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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

 

COMUNICATI:

Dimagrire con un gel

Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord

Un gene contro tumore cerebrale dei bambini

Batte in un paziente tedesco il primo cuore artificiale italiano

Vecchia Italia del XXI secolo

Nasce la prima aula di udienza virtuale

Hi-tech Cnr per i Beni Culturali

La casa di legno supera la prova del fuoco

I profumi di Afrodite e i segreti dell'olio

La Lis protagonista per tre giorni a Verona

Sottovalutato il rischio insufficienza renale

Epidemia spam in Italia

Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori

Nasce la medicina per l'apnea... lunare 

 Un laboratorio mobile per i beni culturali

Un libro, tre religioni, le donne

Dna, cibo e culture dell'uomo preistorico

Per curare il cancro ci vuole metodo

Vigili Urbani, pronti ma non nel traffico

Le nuove frontiere di GRASS

Dai boschi una possibilità di energia pulita

Un anticorpo alleato contro il dolore

I Centri diurni di salute mentale a Roma

La Cattedrale digitale nella Piazza dei Miracoli a Pisa

Tendenza ad ingrassare? Colpa del gene CB1

L'Italia nella rete mondiale di ricerche ecologiche

A Catania la seconda tappa di Eureka

Designazione dei rappresentanti dell'ESF

Tecnologie "made in Italy"

Rischio esodo per l'Africa occidentale

Turismo in Italia: è la cultura ad attirare di più

Suono al servizio dell'architettura sacra

Arriva VCS, il sondaggista automatico

Giustizia in Europa: il CNR accorcia i tempi

Aree inquinate: ambiente a rischio. E la salute?

La morte cerebrale è ancora vita?

Il precariato nel lavoro scientifico

Come abbinare l'olio? Lo spiega il CNR

Protocollo d'intesa CNA-CNR

Un codice a barre per le opere d'arte

L'archeologo che non scava

Ottimismo, questione di geni

CNR e Federlegno-Arredo

Un collirio contro l'alzheimer

Cellule staminali dal riccio di mare

Il Dvd? ora gira a idrogeno

Una possibile via verso la fusione

La scienza preoccupa i giovani e non li informa

 

Dimagrire con un gel

 

Dall’Imcb-Cnr un nuovo materiale super assorbente, in grado di assorbire liquidi fino a 1000 volte il suo peso iniziale, che verrà prodotto in capsule da ingerire prima dei pasti insieme ad acqua per generare senso di sazietà. Un originale contributo per la lotta contro l’obesità

 

Per combattere l’obesità ora basta una pillola. Una capsula contenente un idrogelo superassorbente da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d’acqua e il senso di fame sparisce. Lo promettono i ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli che hanno messo a punto e sperimentato con successo un idrogelo in grado di assorbire fino ad un litro di acqua per grammo di materiale secco.

“Il prodotto, agendo come bulking agent, genera un senso di sazietà nello stomaco, riempiendone una porzione senza assorbimento da parte dell’organismo”, spiega Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr che ha condotto la ricerca in collaborazione con il prof. Luigi Nicolais, docente dell’Università Federico II di Napoli e attualmente ministro della Funzione pubblica e innovazione, e con Alessandro Sannino, giovane ricercatore dell’Università di Lecce. “L’idrogelo, poi, segue il normale percorso alimentare fino all’espulsione naturale”.

Il risultato della scoperta è il frutto di oltre 10 anni di studi nel campo delle tecnologie dei materiali, nella quale l’Italia ha competenze di primo piano. Investimenti importanti con partner industriali hanno condotto a precedenti brevetti relativi a idrogeli superassorbenti e licenze per varie applicazioni. Grazie al finanziamento del Miur ed all’investimento di Quantica e di State Street, l’idrogelo superassorbente verrà prodotto in forma di polvere da alloggiare all’interno di capsule da ingerire prima dei pasti, seguite da due bicchieri d’acqua. La totale biocompatibilità e la non interazione con l’organismo umano non fanno rientrare l’idrogelo nella categoria dei farmaci.

“Lo sviluppo del prodotto è in fase avanzata”, sottolinea Luigi Ambrosio. “La sperimentazione avrà una durata di 12 mesi ed è già in corso presso il Policlinico Gemelli di Roma. Se i risultati verranno confermati, inizierà il lancio commerciale che sarà sempre sostenuto dagli investitori, Quantica e State Street, i quali valuteranno anche l’ingresso di partner industriali”. L’investimento di Quantica e State Street è mirato a realizzare test su vasta scala e ottenere le certificazioni europea (marchio CE) e americana (marchio Fda) per la commercializzazione.

Lo studio costituisce un originale contributo al problema del sovrappeso e dell’obesità, che sono diventati una grave minaccia alla salute anche perché associati a un rischio molto elevato di sviluppare diabete, ipertensione, infarto del miocardio, ictus cerebrale, osteoartrosi ed alcune forme di cancro. In Italia il problema del sovrappeso coinvolge 16 milioni di persone, di cui 4 milioni sono classificati come obesi. In America ci sono 60 milioni di obesi e il 20% di tutti i bambini americani, mentre il 25% della popolazione è costantemente a dieta e il 40% saltuariamente.

Per questo brevetto, depositato nel 2004, Academica Life Science ha già vinto la Start-Cup competition del 2004 quale migliore proposta spin-off dell’Università Federico II di Napoli. Academica Life Science è partecipata da Alessandro Sannino, promotore, imprenditore e Amministratore Delegato della società; gli altri due detentori della proprietà intellettuale, che avranno un ruolo non operativo, sono il dr. Ambrosio e il prof. Nicolais. Quantica SGR, tramite il fondo Principia, ha acquisito il 40% mentre State Street, tramite il fondo Fondamenta, il 9%. La società ha sede a Napoli.

Roma, 30 marzo 2007

Sono disponibili foto per i giornalisti

La scheda

Chi Istituto per i materiali compositi e biomedici, Cnr di Napoli

Che cosa: idrogelo in grado di assorbire i liquidi e dare senso di sazietà

Informazioni: Luigi Ambrosio, Imcb-Cnr,  tel  081/7682513

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/48_MAR_2007.HTM

 

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Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord

La spaccatura evidenziata al convegno su ‘Cittadinanza, identità ed immigrazione’ tenutosi al Cnr.

I clandestini sono il 16% degli stranieri, ma ci sono segnali positivi: le aziende non li assumono solo per risparmiare, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa.

Gli immigrati in Italia sono 3.357.000, circa il 7% della popolazione, di cui 539mila gli irregolari (16%). Provengono soprattutto da Albania (13,7% del totale), Romania (13%), Marocco (12,2%). La maggior parte, più del 50%, lavora nel settore dei servizi, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa. Sono alcuni dati emersi da una ricerca, condotta dalla Fondazione Ismu -Iniziative e studi sulla multietnicità - su commissione del Ministero del Lavoro, presentata dal prof. Gian Carlo Blangiardo dell’Università di Milano-Bicocca, nel corso del convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), a cura dell’Apre-Agenzia per la ricerca europea.

“Cittadinanza, identità ed immigrazione”, ha commentato Pierre Vallette, capo unità Ricerca nelle scienze socio-economiche e umane dell’Unione Europea, “sono ai primi punti nell’agenda della Ue, e la loro importanza oggi è ancora maggiore rispetto al passato. Rafforzare le conoscenze è essenziale anche per lo sviluppo politico, che deve tenere conto dei risultati della ricerca”. “Attenzione però a non postulare una superiorità della comunità scientifica rispetto ai policy makers, o ad assegnare ai ricercatori una funzione di problem solving” ha osservato Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr e presidente del Comitato scientifico dell’Apre: “Come il convegno ha mostrato sono invece importanti il confronto reciproco e l’interlocuzione, capaci di produrre stimoli sia per l’azione di intervento sia per quella di ricerca”.

Dagli altri dati esposti durante l’incontro, emerge che nel Sud Italia si registra il più alto tasso di irregolarità: sui 495mila stranieri presenti sul territorio, 133mila sono irregolari, il 27%. Il maggior numero di immigrati che hanno regolarizzato la propria posizione si registra invece nel Centro Nord dove il reddito medio è anche più alto: 1.041 euro mensili per gli uomini e 763 per le donne, mentre nel Mezzogiorno è rispettivamente di 657 e 566 euro e la media nazionale è di 1.002 e 743 euro. Inoltre, al Nord si concentra circa il 65% degli immigrati assunti regolarmente, un quarto dei quali risiede al Centro e solo il 10% nel Mezzogiorno.

Ai datori di lavoro che hanno regolarizzato nel 2002 uno o più stranieri è stato chiesto quali fossero i motivi che li hanno portati a dare lavoro a un immigrato. Ha riposto: “Per far fronte a un fabbisogno immediato dell’azienda” il 46,7%; “era un lavoratore con molta voglia di lavorare” il 40,6; “non erano disponibili altri lavoratori adatti a quel tipo di impiego” il 36,9%; solo il 10,5% “perché costava meno” e perché può “essere licenziato in qualsiasi momento” lo 0,5%. Mentre Raffaella Milano, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, ha sottolineato la presenza “solo a Roma” di “7.000 imprenditori stranieri, oltre che di 157 diverse nazionalità nelle scuole, tra i bambini”.

Quasi il 40% degli stranieri occupati ha un titolo di studio, abbastanza alto ma poco riconosciuto per l’attività lavorativa. Aumentano gli immigrati proprietari di case: il 10,9% degli extracomunitari ne ha acquistata una, anche perché banche e agenzie immobiliari hanno acquisito una certa fiducia e hanno creato, spesso, dei pacchetti-mutuo ‘ad hoc’ per le diverse nazionalità.

Il tasso di irregolarità è fortemente condizionato anche dalla macroarea di provenienza: in testa con il 19% gli est-europei, seguiti da Africa subsahariana (16%), mentre sono sotto la media nazionale America Latina, Nord Africa, Asia-Oceania. Le percentuali si alzano ulteriormente tra i presenti nel Sud Italia, dove si arriva al 29% dei provenienti dall’Europa orientale, seguiti da subsahariani (28%) e latino-americani (27%). Intervenuto al convegno organizzato, presso il Cnr, dall’Apre, il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha sottolineato come il disegno di legge sulla cittadinanza attualmente oggetto “di discussione nella maggioranza” punti proprio al “riemergere dall’irregolarità” e come “la propensione a delinquere degli immigrati regolari” sia “inferiore alla media degli italiani”.

Roma, 28 marzo 2007

La scheda

Che cosa: Convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) a cura dell’Apre - Agenzia per la ricerca europea

Per informazioni: Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma, tel. 06.4993.2873

Il comunicato originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/46_MAR_2007.HTM

 

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Un gene contro tumore cerebrale dei bambini

  

Ricerche condotte dall’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr  hanno permesso di individuare il ruolo antitumorale del gene PC3/Tis21 nella cura e prevenzione del medulloblastoma, uno dei tumori più frequenti nell’infanzia

Una nuova scoperta fa sperare di riuscire a combattere il medulloblastoma, uno dei tumori più frequenti nell’infanzia e più refrattario al trattamento chirurgico e farmacologico. Grazie alle ricerche, portate avanti in un laboratorio dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche, presso il Centro di Ricerche Europeo del Cervello a Roma, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza e l’ENEA, è stato accertato il ruolo antitumorale del gene PC3/Tis21.

“La specie di neuroni più abbondante del cervelletto, i granuli”, spiega Felice Tirone, ricercatore dell’Inmm, “deriva da precursori neuronali, che sono le cellule da cui provengono i neuroni adulti, localizzati nel romboencefalo, la parte posteriore del cervello dove è situato il cervelletto. La proliferazione dei precursori dei granuli è massima nel periodo immediatamente successivo alla nascita e determina lo sviluppo del cervelletto nella sua morfologia adulta. Il controllo della proliferazione dei precursori dei granuli è quindi critico – dato il loro massiccio sviluppo – e può andare incontro a malfunzioni che si ritiene siano all’origine del medulloblastoma, un tumore solido a maggior frequenza tra i bambini (15%), molto refrattario al trattamento chirurgico e farmacologico, che riesce a curare solo il 60% dei pazienti a prezzo di gravi effetti collaterali permanenti dovuti ai trattamenti aggressivi.”.

Ricerche svolte nello stesso laboratorio del Cnr avevano già evidenziato la capacità del gene PC3/Tis21 di accelerare nei precursori dei granuli il passaggio da una condizione proliferativa ed immatura ad una condizione differenziata e matura.

Il proseguimento di queste ricerche - finanziate da Compagnia San Paolo di Torino e Ministero della Università e Ricerca e pubblicate su ‘FASEB Journal’ - ha ora permesso di accertare che l’azione antiproliferativa e differenziativa di PC3/Tis21 sui precursori dei granuli previene l’insorgenza del medulloblastoma. “Queste ricerche sono state condotte in un modello animale di medulloblastoma – un topo privo del gene Patched1 – nel quale il livello di espressione del gene PC3/Tis21 nei precursori dei granuli è stato aumentato, grazie ad un incrocio con un topo transgenico PC3/Tis21”, riferisce Tirone, “e si è così osservato che l’insorgenza di medulloblastomi viene dimezzata. Si è anche accertato che l’espressione di PC3/Tis21 è frequentemente ridotta nei medulloblastomi umani, il che suggerirebbe un coinvolgimento del gene nella patologia umana”.

L’ipotesi che si è formulata per spiegare questi risultati è che PC3/Tis21, favorendo una ridotta proliferazione e un aumentato differenziamento dei precursori neuronali dei granuli – attraverso il controllo di geni sia del ciclo cellulare che neuronale - ne impedisca la trasformazione neoplastica nelle situazioni di eccessiva proliferazione durante lo sviluppo, dovute ad esempio ad eccesso di stimolazione da parte di fattori che inducono la crescita dei precursori dei granuli, come Sonic Hedgehog - molecola che nei vertebrati gioca un ruolo chiave nella proliferazione e nella determinazione dell’identità cellulare durante lo sviluppo dell’embrione.

La terapia genica locale del medulloblastoma è ad uno stadio ancora sperimentale, ma questi risultati lasciano sperare che le peculiari caratteristiche di PC3/Tis21 quale tumor-suppressor del medulloblastoma possano essere sfruttate in quella direzione.

Roma, 27 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, Roma

Che cosa: ricerche che hanno permesso di individuare il ruolo antitumorale del gene PC3/tis21 nella cura e prevenzione del medulloblastoma

Dove: i risultati delle ricerche sono stati pubblicati su “FASEB Journal” (autore Felice Tirone, Inmm-Cnr, coautori: Simona Pazzaglia, Enea CR-Casaccia – Roma; e-mail: pazzaglia@casaccia.enea.it; Alberto Gulino. Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, Università La Sapienza, Roma; e-mail: alberto.gulino@uniroma1.it

Per informazioni: prof. Felice Tirone, Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr di Roma, tel. 06-50170.3184, e-mail: tirone@inmm.cnr.it

 

Il comunicato originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/45_MAR_2007.HTM

 

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Batte in un paziente tedesco il primo cuore artificiale italiano

 

68 anni, affetto da grave scompenso cardiaco, operato con successo. Grazie a BestBeat, il nuovo e innovativo dispositivo made in Italy, nato nei laboratori CNR di Pisa e prodotto da NewCorTec, una speranza per oltre 100.000 pazienti l’anno

 

E’ iniziata con successo nel Centro Cardiochirurgico dell’Università di Bochum a Bad Oeynhausen (uno dei maggiori al mondo) la sperimentazione clinica del dispositivo di assistenza cardiaca BestBeat, il primo cuore artificiale italiano nato nei laboratori CNR di Pisa e prodotto da NewCorTec, impiantato su un paziente tedesco di 68 anni.

Il dispositivo di assistenza cardiaca resta l’opzione più concreta come “ponte al trapianto”, considerando che a fronte di 100 mila malati l’anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000. Per molti pazienti non candidabili al trapianto, inoltre, l’impiego del dispositivo BestBeat come “terapia di assistenza permanente” può fornire una risposta efficace a un bisogno finora largamente insoddisfatto. Il dispositivo italiano contiene però elementi innovativi tali da renderlo anche prezioso come strumento che consenta di iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca, laddove le condizioni del paziente lo permettano: in questo senso può essere considerato anche un “ponte al recupero” del cuore malato.

 “Il primo impianto del ventricolo artificiale (VAD) ‘BestBeat’ prodotto dalla NewCorTec costituisce finalmente il punto di partenza della sperimentazione clinica del ‘cuore artificiale’ italiano, che continuerà nei prossimi mesi con gli ulteriori impianti in Francia e nei centri italiani, in attesa dell’autorizzazione del Ministero della Salute” afferma con soddisfazione Luigi Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. “Ma l’impianto costituisce anche il punto di arrivo di un’avventura, iniziata quasi trent’anni fa al CNR insieme con FIAT e Società di Ricerca Tecnobiomedica, poi sviluppata con le risorse del MIUR, fino alla realizzazione e alla sperimentazione dei dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa e alla brevettazione e produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno”. Il dispositivo, insomma, raccoglie l’eredità di una ricerca e di una tecnologia tutta italiana, che ha raggiunto posizioni di leadership internazionale nelle tecnologie in cardiologia. “Tuttavia l’aspetto più importante è che BestBeat, rispetto ai VAD già presenti sul mercato, rappresenta l’espressione di una concezione e di una progettazione assolutamente innovativa”, conclude il prof. Donato.

L’unione delle competenze professionali del mondo dei ricercatori del CNR e delle università italiane, con le professionalità gestionali e finanziarie del privato ha raggiunto un obiettivo molto importante per il Paese”, precisa Roberto Aguiari, presidente di Quantica SGR Spa, mentre l’a.d. Pierluigi Paracchi aggiunge: “Questo primo impianto sull’uomo di un cuore artificiale tutto made in Italy rappresenta il successo di un modello di finanziamento che sembrava inapplicabile in Italia. Dopo il cuore abbiamo finanziato cellule e proteine per curare malattie neurodegenerative e dolore neuropatico, materiali contro l’obesità, algoritmi per motori di ricerca di nuova generazione e processi green per smaltire rifiuti”.

La sperimentazione clinica del dispositivo, che si protrarrà per circa un anno, coinvolge oltre al centro cardiochirurgico tedesco Herz - und Diabeteszentrum di Bad Oeynhausen, dell’università di Bochum, nella regione della Ruhr, due centri francesi e quattro centri italiani (Ospedali Riuniti di Bergamo, Centro Cardiochirurgico del CNR di Massa, Ospedale Niguarda di Milano e Policlinico San Matteo di Pavia). Dopo questa prima serie di impianti, la società conta di ottenere la certificazione europea del dispositivo (marchio CE) entro la primavera del 2008.

Esprime il proprio apprezzamento Fabio Pistella, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “Quest’importante risultato dimostra che il CNR ha la competenza scientifica e la capacità progettuale, radicate nel passato, ma anche una positiva dinamica verso il futuro per realizzare la sua missione di creare valore per le imprese e i cittadini attraverso le conoscenze generate dalla ricerca”.

Roma, 22 marzo 2007

     La scheda

Chi Istituto di fisiologia clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa; NewCorTec

Che cosa: BestBeat il ‘cuore artificiale’ italiano,

Informazioni: prof. Luigi Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, tel. 050/3152000-1, 050/502075

La notizia originale si trova alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/44_mar_2007.htm

 

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Vecchia Italia del XXI secolo

L’Italia è tra i paesi al mondo dove si fanno meno figli, dove si vive più a lungo coi genitori, dove sono maggiori la longevità e l’invecchiamento.

L’immigrazione è in fase di grande effervescenza. Questa la fotografia del “Rapporto sulla popolazione” presentato all’Irpps-Cnr dal Gruppo di coordinamento per la demografia della Società italiana di statistica.L’Italia cresce, ma solo grazie al contributo straniero

 

Tra il 2002 ed il 2005 la popolazione è cresciuta in media di circa 440 mila unità l’anno, ma le previsioni dei demografi non sono state contraddette: il saldo negativo tra nascite e morti è stato di circa 15 mila l’anno. La crescita è dovuta soprattutto all’iscrizione in anagrafe di mediamente di 305 mila stranieri l’anno, dovuta alle regolarizzazioni collegate alla Legge “Bossi-Fini” e a nuove entrate immigratorie.

Il dato sull’immigrazione è uno dei più eclatanti messi in luce dal “Rapporto sulla popolazione italiana – L’Italia all’inizio del XXI secolo”, realizzato dal Gruppo di coordinamento per la demografia della Società italiana di statistica con il contributo scientifico di diversi suoi aderenti, e curato da Giuseppe Gesano, dirigente di ricerca dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, da Fausta Ongaro, ordinario di Demografia all’Università di Padova, e da Alessandro Rosina, associato di Demografia all’Università Cattolica di Milano. Il Rapporto, edito da Il Mulino, viene presentato domani, giovedì 22 marzo, alle 16.00, presso la sede dell’Irpps-Cnr, Roma – Via Nizza 128.

Tra il 2002 ed il 2005 sono nati in Italia circa 170 mila bambini figli di madre straniera, che costituiscono poco meno dell’8% del totale delle nascite, percentuale che è in rapida crescita, così come lo è la popolazione straniera: inferiore allo 0,6 per cento nel 1991, quadruplicata al 2,3 per cento nel 2001, è oggi quantificata tra i 2,7 (4,5% dei residenti) ed i 3,5 milioni (6%), se si comprende una stima degli irregolari, con la quota più significativa nel Nord-est: 6,6 per cento.

Gli stranieri contribuiscono anche a ridurre l’invecchiamento nazionale: senza di loro, gli ultra65enni avrebbe già superato il quinto della popolazione. La loro età media è di 31 anni, contro i 43 dei cittadini italiani, e la loro fecondità è doppia di quella italiana: nel 2004, per le donne straniere il numero medio finale di figli è stimato in 2,61, mentre per le italiane è pari a 1,26. La minore incidenza di persone anziane determina che il tasso di mortalità tra gli stranieri sia circa dieci volte inferiore a quello italiano (1,2 per mille contro 10,1).

“Dal punto di vista demografico, la vitalità di una popolazione si misura dalla capacità di rinnovare se stessa, cioè dal fatto che ciascuna generazione riesca a produrre, nel corso della sua vita feconda, un numero di figli pari almeno al suo ammontare”, spiega Giuseppe Gesano dell’Irpps-Cnr. “Ciò non avviene, in Italia, da circa trent’anni, e se nel frattempo la popolazione ha continuato a crescere (debolmente) lo si deve alla struttura ereditata dal passato (ancora molte le persone in età riproduttiva) e all’allungamento della vita media (+8,2 anni per gli uomini e +7,5 per le donne)” e all’immigrazione dall’estero.

L’Italia è il paese con la maggiore quota di popolazione anziana: le stime dell’Onu al 2005 danno gli ultra65enni al 20% dell’intera popolazione, gli ultimi calcoli Istat 2006 al 19,8%. Agli inizi degli anni ‘90 la quota nell’Unione europea si aggirava ovunque intorno al 15%, con Italia e Spagna un po’ più ‘giovani’. Nel 2005 l’Italia ha superato la Germania ed è diventata prima per ‘grandi vecchi’ (over 80, 5,1%). Nel futuro, il divario si accentuerà. La vita media delle donne è di oltre 83 anni, quella maschile oltre i 77.

Gran parte della riproduzione da noi passa ancora attraverso l’uscita dei giovani dalla famiglia solo in coincidenza o prossimità del matrimonio. Questo processo si è rallentato di molto. Il diffondersi di studio e lavoro tra le giovani donne, a differenza di altri paesi avanzati, viene vissuto come un ostacolo alla formazione delle unioni ed alla messa al mondo di figli.

Nei soli dieci anni che vanno dal 1993 al 2003”, afferma Alessandro Rosina, dell’Università Cattolica di Milano, “nella cruciale fascia d’età tra i 25 ed i 34 anni, gli uomini che avevano una famiglia con figli sono scesi da uno su tre a uno su cinque, e le donne da oltre la metà a poco più di una su tre”. Negli ultimi trent’anni l’età media al primo matrimonio è infatti aumentata di 5,5 anni per le donne e di 4,2 per gli uomini, raggiungendo rispettivamente i 29,4 ed i 32,2 anni. Nel frattempo, la maggior parte dei giovani non sposati continua a vivere coi genitori: il 38% del totale dei maschi 30-34-enni ed il 21% delle loro coetanee.

In conseguenza dei ritardi accumulati in tutto il processo di formazione di una propria famiglia questi pochi figli si fanno tardi: l’età media della donna alla nascita dei figli è di 30,8 anni (31,1 per le italiane e 27,4 per le straniere). “Si è accentuata la tendenza ad avere figli in età relativamente elevata.”, scrive Fausta Ongaro dell’Università di Padova, “Nel 1995 i nati si dividevano pressoché equamente tra nati da donne con meno di trent’anni e nati da donne che avevano superato questa soglia; dieci anni dopo questo secondo gruppo diventa nettamente predominante (62 per cento).”

Meno diversi fra noi, più vicini al resto d’Europa

Tra Mezzogiorno e Centro-nord è in atto un processo di convergenza. In primo luogo di fecondità: rispetto alle tradizionali differenze, 1,06 figli per donna al Nord contro 1,43 nel Mezzogiorno ancora nel 1995, nel 2005 entrambi sono a 1,32, grazie soprattutto all’apporto degli immigrati nelle regioni settentrionali. Nella mortalità, invece, il Nord ha colmato il precedente svantaggio a favore delle regioni meridionali, grazie a un guadagno nella sopravvivenza maschile (+2,6 anni nella speranza di vita a 65 anni tra il 1991 ed il 2005) maggiore di quello del Sud (+2,1 anni) e attribuibile soprattutto alla maggior contrazione della mortalità per malattie del sistema circolatorio e per tumori riscontrata nel Centro-nord. Il ritardo del Sud si manifesta anche nella speranza di vita in buona salute, più lunga al Centro-nord, sia per gli uomini (circa 4 anni a 65 anni al Centro-nord contro 2,8 nel Mezzogiorno) sia per le donne (3,6 contro 2,5 anni). La speranza di vita libera da disabilità per gli uomini già arrivati al 65° anno è di 14 anni circa nel Nord-est ed al Centro, 13,7 nel Nord-ovest e 13,1 nel Mezzogiorno, ma è molto più breve per le donne 65enni del Sud (13,5 anni) rispetto a quelle che vivono nel Nord-est (16,4 anni).

La debolezza economica del Mezzogiorno emerge ancora con un saldo negativo nelle migrazioni, se pur debole (tra i -40 ed i -50 mila l’anno), e con una minore attrazione nei confronti degli immigrati dall’estero che vi si insediano regolarmente (6,2% del totale della popolazione al Centro-nord contro l’1,5% nel Mezzogiorno). Gli immigrati arrivano ora soprattutto dall’Europa orientale (un terzo delle presenze sulle prime 15 nazionalità), e le loro durate di presenza sono ancora brevi rispetto a quelle dei flussi ‘storici’ di filippini, tunisini, senegalesi e marocchini, ma una parte di loro manda segnali di insediamento definitivo richiamando o formando famiglia e facendo figli (le ‘seconde generazioni’, cioè i nati in Italia da almeno un genitore straniero, sono valutate in tutto tra le 550 e le 650 mila unità all’inizio del 2007).

All’avanguardia per durata della vita e longevità, la popolazione italiana è in ritardo rispetto agli altri paesi europei nell’evoluzione delle forme famigliari e di convivenza e nei modelli riproduttivi. Scarsa diffusione di giovani che vivono da soli (6,4% delle donne 25-34-enni; ma Milano quasi un quarto degli uomini 35-44-enni) o con altri coetanei, meno del 30% (anche se in rapida crescita), le coppie che convivono a fronte del 60-95% rilevato nell’Europa settentrionale già a metà degli anni ’90. Anche matrimoni civili (più di uno su tre nel 2005), le separazioni ed i divorzi sono in aumento, ma si scioglie solo un matrimonio su sette, quando in altri paesi europei ciò avviene per un terzo/metà delle unioni. Ne consegue che sono poche le famiglie di un solo genitore con figli piccoli (662 mila), gli sposi in ‘seconde nozze’  (8%) e le famiglie ‘ricostituite’ (721 mila). I nati da genitori non coniugati, raddoppiati negli ultimi dieci anni, sono ancora meno del 15% (20% in Emilia Romagna), quando in diversi paesi europei hanno superato i figli di coppie legalmente coniugate.

“Il problema dell’invecchiamento della popolazione va affrontato con idee innovative, capaci anche di sacrificare preconcetti e privilegi, e considerando gli immigrati stranieri, come in altri paesi, una componente stabile della popolazione mediante specifici interventi di integrazione e riconoscimento , specie per le ‘seconde generazioni’”, conclude Giuseppe Gesano dell’Irpps-Cnr. “Va inoltre facilitato ed accelerato il percorso di autonomia dei giovani sul piano della formazione e della crescita della famiglia, dando spazio anche alle sue nuove forme. Devono, infine, essere ridotti i divari tra Nord e Sud, specie nella cura della salute e nella opportunità di lavoro per una popolazione che nel Mezzogiorno è più giovane”.

Roma, 21 marzo 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr)

Che cosa: Presentazione del Volume “Rapporto sulla popolazione italiana - L’Italia all’inizio del XXI secolo”, a cura di Giuseppe Gesano, dirigente di ricerca dell’Irpps-Cnr, Fausta Ongaro, ordinario di Demografia – Università di Padova, Alessandro Rosina, associato di Demografia – Università Cattolica di Milano, edizioni Il Mulino

Quando: 22 marzo 2007, ore 16.00

Dove: Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr), Roma –Via Nizza 128

Per informazioni: Giuseppe Gesano, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr), tel. 06.4993.2825, g.gesano@irpps.cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/43_mar_2007.htm

 

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Nasce la prima aula di udienza virtuale

 

Le tecnologie informatiche per la giustizia italiana oggetto di un convegno promosso dall’Irsig-Cnr, che illustrerà alcuni applicativi sviluppati nel progetto “Astrea”: il Court Technology Laboratory e un’analisi giurimetrica on-line su 32.000 sentenze.

 

Da diversi anni le tecnologie informatiche promettono di rendere la giustizia più efficace, efficiente e trasparente. Il convegno “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la giustizia”, promosso dall’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Consiglio nazionale delle ricerche e che si svolgerà il 23 marzo prossimo a Roma, presso la sede del Cnr in p.le Aldo Moro 7 (inizio ore 10,30), vuole fare il punto della situazione e presentare i risultati del Progetto Miur “Astrea”, coordinato dall’Irsig-Cnr di Bologna. “Il nostro scopo”, spiega il prof. Giuseppe Di Federico, direttore dell'Irsig-Cnr, “è stato quello di sviluppare per la giustizia italiana strumenti tecnico-informatici all’avanguardia che garantissero ai cittadini una maggiore sicurezza e tutela dei propri diritti, come previsto dal Programma nazionale di ricerca”.

Tra i risultati di eccellenza di Astrea c’è il "Court Technology Laboratory" (CTLab), il primo esempio di laboratorio per le tecnologie applicate alla giustizia in Europa, una vera e propria aula di udienza virtuale, realizzata presso l’Ufficio del giudice di pace di Bologna. “Il CTLab”, spiega Davide Carnevali, ricercatore dell’Irsig, “è un ambiente di 10 metri per 5, provvisto di una struttura tecnologica multimediale con configurazione modulare: impianti per la trasmissione dati e per la gestione di collegamenti video-audio, sistema microfonico conference, telecamere multiple con punti di ripresa verso ogni postazione, predisposizione per videoconferenze e streaming video... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/42_mar_2007.htm

 

Roma, 21 marzo 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari del Cnr di Bologna

Che cosa: Convegno Astrea: Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la giustizia

Dove: Consiglio Nazionale delle Ricerche, P.le Aldo Moro, 7 – Roma (Aula Marconi)

Quando: 23 marzo 2007, ore 10,30

Per informazioni: Giuseppe Di Federico, direttore Irsig-Cnr Bologna, 051/2756211, e-mail dif@irsig.cnr.it, Davide Carnevali, Irsig, Cnr, tel. 051/2756229, e-mail davide.carnevali@irsig.cnr.it, Marco Fabri, Irsig, Cnr, tel.051/2756217, e-mail marco.fabri@irsig.cnr.it

 

 

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Hi - tech Cnr per i Beni Culturali

Salone dell’Arte del Restauro

Padiglione 3  (posizione D8-E7, lungo la

Ferrara dal 22 al 25 marzo 2007

 

Raggi laser, risonanza magnetica, nuovi materiali,  tecnologie per il monitoraggio e l’analisi non distruttiva, strumentazioni per restauri e  ricostruzioni virtuali.

E’ il ricco bagaglio hi-tech con cui il Dipartimento Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche approda al Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, che si terrà a Ferrara dal 22 al 25 marzo 2007.

Nate nei laboratori dall’incontro di numerosi ambiti disciplinari, le strumentazioni e metodologie del Cnr sono tutte votate alla scarsa invasività e all’indagine in situ per ‘curare’ e riportare  alla bellezza originaria i monumenti.

Il Dipartimento del Cnr, che ha iniziato ad essere operativo dal 2006” spiega il direttore Maria Mautone “si pone come l’unico in Italia che, al di là del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, possa vantare al suo interno un ventaglio tanto ampio di saperi e tecnologie in tema di patrimonio storico artistico. Il Dipartimento vuol essere un’interfaccia tra le componenti della ricerca umanistico-scientifica-tecnologica e i soggetti pubblici e privati che operano nel settore, per attuare una sinergia e una integrazione di competenze finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione dei beni culturali. Con questo evento intendiamo aprire uno spazio interattivo che veda i visitatori del Salone come protagonisti di un confronto con i ricercatori del Cnr attraverso lavori scientifici relativi a tre aree tematiche: diagnostica e nuove metodiche di indagine; sperimentazioni conservative e interventi di restauro; tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

 

Nel campo della diagnostica, una delle ultime novità è Susi, un sensore di  umidità e salinità  nato presso l’Istituto di fisica applicata ‘Nello Carrara’ (Ifac) di Firenze, che sfruttando una tecnica basata sulle microonde, permette di misurare il livello di umidità negli intonaci fino a due centimetri. Dagli stessi laboratori fiorentini arriva anche uno strumento che, utilizzando la radiazione elettromagnetica, effettua la scansione ad alta risoluzione su opere pittoriche per identificare la costituzione dei materiali compositivi e per scoprire disegni preparatori e pentimenti d’autore.

Con lo spettrometro XRF portatile, progettato e assemblato presso l’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc), grazie alla fluorescenza X, si può conoscere direttamente la composizione elementare dei metalli, come nel caso del Pugile del Museo Nazionale Romano, dei Bronzi di Porticello del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria e delle monete del Tesoro di Misurata in Libia. Prove non-distruttive sono state effettuate anche sul Teatro romano di Aosta con il metodo GPR (Ground Penetrating Radar) e sulla Torre dei Capocci di Roma, mentre rilievi scanner laser eseguiti dall’Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam) hanno permesso di ricostruire le modalità di assemblaggio del rosone della romanica cattedrale di Troia per avviarne il restauro.

Se ci si sposta a Pisa, le tecnologie  laser scanner 3D hanno riprodotto virtualmente la Cattedrale, ricostruita per superfici,  grazie a circa 390 milioni di triangoli.

Gli studi diagnostici del Cnr non tralasciano i meccanismi che interessano l’interazione tra l’ambiente, in particolare il clima, e il patrimonio culturale, per il controllo dei quali è stato realizzato dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) il Dew Point Sensor’ contro i fenomeni di condensa che interessano, ad esempio, i monumenti megalitici di Malta e le vetrate delle cattedrali gotiche.

 

L’ambito delle sperimentazioni conservative e degli interventi di restauro vede tra i protagonisti la Pala del Romanino, presso i Musei civici di Padova, la vetrata di Duccio nell’ Abside del Duomo di Siena, con indagini chimico analitiche, rispettivamente sui colori e il vetro, ad opera dell’Istituto di chimica inorganica delle superfici (Icis), e il Bedestan, antica chiesa gotica, il cui recupero affidato all’Itabc si lega alla valorizzazione e riqualificazione  di un’area storicamente stratificata nel centro di Nicosia a Cipro.

Lo studio di nuove malte ‘reversibili’ per il restauro dei mosaici e  della coesione dei materiali lapidei è indirizzato a una conservazione preventiva  che si ottiene anche attraverso una buona manutenzione. Non esclusa l’analisi del rischio di vulnerabilità  dei centri storici, grazie ad una metodologia presentata dall’Istituto per le tecnologie della costruzione che si basa sullo sviluppo di un sistema integrato in ambiente GIS in grado di costruire gli scenari di danno in ambiente urbano.

 

Infine, l'incontro tra beni culturali e intelligenza artificiale per la documentazione e la fruizione si realizza, ad esempio, nella ricostruzione del Ninfeo dei Tritoni a Hierapolis, nel paesaggio archeologico dell’antica via Flaminia, per arrivare ai sistemi SIINDA (Istituto per le applicazioni del calcolo) e Arkis (Itabc) capaci di supportare l’esperto nell’analisi del degrado di un monumento e di monitorare lo stato di conservazione del bene.

Continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/41_mar_2007.htm

 

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La casa di legno supera la prova del fuoco

Nuovi e incoraggianti risultati per il progetto Sofie coordinato dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr e finanziato dalla Provincia di Trento. Un edificio ligneo di tre piani supera la prova d’incendio effettuata presso i laboratori giapponesi di Tsukuba

 

 

Dopo il test antisismico del 2006, una nuova prova di resistenza è stata eseguita sulla “casa Sofie”, un edificio a tre piani realizzato interamente con legno trentino proveniente da foreste certificate e costruito con il sistema X-Lam (‘cross laminated timber’, pannelli di tavole di legno incollate a strati incrociati), studiato dai ricercatori dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche di San Michele all’Adige (Tn).

“La casa Sofie è stata sottoposta a una prova di incendio reale presso il Building Research Institute di Tsukuba in Giappone”, spiega Giovanna Bochicchio, responsabile del laboratorio di comportamento al fuoco dell’Ivalsa-Cnr. “Il test ha dimostrato che un edificio realizzato con il sistema X-Lam, completo dei materiali costruttivi di rivestimento tradizionali, può resistere a un incendio della durata di un’ora conservando le sue proprietà meccaniche e lasciando inalterata la struttura portante, senza causare serio pericolo agli occupanti. L’edificio è stato sottoposto a un carico di incendio doppio rispetto a quello normalmente presente in una camera d’albergo. In una stanza posta al primo piano, dotata di due finestre semiaperte e una porta tagliafuoco chiusa, è stato inserito un letto e altre riproduzioni di arredo. Una volta che l’incendio si è pienamente sviluppato, le fiamme sono fuoriuscite dalle finestre, lambendo le pareti esterne, ma le strutture dell’edificio sono state interessate solo marginalmente dall’evento, mentre fumo e fuoco non si sono propagati alle camere vicine e agli altri piani. La prova ha quindi confermato gli esiti eccellenti dei test preliminari già effettuate presso il nostro laboratorio”.

L’aspetto della resistenza al fuoco degli edifici di legno viene studiato con estrema attenzione dagli addetti al settore, visto che rappresenta uno dei problemi principali che ne limitano fortemente l’apertura al mercato edilizio.

Continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/40_mar_2007.htm

 

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I PROFUMI DI AFRODITE E IL SEGRETO DELL’OLIO

Le ultime scoperte archeologiche realizzate  a Cipro dal Cnr in mostra ai Musei Capitolini, dal 14 marzo al 2 settembre 2007. Più di 100 reperti archeologici e 4 essenze preistoriche esposti per raccontare la storia della più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo

È tutta da vedere e da annusare la nuova mostra I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro” che le sale di Palazzo Caffarelli, ai Musei Capitolini di Roma, ospiteranno da domani 14 marzo fino al 2 settembre 2007. Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con il contributo del Centro di Archeologia Sperimentale “Antiquitates” di Blera, l’esposizione è curata dall’archeologa del CNR Maria Rosaria Belgiorno in collaborazione con Pavlos Flourentzos, Direttore del Dipartimento delle Antichità di Cipro.

Quasi 60 reperti provengono dal sito archeologico di Pyrgos nell’isola di Cipro, dove la Missione Archeologica dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (Itabc) del CNR ha portato alla luce la più antica fabbrica di profumi - ad oggi nota - del Mediterraneo. Ben 4 profumi preistorici sono stati ricreati appositamente per la mostra, sulla base di prove di archeologia sperimentale e potranno essere annusati dal pubblico lungo il percorso.

Tutti gli elementi che costituiscono la mostra guidano il visitatore attraverso l’affascinante scoperta, emersa a Pyrgos (sito sul versante meridionale della collina di Mavroraki nell’isola di Cipro), dei resti di un impianto industriale costituito da un vasto edificio di almeno 4.000 metri quadri che risale all’inizio del II millennio a.C.

È stato così dimostrato per la prima volta che nell’estremo bacino orientale del Mediterraneo l’olio d’oliva non veniva prodotto a soli scopi alimentari ma anche come base per la produzione di antichi profumi.

Le otto campagne di scavo - iniziate nel 1998 dalla Missione Archeologica Italiana del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dirette dalla ricercatrice Maria Rosaria Belgiorno - hanno messo in luce fino ad oggi il 30% circa del complesso architettonico.

I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro” racconta una storia, quella di Pyrgos, che nei suoi sviluppi ricorda le vicende di Pompei. Intorno al 1850 a.C. un violento terremoto sorprese gli abitanti del villaggio. Le mura del “polo industriale” crollarono e ricoprirono officine e laboratori. Non è escluso che la totale distruzione dell’edificio e la decisione di abbandonare il sito da parte degli abitanti sia stata causata non solo dall’evento sismico, ma anche da un violento incendio divampato dopo il terremoto, alimentato dall’enorme quantità di olio fuoriuscito dalle giare travolte dal crollo delle strutture murarie.

Come avvenne per Pompei, anche a Pyrgos è bastato scavare sotto un sottile strato di terra per trovare un vero e proprio mondo sigillato. Quando la fabbrica dei profumi fu scoperta, la disposizione dei vasi e delle suppellettili mostrava che al momento del terremoto si stavano producendo diverse essenze profumate. Nel cortile adiacente sono stati trovati preziosi askoi e decine di vasi, bacili, tazze, porta profumi e attingitoi accanto ad una giara e ad altri tre grandi contenitori anforoidi che fanno ipotizzare la presenza di una sorta di luogo di scambio assimilabile ad una vera e propria profumeria.

Anfore, imbuti, brocche, pissidi, incensieri, bracieri, miscelatori e mortai – di cui 12 vetri, 5 alabastra e altri manufatti in ceramica e pietra – sono gli oggetti, provenienti dallo scavo archeologico di Pyrgos e dal Museo distrettuale di Limassol, che costituiranno il cuore di “I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro”.

Alcuni oggetti del corredo vascolare della fabbrica dei profumi sono particolarmente interessanti e curiosi. Primo fra tutti l’apparato distillatorio, composto da 4 grandi vasi in terracotta, che costituisce il primo esempio di alambicco della storia, trovato in situ, di cui sia stata provata la funzionalità attraverso una replica. L’insieme, di enorme importanza storica, retrocede di oltre 2600 anni la conoscenza delle pratiche distillatorie ritenute un’invenzione araba del VII sec. A.C.

Tra gli oggetti di impiego tecnologico ci sono gli imbuti in terracotta, i più antichi finora mai rinvenuti, pressoché identici a quelli usati oggi.

Ma vi sono anche vasi di particolare bellezza come l’anfora con due idoli al posto delle anse, la brocca cosiddetta dei “serpenti”, un pregevole supporto per vaso a ferro di cavallo che era forse adoperato per sostenere sul fuoco vasi nei quali si produceva un profumo speciale, un rarissimo mortaio composto da più di 18 coppelle multiple, trovato vicino ad un bacile incrostato con resina mista ad oppio e una tavoletta di pietra per cosmetici, forse “Kohl, la cui superficie piana mostra un cerchio ellissoidale di abrasione, lasciato dallo scorrimento dell’assicella che mescolava l’Hennè.

La continuità storica attraverso i secoli della produzione dei profumi nel distretto di Limassol è documentata, inoltre, da una serie di bottigliette portaprofumi appartenenti ai periodi storici successivi al terremoto di Pyrgos, fino al periodo bizantino. Tra questi vi sono pregevoli incensieri rinvenuti nel tempio di Afrodite di Amathunte (Limassol) e due statuette di oranti che recano un fiore tra le mani.

Tra i 12 oggetti di vetro si distingue per la sua bellezza una bottiglietta a stampo, con un grappolo d’uva e rose in rilievo, dalle affascinanti iridescenze.

Concludono la mostra alcuni oggetti moderni, utilizzati ancora oggi a Cipro per la produzione di essenze destinate ad uso domestico o liturgico: alambicchi per l’estrazione dei profumi di limone, arancio amaro e rosa.

Lungo il percorso espositivo si potranno poi annusare le fragranze di 4 dei profumi preistorici rinvenuti nelle bottiglie portaprofumi di Pyrgos, ricreati dal Centro di Archeologia Sperimentale “Antiquitates” di Blera.

Attivo già da vent’anni, il Centro di Archeologia Sperimentale Antiquitates, fondato da Angelo Bartoli, è stato il primo ed unico centro di sperimentazione abbinata ai risultati dell’archeologia in tutta Italia. Si occupa non solo della divulgazione della conoscenza archeologica, mediante una serie numerosa di laboratori archeo-didattici, ma soprattutto ripropone la ricostruzione di forme di vita del passato utilizzando materiali e utensili il più vicino possibile a quelli antichi.

Nel caso dei “profumi di Afrodite” il Centro Antiquitates ha riprodotto i materiali ceramici e le macine in pietra nelle forme e nelle dimensioni di quelli ritrovati nella fabbrica di Pyrgos.

Un’attenta analisi per la realizzazione pratica dei profumi è stata rivolta alle piante utilizzate per ottenere le essenze necessarie per tale produzione. Oltre all’olio d’oliva, le analisi di laboratorio del contenuto delle fosse, delle brocche e dei portaprofumi hanno evidenziato la presenza di essenze come il coriandolo, il bergamotto, la trementina, le mandorle amare, l’alloro, il mirto e il prezzemolo. Per la sperimentazione presso il Centro Antiquitates sono stati usati oltre all’olio d’oliva, foglie, fiori e frutti di alloro, cannella, finocchio, terebinto, lavanda, rosa, prezzemolo, mirto, coriandolo, bergamotto, menta, menta bergamotto, origano, anice, mandorla amara e pino d’Aleppo.

Attraverso le due tecniche “a caldo” e “della distillazione” sono stati riprodotti i procedimenti di estrazione degli oli profumati, così come era in uso nella “fabbrica dei profumi” di Pyrgos. Considerato che il profumo si compone di una base, un cuore e le fragranze, grazie all’archeologia sperimentale si crede che la distillazione fosse funzionale alla produzione delle basi, mentre l’estrazione a caldo alla creazione delle fragranze utilizzabili nel tempo...continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/39_MAR_2007.HTM

 

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La Lis protagonista per tre giorni a Verona

 

La città veneta ospita  il III Convegno nazionale sulla Lingua dei segni in cui studiosi ed esperti illustrano le  più importanti ricerche in corso e i più significativi risultati raggiunti

 

E’ un evento atteso da tempo, perché permette, a distanza di 9 anni dall’ultima iniziativa analoga, di fare il punto su una realtà importante e ancora poco conosciuta: la Lingua dei Segni Italiana (Lis) dei sordi. Il terzo Convegno nazionale sull’argomento si intitola Dall’invisibile al visibile e si svolge dal 9 all’11 marzo presso la Fiera di Verona.

Organizzata dall’Ente nazionale sordi (Ens) in collaborazione con varie associazioni e strutture scientifiche, tra cui l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche, la manifestazione richiamerà nella città scaligera un folto numero di relatori, che, grazie ai loro interventi,  forniranno un quadro esaustivo e dettagliato delle ricerche in atto sulla materia.

“Nella tre giorni veronese”, spiega Virginia Volterra dell’Istc-Cnr, animatrice delle prime ricerche in questo campo, “le tematiche affrontate sono numerose: si discute su come raccogliere e archiviare le testimonianze storiche, si fa il punto sulla ricerca linguistica e psicolinguistica, si valutano i tempi e i modi di acquisizione, si parla della didattica, del rapporto con le nuove tecnologie e con il mondo artistico (cinema, poesia, teatro, narrativa), si esamina il ruolo della Lis in contesti riabilitativi e terapeutici e le più recenti scoperte  in campo neuropsicologico”.

Tutti interessanti gli interventi dei ricercatori dell’Istc-Cnr presenti. “Di un settore decisamente ancora poco esplorato”, prosegue Volterra, “parlerà Barbara Pennacchi, una collega sorda che presenta una serie di osservazioni e riflessioni sulla mancanza di una scrittura della Lis che aiuti a preservarne il patrimonio culturale e a documentarne i cambiamenti e che propone l’uso del sistema di ‘Sign Writing’ (SW) sperimentato nel ‘Laboratorio SW’ di Roma, illustrandone le principali regole visivo-mnemoniche”.

continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/37_MAR_2007.HTM

 

Roma, 8 marzo 2007

 

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Sottovalutato il rischio insufficienza renale

 

Uno studio del Cnr di Reggio Calabria per ottimizzare l’impiego delle terapie disponibili nella cura dei nefropatici: oltre 4.000.000 di italiani a rischio di tale patologia. Domani, 8 marzo è la giornata mondiale del rene

 

In Italia sono circa quattro milioni le  persone che presentano segni di laboratorio indicativi di  danno renale o di insufficienza renale più o meno grave. Un problema in crescita esponenziale che colpisce circa l’8 per cento della popolazione mondiale e che ha spinto alcuni ricercatori di Reggio Calabria a disegnare uno studio multicentrico, denominato MAURO (Multipli interventi e AUdit nelle malattie Renali per Ottimizzarne il controllo), con il coinvolgimento della maggior parte dei centri di nefrologia calabresi e di alcuni centri della Sicilia orientale e della Puglia. Circa 600 i pazienti ‘arruolati’, che resteranno per 3 anni sotto il controllo dei ricercatori impegnati in prima linea a livello internazionale nella prevenzione e nella cura di questa diffusa malattia. Ricercatori che hanno contribuito a portare il nostro Paese al primo posto in Europa nella ricerca sull’insufficienza renale. E l’eccellenza, una volta tanto, ha premiato il Sud: “Una recente ricognizione su scala europea, valutata attraverso la quantificazione degli impact factor”, spiega Carmine Zoccali dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Reggio Calabria (Ibim-Cnr), “ha collocato il gruppo di Reggio Calabria ai vertici fra i centri specialistici di eccellenza in nefrologia: secondo in Italia dopo l’istituto Mario Negri di Bergamo e terzo in Europa”.

L’interesse scientifico per il problema è in progressivo aumento ma le risorse investite rispetto alla sua rilevanza sono ancora scarse. “Nonostante le cifre allarmati circa l’epidemia di gradi lievi e moderati di insufficienza renale”, prosegue Zoccali, “questa malattia è ancora considerata come una patologia rara il cui unico rischio è la remota possibilità di evoluzione verso la fase terminale di malattia, quella che richiede la dialisi o il trapianto. Le gravi conseguenze dell’insufficienza renale sul sistema cardiovascolare e l’alto rischio della disfunzione renale nei pazienti con malattie coronariche e nell’insufficienza cardiaca, invece, sono poco considerate e ancora scarsamente studiate”.

Il Gruppo di ricerca Ibim-Cnr, che è associato all’unità operativa di nefrologia, dialisi e trapianto di rene degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, negli ultimi dieci anni è stato tra i gruppi leader a livello internazionale nello studio di questi fattori. Uno dei maggiori contributi è stato quello di aver mostrato la rilevanza clinica per il danno cardiovascolare di una sostanza (dimetilargina asimmetrica o Adma) che si accumula nel sangue in proporzione alla perdita di funzione renale. I ricercatori di Reggio Calabria sono stati i primi a dimostrare che la mortalità dei pazienti con malattie renali di grado moderato o severo e dei pazienti in dialisi è proporzionale alla concentrazione di questa sostanza. “Questa scoperta”, sottolinea il ricercatore del Cnr “ha attratto l’attenzione di molti gruppi di ricerca Europei e Nord Americani e attualmente in Gran Bretagna e negli USA si stanno sviluppando farmaci che possano abbassare la quantità di questa sostanza nel sangue”.

 

continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/36_MAR_2007.HTM

 

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Epidemia spam in Italia

Due terzi di posta elettronica occupati da immondizia e messaggi indesiderati. Lo attesta una indagine statistica dell’Iit-Cnr. Molto ridotti i virus, mentre impazza il phishing, il tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle. Le email immondizia sono sempre più pesanti, causano danni costosi ma rendono molto alle spam-gang

 

Sessantuno miliardi di messaggi spam al giorno circolanti in Europa, quasi il 90 per cento del totale delle email scambiate, con costi annui che, secondo la Commissione Europea, sfiorano i 39 miliardi di euro. Ma anche in Italia la diffusione dello spam ha ormai raggiunto e superato il livello di guardia. Le statistiche raccolte dall’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Iit-Cnr) documentano una situazione che, sia pur decisamente migliore rispetto agli indici americani, peggiora progressivamente.

“Da un’analisi statistica sui server di posta elettronica dell’Iit emerge che, nel 2006, il tasso di spam medio è stato di circa il 66 per cento”, osserva Stefano Ruberti, responsabile della posta elettronica dell’Iit-Cnr e del Registro del ccTLD .it, l’organismo che assegna i domini internet ‘.it’”. A fronte di 2.846.282 messaggi di posta ricevuti, il sistema ne ha classificati come ‘clean’, puliti, poco meno di 970mila (34 per cento). Ben 1.876.511 email erano invece spam o virus: in particolare, 614.772 (32,7 per cento del totale dei messaggi-spazzatura) sono state etichettate come spam ma recapitate comunque all’utente per evitare ‘falsi positivi’ e 504.408 (26,8 per cento) bloccate e poste in quarantena perché spam acclarato. Altri 732mila messaggi sono stati bloccati dai sistemi di controllo Rbl, che identificano indirizzi noti come mittenti di spamming: un numero enorme, se si considera che tali controlli sono in funzione solo dall’8 novembre scorso. Infine, 25.477 email sono state classificate come portatrici di virus (appena l’1,3 per cento): a dimostrazione di come le infezioni abbiano ceduto il passo ad attività truffaldine ben più remunerative. Tra queste, nel 2006, spicca il ‘phishing’, il tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle che ricordano quelle di banche o portali per l’acquisto di prodotti online al fine di carpire password e codici di autenticazione”. Per dare un’idea di quanto lo spam ostacoli la normale attività di rete si pensi che, per analizzare tutti i messaggi infetti, il server Iit ha impiegato oltre 1.315 ore di lavoro.

“La tendenza”, conferma l’amministratore della posta Iit, “è in costante crescita: gli indici di gennaio 2007 parlano già di un tasso di spam superiore al 72 per cento. Le tecniche, del resto, sono sempre più raffinate. “L’ultimo nato è l’image spam: messaggi che non contengono più testo ma immagini digitali, più difficili da analizzare, che secondo la società americana Ironport hanno raggiunto il 25 per cento del totale, a fronte del 4,8 per cento dell’ottobre 2005 (una crescita del 421 per cento). Con l’avvento delle immagini è cresciuta la dimensione media dei messaggi indesiderati (da 8,9 a 13 K, più 46 per cento): lo spam mangia oltre 800 terabyte di banda Internet al giorno (erano circa 250 nell’ottobre 2005) con conseguenze gravi sia per gli utenti (che pagano con la lentezza della navigazione) e, soprattutto, per le aziende, costrette a fare i conti con cali di produttività (i dipendenti perdono nel selezionare la posta almeno 15 minuti al giorno) e la necessità di investire risorse in personale e sistemi antispam”.

A mettere in ginocchio la posta elettronica sono circa 200 “spam gang”, non più di 600 professionisti che producono l’80 per cento del traffico mondiale di spam. Il più noto spammer, Jeremy Jaynes, classe 1974, arrestato e condannato a 9 anni di carcere, ha accumulato un patrimonio personale di 24 milioni di dollari. Ma i tentativi di repressione si scontrano con l’uso di società e server e normative non sempre adeguate: la culla dello spamming è negli Stati Uniti, ma Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud avanzano a grandi passi. “E’ sufficiente che pochi destinatari abbocchino, poiché i costi sono prossimi allo zero”, conclude Ruberti. “Ma l’obiettivo è mettere in ginocchio i sistemi di posta e non è escluso che chi propone (a pagamento) sistemi anti spam abbia contribuito alla sua diffusione: un sistema già sospettato nella prima, massiccia ondata di virus per computer”.

 

Roma, 2 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa

Che cosa: studio statistico sullo spamming

Per informazioni: Luca Trombella, Stefano Ruberti, Istituto di informatica e telematica del Cnr, email luca.trombella@iit.cnr.it; tel. 348/4421488; Stefano Ruberti, responsabile del laboratorio di posta elettronica dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, email stefano.ruberti@iit.cnr.it; tel. 050/3152076

 

 

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Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori

La quercetina, un antiossidante presente in alcuni alimenti, può migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella cura della leucemia. I risultati in uno studio del Cnr di Avellino pubblicato on line sulla rivista Leukemia

Mele, cipolle, tè e vino rosso: sono alimenti o farmaci? Alimenti con effetti salutistici potrebbe essere la risposta e, questo, grazie alla presenza di una piccola molecola ad attività antiossidante, la quercetina, che secondo uno studio dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino potrebbe essere utilizzata nella terapia delle leucemie.

Questa molecola, presente in quantità non trascurabili nella nostra dieta, il suo valore, infatti, è di 25-30 milligrammi al giorno, ha una  potenziale attività chemiopreventiva, cioè la capacità che hanno le molecole naturali o sintetiche di bloccare il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale, oppure di revertirlo se già in atto.

“Molte sostanze ad attività chemiopreventiva sono presenti in alimenti di origine vegetale, come frutta e verdure e in bevande come tè e vino rosso”, sottolinea Gian Luigi Russo, ricercatore presso l’Isa-Cnr e responsabile della ricerca. “Queste sostanze agiscono per lo più da antiossidanti, contrastando gli effetti deleteri dei radicali liberi sulle cellule dell’organismo e modulando l’attività di numerosi enzimi responsabili della detossificazione da sostanze cancerogene assunte dall’esterno (nell’ambiente, attraverso l’alimentazione, ecc.)”. Uno dei sistemi che gli organismi viventi hanno messo in atto nel corso dell’evoluzione per liberarsi di cellule danneggiate, quali quelle pre-cancerose, che si generano all’inizio del processo di trasformazione tumorale, è il ‘suicidio cellulare’ programmato, comunemente noto come apoptosi. In altre parole, l’organismo si attiva per liberarsi di cellule proprie irreversibilmente danneggiate, a vantaggio della sopravvivenza dell’intero organo o individuo.

Questo spiega come molti farmaci antitumorali di nuova generazione agiscano su meccanismi che attivino l’apoptosi cellulare. Tuttavia, alcuni tumori, e tra questi diverse leucemie, sono resistenti sia alla normale chemioterapia sia a farmaci pro-apoptotici in fase sperimentale (ad esempio TRAIL, un ligando per un recettore apoptotico presente sulla membrana cellulare).

 “Noi abbiamo dimostrato su un ampio spettro di linee cellulari derivate da leucemie umane”, spiega Gian Luigi Russo, “che la quercetina è in grado di “sensibilizzare” tali cellule all’azione di farmaci pro-apoptotici”. “Più in dettaglio”, aggiunge Maria Russo, partecipante alla ricerca, “la quercetina “predispone al suicidio” indotto da farmaci pro-apoptotici, che in assenza di questa molecola sono assolutamente inefficaci nei confronti delle stesse cellule”. “Sebbene lo studio abbia fornito dati incoraggianti”, fa notare il ricercatore dell’Isa-Cnr, “è stato eseguito su linee cellulari, mentre un lavoro parallelo, condotto in collaborazione con Silvestro Volpe del Reparto di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Avellino, su cellule di pazienti affetti da leucemie mieloidi e linfoidi conferma l’attività sinergizzante della quercetina quando è associata a farmaci antitumorali”.

“Le concentrazioni di quercetina utilizzate nel nostro studio”, conclude Gian Luigi Russo, “sono compatibili con l’assunzione dietetica giornaliera della molecola nell’ambito di un regime alimentare ricco di frutta e verdura. Inoltre, la scarsa tossicità della quercetina anche quando somministrata a elevati dosaggi lascia ben sperare per la progettazione di test clinici sia per l’utilizzo della molecola come farmaco sia come agente chemiopreventivo”.

Roma, 1 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) di Avellino

Che cosa: studio sulla quercetina, molecola antiossidante da utilizzare nella terapia delle leucemie.

Per informazioni: Gian Luigi Russo, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr  - tel. 0825/299431;, e-mail glrusso@isa.cnr.it

Referenze: Russo Maria, Nigro Patrizia, Rosiello Romina, D'Arienzo Rossana, Gian Luigi Russo. Quercetin enhances CD95 and TRAIL induced apoptosis in leukemia cell lines, Leukemia, marzo, 2007

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/34_FEB_2007.HTM

 

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Nasce la medicina per l’apnea… lunare

L’Ifc-Cnr estende le ricerche di medicina subacquea alla fisiologia clinica spaziale, per supportare il progetto di iniziativa italiana “Moon Base”, che si propone di realizzare sulla Luna una base stabile per le esplorazioni. Se ne parlerà venerdì 2 marzo all’Area della Ricerca di Pisa durante il simposio “Ai confini della fisiologia”

 Dagli abissi marini alla Luna. L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) prosegue le ricerche biomediche proficuamente avviate sull’immersione in apnea profonda e con l’autorespiratore, estendendole ad un altro settore di frontiera: la fisiologia clinica spaziale. L’occasione è offerta dal progetto “Moon Base: a challenge for humanity”, nato su iniziativa dell’associazione Solidarietà e Sviluppo, che coinvolge l’industria aerospaziale italiana e che si propone, nel prossimo futuro, di realizzare una base stabilmente abitata sulla Luna come punto di partenza delle attività di esplorazione spaziale. I ricercatori dell’Ifc e i colleghi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università pisana, già protagonisti in Europa del primo Master in medicina subacquea e iperbarica, sono stati coinvolti in un’analisi mirata a creare una rete internazionale con l’obiettivo di mettere a punto tecniche di telemedicina per monitorare gli astronauti che dovranno rimanere a lungo nello spazio e, contestualmente, avviare lo sviluppo di una vera e propria “fisiologia clinica” di settore.

“L’avanzare delle indagini biomediche, specialmente in medicina subacquea ed iperbarica, costituisce un riferimento per la ricerca in medicina aerospaziale”, osserva Remo Bedini dell’Ifc. “Il Consorzio ha preso in considerazione strutture di chiara fama nel settore della medicina subacquea, disciplina che più si avvicina alle problematiche dell’ambiente spaziale. Nel novembre scorso, a Mosca, sono state gettate le basi di un rapporto organico di collaborazione fra l’Ifc-Cnr e l’Ibmp di Mosca (Institute of Biomedical Problems), uno dei più noti per la ricerca biomedica in ambiente subacqueo, che dai voli di Gagarin ad oggi segue tutti gli aspetti biomedici durante il volo spaziale”.

continua su

  Roma, 28 febbraio 2007

La schedatp://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/33_FEB_2007.HTM

Chi: L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr)

Che cosa: Progetto “Moon Base”, che si propone di realizzare sulla Luna una base stabile per le esplorazioni

Dove: presso Area della Ricerca di Pisa durante il simposio “Ai confini della fisiologia”

Quando: 2 marzo 2007, ore 9.00

Per informazioni: ing. Remo Bedini., Ifc-Cnr,  tel. 050/3152286, e-mail: bedini@ifc.cnr.it, dr. Alessandro Pingitore, Ifc-Cnr, tel. 050/3152606,  e-mail pingi@ifc.cnr.it

 

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Un laboratorio mobile per i beni culturali

Servirà come supporto nella ricerca, nello scavo e nella conservazione del patrimonio costruito e archeologico e consentirà l’esecuzione di molteplici operazioni direttamente “in loco”. Il laboratorio, nato dal Centro di competenza regionale per lo sviluppo e il trasferimento dell’innovazione applicata ai beni culturali e ambientali (Innova) di cui ente capofila è il Consiglio nazionale delle ricerche, sarà presentato domani a Napoli.

Il patrimonio culturale può contare su un laboratorio mobile in grado di garantire la sicurezza, la conservazione e la valorizzazione del costruito storico e archeologico. E’ il risultato innovativo offerto ai ricercatori e ai professionisti del settore dal Centro di competenza regionale ‘Innova’ e verrà presentato per la prima volta in pubblico, martedì 27 febbraio, alle ore 11.30 presso l’Istituto di Cibernetica "E. Caianiello"(Icib) del Cnr di Pozzuoli (Na), via Campi Flegrei 34 -Comprensorio "A.Olivetti".

Il laboratorio mobile permetterà ad archeologi, restauratori e ricercatori di trasportare e usare direttamente nei siti originari le strumentazioni necessarie per eseguire sofisticate operazioni di analisi, studio e conservazione di reperti o edifici.

“Si tratta di un’unità lavorativa e abitativa autosufficiente, anche dal punto di vista energetico”, dichiara il prof. Claudio Claudi del Dipartimento di Progettazione Urbana dell’Università Federico II e responsabile del progetto,  “pensata per garantire lunghe permanenze dei ricercatori nei siti di  loro interesse.”

Montato sul telaio di un Mecedes Sprinter 4x4, il laboratorio è costituito da una struttura mobile di dimensioni ridotte in fase di trasporto, per un facile accesso nei diversi contesti edificati, ed è dotato di un sistema di trazione tale da potersi muovere facilmente in una strada carrabile così come in un sito archeologico. E’ caratterizzato, inoltre, da una configurazione variabile che consente di ampliare notevolmente il volume e la superficie occupata (da 9 a 17 mq.), una volta raggiunto il sito di esercizio. Infine è attrezzato con sistemi elevatori per poter raggiungere, con foto-video camere o direttamente con un operatore, quote normalmente inaccessibili (fino a 12 mt).

La realizzazione delle molteplici e innovative funzionalità del laboratorio mobile è il frutto del lavoro di ricerca dell’equipe di ‘Innova’, che con l’apporto di risorse e competenze eterogenee (dalla archeologia all’ingegneria dei materiali fino alla capacità  di progettazione e design innovative) è approdata al progetto finale, realizzato dalla Abicar di Giugliano di Napoli.

“Questo progetto esemplifica bene”, dichiara il direttore di Innova Antonio Massarotti,  “l’obiettivo posto ai Centri di Competenza Regionali, che è quello di stimolare le aziende campane a confrontarsi con la realizzazione di produzioni innovative. Partendo da un’esigenza del settore dei Beni Culturali, infatti, abbiamo coordinato gli sforzi di Università, enti di ricerca e ditte della regione attorno a un progetto innovativo, oltre che esportabile in altri contesti”.

Una soluzione analoga a quella del laboratorio mobile potrebbe essere facilmente adattata alle esigenze della “Protezione Civile” o della “Croce Rossa”, dell’Esercito o in tutte quelle attività in cui sia indispensabile la mobilità e l’allestimento in tempi brevissimi di spazi completamente attrezzati e funzionali.

Alla Conferenza stampa prenderanno parte l’Assessore all’Università e la Ricerca Scientifica Teresa Armato, il Rettore dell’Università di Napoli “Federico II” prof. Guido Trombetti, il direttore di Innova, dr. Antonio Massarotti, e il responsabile del progetto prof. Claudio Claudi.

La Conferenza inoltre sarà preceduta, alle 10.30, da una visita dell’assessore e dei giornalisti presenti al Laboratorio Mobile e ai Laboratori di Diagnostica dei Materiali e di Grafica Distribuita e Calcolo Avanzato presso l’Istituto di Cibernetica "E. Caianiello" del CNR e afferenti a  Innova.                                                           

Roma, 26 febbraio 2007

La scheda

 

Chi: Centro di Competenza Regionale ‘Innova’

Che cosa: presentazione del laboratorio mobile per i beni culturali

Dove: Napoli, aula seminari dell’ Istituto di cibernetica “E. Caianiello”  (Icib) del Cnr di Pozzuoli (Na), via Campi Flegrei 34 -Comprensorio “A.Olivetti”

Quando: 27 febbraio, ore  11.30

Per informazioni: dr. Vincenzo Napolano, Istituto di cibernetica “E. Caianiello”  (Icib) del Cnr, tel. 081/8675080, e mail: v.napolano@cib.na.cnr.it; dr.ssa Marina Bufacchi, ‘Innova’, tel. 081/8675332, e mail: marina.bufacchi@innova.campania.it

 http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/32_FEB_2007.HTM

 

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Un Libro, tre religioni, le donne

Ciclo di incontri dedicato a Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Gli esperti affronteranno gli aspetti storici, le tematiche di attualità e il ruolo femminile nei monoteismi abramitici

 La conoscenza delle religioni, considerata fino ad alcuni anni fa una curiosità priva di utilità pratica, è divenuta con l’affermarsi della società multiculturale una necessità per orientarsi nelle differenze identitarie. L’Associazione Movimento Donna organizza, con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la collaborazione dell’Ufficio stampa del CNR, un ciclo di incontri sul tema ‘Le religioni del Libro’ che si svolgerà a Roma, presso l’Hotel ‘Parco dei Principi’, via G. Frescobaldi, 5, alle ore 17.00.

Gli incontri – a ingresso libero - avranno forma di contraddittorio-dibattito, e si svilupperanno in un appuntamento introduttivo, uno per ciascuna religione monoteistica e uno finale sul ruolo della donna nelle tre religioni. Questo il calendario:

 28 febbraio 2007: la Storia delle religioni.

7 marzo: l’Ebraismo. I

 14 marzo: il Cristianesimo. Dall’ebraismo alla religione ‘occidentale’; eresie, scismi e pluralità confessionale; fenomenologia della religiosità popolare; santità e canonizzazioni; la riforma conciliare del Vaticano II; ruolo del laicato nella Chiesa contemporanea; questioni etiche e morali nella società secolarizzata.

Intervengono: Rino Cammilleri, giornalista e saggista; Giorgia Cassandro, ricercatore di Diritto canonico ed ecclesiastico, Università di Roma ‘La Sapienza’.

         21 marzo: l’Islam.

  28 marzo: Donne e religioni.

Intervengono: Biancamaria Scarcia Amoretti, docente di Storia dei paesi islamici, Università ‘La Sapienza’; Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea all’Università ‘La Sapienza’, collaboratrice de “L’Avvenire” e del “Corriere della Sera”; Rachele Levi Tesciuba, docente al Liceo ebraico di Roma.

 Roma, 23 febbraio 2007

la notizia integrale può essere letta alla pagina:  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/31_FEB_2007.HTM

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Dna, cibo e culture dell’uomo preistorico

 

Un’innovativa pubblicazione promossa dalla Fondazione Santa Lucia ed edita da Laterza. Il 26 febbraio al CNR la presentazione nell’ambito degli appuntamenti del “Darwin Day”

 

Lunedì 26 febbraio 2007, alle ore 12.00, presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Piazzale Aldo Moro, 7) sarà presentato il volume “In carne e ossa – DNA, cibo e culture dell’uomo preistorico”, promosso dalla Fondazione Santa Lucia e pubblicato dagli Editori Laterza. Autori del libro sono quattro professori di tre Università italiane: Gianfranco Biondi (docente di Antropologia all’Università de L’Aquila), Fabio Martini (docente di Paleontologia ed Ecologia Preistorica all’Università di Firenze), Olga Rickards (direttore del Centro dipartimentale di Antropologia Molecolare per lo studio del DNA antico dell’Università di Roma “Tor Vergata”), Giuseppe Rotilio (docente di Biochimica all’Università di Roma “Tor Vergata” e direttore del CeSAR, Centro Studi in Alimentazione e Riabilitazione della Fondazione Santa Lucia di Roma).

Il testo rappresenta una visione innovativa sull’evoluzione umana. Piuttosto che attraverso un percorso lineare, le varie specie si sono succedute le une alle altre convivendo fianco a fianco per periodi diversi. Alle nostre spalle insomma c’è un vero e proprio “cespuglio evolutivo”. Gli autori hanno utilizzato le rispettive competenze in biologia, archeologia, genetica e nutrizione per attuare un’indispensabile collaborazione e comporre la visione naturalistica dell’origine della specie umana e della sua storia. Ne è scaturita un’affascinante “rivoluzione teorica” che mette in luce come l’ambiente culturale e quello nutrizionale hanno interagito per fare dell’Uomo la specie più evoluta nel contesto naturale del pianeta Terra. Il volume viene presentato nell’ambito delle celebrazioni e degli appuntamenti del “Darwin Day” (12 febbraio) che in questo mese sono state organizzate anche in numerose città italiane.

Alla presentazione del libro interverranno tutti gli autori, preceduti da un’introduzione del Presidente del Cnr, Fabio Pistella, e del Direttore Generale della Fondazione Santa Lucia, Luigi Amadio.

 

Roma, 22 febbraio 2007

 

Per informazioni: Flavio Massimo Amadio – Ufficio Stampa Fondazione Santa Lucia tel. 06/50.32.073, e-mail fm.amadio@hsantalucia.it

il comunicato originale si trova sul sito del CNR alla pagina http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/30_FEB_2007.HTM

 

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 Lucania: dai satelliti la scoperta di Siti archeologici

Un metodo basato sulla elaborazione di dati multispettrali ad alta risoluzione è stato sviluppato da un team di ricercatori degli istituti Imaa e Ibam del Cnr di Potenza per individuare strutture sepolte di interesse archeologico

 

Un nuovo approccio, basato sull’impiego di tecniche di elaborazione di dati satellitari, ha consentito ad un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di individuare, per la prima volta, tracce di strutture sepolte appartenenti a villaggi medievali abbandonati dell’Italia meridionale.

Con l’ausilio dei sensori di nuova generazione, come quelli utilizzati su QuickBird, il satellite di Google Earth, è stato infatti possibile identificare anomalie del terreno, che hanno consentito la scoperta di un insediamento medievale a Monte Irsi, ai confini tra Basilicata e Puglia.

“I dati resi disponibili dal satellite”, dice Rosa Lasaponara dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Cnr, “offrono possibilità di elaborazione maggiori rispetto alle tradizionali foto aeree. La presenza di strutture sepolte nel sottosuolo modifica le proprietà di superficie, ossia la crescita della vegetazione, i valori di umidità del suolo, l’altimetria del terreno producendo tracce non sempre visibili dall’occhio umano e neanche da foto aeree, ma rilevabili solo grazie alla disponibilità di dati multispettrali, ossia acquisiti in differenti bande dello spettro elettromagnetico. La visibilità di tali tracce è stata poi enfatizzata mediante analisi statistiche in grado di accentuare il contrasto tra le superfici sovrastanti le strutture sepolte e quelle circostanti“.

La scoperta di Monte Irsi non è l’unico successo ottenuto dagli scienziati del Cnr...

continua su  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/29_FEB_2007.HTM

Per i giornalisti sono disponibili foto ad alta risoluzione

 

Roma, 20 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di metodologie per l’analisi ambientale e Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr di Potenza

Che cosa: realizzazione di una metodologia, basata sulla elaborazione di dati satellitari multispettrali, permette l’individuazione di strutture sepolte di interesse archeologico.

Per informazioni: Rosa Lasaponara, Imaa - Cnr Potenza, tel 0971/427214, e-mail lasaponara@imaa.cnr.it, Nicola Masini, Ibam-Cnr Potenza, tel. 0971/427321, e mail n.masini@ibam.cnr.it

 

 

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Per curare il cancro ci vuole metodo

Ricercatori italiani hanno messo a punto e applicato con  successo una  innovativa metodologia computazionale  con la quale hanno individuato i geni responsabili della cancerogenesi del colon.

La ricerca offre alla lotta contro i tumori la possibilità di diagnosi precoci e può indirizzare lo sviluppo di nuovi farmaci.

Una  importante novità 'made in Italy' nella lotta al cancro viene da un team di fisici, matematici, informatici, biologi molecolari e medici, che ha messo a punto un sofisticato modello computazionale per la individuazione e caratterizzazione dei geni coinvolti nei tumori maligni. Il metodo ha riconosciuto con successo alcuni dei principali geni coinvolti nel cancro del colon. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista BMC Bioinformatics. La sperimentazione è avvenuta valutando i valori di espressione dei geni ad oggi conosciuti in una sezione di tessuto tumorale e in una di tessuto non interessata dalla neoplasia in 25 pazienti affetti da cancro del colon sottoposti ad intervento chirurgico presso l’Ospedale IrccsCasa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (Fg).

 “In pratica”, “abbiamo mimato il comportamento del patologo nella fase di diagnosi”, spiega Nicola Ancona, ricercatore dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione (Issia) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari e autore dello studio. “Utilizzando il profilo di espressione genica dei tessuti analizzati, i nostri modelli computazionali hanno classificato i tessuti sani dai tessuti tumorali ‘imparando’ dall’esperienza, proprio come fa il patologo, determinando allo stesso tempo alcuni dei numerosi geni coinvolti in questa grave patologia”. In particolare, i ricercatori  hanno trovato circa 90 geni correlati alla malattia con i quali è possibile predire lo stato del soggetto analizzato con elevata accuratezza.

 “La cooperazione di fisici, informatici, matematici, biologi molecolari e medici”, afferma Arcangelo Distante, direttore dell’Issia-Cnr, “costituisce la giusta direzione per il raggiungimento di ambiziosi traguardi come ad esempio la comprensione dei principali meccanismi alla base del cancro”.

 “Con l'avvento della bioinformatica, e di sistemi complessi come i microarray”, aggiunge Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo “la genomica funzionale o postgenomica ha incominciato a chiarire i complessi meccanismi di funzionamento del genoma umano, sia in condizioni di normalità sia nelle cellule tumorali. Nei prossimi anni, la postgenomica fornirà nuovi approcci sia nella diagnosi precoce delle neoplasie sia nel loro trattamento. Il nostro Irccs, privilegiando ai classici studi genetici molecolari quelli funzionali, è in linea con le più avanzate tendenze culturali e tecnologiche dell’era postgenomica”.

 “La nostra metodologia”, conclude Ancona, “fornisce risposte statisticamente significative, che si spera possano tradursi in nuove terapie, evitando allo stesso tempo le potenziali trappole nascoste nell’analisi e nell’interpretazione dei dati che coinvolgono l’intero genoma umano quali sono i dati di microarray.  L’esperienza, infatti, ci ha dimostrato che molti risultati pubblicati su prestigiose riviste erano risultati parziali perché ottenuti con metodi affetti da errori sistematici.

A questa ricerca hanno collaborato R. Maglietta e A. D’Addabbo dell’Issia-Cnr di Bari, S. Liuni dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) Cnr – Sede di Bari, G. Pesole del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare dell’Università’ di Bari e A. Piepoli, R. Cotugno, M. Savino, M. Carella e F. Perri delle Unità operative di gastroenterologia e genetica medica dell’Ospedale Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG).

La ricerca è stata finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca, dal Ministero  della Salute e dalla Regione Puglia.

Roma, 19 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione del Cnr di Bari

Unità Operative di Gastroenterologia e Genetica Medica, dell’Ospedale Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG)

Che cosa: Metodo computazionale per la caratterizzazione dei principali geni coinvolti nel cancro

Informazioni: Nicola Ancona, Issia-Cnr di Bari, tel: 080-5929428, e-mail ancona@ba.issia.cnr.it ; Francesco Perri, Irccs “C.S.S.” di San Giovanni Rotondo, tel: 0882-410568, e-mail: f.perri@operapadrepio.it

Referenza: N. Ancona, R. Maglietta, A. Piepoli, A. D’Addabbo, R. Cotugno, M. Savino, S. Liuni, M. Carella, G. Pesole and F. Perri, On the statistical assessment of classifiers using DNA microarray data

BMC Bioinformatics 2006, 7:387

(la notizia è tratta da http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/28_FEB_2007.HTM )

 

 

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VIGILI URBANI, PRONTI MA NON NEL TRAFFICO

Studio dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr sugli effetti del rumore su soggetti esposti come i vigili: sono più pronti in un ambiente silenzioso mentre il rumore li confonde più di chi lavora in ufficio

Si stima che il 20% della popolazione europea, circa 80 milioni di persone, sia esposta a livelli di rumore da traffico urbano ritenuti inaccettabili. Questo spiega il crescente interesse della comunità scientifica sulle eventuali conseguenze negative causate dall’esposizione a rumore ‘outdoor’, soprattutto nelle grandi metropoli. “Una problematica di grande attualità, specialmente in ambito occupazionale”. sottolinea Franca Tecchio, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche e responsabile dell’unità MEG dell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina a Roma.Infatti ad essere esposti cronicamente a rumore e ad altri stressor urbani sono, in particolare, alcune tipologie di lavoratori outdoor, come postini, autisti dei mezzi pubblici, edicolanti, dipendenti della Polizia Municipale”.

Su questo argomento, sono stati appena pubblicati i risultati di uno studio condotto da un team scientifico, coordinato dalla ricercatrice dell’Istc,... (segue su : http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/27_FEB_2007.HTM )

 

Roma, 16 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma

Che cosa: pubblicazione scientifica relativa agli effetti sull’attenzione per esposizione a rumore da traffico urbano a cura di Franca Tecchio e Filippo Zappasodi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, Patrizio Pasqualetti, Matilde Ercolani, Filomena Moffa, Paola Chiovenda, Paolo Maria Rossini, AFaR – Dipartimento Neuroscienze, Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma, Francesco Tomei, Dipartimento di medicina del lavoro dell’università “Sapienza”, Roma.

Dove: Annali di igiene medicina preventiva e di comunità

Per informazioni: Franca Tecchio, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, Unità Meg Ospedale Fatebenefratelli Roma, tel 06/6837382-5, e-mail franca.tecchio@istc.cnr.it  

 

 

 

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Dai boschi una possibilità di energia pulita

L’utilizzo della biomassa forestale può offrire importanti benefici ambientali, sociali ed occupazionali. Se ne parlerà nel corso di un convegno a San Michele all’Adige dal 16 al 17 febbraio 2007. E l’Ivalsa del Cnr di Firenze illustrerà un nuovo progetto per utilizzare al meglio gli scarti del patrimonio boschivo

Il patrimonio forestale italiano è stimato in circa 10 milioni di ettari, pari al 30% del territorio nazionale e nell’ultimo decennio la superficie totale risulta in aumento dello 0,3% l'anno, a fronte di una media europea dello 0,1%. Una risorsa preziosa che, oggi più che mai, offre la possibilità di produrre energia senza creare danni all’ambiente. Per comprendere quali sono le prospettive di sviluppo delle biomasse legnose in Italia, ricercatori di varie istituzioni scientifiche europee parteciperanno al convegno “Valorizzazione energetica delle biomasse forestali”, organizzato dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche con la Provincia autonoma di Trento e l’Istituto agrario di San Michele all’Adige.

“In un momento di accentuata dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e di crescita dei consumi energetici, oltre che di grande attenzione alle problematiche legate ai cambiamenti climatici”, dice Francesco Dellagiacoma del servizio Foreste e fauna della Provincia di Trento, “c’è un forte interesse per le biomasse forestali, che rappresentano una delle grandi risorse per l’energia pulita del futuro e certamente una delle più rilevanti in sede locale”.

“L’utilizzo della biomassa forestale può offrire importanti benefici ambientali, sociali ed occupazionali”, sostiene Raffaele Spinelli, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr “ma è bloccato dalla mancanza di tecnologie operative capaci di attingerla a costi ridotti”...

Roma, 14 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze

Che cosa: Convegno “Valorizzazione energetica delle biomasse forestali”.

Dove: San Michele all’Adige (Tn), Aula magna Istituto agrario e Sala convegni Ivalsa-Cnr

Quando: 16 e 17 febbraio, ore 9.00

Per informazioni: Raffaele Spinelli, Ivalsa - Cnr Sesto fiorentino (Fi), tel, e-mail spinelli@ivalsa.cnr.it

Per saperne di più: www.biomassaforestale.

il comunicato originale può essere letto sul sito CNR su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/26_FEB_2007.HTM

 

 

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COMUNICATO-INVITO

Le nuove frontiere di GRASS

Le ultime novità dei software GIS saranno presentate dal Cnr e dall’Università in un convegno a

Palermo, 14-16 febbraio, 2007 (inizio ore 9.00)

Si aprono nuove frontiere per l’utilizzo di Gis Grass (Geographic Resources Analysis Support System), il software, nato come strumento di supporto nel settore della Difesa Usa, che trova ora impiego anche in attività di studio, gestione e controllo del territorio e dell’ambiente.

Nelle sue ultime versioni, infatti, GRASS si è arricchito di nuove funzioni e di nuove interfacce, che lo rendono più ‘user friendly’, tanto da poter essere usato in istituzioni pubbliche e private, anche da utenti meno esperti. I nuovi sviluppi saranno presentati a Palermo, dal 14 al 16 febbraio 2007, nel corso dell'ottava edizione del Meeting degli utenti Italiani di GRASS &GFOSS e degli altri software GIS Freeware Open Source che si affiancano a GRASS, integrandone le funzionalità e contribuendo alla costituzione di una suite software completa che copre tutti gli aspetti del mondo del GIS, dall'elaborazione su workstation alla pubblicazione e consultazione in rete (WEBGIS) dei dati geografici.

Il convegno è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla Facoltà di Ingegneria (Dipartimento di Rappresentazione) dell'Università di Palermo. Questa edizione succede a quella di Genova, ed è un segno della continuità dell'avvenimento sin dalla prima edizione di Como del 2000, ma anche dell'interesse rivolto, nell'intero territorio nazionale, ai GIS, ed in particolare quelli basati su software Open Source (*).

Il convegno sarà l’occasione per i partecipanti di scambiare esperienze sull'utilizzo di GRASS e di altri software ‘open source’, nei diversi settori della ricerca e delle altre utilizzazioni avanzate, e di conoscere in anteprima le nuove direzioni di sviluppo di tali software.
Il Meeting sarà preceduto da alcuni tutorial su Linux e su altri software GIS open source freeware e da alcuni interventi didattici, nell'ambito di una giornata SIFET (Società Italiana di Topografia e Cartografia) sui GIS.

All'interno dell'area del convegno avrà luogo un'esposizione di strumenti di rilevamento geo-topografico per appplicazione GPS-GIS a cura delle ditte sponsor dell'evento.

Roma, 13 febbraio 2007

La scheda

Che cosa: VIII Meeting degli utenti italiani di GRASS & GFOSS

Dove: Palermo, Università degli Studi, Dipartimento di Rappresentazione Gislab  - Facoltà di Ingegneria, viale delle Scienze

Quando: 14-16 febbraio 2007, ore 9.30

Per informazioni: ing. Andrea Scianna, Direzione Centrale supporto alla programmazione e alle infrastrutture (Dcspi) del Cnr - Università degli Studi di Palermo - Facoltà di Ingegneria,  Dipartimento di Rappresentazione, tel. 091-7028734,  e-mail: scianna@dirap.unipa.it, sito web http://gislab.dirap.unipa.it/
L'indirizzo del sito del convegno è:
http://gislab.dirap.unipa.it/grass_meeting/index.htm

il comunicato originale può essere letto sul sito CNR alla pagina
http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/25_FEB_2007.HTM

 

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(*) GIS- sistema informatico geografico (Geographical Information System) in grado di produrre, gestire e analizzare dati spaziali associando a ciascun elemento geografico una o più descrizioni alfanumeriche.

Open source (sorgente aperta), in informatica, indica un software lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.

 

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Un anticorpo alleato contro il dolore

 

Ricercatori del CNR, in collaborazione con i colleghi dell’EBRI e con la Lay Line Genomics, hanno sviluppato  un nuovo anticorpo, efficace contro il dolore infiammatorio e neuropatico e privo di effetti collaterali. Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science

 

Dolore infiammatorio e dolore neuropatico? Potrebbero essere combattuti in maniera più efficace grazie ai promettenti e incoraggianti risultati della sperimentazione di un anticorpo monoclonale in grado di esercitare un’azione analgesica, denominato MNAC13 e messo a punto da una équipe dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IN), coordinata da Flaminia Pavone, in collaborazione con Antonino Cattaneo dell’EBRI-European Brain Research Institute, presidente della società biotecnologica Lay Line Genomics. La ricerca è stata pubblicata con il titolo ‘The function neutralizing anti-TrkA antibody MNAC13 reduces inflammatory and neuropathic pain’ su Proceedings of the National Academy of Science (Usa),  con presentazione della prof.ssa Rita Levi Montalcini.

“Il trattamento delle diverse sindromi algiche rappresenta a tutt’oggi uno dei principali problemi sanitari, con un’importante ricaduta sul piano sociale”, sottolinea Flaminia Pavone dell’In-Cnr. La ricerca ha messo in evidenza come l’anticorpo monoclonale MNAC13, sia in grado di bloccare in modo selettivo l’azione della proteina NGF (Nerve Growth Factor), il fattore di crescita nervoso scoperto dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini, che riveste un ruolo fondamentale nella patofisiologia del dolore, dovuta al legame con il suo recettore TrkA (tirosin chinasi A).

In pratica, sottolinea la ricercatrice, l’azione dell’anticorpo consiste nel sostituirsi al fattore di crescita nervosa impedendo il legame con il suo recettore: un’azione che si traduce in una riduzione significativa della trasmissione e  percezione del dolore.

Gli esperimenti condotti dai ricercatori Gabriele Ugolini, Sara Marinelli e Sonia Covaceuszach hanno dimostrato che l’anticorpo è in grado di esercitare un’azione analgesica riducendo nettamente la risposta al dolore senza indurre effetti collaterali. I test effettuati hanno evidenziato come l’anticorpo sia in grado di indurre un innalzamento della soglia nocicettiva (la soglia di sensibilità al dolore) in un modello di dolore infiammatorio, simile al dolore postoperatorio, e un durevole effetto analgesico anche sul dolore neuropatico, caratteristico di numerose neuropatie cliniche come la neuropatia posterpetica e diabetica.

Inoltre, MNAC13 agisce  sinergicamente con altri farmaci analgesici, gli oppiacei, potenziandone gli effetti: “Il che permetterebbe di aumentarne l’efficacia”, precisa  la ricercatrice dell’IN-CNR, “riducendone contemporaneamente gli effetti collaterali”. E’ stato inoltre osservato che l’effetto sul dolore neuropatico, un dolore che comporta una lesione del sistema nervoso, si protrae nel tempo oltre il periodo del trattamento, suggerendo la possibilità che l’anticorpo agisca a livello molecolare, modificando l’espressione genica ed anticipando così il processo di guarigione. I dati sperimentali ottenuti in laboratorio incoraggiano per un’applicazione clinica in un settore a tutt’oggi carente da un punto di vista terapeutico. 

Lo sviluppo del potenziale terapeutico di MNAC13 sarà affidato a un’altra biotech italiana (BioXell S.p.A), che ha recentemente concluso con Lay Line Genomics, un accordo di licenza riguardante proprio MNAC13.

 

Roma, 13 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di Neuroscienze, CNR European Brain Research Institute - EBRI, Società biotecnologica Lay Line Genomics

Che cosa: Individuazione dell’ anticorpo monoclonale  MNAC13  contro il dolore infiammatorio e neuropatico

Informazioni:  Flaminia Pavone, In- Cnr - tel. 06/501703271, e-mail: f.pavone@ipsifar.rm.cnr.it

 

Referenze:Gabriele Ugolini, Sara Marinelli e Sonia Covaceuszach, Antonino Cattaneo, Flaminia Pavone, The function neutralizing anti-TrkA antibody MNAC13 reduces inflammatory and neuropathic pain.  Proceedings of the National Academy of Science, febbraio 2007


 

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COMUNICATO INVITO

I Centri diurni di salute mentale a Roma

 

L’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr e il V Dipartimento alle Politiche sociali del Comune di Roma presentano i risultati di una ricerca congiunta, nel Convegno “Il Centro della qualità”, che si terrà domani 13 febbraio, presso la sede del Cnr

 

Rilanciare i Centri diurni di salute mentale promovendo una cultura valutativa basata sulla partecipazione di tutti gli attori sociali. E’ uno degli obiettivi del Progetto di valutazione dei Centri diurni di Salute Mentale nel Comune di Roma, che intende avviare e stimolare un processo di ripresa dell’importanza dei centri, del loro ruolo e identità e ridare slancio a servizi e operatori.

I risultati dei primi due anni della ricerca valutativa saranno presentati al Convegno “Il Centro della qualità”, che si terrà domani 13 febbraio 2007 (ore 9.00), presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma - Piazzale Aldo Moro, 7 (Aula Convegni).

Il progetto si colloca nell’ambito di una convenzione tra il V Dipartimento alle politiche sociali e per la salute del Comune di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr. Ideato dai ricercatori del Cnr in stretta collaborazione con i tecnici del V Dipartimento, il progetto, ha coinvolto tutti i protagonisti implicati nei Centri diurni, in particolare utenti, operatori e familiari, responsabili dei Centri e delle Cooperative sociali, direttori dei DSM (Dipartimenti di Salute mentale) e il coordinamento cittadino dei Centri diurni.

Attraverso la valutazione partecipata, è stato possibile individuare le diverse idee di qualità, percezioni e rappresentazioni del Centro diurno di cui sono portatori i gruppi di soggetti coinvolti nella ricerca. Al Convegno sarà distribuito il libro “Allo specchio. Quaderno di valutazione per i Centri diurni di salute mentale”, realizzato con alcuni operatori della ASL RM E che sono stati coinvolti in un gruppo di lavoro per circa un anno, che aveva come obiettivo la valorizzazione del sapere degli operatori e la esplicitazione delle buone prassi.

Roma, 12 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma e V Dipartimento alle politiche sociali e per la salute del Comune di Roma

Che cosa: Convegno “Il Centro di qualità” – Progetto di valutazione  dei centri diurni di salute mentale a Roma

Dove: Consiglio Nazionale delle Ricerche, Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma (Aula Convegni), Quando: 13 febbraio 2007, ore 9.00

Per informazioni: Cristiano Castelfranchi, direttore Istc-Cnr, tel. 06.44595283; Antonella Rissotto, Raffaella Pocobello, Istc-Cnr, Tel- 06.4993.6310, 3381256681. 

 

 

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Presentazione

 

La Cattedrale digitale nella piazza dei Miracoli a Pisa

 

Invito stampa

 

Pisa, 12 febbraio, ore 10, 00

Auditorium “G. Toniolo” dell’Opera Primaziale Pisana

Piazza dell’Arcivescovado

 

Oltre al Duomo, straordinaria impresa di Buscheto e Rainaldo, un altro Duomo, identico, ma virtuale, frutto di maestranze ‘informatiche’. Nove secoli dopo la sua edificazione, la Cattedrale di Pisa del Campo dei Miracoli ‘rinasce’ grazie ad architetti hi-tech che, per ricostruire l’opera, hanno montato un’impalcatura digitale e lavorato a colpi di mouse.

La meraviglia si ripete al computer grazie al progetto “La cattedrale di Pisa: un rilievo 3D per l’integrazione con sistemi informativi di documentazione storica e restauro”, che sarà presentato nella città toscana, il 12 febbraio, alle ore 10,00 presso l’Auditorium “G. Toniol” dell’Opera Primaziale Pisana in piazza dell’Arcivescovado.

Il modello digitale ricostruito per scansione 3D è tra i più complessi mai ottenuti a livello internazionale ed è reso fruibile al pubblico, sia in locale sia su web (http://cattedraledigitale.isti.cnr.it), grazie alle tecnologie software di visualizzazione sviluppate dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti) del Cnr di Pisa.

Nel corso della conferenza verranno illustrati gli strumenti utilizzati per la ricostruzione, la metodologia di lavoro seguita e le sue applicazioni.

Il rilievo costituisce la base di una banca dati di tipo dinamico nella quale far confluire e interagire informazioni di carattere storico e conservativo, relative al manufatto, al fine di garantirne la salvaguardia.

Il risultato del progetto”, spiega Roberto Scopigno dell’Isti – Cnr, “è una rappresentazione tridimensionale che contiene sia l’informazione quantitativa (geometrica) sia quella qualitativa dell’opera, come il colore reale degli elementi decorativi, i dettagli architettonici e le geometrie. Il rilievo 3D costituisce un elemento essenziale per la localizzazione e la mappatura di un bene artistico e di ogni particolare di cui esso è costituito. La conoscenza geometrica dell’opera  inoltre è di grande utilità negli interventi finalizzati alla diagnosi, al monitoraggio e alla tutela, nonché all’eventuale costruzione di una banca dati specifica”.

La metodologia dell’Isti - Cnr è stata già sperimentata con successo nell’abside del Duomo per la creazione dei modelli digitali delle statue e dei reperti del complesso funebre dell’imperatore Arrigo VII, di cui è stato ipotizzato virtualmente l’assetto originario.

Il progetto “Cattedrale digitale” nasce da una collaborazione tra Opera Primaziale Pisana, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico per le Province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara, Centro Dipartimentale DIAPReM dell’Università di Ferrara, Visual Computing Lab dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Cnr di Pisa, Dipartimento di Progettazione dell’Architettura dell’Università di Firenze e Leica Geosystem SpA di Milano con il supporto della Kcyra Family Foundation di Orinda in California.

Roma, 9 febbraio 2007

La scheda

Che cosa: presentazione del progetto: “La cattedrale di Pisa: un rilievo 3D per l’integrazione con sistemi informativi di documentazione storica e restauro”

Dove: Pisa, Auditorium “G. Toniolo” dell’Opera Primaziale Pisana, Piazza dell’Arcivescovado

Quando: 12 febbraio, ore 10.00

Per informazioni: Roberto Scopigno, Visual computing laboratory - Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti) del Cnr, Pisa, tel. 050/3152929, e mail: roberto.scopigno@isti.cnr.it

 

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Tendenza ad ingrassare? Colpa del gene CB1

 

Individuato il recettore che indica la predisposizione ad accumulare peso.

Il risultato arriva da uno studio dei ricercatori dell'Università di Salerno e dell'IEOS-CNR, pubblicato sull'International Journal of Obesity

 

Buone notizie per chi ha la tendenza a mettere su chili di troppo. E' stato scoperto un gene responsabile della predisposizione ad ingrassare. Uno studio - svolto dal gruppo di ricerca del prof. Maurizio Bifulco della Facoltà di Farmacia dell'Università di Salerno e della dott.ssa Chiara Laezza dell'Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli in collaborazione con la Dott.ssa M. Gabriella Caruso dell'IRCCS "Saverio de Bellis" di Castellana Grotte, Bari - dimostra che il gene del recettore degli endocannabinoidi CB1 può aiutare a prevedere la nostra predisposizione a raggiungere quello che viene chiamato un `elevato indice di massa corporea', il cosiddetto BMI.

“Gli endocannabinoidi controllano l'appetito mediante meccanismi sia centrali sia periferici”, spiegano gli autori, “ed è dimostrato che il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) regola la lipogenesi, sia in colture primarie di adipociti (le cellule adipose), sia in animali obesi”. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity, che fa parte del prestigioso Nature Publishing Group, hanno tenuto sotto osservazione per quattordici anni soggetti sani, controllandone periodicamente le abitudini alimentari, l'attività fisica svolta, alcuni parametri clinici e l'aumento del peso.

“I risultati ottenuti hanno dimostrato che i soggetti normopeso, che sono rimasti tali durante gli anni di osservazione, hanno una forma variante del recettore CB1”, afferma Chiara Laezza dell'IEOS-CNR. “Si tratta di una forma cosiddetta `polimorfica' che non si ritrova quasi mai negli obesi o, comunque, nei soggetti che hanno un elevato BMI durante i 14 anni di osservazione”. Inoltre, “i soggetti sani che presentano questa variante polimorfica del recettore CB1 hanno anche livelli di glicemia e di trigliceridemia più bassi rispetto ai soggetti che sono più predisposti al sovrappeso e all'obesità”

La scoperta apre nuove possibilità terapeutiche per combattere l'obesità. Attualmente sono molti i nuovi farmaci anti-obesità in fase di sperimentazione clinica ed alcuni di essi, pur se efficaci nella riduzione del peso, hanno una serie di risposte indesiderate come depressione, ansia, insonnia, che limitano spesso un loro impiego sicuro. “L'interesse dei risultati ottenuti è rappresentato quindi anche dalla possibilità di poter valutare in un immediato futuro, negli studi di farmaco-genomica, la presenza di quelle varianti genetiche che caratterizzano ciascuno di noi”, conclude Maurizio Bifulco, “e che determinano la risposta del nostro organismo ai farmaci anti-obesità, risparmiandoci, ancor prima di utilizzarli, gli effetti collaterali che spesso sottovalutiamo”.

 

Roma, 6 febbraio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia sperimentale del Cnr e Università di Salerno

Che cosa: individuato un gene coinvolto nella predisposizione all'obesità

Dove: studio pubblicato sulla Rivista International Journal of Obesity, del Nature Publishing Group

Per informazioni: Dott.sa Chiara Laezza, Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia sperimentale del Cnr di Napoli, cell. 329.0273060, e-mail: chilaez@hotmail.com; Prof. Maurizio Bifulco, Università degli Studi di Salerno, Tel. 089-969742

Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti, tel. 06.4993.3588, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it

 

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comunicato congiunto del Corpo Forestale dello Stato, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e della Società Italiana di Ecologia

l’Italia entra nella rete mondiale di ricerche ecologiche a lungo termine

 Allo studio gli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulla funzionalità e biodiversità di foreste, mari, laghi e lagune

Qual è lo stato di salute dei principali ecosistemi terrestri, acquatici e marini del nostro Paese? L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle peggiori minacce per la loro funzionalità, o nel tempo si sono aggiunti nuovi nemici? Quanto e come influiscono i cambiamenti climatici sulla vitalità dell’ambiente? E il ritmo a cui viaggia la perdita di biodiversità si è attenuato rispetto a qualche anno fa o continua ad essere molto preoccupante?

Risposte a fenomeni così complessi, che necessitano di una lettura su lunga scala sia temporale che spaziale, ora potranno giungere dalla Rete per le Ricerche Ecologiche di Lungo Termine (LTER-Italia), che in questi giorni è entrata ufficialmente a far parte della Rete internazionale LTER.

 

L’ingresso dell’Italia in questi network di cooperazione scientifica è un importante risultato che permetterà una maggiore interazione tra programmi di ricerca nazionali e internazionali e una comunicazione più fluida tra i ricercatori coinvolti nella ricerca ecologica a lungo termine.

 

La rete LTER-Italia è attualmente costituita da dieci siti che già da diversi anni sono tenuti sotto osservazione dagli scienziati e che sono stati giudicati idonei da un collegio internazionale di esperti. Tra questi troviamo: le aree permanenti delle Alpi, degli Appennini e della Sicilia del Programma CONECOFOR (CONtrollo degli ECOsistemi FORestali), coordinato dal Corpo forestale dello Stato, unico esperimento finora riuscito di Rete ecologica a lungo termine che sia stato possibile costituire, mantenere e sviluppare per lo studio dell’ecosistema forestale su scala nazionale per un periodo di tempo di almeno 10 anni. (segue )

 

Roma, 25 gennaio 2007

 

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A Catania la seconda tappa di Eureka

L’organizzazione europea per la competitività della tecnologia e della ricerca industriale ha tenuto una ‘tre giorni’ nella città siciliana, lanciando 58 nuovi progetti di cui 13 con partecipazione italiana

Si è svolta dal 23 al 25 gennaio a Catania, la seconda serie di riunioni dell’iniziativa EUREKA, la più importante organizzazione pan-europea per lo sviluppo e la crescita per la competitività del continente nei settori della tecnologia avanzata e della ricerca industriale.

Con 37 paesi membri, a cui si aggiunge l’Unione Europea, dopo oltre 20 anni di esperienza da quando fu concepita dal presidente François Mitterrand e dal cancelliere tedesco Helmut Kohl, con oltre tremila progetti realizzati di cui 619 in corso, EUREKA è lo specchio della capacità europea di farsi largo nell’arena globale dell’industria avanzata.

Quest’anno l’Italia ha assunto la presidenza dell’iniziativa, responsabilità non solo logistica e organizzativa ma che ci vede ricoprire un ruolo di indirizzo e di stimolo.

Le riunioni dei “rappresentanti di alto livello” e dei “coordinatori nazionali” dei vari Paesi si sono significativamente svolte a Catania, in un distretto industriale, dove sta crescendo un polo di alta tecnologia nell’elettronica, nella biotecnologia e farmaceutica e quant’altro.

Il 25 gennaio i Paesi membri hanno lanciato 58 nuovi progetti, di cui ben 13 con la partecipazione dell’Italia:

  • dalla realizzazione di aerei senza pilota per la sorveglianza del territorio e la protezione civile, alla creazione di nuovi materiali per l’industria aeronautica;
  • dallo sviluppo di protesi ottiche per la chirurgia oculistica avanzata  alla realizzazione di nuovi strumenti farmacologici per la prevenzione e cura dell’osteoporosi e delle malattie legate all’invecchiamento;
  • dalla messa a punto di nuovi strumenti elettronici e informatici per l’ottimizzazione del traffico, alla realizzazione di pneumatici speciali per veicoli da lavoro.

Durante le riunioni il dott. Salvatore Coffa, Direttore R&S dell’MPA group (Micro,Power,Analog) di STMicroelectronics, ha presentato le attività del gruppo nel distretto tecnologico di Catania, sottolineando il ruolo di attrazione e di crescita che la STMicroelectronics ha esercitato in ambito territoriale nei confronti delle piccole medie imprese, italiane e non, e dell’Università.

Inoltre, ha dichiarato, “da un’azienda che produceva perdite equivalenti al 120% dei ricavi con 2100 posti di lavoro di cui solo 300 produttivi e 10 per laureati si è giunti ad una realtà produttiva con 4800 posti lavoro di cui il 93% aventi il livello tecnico di diploma o laurea e impegnati per il 25% nella Ricerca e Sviluppo. Tale realtà contribuisce fortemente ai ricavi ed ai profitti del gruppo internazionale STMicroelectronics, che già dall’inizio degli anni ‘80 ha compreso come il sud dell’Italia ed in particolare la Sicilia rappresenti una occasione anche per le imprese operanti nei settori dell’alta tecnologia come la microelettronica”.

Il prof. Rodolfo Zich, presidente di Torinowireless/ADITE ed ex-rettore del Politecnico di Torino, ha presentato il quadro generale del distretto tecnologico di Torino ed ha analizzato le possibili convergenze e sinergie tra Torinowireless e l’iniziativa internazionale EUREKA. Il prof. Zich ha sottolineato che “ il distretto di alta tecnologia Torinowireless ha realizzato una forte interazione nelle attività di ricerca e sviluppo tra le imprese e il venture capital e ha migliorato la capacità delle imprese ad avere personale di elevata professionalità nell’innovazione tecnologica”.

Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di EUREKA, prof. Fabio Pistella, ha ratificato la sostituzione del Capo del Segretariato Eureka a Bruxelles.

Roma, 25 gennaio 2007

 

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Risposta sulla designazione dei rappresentanti dell’ESF

La European Science Foundation, con una modifica statutaria, ha stabilito che solo i “capi” delle organizzazioni membri facciano parte del Governing Council

Chi di accuse di inaffidabilità cerca di ferire, di inaffidabilità perisce. L’Osservatorio della Ricerca dedica la propria ‘distratta attenzione’, per dirla con un ossimoro, al comunicato stampa del 5 gennaio 2007, nel quale, in merito alla possibile nomina del Vice Presidente del CNR nel Governing Council dell’European Science Foundation, si ricordava “che è lo statuto di questa fondazione internazionale a prescrivere che la rappresentanza degli enti nazionali  affiliati sia affidata al Presidente o al Vice Presidente degli enti stessi”. Secondo l’Osservatorio, l’affermazione deriva da una citazione di “documenti in modo non corretto”, dovuta a “una clamorosa svista” o forse addirittura alla “sicurezza che nessuno sarebbe andato a leggersi lo statuto”.

Cosa che invece l’OdR ha fatto, pensando di scoprire così che “lo statuto al quale ci si riferisce recita testualmente: ‘The Governing Council shall consist of (i) the President of the Foundation, (ii) two Vice-Presidents, and (iii) such a number of members as allows each National Group of Member Organisations to occupy one seat. Such members will be normally appointed by National Groups of Member Organisations from the Heads, their senior representatives, or other senior scientists closely linked to Member Organisations, reflecting national science structures’”. Insomma: qualunque ricercatore potrebbe rappresentare il CNR nell’ESF, se il presidente lo delegasse.

Peccato che nella sua indagine l’Osservatorio abbia – lui sì – commesso una “clamorosa svista”: quella di consultare lo Statuto dell’ESF del 2001 e non quello approvato nel 2006, che ha modificato i criteri di nomina dei rappresentanti degli enti affiliati alla Fondazione. Il nuovo testo, facilmente reperibile in Internet e disponibile sul sito dell’ESF, recita ora: “The Governing Council shall consist of (i) the President of the Foundation, (ii) two Vice-Presidents, and (iii) such a number of members as allows each National Group of Member Organisations to occupy one seat. Such members will be appointed by National Groups of Member Organisations and will be the Heads of organisations within the ESF membership”.

Dunque soltanto “i capi” delle organizzazioni nazionali membri possono sedere nel Governing Council. Che per “heads” si intendano solo i presidenti e loro personali rappresentanti permanenti, non dunque altri dirigenti o esponenti delegati ad hoc, lo dicono le minute delle riunioni dedicate a tale modifica statutaria, dettata dall’esigenza che, abolito l’executive board, il Governing Council divenga il vero “organo di governo” dell’ESF.

Peraltro, anche il “Regolamento di organizzazione e funzionamento del CNR” stabilisce che il “Presidente ha la rappresentanza legale dell'Ente ed è responsabile delle relazioni istituzionali” e che “il Vice Presidente sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento”.

 

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Roma, 27 gennaio 2007

Tecnologie “made in Italy”

Un prototipo di micro-spettrometro per studiare l’atmosfera venusiana nella prossima missione di “Venus Express”, una lingua elettronica per scoprire le contraffazioni alimentari, un progetto di casa  ‘multisensoriale’ per la sicurezza e la salute degli anziani. Sono alcune delle tecnologie messe a punto dal Cnr e presentate nel corso di un workshop che si tiene presso la sede dell’Ente

Volerà alla conquista dei segreti di Venere il micro-spettrometro realizzato dall’Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna in collaborazione con la Carlo Gavazzi Space SpA. Lo strumento, progettato per le osservazioni della Terra da satellite, opererà nel vicino infrarosso e dovrà studiare, globalmente e in dettaglio, l’atmosfera, i venti, le nubi e loro composizione, svelare alcuni misteri del pianeta, come l’origine dell’ “effetto serra” che fa raggiungere  al corpo celeste temperature elevatissime e, in particolare, dovrà analizzare gli strati più bassi dell’atmosfera, di cui si conosce molto poco.

“Il micro-spettrometro, che è stato selezionato dall’Esa, è equipaggiato da una strumentazione scientifica altamente miniaturizzata: telescopio, tre interferometri, elettronica di rilevazione e trasmissione dati”, spiega Gian Giuseppe Bentini, ricercatore dell’Imm-Cnr di Bologna e coordinatore del gruppo di lavoro, “tutto in un cilindro di 5 centimetri di diametro, 15 di altezza e un peso di 400 grammi.

Lo spettrometro è una delle tante tecnologie ‘made in Cnr’ presentate nel Workshop: “Dalle micro alle nano tecnologie”, che si tiene oggi e domani presso la sede centrale dell’Ente. L’evento vuol essere una vetrina dei progetti e dei risultati messi a punto nel settore da Enti di ricerca, aziende, università, istituzioni pubbliche e private. “L’obiettivo”, spiega il dr. Giancarlo Righini, direttore del Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr, “è quello di identificare contenuti innovativi, in termini di progetti e prodotti ‘made in Italy’, da presentare nell’ambito della rassegna promozionale ‘Primavera italiana in Giappone’ che si terrà a Tokyo nell’aprile prossimo”.

Al workshop le tecnologie illustrate riguardano i settori più disparati. Nell’agroalimentare è stato realizzato un prototipo di ‘lingua elettronica’, un sensore della grandezza di un telefonino capace di rivelare la presenza nei cibi di pesticidi, microtossine e altre sostanze tossiche. “Questo strumento”, spiega Pietro Siciliano dell’Imm - Cnr di Lecce, “utilizza ricettori miniaturizzati, costituiti da materiali a stato solido con struttura nanometrica, collocati su microdispositivi realizzati in silicio. I liquidi da analizzare vengono fatti passare attraverso ricettori; questi attivati dai diversi componenti, trasmettono segnali elettrici che vengono poi analizzati da un computer”. Dopo una fase di taratura, la ‘lingua’ sarà in grado di analizzare un vino e riconoscerne i vitigni che lo compongono. Contraffare un Doc sarà quindi molto più difficile. “In futuro”, promette Siciliano, “le sensazioni della lingua elettronica saranno rafforzate anche da quelle catturate dal naso elettronico, un’accoppiata tecnologica che non darà scampo ai falsificatori”.

Alla terza età guarda invece il progetto europeo‘Netcarity’ che ha lo scopo di sviluppare un sistema multisensoriale per la sicurezza e la salute degli anziani in ambienti domestici. Coordinato sempre dall’Imm-Cnr, esso vede la partecipazione di Italia, Olanda, Germania, Repubblica Ceca e Spagna con la presenza di grandi colossi industriali quali Siemens e Ibm.

La Comunità Europea ha deciso di investire fondi su progetti per lo sviluppo di soluzioni che mirano a ottimizzare e ridurre i costi per l’assistenza sanitaria agli anziani e per migliorare le loro condizioni di vita”, spiega Siciliano. “La tendenza generale è di far in modo che l’anziano rimanga nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile prima di ricorrere a ricoveri ospedalieri o alle case di riposo. L’abitazione pertanto deve essere dotata di una serie di ‘facilities’ utilizzabili contemporaneamente dall’inquilino e dai centri di assistenza remota”.

Dal monitoraggio della pressione arteriosa e della glicemia, alla soluzione di problemi motori, dal controllo di emergenze ambientali alla sicurezza contro l’intrusione di persone estranee, tutto sarà gestibile e controllabile a distanza, grazie alla casa multisensoriale.

Il sistema sarà in grado di mettere in atto comportamenti mirati e coerenti con il contesto e la situazione in cui si trova l’utente, arrivando a fornire allo stesso un adeguato supporto cognitivo e fisico. Come? Combinando e sfruttando le informazioni provenienti simultaneamente da differenti tipologie di sensori presenti nell’abitazione.

Il progetto prevede una fase di sperimentazione in cento appartamenti, equipaggiati con i sensori, in Olanda, ad Eindovhen, e, in Italia, a Trento dove la Provincia Autonoma ha già cominciato a investire in tale settore per venire incontro al miglioramento della qualità della vita degli anziani.

Il progetto, che durerà quattro anni, coinvolgerà ospedali e case di cura, e anche agenzie che prestano servizi di assistenza sociale.

Roma, 30 gennaio 2007

Chi: Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr

Che cosa: Workshop: “Dalle micro alle nano tecnologie”, sito web: http://www.dmd.cnr.it/micronano.html

Dove: Roma, Aula Marconi del Cnr, piazzale Aldo Moro, 7

Quando: 30 – 31 gennaio, ore 9.00

Per informazioni: dr. Giancarlo Righini, direttore del Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr, tel. 06/4993.7745, e mail: segreteria.dmd@cnr.it; dr. Gian Giuseppe Bentini, Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm) del Cnr di Bologna, tel. 051/6399157, dr. Pietro Siciliano, Imm-Cnr di Lecce, tel. 0832/422500, e mail: pietro.siciliano@le.imm.cnr.it

 

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Rischio esodo per l’Africa occidentale

Una ricerca dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr ha focalizzato le dinamiche socio-economiche dei paesi di quest’area, collegando il fenomeno migratorio alla vulnerabilità alimentare e all’aumento della popolazione

L’Africa occidentale potrà assorbire la crescita della popolazione o sarà destabilizzata da un fenomeno migratorio senza precedenti? Quali le strategie per assicurare lo sviluppo sostenibile delle future generazioni oggi costrette ad emigrare?

Le Nazioni Unite stimano che nel 2030 l’Africa occidentale supererà la soglia dei 400 milioni di abitanti, facendo registrare un aumento della popolazione del 70% rispetto a quella del 2000. Tale andamento fa presagire che la popolazione potrebbe decuplicare in poco meno di un secolo, rispetto ai circa 60 milioni di abitanti del 1950. Il trend non preoccupa soltanto i governi africani, ma anche quelli dell’Unione Europea, impegnati in misura crescente ad affrontare il problema dell’immigrazione massiccia proveniente dal continente africano.

“Tenendo conto dei dati sulla vulnerabilità nei termini di sostenibilità agro-ambientale e delle ‘nuove’ crisi alimentari degli ultimi anni, causate da infestazioni di cavallette, siccità, riduzione della produzione di cereali e restrizioni delle esportazioni dai paesi limitrofi con innalzamento dei prezzi, guerre civili, è stato possibile identificare le dinamiche che stanno radicalmente trasformando il sistema africano e che si riflettono nel massiccio aumento di flussi migratori clandestini”, spiega Andrea Di Vecchia, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr e autore dello studio “Migrazioni e sviluppo: vulnerabilità e potenzialità”, realizzata nell’ambito del progetto “Sviluppo e gestione sostenibile dei flussi migratori provenienti dall’Africa”, promosso dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e dal SID (Society for International Development) per il Ministero degli Affari Esteri.

Lo studio, in particolare, evidenzia come l’emigrazione continuerà a rappresentare uno strumento per il mantenimento dell’equilibrio socio-demografico e politico-economico e la connessione tra sviluppo sostenibile e rapporto tra pressione antropica e risorse naturali.

I cambiamenti climatici, l’avanzamento della desertificazione e della deforestazione, l’incremento della popolazione, le tensioni fra agricoltori ed allevatori della fascia saheliana per l’utilizzo della terra, la contrazione della tradizionale mobilità verso i paesi del Golfo di Guinea dovuta all’instabilità politica hanno messo in crisi le tradizionali economie familiari di sussistenza. “I nuovi modelli di sviluppo, in una fase transitoria come quella attuale, hanno trasformato la migrazione clandestina in una strategia per la sopravvivenza”, sottolinea Di Vecchia. Si rischia così di compromettere i risultati raggiunti nella regione, dove la quota di popolazione sottonutrita, secondo la FAO, è scesa nel 2005 al 16%, molto al di sotto del 40% del resto dell’Africa Sub – Sahariana.

Contrariamente all’idea stereotipata, l’Africa occidentale - ed il Sahel all’interno di essa - rappresenta una regione strategica per la stabilizzazione dei flussi migratori e per lo sviluppo di tutto il continente, non più rappresentabile come un’area omogenea ed indifferenziata dal punto di vista ambientale e produttivo. “A fronte di zone più vulnerabili”, sostiene Di Vecchia, “ve ne sono altre in rapida crescita o con interessanti potenzialità agro-alimentari ed economico-produttive su cui investire con programmi di sviluppo a medio e lungo termine. Questo è il solo modo per evitare che l’esodo della popolazione verso i paesi dell’UE diventi incontrollabile. Basti pensare che, dal 1990 al 2000, la popolazione dell’Africa Sub-Sahariana  è aumentata di 140 milioni di abitanti, di cui 50 milioni nella sola Africa occidentale, che nel 2020 avranno più di venti anni ed avranno quindi raggiunto la fascia di età ottimale per entrare nei circuiti migratori”.

L’Africa occidentale, inoltre, è caratterizzata da grandi disparità nazionali in rapporto al tasso di urbanizzazione, che nel 1960 corrispondeva a meno del 10% in Gambia, Mali, Niger e Ciad, e a circa il 30% in Senegal; nel 1990, questi stessi tassi oscillavano da meno del 20% in Niger e in Gambia a poco più del 50% in Costa d’Avorio e in Nigeria. “Tuttavia, negli ultimi anni, si è avuta un’accelerazione dello sviluppo in termini di popolazione ed estensione dei centri economici principali”, rileva Andrea Di Vecchia, “e lo sviluppo dei centri urbani si è concentrato maggiormente intorno alle capitali, provocando un cambiamento nel rapporto con il mondo rurale che ha perso la funzione di supporto in caso di crisi. La fonte di reddito viene ricercata nell’economia urbana piuttosto che in quella rurale”.

“Rilanciare lo sviluppo e la modernizzazione del settore agricolo in un contesto di solidarietà sociale”, conclude il ricercatore, “resta dunque l’unica strategia che i governi africani ed europei possono adottare per assicurare lo sviluppo sostenibile delle future generazioni oggi costrette ad emigrare”.

Roma, 31 gennaio 2007

La scheda

Chi: Istituto di Biometeorologia del Cnr, Firenze

Che cosa: ricerca Migrazioni e sviluppo: vulnerabilità e potenzialità, realizzata dall’Ibimet-Cnr, nell’ambito del progetto Sviluppo e gestione sostenibile dei flussi migratori provenienti dall’Africa, promosso dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e dal SID (Society for International Development) per il Ministero degli Affari Esteri

Per informazioni: Andrea Di Vecchia, Ibimet-Cnr di Firenze, Tel. 055.3033711, cell. 348.7823683

 

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Turismo in Italia: è la cultura ad attirare di più

 

Uno studio dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr evidenzia il trend costante di crescita di questo settore, che attira più visitatori delle località balneari e montane. Lazio, Toscana e Veneto le più amate per le città d’arte, mentre il Sud è a ‘macchia di leopardo’

 

Il turismo culturale trionfa in Italia dove, grazie alla ricchezza dei beni artistici diffusi sul territorio, attrae un terzo dei visitatori (più delle località balneari) e quasi la metà degli stranieri. Un modello vincente che, adeguatamente potenziato e valorizzato, può assicurare al nostro Paese un vantaggio competitivo nella globalizzazione dei mercati. Ad analizzare questo settore è uno studio di Maria I. Simeon dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato nel volume “Il turismo tra teoria e prassi” (ESI editore) in corso di stampa.

Nel 2005 si conferma la crescita della domanda turistica in Italia, con un aumento del 2,7% sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto all’anno precedente, quando si sono registrati quasi 86 milioni di arrivi e 345 milioni di presenze, di cui circa 3 su 10 straniere. Il trend è dunque positivo, anche se tra il 2000 ed il 2004 gli arrivi sono aumentati del 7,4%, mentre le presenze solo del 2%: si è ridotta quindi la permanenza media, che passa da 4,2 a 4 giorni.

Considerando i flussi per tipologia di località, provenienza e ricettività (alberghiera e complementare) è però rilevante che circa 29 milioni di arrivi (il 33,8% del totale) sono stati registrati in città di interesse storico ed artistico, contro i circa 20 milioni (23,3%) rilevati nelle località marine. Se si considerano solo gli stranieri la quota di chi sceglie il turismo culturale sale ancora (44% degli arrivi), anche se diminuisce nettamente considerando le presenze totali (23,6% del totale), in ragione della minore permanenza media di questa tipologia, correlata al classico tour ‘mordi e fuggi’. Nelle località di interesse storico-artistico gli stranieri si fermano mediamente 2,8 giorni, rispetto ai 5,5 nelle località balneari.

“Dalle indagini”, spiega Maria I. Simeon, “emerge in particolare il forte interesse della domanda – che proviene soprattutto da Germania, Regno Unito, USA e Francia -  non solo per il classico circuito delle città d’arte, ma anche per i centri minori, dovuto anche allo sviluppo delle compagnie low-cost e alla diffusione di Internet”. Il turismo culturale ha saputo mantenere un trend costante di crescita e ha sviluppato i maggiori incrementi tra il 1999 ed il 2004: +34,5% gli arrivi e +37,7 le presenze, contro +7,8% arrivi e +6,2% presenze nelle destinazioni balneari. E’ poi, ovviamente, meno soggetto alla stagionalizzazione dei flussi: nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2003 sono stati registrati solo il 29% degli arrivi nelle località di interesse artistico, contro il 54,5% delle località marine e il 37,8% di quelle montane. Inoltre, il turismo culturale è segnato da flussi incoming con buona capacità di spesa, che richiedono il soddisfacimento di bisogni sia di conoscenza sia di svago e socializzazione.  

 “Il prodotto ‘Città d’Arte’, venduto dai tour operator agli stranieri, vede, a livello regionale, al primo posto il Lazio (50,4%), al secondo la Toscana (28,8,%), al terzo il Veneto (10,4%), seguito in quarta posizione dalla Sicilia (3,5%) e in settima posizione dalla Campania (1,2%). Non sono presenti in classifica altre regioni del sud”, prosegue la ricercatrice. Il volume indica tra l’altro nell’attivazione dei servizi museali uno strumento per valorizzare le potenzialità di sviluppo turistico nel Mezzogiorno, dove insistono solo il 19,3% degli arrivi ed il 20,6% del turismo culturale, con una concentrazione quasi totale in Campania e Sicilia.

La situazione per il Mezzogiorno migliora se si considera il ‘pacchetto’ degli itinerari culturali, che fa balzare la Sicilia al terzo posto (9,4%) nella graduatoria delle regioni e la Sardegna e la Campania rispettivamente ai posti 6 e 7, con una quota del 2,5% ciascuno, mentre la Puglia e la Calabria si trovano alla 13^ e 14^ posizione, con lo 0,6% di quota ciascuna. “Nel turismo”, conclude Simeon, “il posizionamento competitivo delle regioni del Mezzogiorno resta quindi molto al di sotto delle potenzialità e a ‘macchia di leopardo’, pur se in crescita negli ultimi cinque anni: il peso del Sud è infatti passato tra il 1995 ed il 2004 dal 18,4% al 20,6% delle presenze, con un tasso di crescita del 3,4% annuo, contro l’1,6% a livello nazionale”.

Roma, 11 gennaio 2007

La scheda

Chi: Maria I. Simeon, Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr, Napoli

Che cosa: “Patrimonio culturale e valorizzazione turistica nel mezzogiorno d’Italia”, studio pubblicato in: “Il turismo tra teoria e prassi”, a cura di Ilaria Zilli, ESI editore (in corso di stampa).

 Per informazioni: Maria I. Simeon, Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr, Napoli, tel. 081/2470960, cell. 347/5702543, e mail: m.simeon@irat.cnr.it

Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel.06/49933789 - 3383, e mail: sandra.fiore@cnr.it

 

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Suono al servizio dell’architettura sacra

 

Una giornata di studio sulla qualità acustica nei luoghi di culto, tenutasi a Bari, per studiare i parametri da considerare nella progettazione di una chiesa. Manca infatti una letteratura scientifica che indichi le condizioni ottimali per la percezione delle parole e della musica

 

Goethe definisce l'architettura come musica pietrificata, eppure riuscire a conciliare spazi e suoni non è mai stato facile. Lo sanno bene i fedeli che, seguendo le celebrazioni religiose nelle chiese, spesso faticano a comprendere il senso di omelia, preghiere, letture e canti. Nonostante ciò, lo studio dell'acustica all'interno di questa tipologia di spazi non è ancora sufficientemente approfondito a livello sia nazionale, sia internazionale. Un contributo giunge ora dal programma di ricerca “L’acustica dei luoghi di culto”, coordinato dal prof. Ettore Cirillo e finanziato dal MIUR per il biennio 2005-2007, nel quale si inserisce la giornata di studio su “La valutazione soggettiva della qualità acustica dei luoghi di culto”, promossa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal Dipartimento di Fisica Tecnica del Politecnico di Bari e dal Conservatorio “N. Piccinini” di Bari.

“Se, infatti, teatri e sale da concerto dispongono di un’ampia letteratura scientifica, lo stesso non può dirsi per le chiese le quali, peraltro, sono ambienti ben più complicati: sia per la complessa articolazione spaziale in navate, volte, cappelle e cupole, sia per la propagazione, anche contemporanea, di messaggi sonori differenti. Oltre al sacerdote che parla dall'altare o dal pulpito, occorre infatti tenere in conto l'assemblea che risponde e il coro che canta da posizioni diverse”, osserva il dr. Christian Skaug, dell’Istituto per l’Applicazione del Calcolo del Cnr di Bari. “Il progetto mira a spiegare quali siano i fattori oggettivi e misurabili (geometrici e fisici) delle chiese che determinano la valutazione soggettiva della qualità del suono al loro interno”.

La ricerca ha avuto avvio con il rilievo condotto dal gruppo di Acustica Applicata del Politecnico di Bari dei campi acustici di oltre quaranta chiese italiane. “Tale tipo di rilievo consente di riprodurre fedelmente in laboratorio, utilizzando sofisticate tecniche di riproduzione assimilabili al surround, le stesse condizioni di ascolto che si avrebbero stando fisicamente in quei luoghi”, spiega l’ing. Francesco Martellotta. Una selezione di nove di queste chiese (comprendente la chiesa del Gesù e la chiesa dei Santi Luca e Martina a Roma, il duomo di Modena, la chiesa parrocchiale di Riola, Santa Maria della Consolazione a Todi e diverse altre chiese pugliesi) è stata impiegata per realizzare alcuni test di ascolto su cinque brani musicali appartenenti tanto al repertorio corale sacro che a quello strumentale e sinfonico: l’ouverture delle ‘Nozze di Figaro’ di W. A. Mozart, la Sinfonia N. 4 ‘Romantica’ di Anton Bruckner, ‘Fantasia in sol minore’ di J. S. Bach, il canto gregoriano ‘Pange Lingua’ e il canto corale ‘Alleluia’ di Randall Thompson. Gli ascoltatori, tra cui molti musicisti e coristi, mediante una serie di confronti a coppie delle diverse chiese, hanno espresso la propria preferenza per una delle due diverse ‘configurazioni’ acustiche e l’analisi di tali preferenze ha evidenziato delle regolarità, sottoposte poi ad analisi statistiche.

“I risultati statistici hanno messo in evidenza sostanziali differenze fra musica corale e musica strumentale”, prosegue l’ing. Martellotta. “Nel primo caso il giudizio soggettivo risulta influenzato prevalentemente dalla riverberazione (cioè dalla permanenza del suono in uno spazio), mentre nel secondo è influenzato maggiormente da una opportuna combinazione di chiarezza (cioè dalla possibilità di udire distintamente le diverse note) e spaziosità (cioè da quanto una sorgente sonora appare ampia impiegando solo il senso dell’udito). Per quanto riguarda il repertorio sinfonico, è interessante notare che gli ascoltatori hanno mostrato una maggiore tolleranza verso tempi di riverberazione più alti di quelli che verrebbero normalmente accettati in un auditorium”.

Dalle correlazioni statisticamente elaborate tra parametri acustici, parametri architettonici e giudizi soggettivi, si pensa di poter iniziare a comprendere quanto sia indicata una data chiesa per un determinato tipo di musica, fornendo soprattutto gli strumenti più adeguati per la progettazione degli edifici di culto futuri. “Un perfezionamento dei test di laboratorio e un modello matematico delle valutazioni individuali più raffinato potranno aiutare a chiarire ulteriormente questo argomento”, osservano i due esperti. La prosecuzione di questi studi potrà condurre alla definizione di criteri pratici che consentano una progettazione integrata, tra architettura, acustica ed ingegneria, che non si limiti solamente a creare uno spazio confinato, ma fornisca un’analisi dettagliata delle condizioni ottimali per la percezione della parole e della musica.

 

 Roma, 5 gennaio 2007

 

La scheda

Chi: Dipartimento di Fisica Tecnica del Politecnico di Bari, Istituto per le applicazione del calcolo del Cnr, sezione di Bari

Che cosa: “La valutazione soggettiva della qualità acustica dei luoghi di culto”

Per informazioni: Christian Skaug, Iac-Cnr, Bari,  tel. 080/5929752, 349/1854570, e-mail c.skaug@ba.iac.cnr.it, Francesco Martellotta, DFT-Politecnico di Bari, tel. 080/5963631, 320/4316172, e-mail f.martellotta@poliba.it

Ufficio Stampa Cnr: Marco Ferrazzoli, te. 06.49933383 - 320.4328820

 
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 I molti significati di ‘Natura’ 

Dal mondo antico, al Medioevo, fino al Rinascimento e all’età moderna, un termine chiave della cultura occidentale verrà indagato da studiosi di varia estrazione durante il XII Colloquio Internazionale dell’Iliesi-Cnr

 

Il termine Natura sarà il tema del XII Colloquio Internazionale dell’Istituto del Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee (Illesi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si svolgerà nei giorni 4-6 gennaio 2007 a Villa Mirafiori, presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”.

A partire dal 1976, l’Istituto organizza ogni tre anni degli incontri cui partecipano storici della filosofia, della scienza e delle lingue classiche e moderne, individuando di volta in volta una parola chiave della tradizione culturale occidentale. I volumi degli atti dei Colloqui costituiscono così un originale e ricco vocabolario della terminologia di cultura: da Ordo a Res, da Sensus a Phantasia/Imaginatio, Spiritus, Ratio, Idea, fino a Signum, Experientia, Machina.

Durante il XII Colloquio, i molteplici significati del termine Natura saranno indagati nel loro articolarsi storico dal mondo antico e attraverso il Medioevo in autori come Agostino, Scoto Eriugena, Tommaso d’Aquino, nel confronto tra platonismo e aristotelismo, per giungere alle ‘filosofie’ del Rinascimento (da Leonardo a Ficino e Bruno) nonché alla scienza e ai sistemi filosofici del Seicento (da Bacon, Galileo, Descartes fino a Spinoza e Leibniz).

“Nell’età moderna, con la rivendicazione di una piena autonomia del mondo naturale e delle sue leggi fisiche e con l’affermarsi di una concezione meccanicistica”, spiega il prof. Tullio Gregory, direttore dell’Iliesi-Cnr, “si cercherà di individuare un diverso concetto di unità della natura rispetto all’idea di natura maga della tradizione del Rinascimento. Autori come Vico e Kant, in modi diversi, si proporranno di riconsiderare il rapporto tra gnoseologia e scienza della natura, mentre il Romanticismo tedesco riprenderà temi della cultura rinascimentale collegandovi, in una visione eclettica, le acquisizioni della scienza contemporanea”.

Il programma completo è consultabile all’indirizzo http://www.iliesi.cnr.it/iniziative/ProgrammaXII-locandina.htm.

 

Roma, 2 gennaio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr

Che cosa: XII Colloquio Internazionale: “Natura”

Dove: Roma, Dipartimento di Ricerche Storico-Filosofiche e Pedagogiche, Facoltà di Filosofia, Università “La Sapienza”, Villa Mirafiori, via Carlo Fea, 2

Quando:4-6 gennaio, dalle ore 9.00

Per informazioni: prof. Tullio Gregory, direttore Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr, tel. 06/86320517-86320527, e mail: iliesi@iliesi

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Arriva VCS, il sondaggista automatico  

Ricerche di mercato e di opinione senza risposte multiple, call center e analisi manuale delle risposte. Una semplice domanda via e-mail, alla quale rispondere liberamente, e un software dell’ISTI-CNR penserà a tutto, elaborando 240 risposte al secondo in qualunque lingua. La piattaforma è già utilizzata dalla EGG, leader mondiale dell’Internet banking

 

Qualità del servizio, soddisfazione dei clienti, gusti, tendenze politiche… quale che sia l’oggetto del sondaggio, non c’è più bisogno di vagliare a mano le risposte del campione di intervistati, né del vincolo delle risposte multiple (il famigerato ‘sì, no, non sa/non risponde’). E soprattutto, non saremo più importunati dai call center: ci arriverà via e-mail una semplice domanda, alla quale potremo rispondere in forma di testo libero in ogni momento.

E’ una vera rivoluzione per la tecnica demoscopica quella introdotta dal VCS-Verbatim Coding System, ideato e realizzato dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. Ad analizzare le opinioni – scritte senza vincoli di schemi o scelte preconfezionate e rigide – sarà infatti un software innovativo messo a punto dal gruppo di ricerca guidato da Fabrizio Sebastiani e composto da Andrea Esuli e Tiziano Fagni, che interpreta e classifica in modo completamente automatico il parere espresso in forma di testo libero: un’attività che, fino a ieri, era subordinata all’analisi manuale degli operatori.

L’applicazione più frequente è quella via email: il cliente riceve nella propria casella di posta elettronica un questionario nel quale può scrivere liberamente la propria opinione... (leggi il comunicato integrale sul sito del CNR )

 

Roma, 20 dicembre 2006

 

La scheda

Chi: Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa

Che cosa: VCS-Verbatim Coding System

Per informazioni: Fabrizio Sebastiani, Isti-Cnr, tel. 050-3152892, email fabrizio.sebastiani@isti.cnr.it; Claudia Raviolo, Isti-Cnr, tel. 050-3152403, email claudia.raviolo@isti.cnr.it  

 

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Giustizia in Europa: il Cnr accorcia i tempi

 

Il Consiglio d’Europa approva e raccomanda a tutti i 46 Stati membri le politiche definite dall’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del Cnr per migliorare gli iter giudiziari

 

La Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa ha approvato le linee guida per ridurre i tempi degli iter giudiziari raccolte nel Compendium ‘Best practices on time management in judicial proceedings’, redatto dall’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari (Irsig) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna. “Anche se in misura molto diversa”, commenta Marco Fabri dell’Irsig-Cnr “l’eccessiva lunghezza dei tempi della giustizia è una questione aperta in diversi Stati europei tra cui, come ben noto, l’Italia. Le stesse ricerche condotte dalla Cepej mostrano anzi come il nostro Paese sia il fanalino di coda. Per i casi relativi ai licenziamenti, ad esempio, da noi la durata media di un procedimento è di quasi 700 giorni, contro i 19 in Olanda o i 30 in Spagna”.

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, preso atto della situazione, ha approvato una risoluzione che invita il nostro governo, ma non solo, a provvedere anche attraverso proposte e interventi indirizzati a policy makers e addetti ai lavori. “Il Compendium nasce proprio nell’ambito di queste attività con l’obiettivo di definire ogni procedimento entro limiti prevedibili e ottimali”, spiega Fabri. “Fondamentale, per la stesura del rapporto, è stato il lavoro del ‘network di corti pilota’ istituito da Cepej, che ha individuato, nei vari paesi, uffici, pratiche e metodi di lavoro più efficaci. La nostra idea era analizzare le situazioni di successo, più che inefficienze e ritardi”... (leggi il comunicato sul sito del CNR)

 

 

La scheda

Chi: Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del Cnr (Irsig) del Cnr di Bologna

Che cosa: approvazione del Compendium ‘Best practices on time management in judicial proceedings’, proposto dall’Irsig-Cnr.

Dove: Strasburgo - Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa

Per informazioni: Marco Fabri, Irsig, Cnr Bologna, tel.051/2756217, e-mail marco.fabri@irsig.cnr.it, Francesco Contini, Irsig-Cnr Bologna,   tel. 051/2756227, cell. 328/4129288, e mail: francesco.contini@irsig.cnr.it

 

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Aree inquinate: ambiente a rischio. E la salute?

Si tiene oggi al CNR  il  workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati”, durante il quale viene presentato il Rapporto “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati”, che propone la promozione della ricerca sul tema

Alcune tra le più recenti indagini di epidemiologia ambientale vengono illustrate oggi a Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo”. Intervengono tra gli altri il presidente del CNR, Fabio Pistella, il direttore del Programma Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Roberto Bertollini, e la vice presidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia, Adele Seniori Costantini.

Nel corso del workshop viene presentato il rapporto ISTISAN 06/19 “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche, procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equità”, curato da Fabrizio Bianchi dell’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del CNR di Pisa e da Pietro Comba del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto Superiore di Sanità, che  approfondisce la riflessione sullo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati.

Numerosi studi recenti hanno infatti segnalato situazioni critiche per i residenti nelle aree a rischio. Eccessi di mortalità, malformazioni congenite o altre condizioni anomale sono riscontrate in molte zone studiate (tra cui Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres, Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e vaste aree della Campania interessate dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti). I risultati emersi dalle ricerche condotte sui residenti in prossimità di poli industriali e siti di smaltimento di rifiuti tossici, hanno evidenziato un generale incremento di molte patologie e del relativo tasso di mortalità.

“In molte di queste zone sono in corso attività di monitoraggio ambientale, sorveglianza sanitaria e in alcune di bonifica delle matrici contaminate”, osserva Fabrizio Bianchi dell’IFC-CNR, “che coinvolgono diverse istituzioni ed enti e che richiedono studi multidisciplinari rigorosi, tecnologie innovative, sistemi avanzati di misura e valutazione, misure di prevenzione primaria, nuove tecniche di comunicazione e partecipazione. Su questi argomenti il CNR è impegnato a dare il proprio contributo in collaborazione con gli altri soggetti, in primo luogo l’Istituto Superiore di Sanità e Ministeri competenti, soprattutto per capire meglio i meccanismi di contaminazione della catena alimentare e di passaggio all’uomo di inquinanti ambientali persistenti, sviluppare tecniche di misura individuale dell’esposizione, sperimentare nuove tecniche di bio-depurazione, usare efficacemente le risorse di geo-osservazione e localizzazione satellitare”.

Nelle aree industriali siciliane si sono intensificate le malformazioni infantili e i casi di aborto, come pure i tumori a polmoni, colon-retto e pleura. In Campania, dove la mortalità nel ventennio 1982-2001 è diminuita ma si mantiene al di sopra della mortalità nazionale, le malattie del sistema circolatorio rappresentano la prima causa di morte in entrambi i sessi (40% per gli uomini, 50,3% donne), seguite da tumori (30% maschi, 21,3% femmine), in particolare a stomaco, reni, fegato, bronchi e polmoni, pleura e vescica. Preoccupanti anche i dati provenienti dall’area dell’acciaieria di Cornigliano, dove si osserva una maggior incidenza (+10%) di tumori negli uomini rispetto al resto di Genova, in particolare a laringe, encefalo, sistema nervoso centrale e sistema emolinfopoietico. Nella zona di Massa-Carrara, i dati di mortalità generale (più elevati di quelli regionali, specialmente tra i maschi: eccesso del 10%) rilevati a dieci anni dalla chiusura degli impianti ANIC-Agricoltura e Farmoplant mostrano un indice di mortalità maschile, rispetto alla media toscana, maggiore per i tumori al fegato del 53% a Carrara e del 69% a Massa, per i tumori della laringe del 64% e 52%, per il tumore della pleura a Carrara del 131%. Nel polo industriale di Termoli e nella zona della discarica di Guglionesi, in Molise, si verifica l’aumento della mortalità dal 1980 al 2001 per cause tumorali, in genere nei maschi e quindi associabili a esposizioni lavorative, e di malattie dell’apparato respiratorio (+17% a Termoli e + 42% a Guglionesi).

Roma, 14 dicembre 2006

La scheda

Che cosa: workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo”

Quando: 14 dicembre 2006, ore 10.00-16.30

Dove: Cnr -Aula Convegni, P.le Aldo Moro, Roma

Per informazioni: Fabrizio Bianchi, Ifc-Cnr, Pisa, tel. 050-3152100/1; e-mail fabrizio.bianchi@ifc.cnr.it; Liliana Cori, Dipartimento Medicina, Cnr, Roma, tel. 06-492712205; e-mail: liliana.cori@cnr.it

 

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La morte cerebrale è ancora vita?

Questo l’interrogativo posto da Finis vitae, testo promosso e pubblicato dal CNR in cui alcuni dei maggiori esperti internazionali affrontano la definizione di ‘morte’ e i criteri per accertarla, su cui anche l’esperienza clinica pone seri dubbi. Il libro viene presentato oggi

 

Il tema della ‘dolce morte’ divide studiosi, mass media e opinione pubblica. Invece, sulla definizione di ‘morte’ e sui criteri per accertarla, il dibattito scientifico e culturale si è affievolito. I principali interrogativi su tale problematica sono ora affrontati in ‘Finis vitae. Is Brain Death still Life?’, un testo pubblicato con il sostegno del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che raccoglie gli interventi di autorevoli medici, giuristi e filosofi, europei e americani. Il libro, edito da CNR e Rubbettino, viene presentato oggi presso la sede dell’Ente, con gli interventi di: Rosangela Barcaro (bioeticista – CNR), Rainer Beckmann (giurista – Università di Wurzburg), Paul A. Byrne M.D. (neonatologo – St. Vincent’s Medical Center – USA), Robert Spaemann (filosofo – Università di Monaco), modera Cinzia Caporale (bioeticista – CNR).

“Mors est finis vitae: la morte non è solo ‘la’, ma è anche ‘il’ fine della vita umana, il momento che svela il significato”, osserva Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha curato il volume. “E il progresso scientifico e tecnologico applicato alla medicina ha introdotto nuovi motivi di riflessione: accanimento terapeutico, ‘testamento biologico’, eutanasia e suicidio assistito, richiesta di sospensione delle terapie, cure palliative e soprattutto prelievo di organi a fini di trapianto”.

“Un dibattito aperto che, per i suoi risvolti medici, giuridici, filosofici e morali, coinvolge sia ambienti laici che religiosi” aggiunge Rosangela Barcaro. Fino agli anni ‘60, si riteneva che l’accertamento della morte dovesse avvenire mediante il riscontro della definitiva cessazione delle funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Ma nel 1968 una Commissione della Facoltà medica di Harvard propose un nuovo criterio, allora indicato come ‘coma irreversibile’, fondato sulla definitiva cessazione delle funzioni dell’encefalo. “I criteri di Harvard sono stati pubblicati senza nessun dato clinico-statistico relativo a pazienti. In realtà la morte cerebrale non è la vera morte” afferma deciso Byrne, criticando anche “l’uso del termine ‘irreversibile’, che non è un concetto empirico e non può essere empiricamente determinato. Eppure il criterio della morte cerebrale è stato accolto in tempi rapidi nella legislazione e nella pratica medica della maggior parte degli Stati del mondo”.

Dagli anni ’80, però, nel mondo scientifico hanno iniziato a diffondersi perplessità e dissensi sulla validità di tale criterio fondato sulla ‘teoria dell’integratore centrale’, secondo cui l’organismo, quando l’encefalo cessa di funzionare, si riduce a una collazione di organi, parti corporee non integrate funzionalmente. Non a caso i criteri di Harvard seguono di pochi mesi il primo trapianto di cuore. “Per mero interesse si è sviluppato un nuovo criterio per dichiarare morte le persone” accusa Byrne. “Per ottenere un cuore sano da destinare al trapianto non ci sono altri modi a meno che prelevarlo da un paziente vivo. E rimuovere un organo vitale sano da un soggetto dichiarato a termini di legge cerebralmente morto, ma non biologicamente tale, sotto il profilo etico è inaccettabile”. Concorda Bekmann: “Il fatto che la dichiarazione di morte cerebrale come nuovo criterio di morte fosse pilotato da interessi non è una prova della sua inesattezza, però è un elemento da indagare. La possibilità di prelevare organi potrebbe essere un motivo di tutto rispetto, considerando che un trapianto a buon fine può salvare molte vite. Ma un fine nobile non giustifica qualsiasi mezzo per raggiungerlo”.

La realtà clinica, inoltre, ha mostrato molti casi nei quali, alla cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali, non è seguita la perdita del funzionamento integrato dell’organismo sottoposto a rianimazione: funzioni endocrino-ipotalamiche e di regolazione neuroormonale sono state conservate. Obietta Spaemann: “Un corpo capace di risposte vegetative che richiedono una complessa coordinazione muscolare non è ovviamente in quella condizione di dis-integrazione che ci permetterebbe di dire che non è vivo”. Byrne porta la propria esperienza: “Donne in gravidanza morte cerebralmente, opportunamente assistite, sono sopravvissute fino a partorire un bambino normale. Io personalmente, nel 1975, ho curato un neonato in ventilazione artificiale da sei settimane, il cui elettroencefalogramma (EEG) era compatibile con lo stato di morte cerebrale. Dopo due giorni in cui l’EEG non era cambiato, fu suggerito di scollegarlo dal respiratore, ma decisi di non farlo. In seguito le condizioni migliorarono, si disabituò al respiratore, fu dimesso ed ebbe una crescita e uno sviluppo normale. Ora fa il pompiere”.

Ulteriori interrogativi riguardano i criteri neurologici da utilizzare per l’accertamento del decesso. “In Gran Bretagna i medici fanno riferimento alla funzionalità del solo tronco encefalico e non impiegano accertamenti strumentali a conferma della valutazione clinica. Al contrario, in Italia ci si riferisce alla funzionalità dell’intero encefalo, compreso il tronco encefalico, e per legge è obbligatorio l’esame elettroencefalografico”, avverte Barcaro.

“Se la morte di un essere umano e la perdita delle funzioni cerebrali sono per definizione comparate, ogni critica a questa ipotesi è inconcludente” spiega Spaemann. “Resta da chiedersi se ciò che viene definito in questo modo sia realmente ciò che tutti gli uomini hanno abitualmente chiamato ‘morte’”. “Un essere umano in stato di morte cerebrale non è un ‘cadavere’” aggiunge Bekmann, “sotto il profilo giuridico, non esiste una terza condizione dell’essere tra l’essere in vita o morti”.

Roma, 13 dicembre 2006 

La scheda

Che cosa: presentazione di: J. Andrew Armour, Rainer Beckmann, Fabian W. Bruskewitz, Paul A. Byrne, Roberto de Mattei, David W. Evans, Joseph C. Evers, Cicero Galli Coimbra, David J. Hill, Michael Potts, Josef Seifert, D. Alan Shewmon, Robert Spaemann, Wolfgang Waldstein, Yoshio Watanabe, Walt Franklin Weaver, Ralph Weber, ‘Finis vitae. Is Brain Death still Life?’, edizioni CNR-Rubbettino

Quando: 13 dicembre 2006, ore 16,00

Dove: Aula Marconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche, piazzale Aldo Moro, 7 - Roma

Per informazioni: dr.ssa Rosangela Barcaro, Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Cnr, e-mail rosangela_barcaro@yahoo.it 

 

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Il precariato nel lavoro scientifico

Il 10,2% ha avuto un contratto a tempo determinato e il 9,7% un assegno di ricerca; i ‘Co.co.co.’ e le altre forme di collaborazione sono il 35,8%, mentre i borsisti di vario genere sono 37,4%. Un’incertezza che provoca stress e tensioni anche nella vita privata. Sono i dati di un’indagine condotta dall’Irpps del Consiglio nazionale delle ricerche

Un dato di fondo relativo al ‘mercato’ del lavoro scientifico che desta preoccupazione è l’elevata età media dei ricercatori, dovuta anche al blocco delle assunzioni a tempo indeterminato negli enti pubblici di ricerca. Un altro dato, ad esso correlato, è che in Italia anche il precariato ha un’alta età media, tant’è che non è possibile parlare di questi studiosi come di ‘giovani in formazione’. Ai ricercatori precari è dedicata l’indagine svolta dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicata nel volume “Portati dal vento. Il nuovo mercato del lavoro scientifico” di Maria Carolina Brandi dell’Irpps-Cnr. Il libro verrà presentato a Roma, domani, 13 dicembre, alle ore 10.30, nella sede centrale dell’Ente, in piazzale Aldo Moro, 7.

All’indagine hanno risposto, tramite questionario informatico pubblicato on-line sul sito dell’Irpps, 798 ricercatori con contratto a termine di alcune Università e dei maggiori Enti pubblici di ricerca italiani.

Dall’esame dell’età si rileva innanzitutto che il 5,2% ha più di quarant’anni, il 20,6% è tra i 35 e i 39 anni, mentre il 43,4% è tra i 30 ed i 34 e solo il 30,7% ha 29 anni o meno” spiega Carolina Brandi. Un effetto questo, dei tempi di attesa: “Anche 5 anni prima che un ricercatore possa vedere stabilizzata la propria collaborazione... (leggi il testo integrale sul sito del CNR)

 

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Come abbinare l'olio? Lo spiega il CNR

La bontà di un extravergine d'oliva è più apprezzabile se abbinato ai giusti sapori. Lo confermano gli esperti di analisi sensoriale del Cnr. Per condire la bresaola si consiglia un olio amaro e piccante, per la mozzarella invece è meglio uno ricco di profumi erbacei

E’ uno dei prodotti più nobili, vanto dell’agroalimentare italiano, apprezzato dai nutrizionisti e dagli chef, ma ancora poco conosciuto dai consumatori. L’occasione per imparare ad abbinare correttamente l’olio extravergine di oliva viene dall’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna.
“Da anni ci occupiamo di analisi sensoriale e di valorizzazione di questo prodotto”, spiegano Annalisa Rotondi e Massimiliano Magli dell’Ibimet-Cnr, “cercando di studiare la percezione da parte del consumatore dell’abbinamento tra alimenti differenti e diverse tipologie di oli extravergini”. Esperti dell’Ibimet, insieme ad assaggiatori di olio di oliva iscritti all’Elenco nazionale dei tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini e a docenti di scuole alberghiere e professionisti della ristorazione, hanno formato un focus group, per definire l’approccio metodologico al problema. La prova si è articolata in tre fasi distinte. Nella prima sono stati intervistati 128 consumatori ai quali è stato chiesto di assaggiare una porzione di carote crude alla julienne, condite con uno dei quattro extravergini scelti per la prova ed esprimere un giudizio sull’abbinamento che ha permesso di definire le principali motivazioni edonistiche legate alle preferenze. La seconda fase è stata condotta con dieci assaggiatori esperti su tre alimenti dotati di differente struttura: patata cotta al vapore, mozzarella e bresaola, abbinati a sei differenti oli. La terza fase ha visto proporre a 120 consumatori (che frequentano la mensa all’interno dell’Area della Ricerca del Cnr di Bologna) un test di comparazione a coppie con le tre tipologie di alimento in combinazione con gli oli che nella fase precedente avevano ottenuto i migliori e i peggiori giudizi.
Ed ecco i risultati. Per il condimento della bresaola è emerso che gli oli dotati di intensità medio-elevata di fruttato verde di oliva, amari e piccanti risultano i più adatti in quanto creano un gradevole contrasto. Per la mozzarella, invece, gli oli in grado di migliorarne al massimo il suo sapore sono stati quelli mediamente fruttati, ricchi di profumi erbacei e mediamente amari e piccanti; queste tipologie di olio hanno valorizzato i caratteri sensoriali della mozzarella grazie ad una armonia di sapori che si è instaurata tra l’alimento e il condimento. Infine per il condimento della patata cotta al vapore l’olio dotato di un fruttato medio e mediamente amaro e piccante è stato in grado di valorizzare al massimo il sapore della patata esercitando su di essa un contrasto positivo.
“La conferma che effettivamente l’olio extravergine di oliva, utilizzato come condimento, possiede la capacità di modificare il sapore di un alimento ci è data anche dall’effetto peggiorativo che alcune tipologie di olio possono esercitare su certi alimenti i cosiddetti abbinamenti sbagliati”, sottolineano i ricercatori. Dall’indagine è emerso, infatti, che un olio lievemente fruttato e prevalentemente dolce ha esercitato un effetto peggiorativo sulla gradevolezza della bresaola. In abbinamento con la mozzarella oppure con la patata, oli intensamente fruttati, molto amari e piccanti hanno diminuito la gradevolezza di questi alimenti in seguito all’instaurarsi di un contrasto negativo di sapori. “Una indicazione che dovrebbe indurre il sistema commerciale e i consumatori a porre maggiore attenzione alle caratteristiche organolettiche di ciascun prodotto”, concludono all’Ibimet.
Per l’abbinamento con la patata cotta al vapore, la capacità di percepirne il carattere migliorativo o peggiorativo dell’olio è stata molto elevata e quindi c’è stata concordanza tra la qualità ‘ufficiale’ emersa dal panel di esperti e la qualità ‘percepita’ indicata dal consumatore. Per gli altri due abbinamenti, specie quelli con alimenti a struttura più complessa come la bresaola, i consumatori hanno mostrato un’omogeneità di giudizio inferiore, a dimostrazione della maggiore difficoltà nell’individuazione del complesso olio-alimento più gradevole.
L’interesse delle varie regioni d’Italia è orientato sempre più verso la salvaguardia della biodiversità in senso lato tutelando numerosi prodotti alimentari. L’olio extravergine di oliva, non come semplice condimento, ma come segreto ancora da svelare in abbinamento a preparazioni culinarie profondamente legate alle tradizioni regionali, può valorizzare se stesso e il territorio in cui viene prodotto.

Roma, 7 dicembre 2006

La scheda

Chi: Istituto di biometeorologia (Ibimet) di Bologna
Che cosa: indagine sugli abbinamenti olio-alimenti
Per informazioni: Annalisa Rotondi Ibimet-Cnr tel. 051/6399011, e-mail a.rotondi@ibimet.cnr.it; Massimiliano Magli Ibimet-Cnr tel. 051/6399011 – e-mail m.magli@ibimet.cnr.it

L’indagine sarà pubblicata sul numero 1/2007 di Olivo & Olio (edito da Il Sole 24 Ore Edagricole srl).

Ufficio Stampa Cnr: Maria Teresa Dimitri - tel. 06/49933443; e-mail mariateresa.dimitri@cnr.it

 

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 Protocollo d'intesa CNA-CNR

 RICERCA/CNA-CNR FIRMANO PROTOCOLLO D’INTESA INDIRIZZATO AD UNA MAGGIORE COMPETITIVITA’ DELLE PMI E DELL’ARTIGIANATO

Un insieme di Programmi di ricerca, di trasferimento tecnologico e di innovazione, al fine di rendere più competitivi, nel mercato globale, l’artigianato e le piccole e medie imprese aderenti alla CNA, adottando la strategia della società della conoscenza, dell’innovazione e della qualità, nell’ambito dello sviluppo sostenibile, così come deliberato dal Consiglio Europeo. Questi i punti nodali del protocollo d’intesa firmato oggi, a Roma, dal presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Pistella, e dal presidente della Confederazione Nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, Ivan Malavasi, che prevede, per l’individuazione dei Programmi, la costituzione di un Comitato di Indirizzo strategico.
L’accordo punta a favorire l’incontro fra la “domanda di ricerca” della realtà produttiva delle PMI e dell’artigianato e l’“offerta di ricerca” del CNR, attuando una metodologia già efficacemente sperimentata, per sostenere e promuovere l’innovazione delle PMI, attraverso un inserimento concreto delle competenze scientifiche dell’Ente nella catena ricerca - innovazione di processo/prodotto – competitività.
Nel rafforzare ed estendere la collaborazione già esistente fra le parti, il protocollo d’intesa individua in una pluralità di azioni coordinate e sinergiche il mezzo per consentire un recupero di competitività delle PMI e dell’artigianato. Un obiettivo, quest’ultimo, perseguibile attraverso uno sviluppo maggiormente incentrato sulla conoscenza e l’innovazione tecnologica, realizzato in connessione con la rete scientifica produttrice di nuove conoscenze. Al contempo, il protocollo d’intesa sottolinea l’opportunità derivante, per le PMI e dell’artigianato, dalle trasformazioni in atto. Il perseguimento degli obiettivi condivisi quali la qualità e sostenibilità dello sviluppo, la salute, la protezione dell’ambiente, la sicurezza, oltre a costituire una domanda sociale, apre infatti nuovi scenari di attività che le imprese e il sistema socio - economico possono cogliere.
In particolare, il Comitato di indirizzo strategico, presieduto dai presidenti del CNR e della CNA, oltre a individuare i programmi di ricerca, di trasferimento tecnologico e di innovazione, ne specificherà i contenuti, i tempi e i costi, valorizzando l’apporto fornito dalle parti. Le aree di interesse prioritario saranno i temi dell’innovazione di processo e di prodotto, la ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali e nuove tecniche, nei settori dell’edilizia ecocompatibile, della nautica, dell’efficienza energetica e sistemi di produzione di energia rinnovabile, dello sviluppo di sistemi software per la creazione di reti. E ancora, del tessile e abbigliamento, agroalimentare, ceramica, odontotecnico e settore orafo.

Roma, 7 dicembre 2006

Per informazioni: Dr.ssa Fabrizia Sernia, Portavoce del Presidente CNR, tel. 06.4993.2604 – e-mail: fabrizia.sernia@cnr.it

 

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Un codice a barre per le opere d’arte

Si ricava dall’impronta ‘sonica’ prodotta dal manufatto dietro sollecitazioni meccaniche ed è stata già rilevata su alcune opere siciliane, quali l’ Efebo di Mozia e il Cratere dei Niobidi nel Museo Archeologico di Agrigento. Il sistema, messo punto dal Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Consiglio nazionale delle ricerche, consente di dare un ‘marchio’ inconfondibile nel caso di furti e falsi

 

Furti e traffico internazionale di opere d’arte, produzione di falsi e cloni non autorizzati rappresentano un grande rischio per il nostro patrimonio culturale. Come tutelarlo in maniera efficace? La soluzione arriva dal ‘codice a barre’ dei beni artistici ricavato dal rilievo dell’impronta ‘sonica’ di ciascun manufatto, un ‘marchio’ che identifica l’oggetto come le impronte digitali per l’uomo.

 “Il principio è quello di far risuonare gli oggetti con opportune sollecitazioni meccaniche, come ad esempio con un martelletto gommato, valutando tutte le frequenze delle vibrazioni che si producono nell’opera”, spiega il prof. Pietro L. Cosentino, del Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Consiglio nazionale delle ricerche e ordinario di Geofisica all’Università di Palermo. “Lo spettro di queste frequenze può essere rappresentato in un grafico del tutto simile al codice a barre che contrassegna i prodotti al supermercato. Questa impronta identificativa può essere rilevata, senza alcuna invasività sull’opera, in materiali lapidei, metallici, lignei e ceramici”.

Il sistema di rilevamento, ricavato dall’applicazione di una tecnica della microgeofisica ad alta risoluzione, in particolare della tomografia sonica, è stato recentemente presentato dal prof. Cosentino in un convegno, e già sperimentato, in collaborazione con il Centro di Restauro della Regione Sicilia, su opere notevoli conservate nel territorio, come la Venere ‘anadiomene’ del Museo P. Orsi di Siracusa, l’Efebo di Mozia, il Cratere dei Niobidi del V sec. a.C. nel Museo Archeologico di Agrigento, la Statua di San Michele Arcangelo di Antonello Gagini nel Museo Abatellis di Palermo, piatti ceramici e altri capolavori, che oggi grazie al loro ‘marchio’ sono inequivocabilmente distinguibili da qualunque copia o contraffazione... (continua sul sito del CNR)

 

 

 

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L’archeologo che non scava

Si serve  di immagini telerilevate, laser scanner, radar, lidar, per esplorare il suolo e ricostruire antiche civiltà. A questa professione rinnovata è dedicato il convegno internazionale: “From space to place” organizzato dal  Virtual heritage lab del Consiglio nazionale delle ricerche, nel corso del quale verrà presentato un progetto  Cnr- SEAT-Pagine Gialle, per visitare virtualmente Roma imperiale attraverso foto satellitari di elevatissima risoluzione.

 

L’archeologo del futuro non scava, ma vede cosa si cela nel suolo grazie al telerilevamento.  Dallo spazio la vista si stringe sempre più sul dettaglio di un sito,  fino ad esplorarne le viscere. Allo scavo ‘virtuale’ è dedicato “From space to place. 2nd International conference on remote sensing in archaeology”, il più importante convegno al mondo di archeologia e telerilevamento che si tiene a Roma, presso il Cnr, dal 4 al 7 dicembre, e che vede la partecipazione di oltre 150 delegati da 25 paesi diversi.

All’ordine del giorno: le tecnologie più avanzate di rilevamento, documentazione, analisi, diagnosi e comunicazione del paesaggio archeologico. “Se in passato”, spiega Maurizio Forte chair della conferenza e primo ricercatore dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr,  “lo scavo rappresentava, anche in senso romantico, il centro ineludibile dell’attività archeologica, il futuro ci riserva un’archeologia in grado di restituire informazioni senza neppure toccare il terreno, grazie a tecniche che consentiranno soprattutto di raccogliere dati di maggiore qualità, risparmiando tempo, risorse umane e danaro. Il telerilevamento in archeologia ci permette di vedere l'invisibile, oltre la vegetazione e la profondità dei suoli, grazie a satelliti, laser scanner, radar, lidar, firme iperspettrali”.

Il convegno è organizzato dal Virtual Heritage Lab del Consiglio nazionale delle ricerche, laboratorio dove da anni lavorano in sinergia archeologi, architetti, informatici e specialisti di varie discipline, in collaborazione con le maggiori istituzioni mondiali nel settore. Questa struttura è impegnata in progetti di assoluta avanguardia, come quello che, grazie alla partnership di SEAT-Pagine Gialle, consentirà di navigare nel modello tridimensionale della Roma imperiale attraverso l'elaborazione di foto satellitari di elevatissima risoluzione (20 centimetri). (continua sul sito del CNR...)

 

 

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Ottimismo, questione di geni

 

E’ scritto nel  Dna se le  nostre arterie  invecchiano precocemente e a  quali rischi cardiovascolari andiamo incontro; ma anche  se siamo ansiosi,  estroversi oppure generosi. La scoperta dallo studio “progenie” del Cnr di Cagliari

 

Lanusei, Ilbono, Elini ed Arzana, quattro paesini nel cuore della Sardegna, trasformati in laboratori dai ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche. E’ qui che si stanno studiando, nell’ambito del progetto Progenia, i geni di 6000 abitanti di una popolazione che è rimasta isolata per millenni a causa della sua insularità e che probabilmente deriva da un numero ristretto di individui ‘fondatori’.

“Le diversità tra individuo e individuo derivano dal fatto che ognuno di noi possiede differenti varietà dello stesso gene”, sottolinea Antonio Cao, direttore dell’Inn-Cnr e coordinatore del Progetto. “Nella nostra isola le differenze sono minori. E questo ci permette di associare più facilmente la variante genetica a uno o più tratti particolari, quali ad esempio l’elasticità o meno delle arterie (importante per l’insorgenza di alcune malattie comuni come la coronaropatia), o la capacità di affrontare con ottimismo le difficoltà della vita”.

In media, i geni possono spiegare il 40% della variabilità di 38 parametri ematologici (come ad esempio il livello del colesterolo buono HDL o di quello cattivo LDL); il 51% della variabilità di 5 misure antropometriche (come altezza, peso e circonferenza della vita); il 20% di 20 parametri cardiovascolari, e il 19% di 35 tratti della personalità. Dallo studio si evince inoltre l’esistenza di differenze nella componente genetica tra i due sessi.

“Infatti, mentre le differenze dei parametri fisici come altezza e peso tra uomo e donna sono quasi ovvie”, spiega Cao, “quelle nel comportamento per esempio lo sono un po' meno: l'attitudine a sviluppare nevrosi, o la tendenza ad essere estroversi, è influenzata dai geni al 30% per le donne, ma solo al 20% per gli uomini. Sembra addirittura esserci un legame tra la variabilità di questi parametri e l'età della persona. I risultati mostrano che un tratto come la pressione arteriosa ha una bassissima ereditarietà in individui con meno di 40 anni, mentre la correlazione è più forte in persone di età superiore”.(continua sul sito del CNR)

 

 

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CNR e Federlegno-Arredo, al via "portafoglio di progetti di ricerca"

 

Obiettivo: valorizzare il settore del legno, attraverso la ricerca, nei comparti produttivi dell'ambiente, dell'energia, dei nuovi materiali. Ma anche della salute e del patrimonio culturale. Innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile al centro del protocollo di intesa  firmato fra le parti

 

 

Promuovere la ricerca e l'utilizzo concreto delle tecnologie e dei risultati della ricerca conseguiti come fattori di competitività delle imprese del settore del Legno, del Sughero, del Mobile e dell'Arredamento, facilitando l’incontro tra domanda ed offerta di conoscenza. Al tempo stesso, fornire un contributo finalizzato sia a far crescere qualitativamente le imprese del  settore Legno, sia a favorire  un maggiore impegno del comparto nella Ricerca e Sviluppo. E' l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato, a Roma, dal Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Pistella, e dal Presidente della  Federazione Italiana delle Industrie del Legno, del Sughero, del Mobile e dell'Arredamento, Roberto Snaidero, alla presenza del vice-presidente della Confindustria per l’innovazione e la ricerca, Pasquale Pistorio.

L’accordo, che formalizza e rafforza i rapporti di partenariato già sviluppati in passato con programmi di collaborazione tecnologica fra il CNR e le aziende associate a Federlegno-Arredo, anche in cooperazione con altri Enti pubblici di ricerca,  prevede l'individuazione e lo sviluppo di un "Portafoglio di Progetti di Ricerca", dedicato a temi di comune interesse per le parti. Per ogni progetto di ricerca saranno stipulate Convenzioni operative, tese a regolare i rapporti  fra i  Dipartimenti del CNR coinvolti (le macro aree tematiche in cui è organizzato l'Ente), e le parti interessate. (continua sul sito del CNR)

 

 

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 Un collirio contro l’Alzheimer

La molecola Ngf (il fattore di crescita nervoso - nerve growth factor), somministrata come collirio raggiunge i neuroni cerebrali, migliora le capacità  cognitive e permette un nuovo approccio  terapeutico contro l’Alzheimer. La scoperta- pubblicata sulla rivista Brain Research -  è di un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Università di Roma ‘Campus’

 

Nuove e interessanti prospettive nella cura della malattia di Alzheimer, grazie a un collirio che contiene la molecola Ngf. Una goccia di questa sostanza è in grado di raggiungere i neuroni del prosencefalo basale  e prevenirne  la morte.

E’ questo il risultato di  studi clinici condotti da Luigi Aloe dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e da Alessandro Lambiase della Clinica oculistica dell’Università di Roma “Campus”.

Negli ultimi anni il fattore di crescita nervoso (scoperto negli anni ’50 dal premio Nobel Rita Levi-Montalcini) ha ricevuto molta attenzione come potenziale agente terapeutico nella malattia di Alzheimer e attualmente, l’uso di questa molecola nel trattamento della malattia richiede la somministrazione intracerebrale  in prossimità delle aree cerebrali colpite dalla patologia, essendo incapace di attraversare la barriera ematoencefalica.

“La somministrazione di Ngf per via oculare, resa possibile dall’esistenza di una connessione anatomica tra cervello e sistema oculare”, spiega Luigi Aloe dell’Inmm-Cnr, “rappresenta una strategia nuova, non invasiva in grado di aggirare la barriera cerebrale”.

“Fino ad oggi,  per la somministrazione della molecola Ngf”, sottolineano gli autori della ricerca, “sono state  utilizzate metodiche invasive con rischi e costi elevati, come l’infusione cerebro-ventricolare, il trapianto di cellule capaci di produrre Ngf e vettori virali. Lo sviluppo di metodi di somministrazione meno invasivi e costosi consentirebbe un potenziale impiego della molecola nella clinica per il trattamento di queste  patologie degenerative”. (per maggiori informazioni vai al sito del CNR)

 

 

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 Cellule staminali dal riccio di mare

Stelle di mare, molluschi e pesci costituiscono una potenziale sorgente di cellule muscolari, scheletriche, immunitarie, germinali, embrionali e del sangue. Alle possibilità di studio e di applicazione della genomica ‘marina’, come quella del riccio di cui è stato recentemente sequenziato il genoma, è dedicato il primo workshop in Europa, organizzato dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare "Alberto Monroy" del Consiglio nazionale delle ricerche.

Dal mondo marino una speranza per la cura delle malattie, grazie alle cellule staminali derivate dal riccio di mare studiate dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare "Alberto Monroy" (Ibim) del Cnr di Palermo. Di recente su Science (vol. 314) è stato pubblicato il sequenziamento completo del genoma del riccio di specie americana effettuato dal Consorzio Sea Urchin Genome Sequencing,  di cui fa parte anche l’Istituto del Cnr, organizzatore del primo workshop europeo ‘Stem cells in marine organisms’ che si tiene oggi e domani a Palermo.

... (Il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

 

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Il Dvd? ora  gira a idrogeno

Il Cnr illustra i suoi progetti  nell’ambito della manifestazione H2 Roma: dai computer e lettori alimentati a celle a combustibile alle tecnologie destinate ai veicoli speciali. Presentato, durante il workshopEnergia e mobilità ad una svolta’,  anche il progetto del primo centro testing nazionale dell’Itae-Cnr per favorire il rapporto tra potenziali utenti e produttori delle nuove tecnologie dell’idrogeno

 

L'alimentazione a idrogeno è spesso citata come una prospettiva incoraggiante, seppur ancora incerta. Quasi sempre, però, si sente parlare dell'utilizzo di tale elemento nel settore dei trasporti, mentre il Consiglio nazionale delle ricerche sostiene da anni l’impegno volto anche a sviluppare la tecnologia destinata ai sistemi portatili (alimentatori per computer e dvd) e alle applicazioni domestiche (piccoli generatori per la produzione di elettricità e calore). Un mercato potenziale che potrebbe interessare anche piccole e medie imprese.

Nel settore delle celle a combustibile, infatti, l’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia (Itae) del Cnr di Messina ha raggiunto una posizione leader, avendo contribuito significativamente allo sviluppo ed alla diffusione di questa tecnologia a livello industriale sin dal 1983. “La principale caratteristica delle fuel cell”, spiega Gaetano Cacciola, direttore dell’Itae-Cnr, “consiste nella possibilità di produrre energia elettrica da combustibili tradizionali, con elevato rendimento e con solo modeste emissioni di CO2, e nella opportunità di produrre contemporaneamente calore utilizzabile”...(il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

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Una possibile via verso la fusione

 

Firmato oggi un accordo internazionale che porterà alla costruzione di un grande reattore sperimentale, chiamato ITER, per la produzione di energia da fusione nucleare. Domani a Bruxelles sarà siglato un accordo tra Europa e Giappone per la realizzazione di impianti complementari ad ITER

Parte “ITER”, International Thermonuclear Experimental Reactor, (reattore sperimentale termonucleare internazionale) un Progetto internazionale che ha l’obiettivo di produrre energia dalla fusione. I ministri di Unione Europea, Stati Uniti d'America, Russia, Cina, India, Giappone e Corea, paesi che partecipano al progetto, hanno firmato oggi a Parigi, all’Eliseo, ospiti del Presidente francese Jacques Chirac, l’accordo internazionale che porterà, a partire dal 2007, alla realizzazione del grande reattore a fusione nucleare. Si tratta di una cooperazione internazionale senza precedenti che, come afferma il direttore generale di ITER, Kaname Ikeda, “potrà contribuire a creare una nuova fonte energetica per l’umanità”

L’impianto, che verrà costruito nel Sud della Francia a Cadarache, consentirà di svolgere esperimenti per la produzione di plasmi con Deuterio e Trizio e parallelamente di sviluppare le nuove tecnologie necessarie per le centrali a fusione del futuro... (il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

 

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La scienza preoccupa i giovani e non li informa

 ‘Percezione e consapevolezza della scienza’, progetto dell’Irpps-Cnr, rileva da parte degli studenti un atteggiamento articolato e la richiesta di maggiore cautela e condivisione dei progressi scientifico-tecnologici. L’indagine, che ha toccato Ogm, elettrosmog e spazio, evidenzia una diminuzione di interesse verso la ricerca

Il 94,3% degli studenti sa cos’è un Ogm e l’86,7%  sa che possono essere modificati piante, batteri, virus e funghi. Il 92,5% sa che il termine elettrosmog si riferisce all’inquinamento da campi elettromagnetici e il 95,6% che il fenomeno riguarda antenne, ripetitori, elettrodotti, ma la parola ‘smog’ inganna il 10,3% degli intervistati, convinti che esso si riferisca al traffico urbano. Sull’esplorazione spaziale la teoria del big bang è ben conosciuta (il 95,1%), ma il 25,3% non sa rispondere sul moto dei satelliti e il 12,7% non conosce la galassia che ospita il nostro pianeta.

‘Percezione e consapevolezza della scienza’ - progetto realizzato nell’ambito del ciclo ‘Ethics and Polemics’ dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con British Council e Fondazione Rosselli - ha avviato tre iniziative sugli organismi geneticamente modificati, sulle onde elettromagnetiche e sull’esplorazione dello spazio, svolte rispettivamente a Bologna, Roma e Napoli. “All’inizio e al termine delle inchieste sono stati distribuiti più di duemila questionari a 25 istituti secondari di tipo tecnico, scientifico, classico, professionale, magistrale”, spiega Adriana Valente dellIstituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, responsabile del progetto. Dalle indagini emerge che la minore percentuale di risposte errate è del liceo scientifico e che nel complesso le risposte corrette sono comunque alte... (il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

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