 02/66173238, e mail: fusion_expo@ifp.cnr.it; sito web: http://www.ifp.cnr.it/events/FusionExpo2008/index.html

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/14_feb_2008.htm

 

 

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Rossi, CNR: “Nel Mezzogiorno utilizzare al meglio i fondi strutturali PER lo sviluppo del territorio”

In occasione dell’inaugurazione della sede messinese dell’Istituto per i Processi Chimico Fisici, il Vice Presidente con funzioni di Presidente dell’Ente aggiunge: “Abbiamo approvato per i giovani un piano quinquennale di assunzioni e stabilizzazioni. Ma non è sufficiente. Occorre che la politica investa sul futuro del Paese”

 

Sviluppo di sensori per il monitoraggio ambientale e per l’industria agroalimentare, finalizzati al monitoraggio di inquinanti, anche in tracce e al controllo di umidità. Controllo del particolato inquinante nelle acque industriali e negli aerosol atmosferici. Sviluppo ed applicazione di tecniche interferometriche per il monitoraggio di vibrazioni e crack in strutture civili. Sviluppo di applicazioni GPS su dispositivi portatili. Controllo della sicurezza nelle reti informatiche.

Sono soltanto alcune delle competenze scientifiche presenti all’Istituto per i Processi Chimico Fisici (IPCF) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Messina, che oggi ha inaugurato la nuova sede di Messina a Salita Sperone, in Contrada Papardo, alla presenza del Vice presidente con funzioni di Presidente del CNR, Federico Rossi, del responsabile della sede messinese dell’Istituto, Cirino Vasi, e di altri importanti ospiti, fra i quali il rettore dell’Università degli Studi di Messina, Francesco Tomasello.

“La sede dell’IPCF”, ha spiegato il Vice Presidente del CNR, “è stata finanziata con i fondi dell’Intesa di programma ex CNR-MISM (l’allora Ministero per lo Sviluppo del Mezzogiorno, ndr), poi diventata intesa CNR - Ministero Università e Ricerca. Intesa che - ha sottolineato Rossi - si è conclusa soltanto sul finire del 2007 e che prevede, fra l’altro, anche un investimento infrastrutturale relativo alla sede di Messina dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (IAMC-CNR, (ex Talassografico), nonché il cofinanziamento del Centro testing dell’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia (ITAE-CNR), sempre a Messina”.

“La chiusura dell’accordo - ha aggiunto Rossi - prevede anche 12 milioni di euro per investimenti in attrezzature che, per il momento, il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto opportuno non ripartire, riservandosi la possibilità di una loro utilizzazione per cofinanziare eventualmente interventi previsti nei programmi ( PON e POR) finanziati dai fondi strutturali”.

“Cercare di utilizzare al meglio le ingenti risorse di tali fondi, sia a livello nazionale sia a livello regionale, facendo in modo che il Consiglio Nazionale delle Ricerche possa dare un effettivo contributo allo sviluppo dei territori - ha detto ancora Rossi - è uno dei principali obiettivi che stiamo perseguendo in questo periodo, puntando a stabilire un rapporto concreto e proficuo con tutti i ministeri interessati – in primis MUR e Sviluppo Economico - e con le amministrazioni regionali. A tal fine,  ha ricordato,  “è stato stipulato un accordo quadro con la Regione Sicilia il cui tavolo di coordinamento, costituito da rappresentanti regionali e rappresentanti del CNR, mi auguro incominci ad operare alacremente, con l’auspicio che vi partecipino anche le Università. In tal modo sarà possibile concepire un piano di interventi sinergico, capace di coinvolgere al meglio il sistema produttivo della Regione, affinché si valorizzino le potenzialità di sistema”.

Il Vice Presidente del CNR si è infine soffermato su “un’ulteriore voce dell’accordo sottoscritto riguardante una quota di finanziamento per l’immissione di giovani. Vorrei ricordare in questa circostanza”, ha affermato Rossi,  “sia che all’inizio del 2008 sono stati finalmente immessi in ruolo i vincitori dei concorsi banditi per il Mezzogiorno, sia che in un recente Consiglio di amministrazione è stato approvato – sentiti i sindacati – un piano quinquennale che programma le assunzioni di giovani, le stabilizzazioni e le progressioni di carriera”.

“In particolare”, ha spiegato Rossi, “ il piano prevede circa 1.200 assunzioni di nuovi ricercatori e la possibilità, da parte degli istituti, attraverso un apposito fondo di incentivazione, di trasformare i co.co.co e gli assegni di ricerca in contratti a tempo determinato. Il piano prevede inoltre la stabilizzazione di oltre mille unità di personale nei prossimi cinque anni. Per fare questo – ha concluso il Vice Presidente del CNR - abbiamo impegnato tutte le risorse destinate al turn-over. Sono cifre importanti, ma certamente non sufficienti per dare attuazione concreta a una politica di ringiovanimento e incremento generazionale che il sistema della ricerca deve poter avere. Perché questo avvenga, è necessario che la politica assuma la capacità di investire sul futuro”.

I colleghi che volessero approfondire i dati sui finanziamenti relativi alla Intesa di Programma MUR-CNR possono fare riferimento al comunicato stampa cnr n.147 del 17 ottobre 2007 (www.stampa.cnr.it)

Roma, 13 febbraio 2008

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/13_FEB_2008.HTM

 

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Safer internet day 2008, appuntamento il 12 febbraio

Alla giornata, promossa dalla Commissione Europea e dedicata alla sicurezza in rete dei ragazzi, il Cnr partecipa, per l’Italia, con l’Eden-day. All’interno del progetto, un sondaggio ha confrontato il comportamento in internet dei ragazzi romani e parigini. I più prudenti? I francesi

I ragazzi francesi sono più cauti degli italiani nei confronti della rete. A evidenziarlo è un sondaggio comparativo svolto, in collaborazione con il progetto “Confiance”, dall’Istituto dei sistemi complessi (Isc) e dall’Istituto di struttura della materia (Ism) del Cnr di Roma all’interno del progetto Eden (Educazione Didattica per la E–Navigation).

“Lo studio, che ha messo a confronto studenti tra gli 11 e i 14 anni di Roma e Parigi, ha rilevato che la percentuale dei giovani parigini che ritiene la navigazione rischiosa supera del 25% quella dei coetanei della Capitale”, precisa Luca Pitolli dell’Isc-Cnr, coordinatore di Eden. “All’ombra della torre Eiffel, inoltre, i giovani mostrano una maggiore attitudine a coinvolgere un adulto in caso di situazioni problematiche (+40%). Un dato di sostanziale differenza riguarda anche i telefoni cellulari: quasi tutti i ragazzi italiani che hanno partecipato al sondaggio dichiarano di possederne uno, mentre estremamente più bassa (più del 50%) è la percentuale che riguarda i ragazzi francesi. Ultimo dato, questa volta fondamentalmente simile in entrambe le nazioni: non è particolarmente elevata (inferiore al 20%) la percentuale di coloro che dichiarano di aver ricevuto insulti o molestie online”.

Eden, avviato con il contributo della Commissione Europea, ha in programma per il 12 febbraio, a partire dalle 11.00, il prossimo Eden-day, l’evento pubblico dedicato alla sicurezza in rete dei ragazzi, accessibile tramite il portale: http://eden.saferinternet.it.

L’appuntamento si inserisce all’interno del “Safer internet day 2008”, la giornata promossa dalla Commissione Europea in cui in tutti i paesi dell’Ue vengono organizzate iniziative pubbliche per richiamare l’attenzione sull’uso, da parte dei giovani, della rete e dei nuovi mezzi di comunicazione.

“Il progetto”, spiega Pitolli , “è nato proprio con l’obiettivo di sviluppare nei giovani una maggior consapevolezza rispetto all’utilizzo di internet, facendo leva sulla loro curiosità. Per fare questo ha costruito sul web una “stanza virtuale” (piattaforma wiki-wiki) ad accesso protetto, dove gli studenti possono incontrarsi tra di loro e/o con gli insegnanti, condividendo opinioni ed esperienze sulla navigazione. Propone, quindi, l’uso di strumenti collaborativi, favorendo in questo modo un’attività di gruppo, per l’elaborazione di contenuti che, una volta prodotti, sono visibili on-line e sui quali i ragazzi possono esprimere il loro giudizio. Tutto ciò incoraggia uno spirito di comunità virtuale che induce a pensare prima di agire”.

A dimostrazione dell’interesse suscitato dal progetto le cifre relative agli accessi sul portale, che hanno superato i 410.000 nel periodo 2005-2007; notevole anche il lavoro svolto nelle classi virtuali con punte, nello stesso periodo, superiori alle 30.000 visite mensili.

L’iniziativa ha avuto importanti ricadute, prima fra tutte la  collaborazione del Cnr con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nell'ambito del progetto "Le chiavi della città – Portale ragazzi”, in cui sono coinvolti anche il Comune e l’Istituto degli Innocenti di Firenze, e che prevede la promozione di percorsi didattici sui giovani e le nuove tecnologie, utilizzando le piattaforme on-line sviluppate  nell’ambito di Eden per realizzare le classi virtuali.

Roma, 11 febbraio 2008

La scheda

Che cosa: Eden-day, la giornata italiana dedicata alla sicurezza in rete dei giovani

Chi: Istituto dei sistemi complessi e Istituto di struttura della materia del Cnr, Roma

Dove:  eden.saferinternet.it

Quando: martedì 12 febbraio, dalle ore 11.00

Per informazioni: Luca Pitolli, tel. 06/49934025, e-mail: luca.pitolli@isc.cnr.

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/12_FEB_2008.HTM

 

 

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Un ‘manifesto’ sulla ricerca per le costruzioni

Elaborato dal Gruppo di opinione costituito per iniziativa del Dipartimento Sistemi di Produzione del CNR,  il  documento sottolinea quali priorità il miglioramento del patrimonio edilizio esistente e la sicurezza del lavoro. La presentazione domani, 8 febbraio, nel corso di un convegno che si terrà a Milano all’interno del Made EXPO

Quello delle costruzioni è, e continua a essere, un settore di grandissima importanza per l’economia del Paese e per il suo contesto sociale (oltre 400000 aziende e 2.5 milioni di addetti, un investimento annuo superiore all’8% del PIL) ma di estrema complessità strutturale e tecnica. Ingente è anche lo sforzo che la ricerca svolta nel settore dal mondo sia scientifico sia produttivo, pubblico e privato.

Per questo si è costituito per iniziativa del Dipartimento Sistemi di Produzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nei mesi scorsi, il  “Gruppo d’opinione per la ricerca sulle costruzioni”,  formato da rappresentanti del mondo scientifico e imprenditoriale: Giacomo  Marazzi AITEC, Marco Pacetti Univ. Politecnica delle Marche, Catervo Cangiotti ANDIL, Piero Torretta ICT, Alfonso Panzani ASSOPIASTRELLE, Giuseppe Turchini Politecnico di Milano, Giorgio Squinzi MAPEI, Amilcare Collina MAPEI, Andrea Negri FEDERLEGNO, Roberto Vinci CNR, Italo Meroni CNR, Pietro Andreotti ICIE,  Mauro Giordani LEGACOOP Emilia Romagna, Libero Ravaioli UNCSAAL, Gian Michele Calvi  Univ. di Pavia, Gian Marco Revel Univ. Politecnica delle Marche, Livia Pardi Autostrade per l’Italia, Maria Mautone CNR.

“Il Gruppo di Opinione ha ora predisposto un ‘Manifesto sulla ricerca per le costruzioni” spiega Valter Esposti, direttore del Dipartimento Sistemi di Produzione del CNR, “che ne fissi gli obiettivi e i requisiti, facendo emergere le tematiche di irrinunciabile priorità e fungendo da documento di indirizzo per tutti coloro che, nel mondo sia scientifico sia produttivo, hanno la missione o la volontà di investire in tale settore”.

Il Manifesto – che verrà presentato all’interno del MADE Expo Milano Architettura Design Edilizia  in corso alla Fiera di Milano Rho - individua come “tema portante per i prossimi anni il miglioramento del patrimonio costruito ed infrastrutturale esistente, determinandone il limite di obsolescenza delle prestazioni e gli interventi tecnicamente ed economicamente realizzabili”, sottolinea Esposti. “Tra le altre priorità vale la pena di sottolineare la riduzione dei consumi energetici e dell’impatto sull’ambiente degli edifici, la programmazione per la valorizzazione del patrimonio culturale-architettonico e l’evoluzione dell’efficienza dell’intero processo di costruzione e della messa in sicurezza delle sue fasi operative  tema quest’ultimo di drammatica urgenza per il settore.

L’attività del Gruppo di Opinione del Dipartimento Sistemi di Produzione del CNR prende spunto dalla cospicua massa di proposte già avanzate nell’ambito della Piattaforma Tecnologica Europea delle Costruzioni (ECTP) e della corrispondente Piattaforma Italiana (PTIC). “In particolare, il manifesto intende mantenere una continuità nella ‘qualità del costruire’ che ha connotato il nostro Paese nel passato e che, attraverso la ricerca e l’innovazione, sarà un punto di forza per il futuro”, conclude Esposti.

All’incontro di presentazione del manifesto, dal titolo ‘Le priorità della ricerca per le costruzioni’-, interverranno, oltre a Valter Esposti, Giorgio Squinzi, amministratore unico Mapei, Piero Torretta, vicepresidente Ance, Andrea Negri, vicepresidente Federlegno, Giuseppe Turchini, preside della facoltà di ingegneria e architettura  del Politecnico di Milano e Adriano De Maio, sottosegretario all’alta formazione,  ricerca e innovazione della Regione Lombardia.

Roma, 7 febbraio 2008

La scheda

Chi: Dipartimento Sistemi di Produzione del Cnr

Che cosa: Presentazione del Manifesto per le costruzioni nel corso di un convegno all’interno del Made EXPO

Dove: Fiera di Milano - Rho

Quando: 8 febbraio ore 9.30

Per informazioni: Valter Esposti tel. 06/4993.3663-3711;  02/9806417

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Febbraio/10_FEB_2008.HTM

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