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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

COMUNICATI:

Uomo e scimpanzè: un legame anche ‘archeologico’

Il tesoro di Misurata torna a risplendere

Cina e Russia entrano nel ‘governo’ di Internet

Assicurazioni, risparmi in arrivo con le nuove tecnologie

A Padova riflettori accesi sull’oro blu

Dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello spazio

Clima: il maggio più secco dopo il periodo più piovoso

Nuove prospettive terapeutiche per il melanoma

CHU: la ricerca internazionale per problema energetico

Rapporto sull’immigrazione in Italia

Mi stanco solo a guardarti

Il massaggio accelera lo sviluppo cerebrale dei neonati

Da novembre ad aprile record di piovosità degli ultimi due secoli

Lavorare fa bene. Se ci si controlla

Nuova scoperta sul ‘ricambio’ dei neuroni

I danni da sisma dipendono anche dal terreno

La tracciabilità contro il traffico illecito dei rifiuti

 

 

Uomo e scimpanzè: un legame anche ‘archeologico’

Nasce una nuova archeologia, quella che studia come vengono utilizzati gli strumenti nei primati in modo da ricostruire l’evoluzione di questo comportamento nella nostra specie. Il nuovo approccio scientifico, ora pubblicato su Nature, porta la firma di un team internazionale di ricercatori, tra cui Elisabetta Visalberghi dell’Istc-Cnr

Fino a poco tempo fa si riteneva che l'archeologia fosse la scienza delle culture umane antiche, dedita alla scoperta e all’analisi dei manufatti dei nostri progenitori. Invece, un articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature è destinato a rivoluzionare questa visione, estendendo l’approccio archeologico anche allo studio delle attività di uso, costruzione e accumulo di strumenti nei primati non umani, le specie animali a noi evolutivamente più vicine.

“I primati non umani rappresentano un ottimo modello per lo studio della tecnologia litica, dato che sono sempre più numerose le evidenze di popolazioni selvatiche che usano strumenti”, dice Elisabetta Visalberghi, primatologa dell’Istituto di scienze e tecnologia della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e co-autrice dell’articolo. “Si va dagli scimpanzé della Costa d’Avorio, che usano percussori e incudini per rompere noci troppo dure da aprire altrimenti, ai cebi – scimmie sudamericane che in Brasile usano pietre sia per rompere noci sia per estrarre tuberi dal terreno – fino ai macachi che, in Tailandia, con una tecnica simile rompono il guscio di granchi e molluschi”.

Lo studio degli elementi caratteristici della tecnologia litica, dalla scelta della materia prima ai vari metodi di scheggiatura alle tradizioni culturali dei diversi gruppi, unisce così primatologi e archeologi in un nuovo campo di ricerca meglio definito come ‘archeologia dei primati’. “Questa nuova disciplina nasce dal presupposto che, qualunque organismo accumuli o modifichi materiali durevoli come la pietra, lascerà una traccia sotto forma di reperto archeologico”, prosegue la primatologa. “In questo senso sarà possibile fornire per la prima volta un quadro comparativo per la comprensione del contesto biologico, ambientale e sociale che ha favorito l’evoluzione comportamentale dei primati”.

In questo contesto è stato avviato il progetto internazionale ‘Pounding working group’ che avrà lo scopo di comparare il comportamento di uso di strumenti, in particolare di percussori per rompere noci e altri alimenti duri, negli scimpanzé, nei cebi e negli ominini. È noto, infatti, che, dall’analisi delle pietre scheggiate prodotte dai nostri progenitori e dal tipo di fratture che presentano, sia possibile risalire al loro grado di destrezza motoria e comprenderne le capacità cognitive. “Sebbene i primati non umani non sembrano in grado di produrre intenzionalmente pietre scheggiate, può accadere che un percussore si rompa accidentalmente durante l’uso”, spiega Visalberghi. “Poiché si ipotizza che eventi simili abbiano portato i nostri progenitori a scoprire casualmente come produrre pietre scheggiate, in questo senso lo studio dei primati non umani attuali potrà permettere di ricostruire l’origine del comportamento di produzione di strumenti nei nostri progenitori estinti”.

Ricerche di questo tipo suscitano nuove domande sia per gli archeologi sia per i primatologi e potrebbero avere importanti implicazioni. “La notevole similitudine tra i percussori utilizzati da cebi e scimpanzé e l’apparente assenza di uso di strumenti nel bonobo (o scimpanzé pigmeo) fa supporre, ad esempio, che la capacità di usare strumenti sia comparsa indipendentemente e si sia perduta più volte nel corso di milioni di anni in diverse linee di primati estinti”, sostiene la ricercatrice. “Inoltre, grazie all’aiuto dei primatologi, gli archeologi potrebbero rinvenire industrie litiche più antiche di quelle di Olduwai (le più antiche finora conosciute, risalenti a circa 2,6 milioni di anni fa) e una simile scoperta renderebbe necessario riconsiderare le tradizionali classificazioni delle prime industrie litiche”.

Primi tentativi di applicazione pratica dei metodi dell’ ‘archeologia dei primati’ sono attualmente in corso in Guinea sugli scimpanzé e in Brasile sui cebi. “Combinando le classiche tecniche d’indagine archeologica per l’analisi dei manufatti con l’osservazione del comportamento spontaneo di individui allo stato selvatico si potrà valutare in che misura i primati non umani siano selettivi nella loro scelta di materiali da usare come strumenti”, conclude Visalberghi. “ Mentre la comparazione tra i reperti ossei dei nostri progenitori e gli scheletri dei primati attuali darà modo di comprendere quali caratteristiche anatomiche abbiano permesso l’acquisizione del comportamento di uso di strumenti tanto nei primati attuali quanto in quelli estinti”.

Roma, 16 luglio 2009

La scheda:
Chi:
Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma

Che cosa: ‘archeologia dei primati’ per lo studio dell’evoluzione comportamentale dei primati – pubblicazione su Nature Michael Haslam, Adriana Hernandez-Aguilar, Victoria Ling, Susana Carvalho, Ignacio  de la Torre, April DeStefano, Andrew Du, Bruce Hardy, Jack Harris, Linda Marchant, Tetsuro Matsuzawa, William McGrew, Julio Mercader, Rafael Mora, Michael Petraglia, Hélène Roche, Elisabetta Visalberghi, Rebecca Warren. Primate archaeology, Nature, Vol. 460, No. 7253. (16 July 2009), pp. 339-344.

Per informazioni:

Elisabetta Visalberghi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma, tel. 06/3221252, e-mail: elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it,

Elsa Addessi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma, tel. 06/3221437, e-mail: elsa.addessi@istc.cnr.it.

da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/66_LUG_2009.HTM

 

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Il tesoro di Misurata torna a risplendere

108 mila monete di epoca romana, ritrovate nel 1981 nella città libica, sono state studiate  e restaurate dal Consiglio nazionale delle ricerche anche con l’ausilio di metodologie non distruttive dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.

Il più grande tesoro monetale romano, ritrovato nel 1981 a Misurata, in Libia, è fruibile in tutto il suo splendore grazie al lavoro dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha coordinato il restauro, lo studio storico, l’analisi composizionale e la digitalizzazione di questo patrimonio. Il tesoro, composto da 108 mila monete, fu rinvenuto casualmente durante l’esecuzione di lavori agricoli, dentro grossi vasi (olle, brocche, anfore), sotterrati in prossimità di due edifici, facenti parte forse di un luogo di cambio dei cavalli del cursus publicus - il servizio per il trasporto di merci o plichi appartenenti allo Stato - e di persone che viaggiavano per conto dell’amministrazione centrale.

Databili tra il 294 e il 333 d.C., queste monete sono nummi (folles), ossia prodotti con una lega rame-stagno-piombo comprendente una piccola quantità di argento, caratterizzati da un arricchimento superficiale sottilissimo con il medesimo metallo. Anche se non è da escludere che il tesoro dovesse essere costituito da un numero maggiore di esemplari, si tratta più grande ritrovamento non solo di epoca romana, ma, probabilmente, di tutto il mondo antico. “Oltre che per le dimensioni”, spiega Salvatore Garraffo direttore dell’Itabc-Cnr, “il rinvenimento si distingue perchè che getta nuova luce sia sulla storia dell’economia e della circolazione monetaria in Tripolitania nella prima metà del IV secolo d.C., sia sulla metallurgia e la tecnologia della produzione monetale di quel periodo”.

Ma a chi apparteneva questo patrimonio? “Si possono avanzare due ipotesi”, continua Garraffo, “il tesoro costituirebbe il contenuto di una cassa destinata a erogare pagamenti o al ritiro di monete messe ‘fuori corso’ anche al fine di recuperarne, mediante rifusione, il contenuto in argento”.

Le monete, a partire dal 2007, sono state oggetto di un’accurata serie di analisi fisiche non distruttive, volte a definire la percentuale del contenuto in argento nella lega e a precisare, in associazione con altri metodi di indagine, la tecnologia di fabbricazione, elementi che aiutano a ricostruire l’‘inflazione’ e le periodiche crisi economiche e monetarie che travagliarono in quei decenni l’impero romano. Le misure si basano sull’utilizzo di sorgenti radioattive messe a disposizione dai laboratori del Cnr e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.

“Il laboratorio per le analisi non distruttive Landis dell’Infn-Lns”, spiega il responsabile Giuseppe Pappalardo, “ha sviluppato l’analisi delle superfici con il sistema portatile Pixe-alfa (brevetto Infn/Cea), la caratterizzazione del substrato mediante il sistema a controllo di stabilità Bsc-Xrf e l’analisi quantitativa dell’interno mediante l'innovativa tecnica Dpaa (Deep proton activation analysis). Allo stato attuale si tratta del più completo protocollo di analisi non distruttiva di monete”.

Roma, 14 luglio 2009

La scheda:

Che cosa: restauro, studio e catalogazione del tesoro di Misurata

Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale di fisica nucleare

Informazioni: Salvatore Garraffo, direttore Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr, Montelibretti (Roma), tel. 06/90625274, e mail: direttore.itabc@mlib.itabc.cnr.it

da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/65_LUG_2009.HTM

 

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Cina e Russia entrano nel ‘governo’ di Internet

I due Paesi fanno ingresso in Icann, l’organismo che sovrintende sulla Rete e che ora comprende il 90% dell’utenza mondiale. I cinesi sono i primi al mondo per navigatori, 298 milioni, e domini, 17 milioni. “Un fatto politicamente significativo”, commenta Trumpy dell’Iit-Cnr, il rappresentante governativo italiano

Anche la Cina entra a far parte del governo mondiale di Internet. Il colosso asiatico ha aderito al Gac - Governmental Advisory Committee - di Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organismo internazionale che sovrintende al funzionamento della Rete e del sistema dei domini a livello mondiale.

“E’ un fatto politico significativo e lungamente atteso”, commenta l’ingegner Stefano Trumpy, dirigente di ricerca all’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) e rappresentante del Governo italiano nel Gac di Icann. “La Cina è infatti la nazione al mondo che ha in assoluto il numero più elevato di utenti Internet, 298 milioni a gennaio 2009, e di domini (i nomi targati .cn sono quasi 17 milioni)”.

L’ingresso cinese, avvenuto all’ultima riunione Icann di Sydney, è stato accompagnato dalla presenza della Russia come ‘invited guest’. “Con queste new entry, nel Gac sono presenti gli Stati che comprendono oltre il 90% dell’utenza mondiale della rete”, prosegue il ricercatore dell’Iit-Cnr. “Questo dato smorza le critiche di quanti sostengono che entro Icann non siano sufficientemente rappresentati i governi nazionali”.

La Cina negli ultimi anni ha conosciuto una vera e propria esplosione di Internet, i cui tassi di crescita non hanno precedenti né pari: solamente dal 2007 al 2008 i navigatori sono cresciuti del 42%, quelli connessi tramite cellulare (117 milioni) del 133%, i blog censiti sono 162 milioni. “L’auspicio – aggiunge Trumpy – è che l’ingresso della Cina nel Gac possa anche favorire un maggiore rispetto della libertà degli utenti Internet”.

Icann introdurrà a breve innovazioni che permetteranno agli utenti di registrare nomi scritti in caratteri diversi dall’alfabeto latino (cinese, giapponese, arabo, ebraico, greco, cirillico, coreano, etc): a guidare tale svolta il neo-presidente e amministratore delegato Rod Beckstrom, esperto in sicurezza, high-tech e attività internazionali a favore dei Paesi in via di sviluppo, già direttore del centro nazionale sulla cyber-sicurezza Usa.

Roma, 6 luglio 2009

La scheda

Chi:  Istituto di Informatica e Telematica del Cnr Pisa (Iit-Cnr)

Che cosa: Ingresso di Cina e Russia nel ‘governo’ di Internet

Per informazioni: ing. Stefano Trumpy, Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa (Iit-Cnr), tel. 050-3152634, e-mail: stefano.trumpy@iit.cnr.it; Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa (Iit-Cnr), e-mail: luca.trombella@iit.cnr.it

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/62_lug_2009.htm

 

 

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Assicurazioni, risparmi in arrivo con le nuove tecnologie

GPS, GPRS/GSM, accelerometri e servizi internet based consentiranno di fronteggiare le frodi nel settore, che oggi incidono per quasi 300 milioni di euro l’anno, soprattutto nell’Italia meridionale. E porteranno migliori servizi agli assicurati. Se ne parla domani al Cnr, durante la presentazione di uno studio dell’Irat Cnr

Sembra finita la lunga fase di crescita del mercato assicurativo responsabilità civile auto in Italia: i premi sono aumentati di circa il 28% negli anni 2000-2007, con una diminuzione 2007-2006 dell’1%, più accentuata nelle regioni settentrionali (-1,8%). Si confermano infatti le forti differenze nelle macroaree geografiche: nel Meridione i premi RC auto sono cresciuti nel 2000-2007 del 43,8%, rispetto al +18,5% delle regioni settentrionali e al +32,1% di quelle centrali. Ma tali differenze, e le inefficienze del sistema assicurativo da cui esse derivano, potrebbero essere presto debellate grazie alle nuove tecnologie, con relativi benefici agli assicurati.

Sono alcuni dei dati che emergono da una ricerca condotta da Antonio Coviello, ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulle attività terziarie del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Irat-Cnr) e docente di Marketing assicurativo nella Seconda Università di Napoli, pubblicata nel volume ‘L’utilizzo delle tecnologie avanzate nel settore assicurativo’ (Giappichelli editore), che sarà presentato a Roma presso la sede centrale del Cnr (p.le Aldo Moro, 7) domani, giovedì 2 luglio, alle ore 15,30. All’incontro parteciperanno, tra gli altri, Alberto de Gaetano dell’Ania (l’Associazione che riunisce le imprese assicuratrici), Carmine d’Antonio dell’Isvap (l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), Stefano Caldoro, deputato della Commissione Università e ricerca ed il Sottosegretario all’Economia e finanza, Nicola Cosentino.

Il volume – che si avvale della prefazione di Fabio Cerchiai, presidente Ania-Abi (la neonata federazione tra imprese assicuratrici e bancarie), e dei contributi di circa 20 personalità del settore – individua il fattore cruciale per l’evoluzione del sistema assicurativo nell’innovazione e in particolare nella diffusione capillare delle tecnologie di bordo (GPS per il posizionamento, GPRS/GSM per la trasmissione, accelerometri elettronici ad alta precisione) e dei nuovi servizi internet based. “La telematica assicurativa – spiega Coviello - consente la profilazione-personalizzazione delle polizze RC auto sulla base di parametri quali percorrenze per km, tipo di strada, notte/giorno e dinamica dei sinistri, rilevati dalla ‘Clear Box’ montata sull’auto, riducendo il peso dei parametri standard quali età, residenza e sesso”.

Un sistema innovativo che permetterà alle compagnie di contrastare le frodi e aumentare la produttività nelle aree geografiche che ne sono più flagellate, a vantaggio proprio e dei clienti. Il fenomeno criminoso nella RC auto – secondo i dati Isvap 2007 – incide a livello nazionale per il 2,54% del numero dei sinistri, per un importo di 289 milioni di euro, pari al 2,27% del valore complessivo dei risarcimenti e all’1,59% sui premi. Un’incidenza molto differenziata a livello territoriale, che tocca punte quali quella della provincia di Napoli - dove rappresenta il 15,18% dei sinistri, il 12,88% dei risarcimenti e l’8,82% dei premi – contro Milano e Firenze dove raggiunge in numero lo 0,89% e lo 0,6-0,8% di risarcimenti e premi.

“Tale fenomeno determina a sua volta l’inefficienza delle strutture liquidative, particolarmente nell’Italia meridionale, limitando anche la crescita del mercato dell’e-insurance”, prosegue Coviello. Il numero totale dei ‘punti di contatto per la liquidazione dei sinistri’ sul territorio nazionale, al 31 dicembre 2007, è sceso a 5.227 con una riduzione del 3,8% rispetto al 2006, toccando nell’Italia meridionale il -5,1% rispetto all’Italia centrale (-4,8%), settentrionale (-3,7%) e insulare (-0,2%). Ne consegue l’aumento del numero medio di utenti serviti da ciascun “punto di contatto”, passato a 9.011 veicoli rispetto a 8.513 nel 2006 (6.624 del 2003). Anche in tal caso l’area geografica con i rapporti più elevati resta l’Italia meridionale, 12.861 veicoli circolanti per ogni “punto di contatto”, e la Campania, dove si sfiorano i 20 mila veicoli. Inevitabilmente, anche il carico medio di sinistri per addetto è cresciuto, a livello nazionale, da 799 nel 2006 a 778 nel 2007 (carico di lavoro maggiore per la Campania: 1.450), con intuibili ricadute negative sulla qualità del servizio.

A sua volta, anche l’indicatore sinistri-reclami evidenzia nel 2004–2007 una netta differenza fra l’Italia settentrionale, pari nel 2007 a 1.318,2 (dunque in miglioramento rispetto ai 1.158,3 del 2004), rispetto all’Italia meridionale: 216,7 contro i 232,1 nel 2004. I provvedimenti ingiuntivi emessi dall’Isvap hanno riguardato per 2.031 casi, pari all’88,8%, violazioni delle norme sui tempi di liquidazione dei sinistri, per un importo complessivo di 26 milioni di euro.

“L’e-insurance è quindi l’occasione per le imprese italiane di ripensare le strategie di business”, conclude il ricercatore, “per accrescere tempestività ed esaustività delle informazioni ed efficienza ed efficacia della gestione. Solo gli investimenti in tecnologie sulle strutture organizzative e di controllo permetteranno di cogliere le opportunità generate dalla ripresa del mercato finanziario unico europeo”.

Roma, 1 luglio 2009

La scheda

Che cosa: presentazione del volume ‘L’utilizzo delle tecnologie avanzate nel settore assicurativo’ Dove: sede centrale del Cnr (p.le Aldo Moro, 7)

Quando: giovedì 2 luglio, ore 15,30

Chi: Istituto di ricerche sulle attività terziarie del Cnr di Napoli (Irat-Cnr)

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/60_lug_2009.htm

 

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A Padova riflettori accesi sull’oro blu

Dal 23 al 25 giugno a Padova il Salone Professionale delle Tecnologie per

l’Acqua - Hydrica. Tra i temi trattati dall’Irsa-Cnr lo smaltimento fanghi da impianto di depurazione e il disinquinamento delle acque di scarico

 

E’ rivolto al risparmio, alla valorizzazione e al corretto uso della risorsa idrica il Salone Professionale delle Tecnologie per l’Acqua – Hydrica, che prende il via domani a Padova. L’evento, con  il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, si svolge in collaborazione con l’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Consiglio nazionale delle ricerche e altre istituzioni pubbliche e private del settore.

Hydrica si sviluppa in una  sezione espositiva e in una congressuale, che comprende un programma di aggiornamento per gli operatori privati e pubblici, articolato dagli aspetti gestionali, a quelli energetici, sino alla salvaguardia ambientale. In particolare, il contributo dell’Irsa-Cnr per tale sezione riguarda un dibattito su “Il contributo delle imprese nella depurazione degli scarichi e nel risanamento delle acque sotterranee" in programma martedì 23 giugno (ore 15–18, Sala 7).

 “L'accresciuta sensibilità ambientale”, spiega Roberto Ramadori, ricercatore dell’Istituto, “sta facendo maturare, anche se lentamente, la convinzione che sia necessario un nuovo approccio al disinquinamento delle acque di scarico. L’esigenza, sempre più avvertita, è quella di una tecnologia sostenibile, che sarà volta al recupero energetico e al recupero di materie prime (nutrienti in primis)”.

La presenza di microinquinanti emergenti nelle acque di rifiuto e nelle acque naturali è, invece, l’argomento che verrà affrontato mercoledì 24 (ore 9-13, Sala 7) nella relazione su ‘Tecnologie per la riduzione del fango prodotto negli impianti di depurazione civili’.

Spiega Giuseppe Mininni dell’Irsa-Cnr: “La criticità di tale problematica è determinata dalla scadenza del 30 giugno prossimo per la piena applicazione della disciplina sulle discariche. Oltre tale termine non dovrebbe essere più consentito lo smaltimento in discarica dei fanghi, con le conseguenze facilmente immaginabili per tutti i numerosi gestori degli impianti di depurazione i cui fanghi non possono essere destinati all’uso agricolo diretto o tramite compostaggio. Sono perciò richiesti interventi immediati sugli impianti con l’obiettivo di minimizzare la produzione dei fanghi, il cui smaltimento potrebbe altrimenti diventare così impegnativo da risultare praticamente impossibile”.

I microinquinanti organici nelle acque di scarico saranno al centro del dibattito che si svolgerà il 25 (ore 9-13, Sala 7). “L'individuazione degli impianti di depurazione di scarichi civili quali fonti di contaminazione da microinquinanti organici delle acque superficiali”, sostiene Luisa Patrolecco, ricercatrice Irsa-Cnr, “suggerisce di sviluppare schemi di trattamento in grado di migliorare l'efficienza di rimozione di questi composti, soprattutto nell'ottica di un riutilizzo sia del refluo trattato sia dei fanghi di depurazione. Tanto più nel caso di contaminanti emergenti o che abbiano riscontrate proprietà di interferenti endocrini, in grado di provocare effetti dannosi a carico degli organismi acquatici e, per ultimo, dell'uomo”

Grazie agli studi di Irsa-Cnr è stato dimostrato che gli effluenti di scarico di origine urbana e industriale sono, per le acque superficiali, fonte di inquinanti capaci di alterare le normali funzioni del sistema endocrino dei vertebrati. Una ricerca dell’Irsa-Cnr ha dimostrato che alcuni pesci esposti subiscono alterazioni più o meno profonde di diversi organi e tra questi le gonadi. Se l’esposizione avviene negli stadi giovanili le gonadi, in base alla natura chimica dell’interferente, mostrano la comparsa ex novo di caratteri anatomici maschili o viceversa femminili, come pure l’insorgenza di fenomeni degenerativi che riducono o compromettono radicalmente il potenziale riproduttivo del pesce.

Roma, 22 giugno 2009

La scheda

Che cosa: Contributo dell’Irsa-Cnr al Salone Professionale delle Tecnologie per l’Acqua - Hydrica

Quando: 23- 25 giugno

Dove: PadovaFiere - Via N. Tommaseo, 59 Padova

Informazioni: Roberto Ramadori, Irsa-Cnr, tel. 06/90672795, e-mail ramadori@irsa.it

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/58_giu_2009.htm

 

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Dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello spazio

Il Cnr aderisce alla prima  ‘‘Notte bianca della prevenzione e della ricerca”,organizzata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.di Roma. In programma collegamenti dall’imbarcazione Walkirye, su cui vive  il piccolo Niky, affetto da una forma d’asma che non gli consente di vivere a terra, e dall’Area della ricerca di Pisa, dove si parlerà delle risposte psico-fisiche rilevate in apnea e nella navicella spaziale che compirà il viaggio verso Marte

Un viaggio virtuale ‘dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello spazio’, dedicato a ragazzi e adulti, con gli ‘effetti speciali’ di alcuni spettacolari progetti di ricerca scientifica. E’ quanto il Consiglio nazionale delle ricerche mostrerà nell’ambito della ‘Notte bianca della prevenzione e della ricerca’, domani sabato 20 giugno dalle ore 20, presso la Ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma (piazza Sant’Onofrio, 4). Si tratta della prima iniziativa del genere in Italia, promossa nell’ambito delle celebrazioni del 140° anniversario della fondazione del Bambino Gesù, con cui il Cnr  ha stretto un accordo di collaborazione.

Dall’imbarcazione Walkirye (nelle foto in calce), su cui vive con i genitori Paolo e Paola il piccolo Niky, affetto da una rara forma d’asma che non gli consente di vivere a terra, i ricercatori del Gruppo interdisciplinare di oceanografia dell’Istituto dell’ambiente marino e costiero di Capo Granitola racconteranno il loro progetto pilota per sistemi ICT a bordo di imbarcazioni. In collaborazione tra Iamc-Cnr e Associazione Walkirye Adventures e con il finanziamento dell’Assessorato bilancio della Regione siciliana, è in sperimentazione a bordo dell’imbarcazione un kit digitale per il rilevamento e la trasmissione di dati video e acustici in grado di rilevare e registrare suoni ad alta frequenza (0,1-200 kHz), così da raccogliere dati riguardanti la rotta seguita, l’eventuale presenza di sorgenti sonore, la velocità e la presenza di esemplari di cetacei.

“In particolare”, spiega il direttore dell’Istituto Cnr, Salvo Mazzola, “l’idea è di effettuare un monitoraggio della presenza di cetacei nei mari italiani e in zone del Mediterraneo poco studiate quali la Tunisia. Le tecnologie sperimentate dimostrano la grande utilità di sistemi ICT per imbarcazioni, in grado di dare informazioni utili alla navigazione e alla conoscenza dell’ecosistema”.

Dalla Sicilia alla Sardegna. In collegamento con il motopeschereccio Gisella i ricercatori del Dipartimento di Biologia animale ed ecologia dell’Università di Cagliari, spiegheranno la campagna di pesca internazionale Medits-Mediterranean Trawl Survey, condotta con  vari partner dei Paesi del Mediterraneo, fra cui l’Iamc-Cnr, tesa a monitorare le variazioni di biomasse delle principali specie ittiche presenti nel Mediterraneo. Dalla costa di Alghero i ricercatori immergeranno una rete a strascico a circa 40 metri di profondità, e una volta issata a bordo, dopo circa un’ora, descriveranno ai ragazzi tipologie di pesci e di organismi imprigionati.

In collegamento con l’Area della ricerca del Cnr di Pisa, Remo Bedini e Antonio Benassi, ricercatori dell’Ifc-Istituto di fisiologia clinica, racconteranno i risultati delle loro ricerche sull’apnea, nell’ambito delle attività del Centro Extreme (Scuola Sant’Anna, Fisiologia Clinica CNR e Università di Pisa), ricerche che hanno consentito di eseguire la prima ecografia a 30 metri di profondità e di mettere a punto il primo ambulatorio sottomarino del mondo per analisi biomediche avanzate (ecografie, elettrocardiogrammi e spirometri), sperimentato a Sharm El Sheikh. In collegamento telefonico con Angelo Gemignani del Centro Extreme, dal Parco dell’Asinara,, si parlerà del progetto ‘Studio degli effetti dello stress da apnea subacquea profonda sull’asse cuore-polmone-cervello’ esperienza in corso nell’ambito della collaborazione col Parco.

Il viaggio si chiuderà con il racconto dei risultati preliminari dell’esperimento condotto dal Centro Extreme,, per misurare la risposta psico-fisica dei sei astronauti che simulano, chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale Nek a Mosca, il viaggio dalla Terra verso Marte, previsto nel 2020 (progetto Ares-Astronauts resistance enhancement to stress). Il team è appena rientrato dalla Russia dove ha condotto una serie di esperimenti finalizzati a indagare i meccanismi biologici, psicologici e fisici alla base della vulnerabilità individuale allo stress da confinamento e a utilizzare i dati ottenuti per mettere a punto misure correttive. Della squadra fanno parte Angelo Gemignani, del Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell’Università; Antonio Benassi e Alessandro Pingitore di Ifc-Cnr. Direttore del Centro Extreme è Antonio L’Abbate, dell’Ifc-Cnr e professore ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna.

Roma, 19 giugno 2009

La scheda:

Che cosa: Notte bianca della prevenzione e della ricerca

Chi: Istituto dell’ambiente marino e costiero (Iamc-Cnr), Istituto di Fisiologia Clinica (Ifc-Cnr)

Dove: Ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, p. sant’Onofrio 4, Roma

Quando: sabato 20 giugno 2009, dalle ore 20

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/57_giu_2009.htm

 

 

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Clima: il maggio più secco dopo il periodo più piovoso

Il mese appena terminato è stato quello con meno pioggia tra i corrispondenti degli ultimi due secoli. E il terzo per temperatura. Lo attesta la banca dati dell’Isac-Cnr, che aveva già registrato il record di piovosità del novembre-aprile precedente

Quello del 2009 è stato il maggio più secco degli ultimi due secoli in Italia. E il terzo per temperature. Un nuovo primato, registrato dalla banca dati del gruppo di Climatologia storica dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), dopo quello che aveva posizionato al primo posto per piovosità il periodo immediatamente precedente, dal novembre 2008 allo scorso aprile.

“Dopo sei mesi eccezionalmente piovosi, che hanno segnato un importante record, il mese appena trascorso si distingue per il motivo opposto: è stato il maggio più secco degli ultimi due secoli”, spiega Teresa Nanni dell'Isac-Cnr, precisando che “la piovosità è stata del 69% inferiore alla media dei mesi di maggio compresi tra il 1961 e il 1990, il periodo che in climatologia viene convenzionalmente assunto come riferimento”.

“Per quanto riguarda le temperature”, prosegue la responsabile del gruppo di Climatologia storica dell'istituto bolognese, “le settimane estremamente calde che tutti ricordiamo, appena mitigate dagli ultimi giorni del mese, posizionano il maggio di quest’anno sul terzo gradino del podio, con un’anomalia rispetto alla media 1961-90 di +2,9°C. Il primo e secondo posto restano, a pari merito, al maggio del 1828 e del 2003”.

La successione tra questo mese che spicca per scarsa piovosità e il periodo dal novembre 2008 all’aprile 2009, che aveva registrato una piovosità da primato, del 54% superiore alla media dei mesi corrispondenti, “ha riportato i valori della primavera 2009 perfettamente nella media per quanto riguarda le precipitazioni, 113° posto degli ultimi 200 anni con un +5%”, prosegue la ricercatrice dell’Isac-Cnr.

“Per quanto concerne le temperature, invece, la stagione risulta notevolmente sopra la media: per ora è la quarta con un’anomalia di +1,8°C”, conclude Teresa Nanni, “a confermare che su questo tema spesso si fa molto rumore per nulla: le tendenze climatiche non cambiano sono solo soggette a normali fluttuazioni”.

Roma, 4 giugno 2009

La scheda:

Che cosa: temperatura e piovosità del maggio 2009

Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna (Isac-Cnr).

Informazioni: Teresa Nanni, responsabile del gruppo di Climatologia storica dell'Isac-Cnr, tel. 051.6399624, e mail: t.nanni@isac.cnr.it; Michele Brunetti, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051.6399623, e mail: m.brunetti@isac.cnr.it; http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/50_giu_2009.htm

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Nuove prospettive terapeutiche per il melanoma

Uno studio condotto dall’Ibim-Cnr indica alcuni derivati della porfirina quali candidati per la progettazione di agenti contro questo tumore cutaneo, il più letale per la popolazione di pelle chiara. La ricerca è stata pubblicata su Oncology Reports

Il melanoma è la forma più aggressiva e letale di cancro cutaneo nella popolazione caucasica di pelle chiara. Ha un alto potenziale di diffusione metastatica nella fase di crescita verticale, nella quale il tasso di sopravvivenza a lungo termine dei malati è estremamente limitato. La sua resistenza agli attuali trattamenti anti-tumorali è notoria e rende essenziale l’individuazione di nuovi e più efficaci agenti chemioterapici.

Uno studio condotto da Giovanna Barbieri e Maria Assunta Costa dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Palermo (Ibim-Cnr), ha identificato una nuova classe di derivati della porfirina, sintetizzati dal gruppo di Lorenzo Pellerito del Dipartimento di Chimica Generale e Inorganica dell’Università di Palermo, la cui efficacia come potenziale farmaco antitumorale è basata sulla proprietà della porfirina di accumularsi in grande quantità e per lunghi periodi di tempo solo nelle lesioni tumorali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Oncology Reports, che le ha dedicato la copertina.

“Questi derivati della porfirina possono essere considerati degli ottimi candidati per la progettazione di agenti terapeutici ed approcci terapeutici migliori” confermano Maria Assunta Costa e Giovanna Barbieri. “Avevamo precedentemente dimostrato che due derivati della porfirina, il (Bu2Sn)2TPPS e il (Bu3Sn)4TPPS, determinano il cento per cento di morte delle cellule di melanoma inducendo l’apoptosi, un processo altamente regolato che determina la morte cellulare mediante una sorta di ‘suicido’”.

L’obiettivo della nuova ricerca è stato lo studio dei segnali intracellulari attivati da questi complessi. “La morte per apoptosi delle cellule di melanoma trattate con questi derivati della porfirina dipende dall’attivazione di alcune protein-chinasi (MAPK o mitogen activated protein kinase)”, spiegano le ricercatrici dell’Ibim-Cnr. “Utilizzando la naturale fluorescenza della porfirina abbiamo inoltre osservato la localizzazione di questi complessi nei nuclei e nei nucleoli delle cellule di melanoma trattate. I risultati ottenuti suggeriscono che i target di questi derivati della porfirina sono probabilmente localizzati nel nucleo”.

Lo studio, infine, “dimostra che questi derivati della porfirina, usati in soluzioni maggiormente diluite, sono meno tossici per le cellule di melanoma ma sufficienti a inibire la crescita e la motilità cellulare, suggerendo dunque un loro ruolo fondamentale nella regressione dello stato invasivo-metastatico delle cellule di melanoma”.

Roma 27 Maggio 200

La scheda:

Chi: Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare ‘Aberto Monroy’, Ibim -Cnr di Palermo.

Che cosa: Studio sui derivati della porfirina quali potenziali agenti antitumorali,’Effects of two organotin(IV) (sulfonatophenyl) porphinates on MAPKs and on the growth of A375 human melanoma cells’, pubblicato su Oncology Reports, Volume 21, Number 3, March 2009

Per informazioni: Giovanna Barbieri, Ibim-Cnr, tel: +39091652937, Maria Assunta Costa, Ibim-Cnr, tel:+390916809529-539

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/49_mag_2009.htm

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CHU: LA RICERCA INTERNAZIONALE RISOLVERA’ IL PROBLEMA ENERGETICO

Il Segretario del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e Premio Nobel in visita al CNR. “Gli Usa si sono assunti un profondo impegno, ma le sfide del cambiamento climatico e dell’energia pulita vanno affrontate in collaborazione tra i vari Paesi”. Il nucleare, secondo Steven Chu, può essere una fonte pulita e la questione delle scorie è “risolvibile”. Il presidente Luciano Maiani, ha illustrato le attività di ricerca svolte dal CNR sulle fonti di energia sostenibili, auspicando “nuove e più strette collaborazioni tra Italia e USA”

 

Steven Chu, Segretario del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Fisica, in Italia e oggi a Roma per una serie di incontri istituzionali in vista dell’apertura del G8 dell’Energia di domani, si è recato questo pomeriggio in visita al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per un incontro con il Presidente dell'Ente, Luciano Maiani, e con un gruppo di ricercatori e dirigenti. Presso la sede del CNR, Chu ha tenuto una relazione per condividere con i colleghi gli impegnativi sforzi dell’amministrazione statunitense, dei quali egli è uno dei principali protagonisti, nella ricerca di nuove fonti energetiche e nella lotta all'inquinamento, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini del mondo.

Tra i temi toccati dal prof. Chu, la riduzione dei costi di produzione dell'energia solare, il potenziamento delle energie rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, l’applicazione di sistemi costruttivi innovativi volti a una maggiore efficienza energetica e a un minore consumo, la costruzione di nuove e più efficienti batterie. Tra i molti dati esposti, quelli sul virtuoso rapporto tra investimenti in efficienza energetica e riduzione di emissioni di CO2. Riguardo la questione delle scorie nucleari, il prof. Chu ha affermato che si tratta di un “problema risolvibile”, aggiungendo che l’energia nucleare può essere una fonte pulita per soddisfare una parte del fabbisogno energetico di base.

“La scienza può e deve contribuire a risolvere le questioni economiche globali e le sfide energetiche e climatiche”, ha affermato il segretario del Dipartimento dell'Energia statunitense. “La nuova amministrazione statunitense ha scelto, in questo senso, di assumersi un profondo impegno per cercare di trovare risposte ai temi caldi del cambiamento climatico e della ricerca di una energia pulita per il futuro. Le sfide che gli scienziati hanno di fronte possono essere affrontate solo mediante la collaborazione tra Paesi. Gli Usa – ha concluso Steven Chu - stanno facendo la loro parte grazie alla decisione del Governo di Barack Obama di raddoppiare gli investimenti per la ricerca, e implementare la cooperazione tra nazioni per ottenere nuove tecnologie energetiche”.

Nell'occasione, il presidente Maiani ha illustrato le attività di ricerca svolte dall’Ente, esprimendo l'auspicio “che questa visita nel maggiore Ente di ricerca italiano apra la strada a nuove e ancor più strette forme di collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Anche il CNR sta investendo notevoli risorse nella ricerca di fonti di energia sostenibili, estendendola grazie alla spiccata multidisciplinarietà su numerosi fronti di attività”.

Durante un colloquio, il presidente del CNR ha illustrato al prof. Chu tali attività, riscuotendo da parte del segretario del Dipartimento dell'Energia statunitense un notevole interesse. “Tra i campi su cui i ricercatori CNR stanno indagando – ha proseguito il prof. Maiani - il fotovoltaico di seconda e terza generazione, i metodi di combustione a basso impatto inquinante, la geotermia, i generatori intelligenti di luce, i nuovi materiali fotonici, le nuove celle a idrogeno e i sistemi per il sequestro e il reimpiego del carbone residuo ottenuto da consumi agricoli”.

Roma, 23 maggio 2009

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/48_mag_2009.htm

 

 

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Rapporto sull’immigrazione in Italia
Presentata la ricerca dell'Irpps-Cnr sui fattori che hanno favorito il crescente assorbimento del lavoro straniero in Italia, nonostante il ridotto incremento di sviluppo del Paese. La presenza immigrata è decuplicata dagli anni '90

L’immigrazione in Italia dagli anni ’90 è più che decuplicata, nonostante la normativa tesa a regolamentarla e il basso livello di sviluppo, che dovrebbe renderci meno attraenti come destinazione. Come mai? Quali ragioni hanno determinato l’arrivo di così tanti immigrati stranieri sul nostro territorio? A questa tematica di estrema attualità è dedicato l’incontro di presentazione del rapporto che l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps) del Cnr ha preparato nell’ambito del Progetto Europeo “Mediterranean and Eastern European countries as new immigration destinations in the European Union” (IDEA). L’incontro si terrà a Roma, il 21 maggio 2009, dalle ore 15,00, presso l’Aula Marconi del Cnr di Piazzale Aldo Moro 7.

“Nel 1991 si contavano sul suolo italiano 356 mila residenti stranieri, pari allo 0,6% della popolazione totale” spiega Corrado Bonifazi. “Oggi, nel 2009, gli stranieri sono stimati in circa 3,9 milioni, pari al 6,5% della popolazione. La crescita è analoga a quella registrata in Germania negli anni cinquanta e sessanta, gli anni, per intenderci, in cui sei milioni di nostri connazionali emigrarono all’estero. Tra la Germania del dopoguerra e l’Italia degli anni 2000 ci sono tuttavia delle profonde diversità. L’economia tedesca del dopoguerra aveva un tasso medio annuo di crescita del 5,1%. Tra il 1993 e il 2005 la nostra economia è invece aumentata solo dell’1% annuo. Anche il contesto politico è profondamente diverso: nel dopoguerra i tedeschi incentivarono con accordi bilaterali l’arrivo di lavoratori stranieri; i governi italiani, invece, da quando ha avuto inizio il flusso migratorio verso il nostro paese, hanno sempre cercato di limitare il numero degli immigrati”.

Aggiunge Bonifazi: “L’immigrazione straniera in Italia ha in questi anni acquistato caratteri sempre più precisi. Si sono affermate tre collettività principali (la rumena, l’albanese e la marocchina), che insieme rappresentano il 41% del totale. La presenza straniera è concentrata nelle aree più dinamiche del paese, con il Centro-Nord che accoglie l’88% degli stranieri residenti. Al Nord gli immigrati rappresentano ormai circa il 10% della forza lavoro e degli occupati. Rilevante è anche il contributo che la popolazione straniera dà alla stagnante demografia del paese. Più del 15% dei nati nel2008 ha entrambi i genitori o la madre straniera e in molte regioni dell’Italia centro-settentrionale questa percentuale supera il 20%. Senza contare che è straniero l’8,4% dei minori e l’11% della popolazione tra 18 e 39 anni di età”.

“Le ragioni che hanno determinato una crescita così elevata dell’immigrazione in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da un quadro politico teso a regolamentare gli ingressi e da un andamento economico non particolarmente brillante sono molteplici” spiega Corrado Bonifazi. “L’alto livello di reddito e i bassi tassi di disoccupazione che caratterizzano molte aree del paese; la consistente economia sommersa (stimata tra il 15 e il 20% del PIL); la persistente bassa fecondità che si è avuta nella popolazione autoctona tra il 1991 e il 2007; il basso livello di mobilità interna tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord; un sistema di welfare non in grado di rispondere ai bisogni di un paese che ha visto il numero di persone con più di 65 anni approssimarsi ai 12 milioni, di cui 2,3 milioni con qualche forma di disabilità”

I lavori dell’incontro  saranno aperti del Direttore dell’Irpps Sveva Avveduto, poi Corrado Bonifazi, responsabile della ricerca, esporrà i dati contenuti nel rapporto. Tra i presenti, il Direttore del Dipartimento Identità Culturale del Cnr Tullio Gregory,  Gian Carlo Blangiardo dell’Università di Milano Bicocca, Giuseppe Casucci della UIL e Ugo Melchionda dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Tra le personalità della politica, hanno confermato la loro presenza il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Senatore Giuseppe Pisanu e il Senatore Massimo Livi Bacci.

Roma, 19 maggio 2009

La scheda

Chi: Cnr - Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps)

Che cosa: Tavola rotonda sul rapporto del Progetto Europeo “Mediterranean and Eastern European countries as new immigration destinations in the European Union” (IDEA).

Quando: 21 maggio 2009 alle ore 15,00

Dove: Consiglio nazionale delle ricerche - Aula Marconi, Piazzale Aldo Moro 7, Roma

Per informazioni: Corrado Bonifazi (Irpps - Cnr); tel. 06.4993.2871

da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/46_mag_2009.htm

 

 

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Mi stanco solo a guardarti

Osservare le azioni degli altri eccita le aree corticali deputate al movimento.

 E’ la conclusione di una scoperta dei ricercatori dell’Università la Bicocca e del Cnr,

 pubblicata su Plos-One

 

Ricercatori del Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva dell’Università di Milano-Bicocca coordinati da  Alice Mado Proverbio in collaborazione con Federica Riva e Alberto Zani dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Milano-Segrate, hanno registrato potenziali bioelettrici che riflettono l’attività del cervello in studenti universitari maschi e femmine mentre osservavano diapositive di persone (di diversa età, numero e sesso) impegnate in movimenti altamente dinamici, come salti, azioni atletiche, corsa, tuffi, ecc., rispetto a persone ritratte in pose statiche, per esempio un ragazzo che gioca a scacchi o fuma una sigaretta.

“Dopo 350 millisecondi dalla presentazione dell’immagine”, spiega la responsabile dello studio, “si notava un’intensa attività dei neuroni specchio inferoparietali, motori e premotori che normalmente codificano l’azione (in dettaglio V5/MT destro, extra-striate body area sinistra, solco temporale superiore sinistro, corteccia premotoria e motoria sinistra, corteccia cingolata e frontale inferiore) in misura molto maggiore alle immagini dinamiche rispetto a quelle statiche, soprattutto nel cervello maschile. Nel cervello femminile è emerso, invece, un interesse generalizzato verso tutte le figure umane e un minore effetto di differenza tra immagini denotanti sforzo muscolare intenso piuttosto che debole”.

Questa diversità riscontrata tra i sessi potrebbe essere di origine parzialmente biologica, considerato che l’individuo maschile è dotato di un apparato muscolare mediamente più potente e potrebbe rispecchiarsi maggiormente nello sforzo muscolare altrui. Parallelamente, potrebbe riflettere una preferenza culturale di giovani maschi adulti per azioni ad alto dinamismo che si svolgono in un contesto sportivo.

Questi nuovi dati aiutano a comprendere i meccanismi imitativi per cui ci si prepara dal punto di vista sia fisiologico sia corticale a compiere un’azione semplicemente guardando i nostri simili.  “E il caso”, sottolinea Mado Proverbio, “dei calciatori che si preparano a segnare un rigore mentre osservano i compagni già in azione, o di chi si prepara ad attraversare un ponte pericolante e guarda le strategie motorie dei compagni che lo precedono.” Infatti, è nota da tempo l’utilità nell’esaminare immagini che ritraggono il gesto sportivo, o la semplice immaginazione del gesto per la preparazione atletica.

La possibilità di attivare la corteccia motoria e premotoria, che governano il nostro stesso movimento, semplicemente mostrando visivamente azioni umane spiega anche perché è così interessante per noi vedere gli altri che si muovono (per esempio una partita di calcio o una gara di ballo in televisione).

Studi fisiologici precedenti avevano mostrato che l’osservazione di atleti impegnati in attività muscolare di crescente intensità (per es. sollevamento pesi o tapis roulant) da parte di persone immobili generava in loro un aumento della frequenza respiratoria e del battito cardiaco, come se rispecchiassero nel loro corpo lo sforzo muscolare degli atleti, ma finora nulla era noto sulla concomitante attività cerebrale.

Roma, 7 maggio 2009

La scheda

Chi: Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva dell’Università Milano-Bicocca, Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr  di Milano-Segrate

Che cosa: studio sull’attività cerebrale dei soggetti che osservano  persone in movimento, pubblicato su Plos-One

http://www.plosone.org/article/comments/info:doi/10.1371/journal.pone.0005389

 

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Il massaggio accelera lo sviluppo cerebrale dei neonati

Una équipe di ricercatori guidata da Lamberto Maffei (Scuola Normale di Pisa e Istituto di Neuroscienze – Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha dimostrato per la prima volta gli effetti benefici della “massage therapy” sulla crescita post natale, in particolare sulla maturazione del sistema visivo. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Journal of Neuroscience

Arricchire l’ambiente in cui vivono i neonati con il massaggio ("massage therapy") promuove lo sviluppo cerebrale ed in particolare stimola la maturazione del sistema visivo. E’ il risultato di uno studio condotto in parallelo su neonati umani e cuccioli di ratto pubblicato dalla rivista scientifica The Journal of Neuroscience. La ricerca è stato realizzata grazie alla collaborazione frala Scuola Normale Superiore di Pisa, l’Istituto di Neuroscienze del CNR, l’Istituto Stella Maris (gruppo del prof. Cioni), il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze (prof. Berardi) e la Divisione di Neonatologia di Pisa (prof. Boldrini e prof. Ghirri) e grazie a un finanziamento del MIUR e della Fondazione Mariani.

Per la prima volta è stata scientificamente provata l’importanza della ricchezza dell’ambiente, in questo caso sotto forma di stimolazione tattile, come forza motrice dello sviluppo postnatale precoce. Nonostante il massaggio sia sempre più spesso incluso nella cura dei neonati umani, con qualche evidenza per un suo effetto positivo sul tasso di crescita corporeo, né negli animali né nell’uomo era noto se potesse influenzare lo sviluppo del cervello.

Per rispondere a questa domanda sono stati esplorati gli effetti del massaggio sullo sviluppo cerebrale, ed in particolare sullo sviluppo visivo, in un gruppo di bambini pretermine sani e, in parallelo, in cuccioli di ratto appena nati. I risultati mostrano che il massaggio influenza la maturazione dell’attività cerebrale evocata dalla visione e dell’acuità visiva sia nei bambini che nei cuccioli di ratto. Nei bambini è stata inoltre valutata l’attività elettroencefalografica, che è risultata avere una maturazione più rapida nei bambini massaggiati.

L’équipe di ricercatori, coordinata da Lamberto Maffei, ha dimostrato come il massaggio agisca modulando i livelli di specifici fattori già presenti nell’organismo, in particolare dell’IGF-1 (Insulin like growth factor 1), conosciuto anche con il nome di somatomedina, un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell’insulina che viene prodotto soprattutto a livello epatico. L’IGF-1 riveste un ruolo importantissimo nei processi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta.

«Nei bambini – spiega Lamberto Maffei del CNR-SNS la massage therapy aumenta i livelli ematici di IGF-1. I risultati nel ratto mostrano che il massaggio aumenta i livelli di IGF-1 nel

cervello, mentre il blocco dell’azione dell’IGF-1 elimina gli effetti del massaggio sullo sviluppo dell’acuità visiva. Questo suggerisce che IGF-1 potrebbe essere uno dei mediatori degli effetti del massaggio sullo sviluppo visivo anche nei bambini».

Roma, 6 maggio 2009

La scheda:

Che cosa: Studio sugli effetti del massaggio infantile pubblicato su The Journal of Neuroscience

Chi: Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, Scuola Normale di Pisa

Referenze: Andrea Guzzetta, Sara Baldini, Ada Bancale, Laura Baroncelli, Francesca Ciucci, Paolo Ghirri, Elena Putignano, Alessandro Sale,Alessandro Viegi, Nicoletta Berardi, Antonio Boldrini, Giovanni Cioni Lamberto Maffei. Massage accelerates brain development and the maturation of visual function, The Journal of Neuroscience (2009)

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Da novembre ad aprile record di piovosità degli ultimi due secoli

La banca dati dell’Isac-Cnr posiziona tale periodo appena trascorso come il più piovoso dei periodi corrispondenti negli ultimi 200 anni (54% in più della media). L’aprile 2009 è al 14° posto

Ad aprile l’impressione di molti è stata che non fosse mai piovuto tanto. La banca dati del gruppo di Climatologia storica dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr) posiziona invece al record della piovosità in Italia negli ultimi 200 anni non il singolo mese di aprile appena trascorso, ma il periodo che va da novembre ad aprile inclusi.

“Considerando la precipitazione del periodo che va dal novembre 2008 all’aprile 2009”, spiega Teresa Nanni, responsabile del gruppo di Climatologia storica dell'Isac-Cnr, “raggiungiamo un primato: mai, durante lo stesso periodo, era piovuto così tanto in Italia negli ultimi 200 anni. La piovosità è stata del 54% superiore alla media climatologica che viene convenzionalmente assunta, quella del 1961-1990. A parte questo recentissimo record, i corrispondenti periodi particolarmente piovosi degli ultimi 200 anni si concentrano quasi tutti nel XIX secolo”.

Per quanto riguarda l’aprile 2009, invece, esso si pone al 14° posto della serie storica degli ultimi 200 anni, anche se con un’anomalia del 59% di piovosità in più rispetto alla media del periodo di riferimento. “I mesi di aprile più piovosi”, continua Nanni, “si sono verificati quasi tutti prima del 1950, tranne quelli del 1974, 1978, 1989, 1990, per questo forse ne abbiamo perduto memoria All’abbondante precipitazione del mese appena trascorso si è associata una temperatura media piuttosto mite, che pone l’aprile 2009 al settimo posto nella classifica degli ultimi due secoli, con1.76 °C sopra la media climatologica del 1961-1990”.

Roma , 5 maggio 2009

Per ulteriori dettagli:  http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html

La scheda:

Che cosa: piovosità tra novembre 2008 e aprile 2009

Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del cnr di Bologna (Isac-Cnr).

Informazioni: Teresa Nanni, responsabile del gruppo di Climatologia storica dell'Isac-Cnr, tel. 051.6399624, e mail: t.nanni@isac.cnr.it

Michele Brunetti, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051.6399623, e mail: m.brunetti@isac.cnr.it

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Lavorare fa bene. Se ci si controlla

La prevenzione attiva sul luogo di lavoro permette  la riduzione del rischio cardiovascolare dei dipendenti monitorati. Lo conferma uno studio sui dipendenti della Fao di Roma, coordinato daRoberto Volpe del Cnr, mirato alla  modificazione dello stile di vita e, quando necessario, al trattamento farmacologico

I luoghi di lavoro visti non più solo per l’esposizione a rischi specifici, ma come ambiti di aggregazione dove sviluppare interventi comunitari di promozione della salute e di prevenzione delle malattie. E’ la filosofia dello studio condotto, nell’ambito del Coronary Heart Disease Prevention Program, nato in collaborazione tra il Servizio di prevenzione e protezione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e il Medical Service della Fao (Food and Agriculture Organization) di Roma.

“Lo studio, in sintonia con il Documento dell’Executive Board dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla prevenzione delle malattie cronico-degenerative nei luogi di lavoro”, spiega Roberto Volpe, del Servizio prevenzione e protezione del Cnr di Roma responsabile dell’iniziativa, “è iniziato nel 2003. Tutt’ora in corso, è condotto sulla popolazione multietnica lavorativa della Fao di Roma, maschile (dai 45 anni in su) e femminile (dai 50 anni in su) con lo scopo di valutare la prevalenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare, e il rischio di insorgenza di  un evento vascolare (infarto del miocardio, ictus cerebrale, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, diabete, ipertensione arteriosa, obesità, fumo) nei successivi 10 anni, calcolato utilizzando un programma computerizzato basato sui dati del Framingham Heart Study”.

Dei 632 dipendenti (359 uomini e 273 donne) che hanno partecipato allo studio i 212 (35,5%) portatori di più fattori di rischio o anche di un solo fattore di rischio ma di entità elevata, sono stati invitati per un follow-up di visite ambulatoriali. Di questi, hanno aderito al programma in 124 (58,5%), in genere quelli a maggior rischio calcolato.

“Dopo 5 anni”, aggiunge Josef Pille, direttore del Medical Service della Fao, “a un nuovo screening generale per valutare lo stato di salute cardiovascolare del personale, nel gruppo d’intervento si è ottenuto un netto miglioramento di tutti i principali fattori di rischio (fumo e obesità in primis), con una riduzione del rischio a 10 anni, da 13,9 a 7,8 (-43,9%). Al contrario, nel  gruppo di soggetti che non ha partecipato al monitoraggio ambulatoriale, si è avuto un peggioramento di tutti i fattori di rischio cardiovascolare a 10 anni, passato da 6,8 a 10,5 (+35,2%).

“Va sottolineato che tale risultato è stato ottenuto con un costo annuale di meno di 14.000 Euro”, conclude Volpe, “pertanto nell’ambito di un programma di prevenzione attiva in un luogo di lavoro, mirato alla modificazione dello stile di vita e, quando necessario, anche basato sul trattamento farmacologico, può permettere di raggiungere, in soggetti motivati e aderenti, valori di fattori di rischio in sintonia con le Linee Guida sulla riduzione del rischio cardiovascolare. Tali esperienze suggeriscono una possibile evoluzione dalla medicina del lavoro in senso classico a una medicina in ambiente di lavoro, la cosiddetta workplace-medicine, al fine di una migliore prevenzione e protezione del personale”.

Roma, 30 aprile 2009

La scheda

Chi: Servizio di prevenzione e protezione del Cnr e Medical Service della Fao

Che cosa: ‘Coronary Heart Disease Prevention Program’ - Studio sulla popolazione multietnica lavorativa della Fao

Referenze: Volpe R, Pille J, Gavita R, Valle S: Workplace-medicine, un’opportunità per ridurre il rischio cardiovascolare. L’esperienza del “FAO Medical Service Coronary Heart Disease Prevention Program”. VII Congresso Nazionale della Società Italiana Prevenzione Cardiovascolare, Napoli 26-28 febbraio 2008.

Per informazioni: Roberto Volpe, Servizio di prevenzione e protezione del Cnr, tel. 06/4993.7630,  e mail roberto.volpe@cnr.it

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Nuova scoperta sul ‘ricambio’ dei neuroni

L’ischemia può portare all’ictus, che in Italia colpisce 200 mila persone l’anno ed è la terza causa di morte. Una ricerca cui hanno partecipato Iac-Cnr e Fondazione Santa Lucia di Roma, pubblicata su PLoS ONE, ha individuato alcuni fattori che impediscono la formazione di nuove cellule cerebrali

 

Una ricerca internazionale alla quale hanno partecipato ricercatori dell'Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr), della Fondazione Santa Lucia di Roma, dell’Università dei Paesi Baschi e dell’Istituto Leibniz di Magdeburgo in Germania, pubblicata oggi su PLoS ONE,  ha individuato alcuni fattori che, dopo un episodio di ischemia cerebrale, impediscono la formazione di nuovi neuroni ad opera di staminali cerebrali.

Durante un'ischemia, quando il sangue non arriva più a una porzione del cervello, per esempio a causa dell'ostruzione o della rottura di un vaso sanguigno, alcuni neuroni cominciano a morire per mancanza di ossigeno e di altri elementi nutritivi. L’ischemia, nei casi più gravi, può portare all’ictus, che in Italia colpisce ogni anno 200 mila persone ed è la terza causa di morte. Ma, al posto di quelle ‘morte’, possono nascere nuove cellule cerebrali? In teoria sì, però nonostante l’intensa attività di ricerca degli ultimi dieci anni molte cose restano ancora da capire.

“Un modello matematico”, spiega Roberto Natalini dell’Istituto per le Applicazione del Calcolo del CNR, “ha ora permesso di confermare il ruolo di alcuni fattori inibitori della possibilità di rigenerare nuovi neuroni in un cervello adulto, oltre che di simulare l’attività di queste cellule durante la crisi ischemica, aprendo così la strada a una sperimentazione più affidabile di nuovi farmaci in grado di potenziare l’azione delle cellule staminali ‘riparatrici’”.

“In seguito a un’ischemia, il cervello tenta faticosamente di ripararsi: alcune staminali di una precisa area, chiamata zona subventricolare, vengono allertate da segnali chimici emessi dalle cellule danneggiate, una sorta di ‘chiamata di soccorso’”, spiega Cinzia Volontè, ricercatrice della Fondazione Santa Lucia e dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr. “Queste staminali rispondono producendo nuove cellule, chiamate precursori neuronali, che si muovono per andare a sostituire i neuroni danneggiati. Il nostro gruppo ha scoperto che l’ostacolo principale da superare, in questo caso, si chiama ATP, adenosinatrifosfato: una molecola chiave del metabolismo energetico della cellula, che viene rilasciata durante un’ischemia e che, se presente nello spazio extracellulare in dosi massicce, inibisce l'azione delle staminali e dei precursori”.

La ricerca ha mostrato come questo meccanismo dipenda da un numero abbastanza ridotto di fattori, riproducendo, con un modello matematico al computer, i risultati ottenuti in sperimentazione su ‘fettine’ di cervello di topo. “La simulazione”, dice Filippo Castiglione, ricercatore Iac-Cnr, “da un lato ha permesso di validare le conclusioni biologiche (i fattori considerati sono stati sufficienti a spiegare i risultati) e, dall'altro, permetterà in futuro di condurre sperimentazioni tridimensionali realistiche, che sarebbero impossibili a livello biologico, misurando e ottimizzando le prestazioni dei farmaci, allo scopo di aprire la strada a nuove terapie farmacologiche di tipo rigenerativo”.

La parte biologica della ricerca si è svolta in laboratorio, utilizzando un modello cellulare formato da lamine sottili di cervello di ratto, contenenti sia parti di corteccia sia la zona subventricolare di produzione delle staminali. In queste lamine è stata indotta in vitro un’ischemia, ed è stata studiata la capacità di generazione e di migrazione di nuovi precursori. “Il composto commerciale PPADS (antagonista dei recettori per l’APT)  ha mostrato una elevata capacità di ridurre l'effetto inibitorio causato dall'ATP sui precursori attivati in seguito al danno provocato dall’ischemia cerebrale”, afferma Fabio Cavaliere, coautore dello studio, biologo del laboratorio Neurotek, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università dei Paesi Baschi.

Sotto il profilo computazionale, un modello matematico ha riprodotto lo svolgersi di questi esperimenti, simulando l'attività delle cellule staminali, con o senza farmaci. “Questo modello”, conclude Natalini, “è basato su delle equazioni differenziali di bilancio di massa che tengono conto di come evolvono le densità di cellule staminali e di precursori e le concentrazioni delle molecole, inibitrici o attivatrici. Il confronto tra gli esperimenti biologici e le simulazioni numeriche ha permesso di affinare il modello matematico, fino a renderlo più preciso ed efficace, stabilendo così un sostanziale accordo tra esperimenti e simulazioni”.

Secondo Fabio Cavaliere “questa ricerca è un primo passo verso la comprensione profonda di questi fenomeni. Studi ulteriori saranno necessari per capire come si comportano i precursori alla fine della migrazione, una volta arrivati nell'area danneggiata, e il modello matematico dovrà essere esteso a coprire tutto il ciclo rigenerativo. Sono sempre più convinto che discipline translazionali come neuroscienze e matematica costituiranno il futuro per lo sviluppo di nuove terapie nel campo della medicina rigenerativa”.

 

Roma, 23 aprile 2009

 

La scheda

Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Cnr e Fondazione Santa Lucia, Roma

Che cosa: un  modello matematico ha simulato il ‘ricambio’ dei neuroni dopo l’ictus. Studio pubblicato su  PLoS ONE, http://www.plosone.org/.  “A Model of Ischemia-Induced Neuroblast Activation in the Adult Subventricular Zone”. Autori: Maya Briani, Filippo Castiglione, Roberto Natalini, Davide Vergni: Istituto per le Applicazione del Calcolo, CNR; Silvia Middei, Istituto di Neuroscienze, CNR/Santa Lucia; Elena Alberdi, Fabio Cavaliere, Carlos Matute:  Neurotek, Dipartimento di Neuroscienze dell’Universitá dei Paesi Baschi; Klaus G. Reymann:  Istituto Leibniz di Magdeburgo; Cinzia Volonté: Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare, CNR/Santa Lucia.

 

Per informazioni: Roberto Natalini, Istituto per le applicazioni del Calcolo del Cnr, Roma, 06.72594676, skype: robbi60; e-mail: roberto.natalini@gmail.com; Cinzia Volontè, Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, presso Fondazione Santa Lucia, Roma, tel. 06.501703084.

 

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I danni da sisma dipendono anche dal terreno

Misure geofisiche condotte dall’Imaa-Cnr nell’area colpita dal terremoto evidenziano l’incidenza delle differenti tipologie di suolo. Un’informazione necessaria per ricostruire in sicurezza

Ricercatori dell’Istituto di metodologie per l'analisi ambientale (Imaa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Tito scalo (Pz), in collaborazione con università della Basilicata, università di Siena e German research centre for geosciences (Gfz) di Potsdam, sono al lavoro nel territorio abruzzese per una campagna di misure e di raccolta dati sulle caratteristiche vibratorie dei suoli nelle aree edificate colpite dal terremoto.

“Non tutti i terreni sono di uguale ‘consistenza’ ed alcuni sono più vulnerabili di altri. Studiarne le caratteristiche consente di prevedere la loro risposta alle onde sismiche”, spiega Maria Rosaria Gallipoli, dell’Imaa-Cnr. “Ad esempio, le informazioni elaborate mostrano che i terreni sedimentari di Navelli hanno amplificato l’intensità dell’onda sismica di 3-4 volte e prolungato di molti secondi la durata, rispetto agli effetti che la medesima scossa avrebbe provocato sulla roccia”.

Le misure e le elaborazioni, in corso con il sostegno dei volontari dell’Associazione nazionale pubbliche assistenze e il contributo della società Progepiter, sono iniziate nel pomeriggio del 6 aprile, ad appena 12 ore di distanza dalla più devastante scossa notturna, utilizzando 5 tromometri digitali per l’acquisizione di microtremori, effettuando misure di geoelettrica e installando 8 accelerometri per la registrazione di aftershock (repliche).

“I microtremori, essendo ‘rumore’ sempre presente nel terreno, di origine sia antropica sia naturale, permettono di stimare le ‘risonanze’ dei vari terreni”, prosegue Gallipoli. “Su tutta l'area del danno sono state effettuate oltre 150 misure elaborate con la tecnica HVSR (Horizontal-to-Vertical Spectral Ratio), che hanno fornito informazioni su come le caratteristiche vibratorie dei terreni abbiano potuto incrementare il danneggiamento sugli edifici sovrastanti. Abbiamo studiato molte località vicine tra loro che presentano caratteristiche particolari: in quelle meno danneggiate troviamo funzioni HVSR piatte e sempre inferiori a 2, mentre nei siti danneggiati si misurano forti picchi sino ad oltre 7. Tali differenze caratterizzano, ad esempio, Monticchio ed Onna, Gagliano Aterno e Goriano Sicoli, San Pio alle Camere e Castelnuovo (fig.1). La stessa differenza può emergere anche all’interno dello stesso abitato come ad esempio tra il centro storico di Navelli e la sua zona di espansione” (fig.2 ).

“Con la geoelettrica possiamo poi riconoscere lo spessore e la profondità sedimentaria dei terreni”, aggiunge Sabatino Piscitelli, ricercatore Imaa-Cnr. “Finora sono state effettuate 4 tomografie di resistività elettrica (Ert) ad alta risoluzione presso i siti di Navelli, Castelnuovo, Onna e Goriano Sicoli, con obiettivo la caratterizzazione geologico-strutturale dei siti investigati (profondità del bedrock, geometria dei corpi sedimentari, etc.)”. I dati evidenziano la notevole variabilità delle condizioni geologiche, con coperture superficiali, come a Navelli, o con spessori oltre gli 80 metri come ad Onna.

“A Navelli, durante uno degli eventi sismici, abbiamo registrato con gli accelerometri contemporaneamente le ‘reazioni’ al suolo della roccia e dei sedimenti. In corrispondenza della roccia il valore massimo delle accelerazioni è di circa l’1.5% dell’accelerazione di gravità con una durata significativa di 7 secondi mentre in corrispondenza della parte sedimentaria si raggiungono picchi di accelerazioni doppie con durata di oltre 20 secondi”(grafico scossa navelli). Questo significa che nella parte rocciosa il terremoto è stato avvertito molto meno che nella zona sedimentaria dove si concentrano i danni più significativi.

A conferma dei risultati ottenuti con i microtremori, a Castelnuovo, paese a pochi chilometri dall’Aquila e che ha subito danni equivalenti al IX grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (dunque tra le zone più colpite e danneggiate), sono stati registrati gli aftershock, per capire come oscillano i terreni anche in caso di forte terremoto. “I primi dati elaborati fanno ritenere che l'incremento di danno qui subito rispetto ad altre località pure prossime sia da attribuire ai notevoli effetti di amplificazione delle onde sismiche dovuti alla ubicazione del paese, che poggia su una collina di sabbia e ghiaie”, riprende Gallipoli. “Un terreno così ‘friabile’ ha provocato l’apertura di voragini, causando dissesti locali e aggravando il quadro del danneggiamento”

La campagna di misure, che proseguirà ancora in tutti i centri abitati colpiti dal sisma, si inserisce nelle recenti linee guida previste dagli ‘Indirizzi e criteri generali per la microzonazione sismica’ editi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome con il Dipartimento della Protezione Civile. “Uno strumento operativo a disposizione di comuni e regioni”, conclude Marco Mucciarelli, dell’università della Basilicata, “che fornirà una base conoscitiva della pericolosità sismica locale suddivisa in zone, consentendo di programmare interventi di riduzione del rischio sismico a varie scale, e fornire supporto alle opere provvisionali nella fase dell’emergenza”

Roma, 21 aprile 2009

La scheda

Che cosa: campagna di misure sulle caratteristiche vibratorie dei terreni colpiti dal sisma

Chi: Istituto di metodologie per l'analisi ambientale del Cnr di Tito scalo (Pz)

Dove: L’Aquila e comuni limitrofi

Per informazioni: Maria Rosaria Gallipoli, Istituto di metodologie per l'analisi ambientale del Cnr, Tito scalo (Pz), tel. 0971/427285, e-mail: gallipoli@imaa.cnr.it;

Sabatino Piscitelli, Istituto di metodologie per l'analisi ambientale del Cnr, Tito scalo (Pz), tel. 0971/427239 , e-mail: piscitelli@imaa.cnr.it

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La tracciabilità contro il traffico illecito dei rifiuti

Grazie alla tecnologia è oggi possibile contrastare un business che rende alla criminalità circa 22 miliardi di euro all’anno. Se ne è parlato nel corso del Convegno organizzato dal Cnr ‘La ricerca per la gestione dei rifiuti secondo gli standard europei’

Ogni anno in Italia svaniscono oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti, quantitativo raffigurabile in una montagna dell’altezza di circa 1.900 metri con una base di 3 ettari che, sul piano economico, rende alla criminalità organizzata in Italia circa  22 miliardi di euro all’anno. I dati Europol (European Police Office) illustrano che la prevalenza dei traffici riveste carattere internazionale (71%), per effetto del cosiddetto “shopping normativo” cioè la movimentazione di rifiuti verso nazioni con un apparato  penale più blando e con controlli meno efficaci.

Infatti, tra gli Stati membri si registrano importantissime oscillazioni con pene detentive variabili tra 3 mesi e 6 anni e con sanzioni pecuniarie comprese tra 3.000 e  850.000 euro. Un recente studio condotto dalla UE in 13 porti europei, ha messo in rilievo che addirittura il 50% delle spedizioni di rifiuti registrano violazioni normative. E’ uno degli argomenti trattati oggi nel corso del Convegno ‘La ricerca per la gestione dei rifiuti secondo gli standard europei, organizzato dal Dipartimento Terra e Ambiente (Dta) del Consiglio nazionale delle ricerche.

La tecnologia e l’innovazione come possono intervenire per contrastare il fenomeno del traffico illecito e definire il percorso o il recapito finale?

“La tracciabilità evoluta dei rifiuti”, spiega Vito Felice Uricchio, ricercatore dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Bari, “può essere eseguita, ad esempio, utilizzando dispositivi RFID (Radio Frequency Identification) consistenti in piccoli dispositivi elettronici, composti da un’antenna e un chip  in grado di trasportare fino 2.000 byte di dati. Il dispositivo RFID, come il codice a barre o la banda magnetica di una carta di credito, fornisce un identificatore univoco, con, a differenza delle altre tecnologie, l’importante vantaggio di poter trasmettere dati senza essere posizionato in prossimità del lettore o dello scanner”.

La tracciabilità dei trasporti di rifiuti può beneficiare delle tecnologie di posizionamento e della sempre più capillare diffusione di dispositivi di videosorveglianza orientati anche ad obiettivi di natura diversa, in grado di ricostruire i percorsi da nodi viari, o anche, attraverso sistemi di videosorveglianza intelligente per il rilevamento automatico degli smaltimenti abusivi. L’evoluzione del concetto di monitoraggio da mera acquisizione e registrazione dei dati, ha aperto nuove ed interessanti prospettive di ricerca applicata. In tale direzione l’Irsa-Cnr  in collaborazione con il Politecnico di Bari ed il Centro internazionale alti studi universitari (Ciasu), ha sviluppato un sistema integrato che consente sia la tracciabilità dei percorsi effettuati che l’individuazione dei luoghi di carico e scarico (anche parziale). Il sistema si compone di una unità transponder GPS/GPRS/GSM, di ridotte dimensioni e peso, da montare su mezzi destinati al trasporto di rifiuti solidi e liquidi, in grado di comunicare ad un sistema centrale la posizione del veicolo, le variazioni di peso, di rotta, etc. e di un sistema informativo per la gestione e fruizione dei dati raccolti e trasmessi. Tale sistema consente, quindi, di verificare l’effettivo itinerario seguito dal mezzo, valutare eventuali comportamenti sospetti come variazioni di percorso, soste prolungate, attraversamenti di aree protette, di aree carsiche, di buffer di corsi d’acqua, lame e gravine, etc., analizzare i parametri attinenti al rischio ambientale collegato al trasporto di rifiuti solidi e liquidi allo scopo di poter considerare la tutela dell’ambiente tra gli elementi di valutazione per la scelta degli itinerari, etc.

Le attività di tracciamento dei materiali o dei trasporti generano quantitativi particolarmente significativi di dati, che possono essere proficuamente gestiti attraverso tecnologie di Data Mining e di Knowled­ge Discovery.

 “Nel nostro Paese, c’è ancora molto da fare nel settore dei rifiuti”, conclude Giuseppe Cavarretta, direttore del Dta Cnr  “spetta alla comunità scientifica sviluppare la conoscenza per favorire  la rapida applicazione  di nuove tecnologie e sono molti i ricercatori, che possono concorrere a realizzare questi obiettivi.

“Ma è anche importante sottolineare”, prosegue il direttore “che  la  nuova direttiva sui rifiuti 2008/98 stabilisce con chiarezza che la gestione dei rifiuti deve essere conforme a una “gerarchia” che ponga in ordine di priorità prevenzione, riuso, riciclaggio, altre forme di recupero e infine smaltimento".

 

Roma, 15 aprile 2009

La scheda

Chi: Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr e Centro internazionale alti studi universitari (Ciasu) del Politecnico di Bari

Che cosa: sistema integrato per  la tracciabilità dei rifiuti illeciti

Per informazioni: Vito Felice Uricchio,  Irsa-Cnr tel. 0805820532; e mail     vito.uricchio@ba.irsa.cnr.it

Giuseppe Cavarretta, direttore Dta-Cnr, tel. 06/4993.3846, e-mail giuseppe.cavarretta@cnr.it  direttore.dta@cnr.it;

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