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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

 

 

Giuristi cinesi a Roma per studiare il diritto romano

Siena: la sua forza nel Medioevo

Ritorna il leopardo delle nevi: successo di Ev-K2-Cnr

Sindrome di Omenn: un aiuto dall'ingegneria genetica

Aerosol e ozono: presenze anomale sull'Himalaya

Un ambiente ricco di stimoli fa bene al cervello, e all'ambliopia

Dal tetto del Mondo un doppio allarme per il riscaldamento globale

Eureka, Pistella: la scienza ponte di collaborazione e di pace

Uno snack contro le malattie

Parte il sequenziamento del genoma del tartufo nero

a a Costantinopoli a Mosca

Italia terra di pirati... musicali

Cnr, grido d'allarme sui tagli

DimagrisCO2: consumare meglio per non consumare il futuro

Il popolo nella storia e nel diritto: da Rom

Meno grassi più Sanit

Il CNR per l'ambiente in Calabria

Discariche illegali, minacce per la saluteItalia e Giappone sulla conservazione dei Beni Culturali

La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo

Identificata la causa della sindrome di Crisponi

Anemia mediterranea: al via "Miot", il progetto  per la diagnosi precoce e la cura

L'asma arriva dall' "Irak-M"

Cuore infartuato rigenerato con le staminali

COMUNICATI:

 

Giuristi cinesi a Roma per studiare il diritto romano

 

Si riuniranno al Cnr e  seguiranno, dal 7 al 10 maggio,  un corso di alta formazione sull’argomento per acquisire la  preparazione necessaria alla redazione del Codice civile,  prevista per il 2010

 

Si svolgeranno da lunedì 7 a giovedì 10 maggio, a Roma,  presso il Consiglio nazionale delle ricerche, P.le A. Moro 7 (aule Marconi e Bisogno), alcune delle lezioni del Corso breve di alta  formazione in Diritto romano per docenti cinesi, diretto dal professor Sandro Schipani, responsabile del progetto “Unificazione del diritto, integrazioni continentali, cooperazione internazionale” presso il Dipartimento identità culturale del Cnr e ordinario di Diritto romano all’università di Roma Tor Vergata.

Il corso, che è stato inaugurato il 2 maggio presso i Musei Capitolini, prevede gli interventi di insigni romanisti e civilisti italiani e l’approfondimento di rilevanti aspetti di istituti del Diritto romano e del Diritto civile di particolare interesse per il processo di codificazione civile in atto nella Repubblica Popolare Cinese (Rpc).

A determinare l’iniziativa la sempre crescente domanda, da parte cinese, di rafforzare la formazione sul Diritto romano dei propri docenti ed esperti in Diritto civile, in vista della redazione del Codice civile, prevista per il 2010.

La Cina si è aperta alla ricezione del nostro sistema giuridico già dagli inizi del secolo scorso, tuttavia dalla fondazione della Rpc, solo a partire dagli anni ’80 il Governo ha formalmente assunto l’impegno di promuovere gradualmente la costruzione di un moderno sistema fondato sullo  Stato di diritto e di aprirsi all’economia di mercato, offrendo specifica tutela alla proprietà e all’iniziativa private. In tale quadro è nata l’esigenza di formare docenti, magistrati e operatori del settore in grado di affrontare le mutate situazioni socio-economiche e di sostituire gradualmente i colleghi della generazione precedente, formatisi in ambienti militari o di partito.

La ‘quattro giorni’ capitolina è promossa dall’Osservatorio sul sistema giuridico romanistico in Italia e in Cina dell’università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con la commessa Cnr relativa all’Uso del diritto romano in Cina. Formazione del diritto cinese nell’ambito del sistema giuridico romanistico, ed è patrocinata dal Comitato nazionale per le celebrazioni del 750° anniversario della nascita di Marco Polo.

Roma, 4 maggio 2007  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/71_mag_2007.htm

 

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Siena: la sua forza nel Medioevo

Dal progetto di rialzare quaranta torri, giudicato favorevolmente da Mussolini nel 1935, al conio della formula ‘misticismo senese’ ad opera di Misciattelli nel 1911.L’uso della cultura medievale come strumento per rafforzare lo spirito di identità ha attraversato nei secoli la storia della città. Se ne parla in un convegno.

Cosa rimane oggi del giudizio espresso dalla critica inaugurata dal Vasari nel ‘500 relativo al primato di Firenze su Siena? Fu la cultura senese del XV secolo progressiva o regressiva rispetto a quella fiorentina fertile di speculazioni filosofiche e sperimentazioni prospettiche? Si può parlare di ‘misticismo senese’ o si tratta di un luogo comune?

Sono alcuni interrogativi intorno ai quali si incentra il Convegno internazionale di studi “Presenza del passato. Political ideas e modelli culturali nella storia e nell’arte senese”, organizzato nella città dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Università di Siena, il Courtauld Insitute of Art e il Warburg Insitute di Londra, l’Institut Européen de Recherches Etudes et Formation, con il contributo della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi.

Dalle relazioni emerge che la visione medievalistica, ‘arcaica’ e spirituale della città, affermatasi fino ai tempi moderni, non fu solo pregiudizio ma, in molti casi, scelta politica programmatica per ribadire l’identità, l’individualismo e l’egemonia culturale senese rispetto a quella fiorentina.

In tal senso appare significativa la testimonianza portata da Gianni Mazzoni dell’Università di Siena relativa al riuso della cultura medievale in diverse epoche storiche, dal XV al XIX secolo e oltre. “Nel 1935 il Podestà Fabio Bargagli Petrucci propose a Benito Mussolini, incontrato a Palazzo Venezia, il rialzamento delle torri medievali della città”, spiega lo studioso. “Il Comune avrebbe provveduto alla ricostruzione di una ventina di torri, un’altra ventina o più sarebbero state finanziate dallo Stato. Le oltre quaranta torri ritrovate avrebbero conferito al profilo di Siena una suggestiva fisionomia, tale da rendere la città ancor più ricercata e visitata da italiani e stranieri per il suo aspetto senza riscontro nel mondo intero. Il progetto di ricostruzione, già approntato dal poliedrico artista Arturo Viligiardi, fu giudicato favorevolmente dal Duce, ma non ebbe seguito, sia a causa delle difficoltà economiche create, in quegli stessi mesi, dall’impresa colonial-imperiale italiana in Etiopia, sia per la precoce scomparsa di Viligiardi (1936), sia per la repentina uscita dalla scena politica, di lì a pochi mesi, del medesimo podestà”.

Sulla stessa scia si colloca la formulazione del cosiddetto ‘misticismo senese’ servito, secondo Mauro Mussolin della New York University, anche in epoca recente a rafforzare l’identità e il senso della tradizione locale. Infatti, “la definizione di ‘misticismo senese’ si deve al titolo di una fortunata strenna della banca Monte dei Paschi di Siena del 1965 curata da Aldo Lusini, a sua volta riedizione di un precedente volume di Piero Misciattelli intitolato ‘Mistici senesi’ pubblicato per la prima volta nel 1911”, afferma lo studioso. “La rievocazione letteraria permetteva di accomunare figure religiose di senesi del passato assai diverse, riuscendo, nello stesso tempo, a proiettare sul tessuto sociale, artistico, culturale un concetto di sacro ben in linea con il revival di quei temi medievali utili all’elaborazione di una rinnovata identità civica, che andava sempre più riconoscendosi nella tradizione del Palio. Questo elemento di ricostruzione nostalgica del vissuto religioso dei senesi d’inizio secolo ebbe una delle voci più autorevoli, ancorché provinciali, in Piero Misciattelli e nella produzione editoriale di due importanti riviste culturali locali La Diana e Rassegna d'arte senese”.

Del Medioevo ‘rivissuto’ si sono occupati anche Maria Monica Donato della Scuola Normale Superiore di Pisa, con un’analisi della ‘fortuna’ e ‘sfortuna’ della storia figurata della vittoria dei senesi nella battaglia contro i fiorentini avvenuta a Montaperti, e Machtelt Israëls, storico dell’arte di Amsterdam.

Il legame tra passione civica e sentimento religioso è stato indagato da Andrea Giorgi e Stefano Moscadelli, attraverso uno studio delle processioni nei secoli XII-XIV, e da Paolo Nardi dell’Università di Siena.

Ma è soprattutto l’arte a rappresentare il forte spirito individualistico e identitario della città, soprattutto la pittura della prima metà del Quattrocento che non aderì mai completamente alle innovazioni del Rinascimento fiorentino, accogliendone solo quegli aspetti che risultavano più affini alle poetiche degli illustri modelli della tradizione locale, da Duccio di Buoninsegna a Simone Martini. La non completa adesione dei quattrocentisti senesi alle innovazioni fiorentine è stata a lungo spiegata con la tendenza al conservatorismo, alla chiusura intellettuale della classe politica locale. Tale scelta secondo Luke Syson della National Gallery di Londra, va invece spiegata con la volontà deliberata di mantenere un’alternativa al linguaggio artistico fiorentino. “Su questa base si può ravvisare una sorta di protezionismo stilistico, che non deve essere confuso con l’isolazionismo”, spiega Syson. Lo stile senese diventa parte integrante di un’ideologia civica che si esprime anche nell’arte della copiatura. “Nei contratti di committenza di un’opera veniva espressamente richiesta agli artisti la copiatura della produzione esistente”, continua Syson. “Tale prassi, comune in Italia, a Siena non riguardava solo la struttura generale o la composizione, ma talvolta anche lo stile dei pittori medievali”.

“Per comprendere quest’arte”, secondo Roberto de Mattei, vice Presidente del Cnr, “bisogna chiedersi se esiste un paradigma senese così come esiste quello fiorentino. Il punto più interessante in questo confronto non è la divergenza tra Duccio e Giotto che operarono all’interno della medesima visione del mondo, ma quello che accadde nel Quattrocento, secolo nel quale si consumò una frattura tra la cultura umanistica fiorentina e la tendenza senese al recupero della tradizione. In conclusione, nella misura in cui si può parlare di paradigma senese, che in quanto tale conserva la sua validità nel tempo, è lecito parlare di Siena non come città prigioniera del passato, ma piena di rinnovamento. Essa trae la sua forza proprio nel fatto che pur essendo fedele al proprio passato, non rimane legata ad esso”.

Del rapporto tra la città e la religione si sono inoltre occupati la storica Petra Pertici, Monika Butezek del Kunsthistorisches Institut di Firenze, Joanna Cannon del Courtauld Institute di Londra, Costanza Barbieri, della Università Europea di Roma e Massimo Viglione del Cnr.

Un filone originale degli studi - rappresentato da Gerhard Wolf del Kunsthistorisches Institut, Florence Vuilleumier Laurens dell’Università di Brest, Jean Campbel, della Emory University - USA, e dalla storica Marcella Marongiu - mira invece a ricostruire la fortuna dell’allegoria del ‘Buono e Cattivo Governo’, dipinti nel Palazzo Pubblico.

Il mito della fondazione di Siena e i legami della città con la classicità sono stati indagati da Roberto Guerrini, Marilena Caciorgna e Fabrizio Nevola dell’Università locale. “Il mito fondativo di Senio ed Aschio, innescato sulla vicenda di Romolo e Remo”, sottolinea Nevola, “serviva proprio a rendere visibile un legame ideale fra Siena e Roma anche attraverso la diffusione nel tessuto urbano di colonne decorate con la lupa capitolina”.

Roma, 4 maggio 2007

La scheda

Che cosa: Convegno internazionale di studi: Presenza del passato. Political ideas e modelli culturali nella storia e nell’arte senese”

Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Università di Siena, Courtauld Insitute of Art e Warburg Insitute di Londra, Institut Européen de Recherches Etudes et Formation, con il contributo della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

            Dove: Siena, 4 maggio, ore 9.30, presso Rettorato, Aula Magna Storica, via Banchi di Sotto, 55;

ore 15.00, presso Palazzo Patrizi, sala degli Intronati, Accademia Senese degli Intronati, via di Città, 75; 5 maggio, mattina (9.30) e pomeriggio (15.00), Complesso Museale del Santa Maria della Scala, Sala del Camino, Piazza Duomo, 2

Per informazioni: Miriam Einaudi, Direzione Generale, Paesi industrializzati - Organismi internazionali del Cnr, tel. 06/49933152, e mail: miriam.einaudi@cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/70_mag_2007.htm

 

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Ritorna il leopardo delle nevi: successo di Ev-K2-Cnr

Nel Parco Nazionale dell’Everest accertata – anche mediante un’eccezionale prova fotografica – la presenza stabile di alcuni esemplari. Un’importante inversione di tendenza dopo l’estinzione nell’area, avvenuta negli anni ‘60

Il leopardo delle nevi, classificato come specie gravemente minacciata dall’International Union for the Conservation of Nature, ha fatto ritorno, in maniera stabile, nell’area del Parco Nazionale del Sagarmatha (il nome nepalese dell’Everest). A dare la notizia è l’équipe di ricerca in ‘Scienze ambientali’ di Ev-K²-Cnr, guidata dal prof. Sandro Lovari dell’Università degli Studi di Siena, che ha avviato un progetto su ‘Conservazione della biodiversità: la comunità di grandi mammiferi e la comunità ornitica’ e che da tempo si occupa della conservazione di questo grande carnivoro attraverso un progetto specifico del Comitato Ev-K²-Cnr ‘Vanishing tracks on the roof of the world’.

“Negli anni ’60 la specie era sostanzialmente estinta nel parco, a causa dell’attività illegale di ‘protezione’ a difesa degli allevamenti e di quella dei bracconieri”, dice Sandro Lovari. “I primi segni indiretti del ritorno del leopardo datano al 2002, con il rilevamento della forte diminuzione dei piccoli di tahr, particolare specie di capra selvatica che vive sulla catena dell’Himalaya e una delle prede preferite del leopardo delle nevi ‘Uncia uncia’. Nel 2003 invece è stato rinvenuto il primo escremento e c’è stato il primo incontro con un esemplare, del quale sono state scattate alcune fotografie”. La presenza occasionale adesso si è però consolidata, con almeno tre individui di cui due residenti, mentre nel bosco intorno a Namche (3400 metri d’altezza) è presente anche il leopardo comune ‘Panthera pardus’, del quale vivono nel Parco almeno altri due esemplari. “Queste cifre”, spiega Lovari, “ci danno l’idea della lentezza con cui si ricostruisce il patrimonio faunistico, che in pochi decenni l’uomo è riuscito quasi a distruggere”.

Il progetto di ricerca è stato attuato nell’ambito della collaborazione siglata tra il Comitato Ev-K²-Cnr, il Wwf Nepal – con l’avallo del Wwf International - e il Parco Nazionale del Sagarmatha, istituito a tutela di questo fragile ecosistema himalayano messo a rischio dalla crescente pressione turistica.

Lo studio ha tenuto conto, prevalentemente, delle analisi dei segni di presenza (impronte ed escrementi) e di quelle genetiche prevedendo anche una serie di conteggi mensili ed annuali delle prede oltre che lo studio dell’alimentazione. “Subito dopo il periodo delle nascite dei tahr, il leopardo delle nevi si ciba per il 70% dei piccoli di questo ungulato”, prosegue Lovari. “Nei mesi autunnali questa percentuale tende a scendere fino al 30-35% e la sua dieta si sposta verso il mosco, un cervide primitivo, e verso il bestiame domestico”.

L’ultima documentazione relativa al ritorno del leopardo è costituita dalle fotografie realizzate proprio nei giorni scorsi dal prof. Luca Rossi, collega di Lovari. “Si tratta di un ulteriore segno di ‘acclimatamento’ di questa specie”, conclude Lovari, “che in passato ha avuto molte ragioni di temere l’uomo (gli allevatori locali lo uccidevano avvelenandolo o lapidandolo), mentre non sono mai state registrate aggressioni del leopardo delle nevi verso l’uomo”.

Le foto realizzate dal prof. Rossi sono disponibili in allegato al comunicato.

Namche (Nepal)-Roma, 3 maggio 2007

La scheda

Che cosa: progetto Ev-K²-Cnr per la salvaguardia del leopardo nepalese delle nevi

Chi: Comitato Ev-K2-Cnr

Per informazioni: Sandro Lovari, Università degli Studi di Siena, tel. 0577/298955, e-mail: lovari@unisi.it

Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com    

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/69_apr_2007.htm  

 

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Sindrome di Omenn: un aiuto dall’ingegneria genetica

 

Grazie al modello animale di questa malattia, messo a punto dal Reparto Genoma Umano del Cnr, sarà possibile comprenderne la genesi e testare  nuove terapie

Ora per i bambini affetti dalla Sindrome di Omenn c’è una speranza di guarigione in più, grazie al modello animale della malattia realizzato, mediante tecniche di ingegneria genetica, nei laboratori del Reparto Genoma Umano dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano.

Il risultato è l’ultimo prodotto del Progetto Genoma Umano che, dopo aver stabilito la sequenza di tutto il Dna dell’uomo, si dedica ora alla comprensione del suo funzionamento.

Finanziata dal Progetto Nobel della Fondazione Cariplo e dal Comitato Telethon e condotta in collaborazione con altri enti di ricerca, tra cui l’università di Brescia, il Telethon Institute of Gene Therapy del San Raffaele di Milano e l’Istituto di Ricerca Biomedica di Bellinzona (Svizzera), la ricerca apre nuove prospettive nella comprensione di questa patologia.

“La sindrome di Omenn (SO)”, spiega Anna Villa, la ricercatrice dell’Itb-Cnr che ha diretto lo studio, “è una immunodeficienza grave e appartiene al gruppo delle SCID (Severe combined immunodeficiencies), un insieme di patologie che hanno in comune un difettoso funzionamento dei linfociti B e T. Si tratta di due classi di cellule fondamentali perché sovrintendono alla risposta immunitaria che permette all’organismo di riconoscere i patogeni che hanno precedentemente infettato l’organismo, eliminandoli rapidamente e consentendo così all’individuo di far fronte a tutti gli attacchi provenienti dall’ambiente esterno. La maturazione di queste cellule è legata al buon funzionamento di numerosi geni, tra cui i geni RAG1 e RAG2, che sono alterati nella Sindrome di Omenn. Per ricreare nel topo lo stesso difetto genetico presente nei pazienti affetti da questa patologia ci siamo avvalsi di tecnologie di ricombinazione genetica. Avere a disposizione un modello animale ci consentirà di capire come nasce il difetto immunologico alla base della SO e di testare nuove terapie”.

Descritta per la prima volta nel 1965 da G.S. Omenn, la SO si manifesta  nei primi mesi di vita come un’immunodeficienza classica: il neonato è colpito da numerose infezioni, presenta disidratazione, malnutrizione e diarrea che ne ritardano la crescita, come avviene in tutte le SCID. A questi sintomi si accompagnano però anche fenomeni di autoimmunità: ingrossamento di fegato e milza (epatosplenomegalia), ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatia) ed eczema cutaneo. La malattia non trattata porta a morte certa nei primi anni di vita e l’unico intervento possibile è il trapianto di midollo con cellule di donatori istocompatibili, trapianto che deve essere effettuato precocemente, possibilmente prima della comparsa delle complicanze di tipo autoimmune. E’ facile comprendere quindi l’importanza del modello animale realizzato dall’Itb-Cnr, in grado senz’altro di  chiarire la patogenesi dei sintomi autoimmuni e di comprendere come si stabiliscano.

L’articolo relativo al modello animale della Sindrome di Omenn è pubblicato sul numero di maggio della prestigiosa rivista Journal of Clinical Investigation

Roma, 2 maggio 2007

Per i giornalisti sono disponibili foto

La scheda

Che cosa: realizzato geneticamente un modello animale della Sindrome di Omenn

Chi: Reparto Genoma Umano dell’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, Milano

Per informazioni: Anna Villa,  tel. 02/ 26422636, e-mail:  anna.villa@itb.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/68_apr_2007.htm

 

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Aerosol e ozono: presenze anomale sull'Himalaya

Il laboratorio ABC-Pyramid di Ev-K²-CNR e Isac-Cnr rileva che il particolato e l'ozono vengono trasportati dalle aree inquinate dell'Asia fino ai ghiacciai di alta quota, contribuendo alla loro riduzione e confermando come certi fenomeni non conoscano confini

 

Per promuovere gli studi sulla composizione dell'atmosfera ed i mutamenti climatici nella regione asiatica, è stato avviato da alcuni anni un prestigioso progetto denominato Atmospheric Brown Clouds (ABC), promosso dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per la Protezione dell'Ambiente (UNEP) in collaborazione con il Center for Clouds, Chemistry and Climate della Scripps Institution of Oceanography (C4/SIO). L'Italia partecipa a questo progetto attraverso il Comitato Ev-K²-CNR, con la stazione remota ABC-Pyramid realizzata a quota 5079 m, nei pressi del Laboratorio - Osservatorio Piramide e non troppo distante dal Campo Base dell'Everest nella Valle del Khumbu.

Dal febbraio 2006 la stazione di monitoraggio climatico più alta al mondo - progettata e realizzata dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna in collaborazione con il Cnrs di Clérmont-Ferrand - fornisce dati, misure e informazioni visibili in tempo reale sul sito http://evk2.isac.cnr.it/, grazie ad un particolare sistema di trasmissione satellitare voluto dal gruppo di lavoro guidato da Paolo Bonasoni dell'Isac-Cnr che permette anche il controllo remoto della strumentazione dall'Italia. Il laboratorio ABC-Pyramid è alimentato no stop da un sistema fotovoltaico, costituito da 96 pannelli solari e 120 batterie.

I primi risultati raccolti sono di grande interesse specie per quanto riguarda aerosol e ozono. "Per quanto concerne la concentrazione del particolato atmosferico (aerosol), le condizioni di fondo dell´atmosfera himalayana possono essere considerate `normali´ per parte dell´anno" spiega Paolo Bonasoni. "Purtroppo però, nella stagione pre-monsonica che dà luogo alla cosiddetta Asian Brown Cloud, i valori risultano estremamente elevati: le concentrazioni di PM1, rilevate sul minuto, hanno raggiunto un valore massimo di 80 µ microgrammi/metrocubo rispetto a un valore medio già elevato di 5.4 µg/m3, mentre il Black Carbon ha registrato un massimo di 5 µg/m3 durante episodi acuti d´inquinamento, rispetto a un valore medio di circa 0.4 µg/m3. Durante il periodo monsonico per il PM1 il massimo è stato di circa 10 µg/m3 (la media di 0.3 µg/m3), mentre il BC ha mostrato valori inferiori a 0.05 µg/m3".

"Sebbene le concentrazioni di PM10 abbiano mostrato una certa variabilità giornaliera dovuta all´influenza della circolazione locale, si sono registrati episodi di trasporto di inquinanti e sabbia di origine desertica che hanno fatto rilevare rispettivamente concentrazioni di circa 15.7 µg/m3 e 14 µg/m3", aggiunge Sandro Fuzzi, rappresentante EV-K2-CNR in seno ad ABC. "Le analisi chimiche sui campioni himalayani, eseguite presso l´Isac di Bologna hanno mostrato un contributo di materiale carbonioso (dovuto a processi di `biomass burning´, cioè legato all'uso di bruciare sterco di bovino e prodotti del sottobosco), e la presenza, più limitata, di sali inorganici "water-soluble" (solfati, nitrati) oltre, ovviamente, alla polvere minerale."

"Questo avviene sia quando è il vento a trasportare da lontano aria inquinata o particolato dai deserti asiatici o del Sahara, sia quando una massa d'aria percorre la valle del Khumbu 'raccogliendo' le emissioni dei piccoli villaggi e inquinanti dal basso Nepal, dall'India e dal Pakistan: elevate concentrazioni di "black carbon', particelle fini ed ultrafini e di ozono caratterizzano infatti queste masse d'aria, facendo ipotizzare che la Valle agisca da 'camino', trasportandole fino ai ghiacciai dell'Everest", ... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/66_APR_2007.HTM

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna

Che cosa: studio dell’atmosfera e dei cambiamenti climatici presso la stazione ABC-Pyramid di Ev-K2-Cnr

Per informazioni: Paolo Bonasoni, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051/6399590, e-mail: P.Bonasoni@isac.cnr.it; Sandro Fuzzi, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051/6399559, e-mail: S.Fuzzi@isac.cnr.it, Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com

 

 

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Un ambiente ricco di stimoli fa bene al cervello, e all’ambliopia

Uno studio, condotto da ricercatori della Scuola Normale Superiore di Pisa e  dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e pubblicato su Nature Neuroscience, dimostra che è possibile influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile, con una strategia di arricchimento ambientale

L’ambiente influisce sul nostro cervello. Può regolare e cambiare il comportamento, riuscendo a curare anche una patologia della visione molto diffusa, l’ambliopia. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori della Scuola Normale Superiore di Pisa e dell’Istituto di Neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, guidato dal Professor Lamberto Maffei, in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale di neuroscienze, ‘Nature Neuroscience.’

Si sa che una vita ricca di stimoli fisici, intellettuali, sociali e affettivi ha numerosi effetti benefici sull’organismo, migliorando le capacità cognitive nei compiti di apprendimento e memoria e giungendo persino a rallentare, in modo anche notevole, i processi di invecchiamento, compresi i sintomi del morbo di Alzheimer.

“Questi stessi effetti esercitati dall’ambiente possono essere studiati in modelli animali, per esempio nei roditori da laboratorio (topi e ratti) che, rispetto all’uomo, consentono di investigare anche i meccanismi cellulari e molecolari che guidano i fenomeni di plasticità neurale in risposta agli stimoli ambientali”, spiega il professor Maffei, direttore del Laboratorio di Neurobiologia della Scuola Normale e dell’In-Cnr. “Un paradigma sperimentale in questo campo di studi è l’arricchimento ambientale, che viene usato per mimare negli animali in cattività una vita ricca di stimoli vari”. Tale condizione prevede infatti di tenere gli animali in gruppi sociali numerosi, all’interno di grandi ambienti ricchi di tane, tunnel, scale, ruote di movimento che permettono, rispetto all’immagine classica del topo in gabbia, una forte stimolazione dell’attività motoria spontanea, della curiosità e del gioco.

Usando questa strategia i ricercatori hanno dimostrato che è possibile influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile. L’esperimento si è svolto a livello del sistema  visivo con l’obiettivo di restituire una visione normale a ratti adulti ambliopi. L’ambliopia è una malattia molto diffusa nell’uomo, causata da uno sbilanciamento in età giovanile dell’attività dei due occhi, indotto per esempio da opacizzazioni della cornea, strabismo, cataratta congenita. La patologia determina una forte riduzione delle capacità visive ed è incurabile in età adulta, sia nell’animale sia nell’uomo.        

Gli esperimenti condotti dagli studiosi (oltre a Maffei, Alessandro Sale, Fernando Maya Vetencourt, Paolo Medini, Maria Cristina Cenni, Laura Baroncelli e Roberto De Pasquale) hanno dimostrato che curare l’ambliopia è invece possibile.... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/65_APR_2007.HTM

Roma, 30 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di Neuroscienze (In)del Cnr  e Scuola Normale Superiore di Pisa

Che cosa: ricerca pubblicata sulla rivista internazionale Nature Neuroscience sulla possibilità di influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile usando una strategia di arricchimento ambientale

Per informazioni: prof. Lamberto Maffei, direttore dell’In-Cnr, Pisa, tel. 050/3153179-3153207; dott. Alessandro Sale, Laboratorio di Neurobiologia, Scuola Normale Superiore di Pisa, tel. 050/3153190.

 

 

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Dal Tetto del Mondo un doppio allarme per il riscaldamento globale

Nepal, Parco dell’Everest: i dati provenienti dalle stazioni di rilevamento del Comitato

Ev-K2-Cnr ed elaborati dall’Irsa-Cnr, di prossima pubblicazione, attestano che la superficie dei ghiacci si è ridotta, determinando un aumento dei laghi, e che la temperatura in alta quota è aumentata tre volte di più che in bassa

 

“Il Parco Nazionale dell’Everest (Sagarmatha National Park, Snp), circondato dalla catena himalayana, costituisce un esclusivo punto di osservazione per lo studio dei cambiamenti climatici e per conoscerne gli effetti sul nostro pianeta”, spiega il presidente del Comitato Ev-K2-Cnr, Agostino Da Polenza. E proprio mentre la spedizione scientifica italiana, guidata da Da Polenza, è appena arrivata alla Piramide sull’Everest (realizzata e gestita dal Comitato a 5.050 metri di quota), giungono dal Tetto del Mondo alcuni dati di grande interesse e preoccupazione, che evidenziano l’arretramento dei ghiacciai e l’innalzamento delle temperature in alta quota.

“I risultati sui cambiamenti intervenuti sui laghi e sulle masse glaciali del Parco evidenziano che la diminuzione della copertura glaciale del Snp tra la metà del ‘900 ed il 1992 è pari al 4,6%, accompagnata da una diminuzione della loro pendenza, da 27% a 23%”, spiega Franco Salerno, ricercatore dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio (Mi). “Confrontando la variazione della superficie e le dimensioni dei ghiacciai, risulta che le maggiori perdite sono avvenute per quelli di piccole dimensioni, a quote più basse e a latitudini inferiori”. Lo studio sui laghi e sulle masse glaciali del Parco si basa sul confronto cartografico tra la mappa ufficiale nepalese del 1992, la cartografia degli anni ‘30 e il Catasto dei laghi realizzato dall’Irsa-Cnr e da Ev-K2-Cnr nel 1994, che ha permesso di realizzare un nuovo archivio (Lis: Limnological Information System) in formato di Geo-database, con i principali dati morfometrici dei corpi idrici del Parco in due periodi storici diversi: il decennio a cavallo del 1950 ed il secondo all’inizio degli anni ’90.

Ma dati preoccupanti giungono anche dalla elaborazione dell’Irsa-Cnr sulla base dei rilevamenti effettuati dalle stazioni che Ev-K2-Cnr ha posizionato lungo la nepalese Valle del Khumbu, presso le località di Lukla (2850 m. slm), Namche Bazar (3400), Pherice (4200) e presso la Piramide Ev-K2-Cnr. “Non vi è dubbio che il regresso dei ghiacciai sia connesso con l’aumento della temperatura globale del Pianeta”, sostiene Gianni Tartari dell’Irsa-Cnr e presidente del Consiglio scientifico di Ev-K2-Cnr. La serie di misure effettuate dal Comitato a partire dal 1994, in particolare nei pressi del Laboratorio-Osservatorio Piramide, confermano un incremento medio di temperatura intorno a un grado per decade. Un valore che diminuisce scendendo di quota, probabilmente a causa della presenza di aerosol in atmosfera che fungono da schermo alla radiazione solare. Si conferma perciò la tendenza rilevata già alla fine degli anni ’90 con le registrazioni condotte in 49 stazioni climatiche distribuite in tutto il Nepal da differenti gruppi di ricerca, e che mostravano un incremento medio di 0.06 ºC/anno tra il 1977 e il 1994”.

L’incremento osservato ha trovato riscontri anche nelle anomalie di temperatura registrate dai ricercatori cinesi sull’altopiano tibetano, cioè sul versante Nord della catena himalayana, dove si misurano variazioni fino a due gradi per decade, mentre attualmente a bassa quota si evidenzia un aumento medio di 0,6 gradi per decade. “Il più rapido incremento di temperatura alle quote elevate può avere un molteplice effetto sulla dinamica dei ghiacciai”, afferma Tartari, “con la rapida fusione del ghiaccio e l’apporto delle precipitazioni in forma liquida anziché solida”. Il confronto tra le cartografie evidenzia infine un aumento di oltre il 70% del numero dei laghi (da 50 a 86) che corrisponde ad una crescita della superficie totale del 49,7%. I laghi di nuova comparsa sono più abbondanti nella fascia tra i 5100 e 5400 m.

“Questi dati confermano come il nostro impegno nel monitoraggio climatico e ambientale di quest’area sia nodale”, conclude Da Polenza. “L’Asia è, date anche le sue condizioni e le sue tendenze dal punto di vista demografico, socio-economico e industriale, un continente cruciale per le sorti del pianeta”.

Piramide Everest K2- Roma, 28 aprile 2007

 

Sono disponibili foto ad alta risoluzione ai seguenti link

http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/DSC07048.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/DSC07034.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidwithAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LuklaAWS.JPG
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http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/NamcheAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LimnologyA.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LimnologyB.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidAWSsnow.JPG

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio (Mi), Ev-K2-CNR

Che cosa: studi ambientali nel parco nazionale dell'Everest, Sagarmatha national park

Per informazioni: Gianni Tartari, Irsa-Cnr, Brugherio, tel 039/21694215, cell. 338/8670725, e-mail tartari@irsa.cnr.it, Franco Salerno, Irsa-Cnr, Brugherio, tel. 039/21694221, e-mail: salerno@irsa.cnr.it, Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com

 

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Eureka, Pistella: la ricerca ponte di collaborazione e di pace

Apertura ai Paesi del Mediterraneo. Ma soprattutto alla Palestina. E un bilancio positivo in termini di progetti:  sono  164 quelli  lanciati fino ad oggi sotto la presidenza italiana

“La ricerca europea si impegna in progetti di collaborazione scientifica e tecnologica di grande rilievo e l’Italia fa bene la sua parte”. Così il presidente del CNR, Fabio Pistella, che dal giugno 2006 e fino a giugno 2007 assicura la presidenza di Eureka - la più grande iniziativa paneuropea  di cooperazione su tematiche ad alta tecnologia rilevanti per lo sviluppo sostenibile.

Nel corso del terzo meeting annuale degli “alti rappresentanti” dei Governi dei circa 40 paesi membri, svoltosi a Venezia (i primi due si erano tenuti a Cernobbio e Catania con cadenza trimestrale), sono stati lanciati 35 nuovi progetti, di cui 6 con la partecipazione dell’Italia. Salgono così a 164 i nuovi progetti  promossi sotto la presidenza italiana, e a 35 quelli che vedono il coinvolgimento del nostro Paese.

Al bilancio positivo in termini di attività progettuali si affianca un risultato di valenza più generale raggiunto sotto la presidenza italiana: concreta apertura ai paesi dell’area mediterranea e loro crescente coinvolgimento. Va in questa direzione  l’annuncio da parte del Presidente Pistella,  non solo di importanti nuovi progetti che registreranno la presenza dei paesi del Medio Oriente, ma anche dell’accettazione della candidatura di Israele, che dell’iniziativa è membro, alla guida di Eureka nel 2010. Da sottolineare il rilievo dato da parte israeliana a questa scelta, che è stata illustrata a Venezia dal Chief Scientist israeliano e consigliere del primo ministro israeliano per la ricerca, Eli Hopper... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/63_apr_2007.htm 

Roma, 27 aprile 2007

 

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Uno snack contro le malattie

Somiglieranno alle classiche merendine, al gusto di fragola, limone o al cacao, ma senza essere ipercalorici o nocivi alla salute. Al contrario, i nutra-snacks conterranno quantità controllate di nutraceutici, utili per il nostro benessere.

E’ quanto prevede un progetto europeo coordinato dall’Istituto di Cristallografia del Cnr

Con un budget di 5 milioni di euro ed il coordinamento scientifico dell’Istituto di Cristallografia (Ic) del Cnr di Montelibretti (Rm), ha preso il via il nuovo progetto dell’Unione Europea “Nutra-Snacks”, con l’intento di studiare ed immettere sul mercato nuovi prodotti alimentari che siano salutari, piacevoli al gusto e caloricamente bilanciati. “La merendina Nutra-Snack”, spiega Maria Teresa Giardi, dell’Ic-Cnr e coordinatrice del progetto, “conterrà livelli controllati e bilanciati di lipidi, carboidrati e proteine e composti nutraceutici di origine vegetale, noti per i loro benefici effetti sulla salute umana, quali carotenoidi, chinoni, flavonoidi, polifenoli e allicine, composti cioè con riconosciuta attività antiossidante, antibatterica, antinfiammatoria, anticancerogena e antilipidemica”.

Il progetto, che coinvolge otto istituzioni europee di cui ben quattro italiane (oltre al Cnr, le università di Milano, Pisa e Rimini), prevede una parte di ricerca di base: dalla selezione degli organismi fotosintetici (piante ed alghe), all’individuazione delle condizioni colturali in vitro per la produzione dei metaboliti di interesse fino alla messa a punto di tecniche di estrazione compatibili con l’alimentazione umana. Nella parte di ricerca applicata, verranno sviluppati biosensori e bioreattori necessari per l’analisi e la produzione su larga scala del materiale vegetale da utilizzare come materia prima per realizzare i nutraceutici.

Il nuovo snack, pur apportando macro- e micronutrienti utili per il benessere, non somiglierà a nessuno dei cibi funzionali o integratori alimentari attualmente disponibili in commercio. “Nell’aspetto e nell’uso per cui verranno creati, ed anche per il tipo di confezione”, spiega Giuseppina Rea, ricercatrice Ic-Cnr “i Nutra-Snacks saranno molto simili alle merendine ora in commercio, senza presentarne, tuttavia, i difetti oggi riconosciuti da tutti gli studiosi del settore, ossia eccesso di carboidrati e grassi idrogenati e quindi sbilanciamento nutrizionale e ipercaloricità.

La nuova barretta alimentare ci aiuterà anche a prevenire alcune patologie e a mantenerci in salute. “Benché non sia semplice correlare nutrizione e salute”, prosegue Rea, “alcune malattie ischemiche del cuore, malattie cerebrovascolari, diabete ed arteriosclerosi sono state proprio associate ad una alimentazione non corretta. .. continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/62_apr_2007.htm

Roma,  27 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di Cristallografia (Ic) del Cnr di Montelibretti (Rm)

Che cosa: avvio del progetto europeo “Nutra-Snacks” per la produzione di barrette alimentari contenenti nutraceutici

Per informazioni: Maria Teresa Giardi, Ic-Cnr, Montelibretti, tel. 06/90672704, e-mail:giardi@mlib.cnr.it; Giuseppina Rea, Ic-Cnr, Montelibretti, tel. 06/90672631, e-mail: giuseppina.rea@ic.cnr.it

 

 

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Parte il sequenziamento del genoma del tartufo nero

Giovedì 26 verrà lanciato un progetto del Cnr e dell’Università di Torino per valorizzare, conservare e favorire le condizioni di produzione del Tuber melanosporum, al centro del crescente interesse di ambientalisti, biologi e del mercato

Giovedì 26 aprile, alle ore 11.00, presso l’Aula Magna del Dipartimento di biologia vegetale dell’Università di Torino (Viale Mattioli 25) verrà lanciato un innovativo progetto di sequenziamento del genoma del tartufo nero dal titolo “Genome sequencing of the black truffle Tuber melanosporumche vede coinvolti ricercatori dell’Istituto per la protezione delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche di Torino (Ipp-Cnr) e dell'Ateneo torinese, con il supporto di Compagnia di San Paolo Regione Piemonte.

Come si forma questo fungo pregiato? Come valorizzare e proteggere i siti naturali in cui viene prodotto? Studiare i geni dei funghi avrà ricadute positive sullo studio del genoma umano?

Il progetto offre un eccellente esempio di indagine innovativa che - partendo dalla ricerca di base di qualità - va incontro a richieste del territorio e al crescente interesse per i genomi dei funghi micorrizici da parte di ecologi, ambientalisti, biologi e genetisti (per l’utilizzo come biofertilizzatori) e del mercato, dove il tartufo rappresenta un vero cult-food. Il progetto di sequenziamento consentirà sicuramente di ottenere strumenti operativi al fine di valorizzare il capitale tartufo, salvaguardarlo, conservarlo e favorirne le condizioni di produzione.

“Negli ultimi 15 anni la biologia molecolare ha dato nuovo impulso agli studi sui Tuber, che da un punto di visto biologico sono funghi ipogei, appartengono al gruppo degli ascomiceti e formano una simbiosi micorrizica in cui la pianta ospite fornisce al fungo gli zuccheri sintetizzati ed il fungo rilascia preziosi elementi minerali, tra cui fosforo ed azoto”, spiega la prof.ssa Paola Bonfante dell’(Ipp-Cnr)... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/61_apr_2007.htm

Roma, 24 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto per la protezione delle piante, sezione di Torino e Università di Torino, Che cosa: Convegno per presentare il progetto di sequenziamento del tartufo nero

Dove: Aula Magna del Dipartimento di biologia vegetale dell’Università di Torino (Viale Mattioli 25)

Quando: 26 aprile, ore 11.00

Per informazioni: Paola Bonfante, Istituto per la Protezione delle Piante – Cnr, tel. 011/670 5965  e-mail: paola.bonfante@unito.it; p.bonfante@ipp.cnr.it

Eva Ferra, Capo Ufficio stampa Univ. di Torino 011/ 6702590 E-mail-cell. 3355609115@tim.it

 

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Italia terra di pirati…musicali

Sull’ultimo numero del giornale “Focus.it”, l’Istituto di informatica e telematica del Cnr ha raccolto i dati su contraffazioni e download abusivo, che ci vede al primo posto in Europa. Un quarto del mercato in mano alla criminalità per un giro di affari di 60 milioni di euro

Sessanta milioni di euro, un quarto abbondante di tutto il mercato discografico italiano. Tanto vale l’industria della pirateria musicale nel nostro paese: un settore saldamente nelle mani della criminalità organizzata che - nonostante la raffica di denunce, sequestri e arresti - regala al Belpaese un poco invidiabile posto nella “top-ten” mondiale delle nazioni più vessate dal business delle copie contraffatte o “scaricate” da Internet. I dati sono stati raccolti ed elaborati dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) per l’ultimo numero di “Focus .it - newsletter del Registro del ccTLD .it”. Il periodico, edito dalla struttura che assegna e gestisce i domini Internet a targa .it, è distribuito a tutti gli operatori italiani e stranieri che registrano nomi a dominio con il suffisso del nostro paese. 

Secondo i dati diffusi dall’Fpm (la Federazione contro la pirateria musicale), nel corso del 2006 le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre due milioni fra cd e dvd, arrestando 389 persone e denunciandone 1.104; 25 le centrali di masterizzazione (vere e proprie “fabbriche” di musica pirata) sgominate. “Le stime appaiono in leggera flessione rispetto al 2005 (1.189 denunce e 519 arresti), segno dell’efficacia delle nuove tecniche di investigazione e repressione”, spiega Paolo Gentili, dell’Iit-Cnr. Cresce invece il numero di masterizzatori (da 1.509 a 1.702) e dvd (da 930.973 a 1 milione e 4.948) posti sotto sequestro. “Ma nel bilancio complessivo pesa una rete sempre più capillare di venditori abusivi che – sotto il controllo del crimine organizzato – arriva nel Mezzogiorno a gestire fino al 40 per cento del mercato”. Secondo Fpm, la pirateria in Italia si consuma soprattutto nelle rivendite ambulanti (59%), seguite dai privati (16%), centrali di masterizzazione (14%) e negozi musicali (7%).

Nel complesso, la pirateria in Italia rappresenta da sola un quarto dell’intero mercato musicale al quale sottrae risorse per 60 milioni di euro. L’Ifpi (l’organizzazione che rappresenta a livello mondiale l’industria discografica) colloca il nostro paese nella lista delle dieci nazioni più vessate dal fenomeno (al primo posto in Europa occidentale), per quanto lontano dalle punte di Indonesia (dove l’88% del mercato è nelle mani del crimine), Cina (85%), Russia (67%) o Grecia (50%)... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/60_apr_2007.htm

Roma, 23 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr di Pisa

Che cosa: dati contraffazioni e download abusivo da Internet

Per informazioni: Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica (Iit) del Cnr di Pisa, tel. 050/3153437

 

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Cnr, grido d’allarme sui tagli

Il Presidente Pistella no ad atteggiamenti non costruttivi. Le risorse si possono trovare

Il CNR, il più grande Ente di ricerca in Italia, si unisce al grido di allarme lanciato dai Rettori sull’emergenza finanziaria negli atenei. Ma al tempo stesso auspica  un modo per attenuare le difficoltà per gli enti di ricerca, attraverso il recupero dei fondi accantonati in base alla legge Finanziaria 2007: un’operazione che garantirebbe una disponibilità aggiuntiva per tutti pari a 220 milioni di euro.

“La riduzione progressiva degli ultimi anni della quota di finanziamento proveniente dallo Stato”,  ha dichiarato il Presidente del CNR Fabio Pistella, “ha raggiunto un livello non ulteriormente sostenibile. Soltanto grazie alla capacità dell’Ente di reperire consistenti risorse dall’esterno con accordi di partnership sottoscritti con soggetti esterni (Istituzioni, Regioni, operatori industriali, Consorzi Interuniversitari) è stato possibile continuare a sviluppare importanti filoni della ricerca scientifica”.

“Fra l’altro, l’andamento di queste disponibilità esterne è in costante crescita. Ma questa integrazione di risorse, che è di per sé virtuosa e dimostra le capacità dell’Ente di relazionarsi con i partner e di competere con successo nell’accesso a meccanismi di finanziamento selettivi – quali i bandi contenuti nel VII Programma Quadro o quelli lanciati dal MUR o da altri Ministeri - diventa inefficace e distorcente quando il contributo ordinario dello Stato scende al di sotto del “livello  di sopravvivenza”.

“In particolare”, ha continuato Pistella, “vorrei sottolineare come, riguardo ai fondo di Funzionamento del MUR , il CNR provenga da ‘una storia di sofferenza’, caratterizzata dalla continua diminuzione del Contributo ordinario dello Stato: dal 1998 tale contributo è, in termini nominali, sostanzialmente fermo – si passa dai 528 milioni di euro del 1998 ai circa 548 nel 2005, che divengono 537 nel 2006. Inoltre, confrontando le dotazioni del 1998 con quelle del 2006, in termini reali, l’Ente ha subito un taglio pari a circa 86 milioni di euro. E in termini complessivi, sommando le decurtazioni subite, nel periodo considerato, la diminuzione cumulata del trasferimento è stata pari a 302 milioni di euro”.

continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/59_APR_2007.HTM

 

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DimagrisCO2: consumare meglio per non consumare il futuro

“Metti a dieta i tuoi consumi, riduci le emissioni di anidride carbonica”. E’ un concorso per le scuole e una mostra itinerante sui cambiamenti climatici: un’iniziativa dell’Ibimet-Cnr di Firenze e della Regione Toscana, per comprendere il cambiamento climatico. Cosa è, come funziona e come sta trasformando il territorio e le nostre abitudini di consumo?

Se ti dicessi che pesi 8.000 chili? Se calcolassimo il nostro peso in termini di quanta anidride carbonica emettiamo ogni anno, la bilancia segnerebbe ben 8 tonnellate di CO2, quanto due elefanti di media grandezza. E’ arrivato il momento di mettersi a dieta!

Questo l’invito del concorso “DimagrisCO2” pensato per le scuole superiori toscane all’interno della Mostra “Cambiamenti Climatici e sostenibilità: il problema e le soluzioni in Toscana”, organizzata dall’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla Regione Toscana, con la partecipazione di Europe Direct Firenze e il patrocinio della Rappresentanza italiana della Commissione Europea.

A partire dal 17 aprile e fino alla fine dell’anno la Mostra divulgativa sui cambiamenti climatici, che si sposterà nelle dieci province toscane per incontrare i ragazzi delle scuole superiori,  è un’occasione per gli studenti di incontrare i ricercatori dell’Ibimet-Cnr i quali potranno illustrare ai ragazzi i diversi aspetti del cambiamento del clima sia nei fenomeni globali sia negli aspetti locali connessi al territorio toscano: gli impatti sul mare, sui boschi, sul suolo, sulla salute, la crescita delle emissioni e il rispetto degli obiettivi del protocollo di Kyoto.

Per un’azione di sensibilizzazione più efficace, i ragazzi saranno coinvolti nel concorso dimagrisCO2: una dieta per ripensare le scelte di consumo e tagliare le emissioni di anidride carbonica. Ognuno di noi, dice l’opuscolo del concorso, pesa ben 8 tonnellate in termini di emissioni annue di anidride carbonica. A farci ingrassare così sono stati i consumi energetici delle piccole azioni quotidiane. Ogni volta che andiamo in macchina, in motorino, in autobus emettiamo anidride carbonica; ma anche in casa facendo la doccia, ascoltando lo stereo, giocando al computer produciamo CO2 e altri gas ad effetto serra. La proposta è mettersi in gioco con una dieta taglia emissioni lunga un mese, cominciando con quattro buone prassi: sostituire le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo; spegnere gli stand by degli apparecchi elettronici in casa; cambiare il modo con cui ci spostiamo per andare a scuola o a lavoro; differenziare i rifiuti a favore del riciclo.

continua su :  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/58_APR_2007.HTM

 

 

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Il popolo nella storia e nel diritto: da Roma a Costantinopoli a Mosca

Si terrà a Roma, in Campidoglio, dal 19 al 21 aprile, il XXVII Seminario Internazionale di Studi Storici: “da Roma alla Terza Roma”

Nei giorni 19-21 aprile in Campidoglio, in occasione del 2760° anniversario della fondazione di Roma, si terrà il XXVII Seminario Internazionale di Studi Storici “Da Roma alla Terza Roma”, sul tema “Il popolo nella storia e nel diritto. Da Roma a Costantinopoli a Mosca”.

I Seminari si svolgono nel quadro delle ricerche dell’Università di Roma “La Sapienza” e con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La Seduta inaugurale si svolgerà nella mattina del 19 aprile, a partire dalle ore 9 nell’Aula  Giulio Cesare. Dopo il saluto introduttivo dell’on. Jean Léonard TOUADI, Assessore alle Politiche giovanili, ai rapporti con le università e alla sicurezza del Comune di Roma, pronuncerà un discorso Andrej N. SACHAROV, Direttore dell’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia; seguiranno gli interventi di Andrea DI PORTO, Direttore del Dipartimento ‘Identità culturale’ del Cnr e di Romano CIPOLLINI, Presidente della Commissione per la ricerca scientifica di ateneo dell’Università di Roma ‘La Sapienza’; Robert TURCAN, dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi svolgerà una relazione su: L’Empire et le Genius populi Romani.

In chiusura, in celebrazione solenne del MMD anniversario del Giuramento della Plebe al Monte Sacro, terrà una relazione Feliciano SERRAO, Direttore onorario del Corso di Alta Formazione in Diritto romano dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, alla quale seguirà l’intervento di Mario Mazza, Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Romani.

Nel 1983 il Consiglio Comunale di Roma deliberò, all’unanimità, di istituzionalizzare i Seminari. Dal 1986 vi collabora ufficialmente l’Accademia delle Scienze dell’URSS (oggi Accademia delle Scienze di Russia); in alcuni anni successivi i Seminari si sono tenuti ripetutamente anche a Mosca, con la partecipazione delle autorità comunali moscovite, e nel 1998 e 1999 a Costantinopoli-Istanbul con il patrocinio della Municipalità di Istanbul. Dal 2000 a Mosca e a Roma sono ufficialmente intervenuti rappresentanti del Patriarcato di Mosca.

Hanno partecipato ai Seminari studiosi appartenenti a istituti scientifici di Austria, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Libano, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ungheria, Vaticano, oltre che d’Italia.

Fine essenziale dei Seminari è lo studio dei principali momenti della storia nei quali è stato superato, attraverso l’idea di Roma, il particolarismo etnico e statale dei popoli europei. Sono poste in evidenza le radici degli strumenti politici, giuridici e religiosi per la lotta contro razzismi e nazionalismi, sottolineando quanto chiaramente affermato, già nel secolo scorso, anche da giuristi tedeschi: “La missione di Roma sta nel superamento del principio di nazionalità attraverso l’idea dell’universalità” (R. von Jhering)... continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/57_APR_2007.HTM

Roma, 18 aprile 2007

Per informazioni: prof. Pierangelo Catalano, Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR presso Università di Roma ‘La Sapienza’ - Tel. 06 49910685 / 49910379 - fax 06 49910070 - posta elettronica: csdromano@uniroma1.it

 

 

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Meno grassi più Sanit

Durante la  mostra-convegno sulla salute, il 18 aprile a Roma, il Cnr presenterà a operatori, pubblico e media il suo idrogelo anti-obesità e una nuova diagnostica per gli scompensi lipidici

 

Il ‘gel antifame’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche sarà presentato al Sanit: l’appuntamento è dalle 12.15 alle 13.30 del 18 aprile, nello stand n. 18 del Cnr (Padiglione 8, Nuova Fiera di Roma – Fiumicino, ingresso libero). I ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Cnr di Napoli (che hanno fondato una società di spin-off, la Academica Life Science) mostreranno in diretta come l’idrogelo assorba liquidi fino a mille volte il suo peso iniziale. Tra un anno, una volta conclusa la sperimentazione in corso, ci sarà il lancio sul mercato in forma di capsule da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d’acqua per generare un senso di sazietà.

Altro spin-off del Cnr, ‘Lipinutragen’, partecipante al Convegno e presente alla Mostra (pad 8, stand 33), ha messo a punto il ‘fat profile: una metodica basata sull’approccio della lipidomica, la nuova disciplina che ha l’obiettivo di effettuare una mappatura completa dei grassi presenti nell’organismo. “E’ un sistema diagnostico che permette di avere molte più informazioni sui grassi, considerando in particolare quelli che formano le membrane eritrocitarie  (ovvero i globuli rossi). Con un semplice prelievo di sangue si ottengono informazioni personalizzate su come la dieta, le abitudini di vita e lo stato di salute del soggetto influenzino la membrana cellulare, con la possibilità di evidenziare eventuali scompensi lipidici prima ancora che questi si trasformino in patologie”, spiega Chryssostomos Chatgilialoglu, ricercatore dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) del Cnr. “Questa nuova tecnica, oltre a consentire un’efficace prevenzione dei disturbi legati a dislipidemie (alterazioni del metabolismo dei grassi), malattie infiammatorie, cerebrali degenerative, cardiovascolari e dermatologiche, permette anche di individuare ‘lipidi insoliti’, detti lipidi trans, tossici per la cellula e che derivano dallo stress dei radicali liberi”, aggiunge Carla Ferreri  del gruppo BioFreeRadicals dell’Isof-Cnr. “Il medico potrà così mirare alle reali necessità del suo paziente, con terapie per il ripristino del bilancio lipidico ed il controllo dello stress radicalico. Il ‘fat profile’ può senz’altro diventare l’elemento indispensabile per la personalizzazione di una terapia ‘nutraceutica’, ovvero basata su elementi nutrizionali che possono divenire curativi come farmaci. A tutt’oggi gli integratori vitaminici ed alimentari vengono consumati senza conoscerne il bisogno individuale”.

Sarà presente al Sanit anche Li-tech, storico spin-off del Cnr guidato da Alessandro Soluri dell’Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Cnr, che presenterà una novità nel settore della ricerca radofarmaceutica: “Si tratta di ‘Satis’, Small animal tomographic imaging system, un innovativo sistema scintigrafico prodotto insieme a Sintesi Spca di Bari, altra società a partecipazione Cnr. Una mini gamma camera in grado di compiere una tomografia scintigrafica, mettendo in evidenza dettagli di patologie su piccoli animali e capace di studiare la biodistribuzione di farmaci innovativi, sia in diagnosi sia in terapia, da estendere in seguito all’uomo”, spiega Soluri, già autore della prima gamma camera completamente portatile e funzionante con batterie ricaricabili. La presentazione avverrà durante il Convegno, organizzato dal Cnr, su “Il ruolo del Cnr nell’innovazione tecnologica”, sempre il 18 aprile alle ore 9,00.

Nell’ambito del Sanit, importante vetrina delle manifestazioni sulla salute che permette il confronto sugli ultimi ritrovati tra ricerca, industrie e strutture ospedaliere, gli scienziati del Cnr illustreranno il trasferimento al settore produttivo del lavoro svolto nei laboratori mediante la realizzazione di strumenti e farmaci innovativi, al fine di migliorare il modo di fare prevenzione e assicurare un maggior benessere dei cittadini. Saranno affrontate tematiche relative a trapianti d’organo, patologie del sistema nervoso, cartelle cliniche multimediali, malattie cardiologiche e oncologiche, alimentazione.

 

Roma, 16 aprile 2007

 

La scheda

Che cosa: Convegno “Il ruolo del Cnr nell’innovazione tecnologica”, ore 9.00-14.30; presentazione dei risultati della ricerca Cnr in medicina: ‘gel antifame’, Satis; ‘fat profile’ nell’ambito del Sanit, IV Mostra-convegno  internazionale di tecnologie, mezzi e servizi per la salute

Chi: spin off del Cnr: Academica Life Science, Lipinutragen, Li-tech e Sintesi

Dove: Nuova Fiera di Roma, Fiumicino (ingresso libero) – Padiglione 8 –convegno: aula 6; le strumentazioni saranno esposte negli stand del Cnr n. 18 e 33;

Quando: 18-21 aprile 2007; convegno 18 aprile ore 9.00 – 14.30; dimostrazioni 18 aprile ore 14.30

Per informazioni: Alessandro Soluri, ricercatore Isib-Cnr e presidente Li-tech, tel. 06/90672923;– Chryssostomos Chatgilialoglu, ricercatore Isof-Cnr e presidente Lipinutragen, tel 051/6398309; e-mail: chrys@isof.cnr.it

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/56_APR_2007.HTM

 

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Il Cnr per l’ambiente in Calabria

 

Le ultime novità e i risultati delle ricerche in un convegno a Cosenza, nell’ambito della Fiera Verde Sud il 14 aprile alle ore 10.00

 

La ricerca ambientale in Calabria nel contesto europeo e mediterraneo è il titolo del convegno che  si tiene domani, 14 Aprile, a Cosenza,  (Cupole Geodetiche – ore 10,00) nell’ambito della Fiera Verde Sud.  Ad organizzarlo la Sezione di Rende dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con gli altri due istituti dell’Ente, Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom)  e  Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi).

Lo scopo è quello di divulgare i risultati dell'attività di ricerca degli istituti del Cnr presenti in Calabria  e rafforzare il rapporto con gli Enti pubblici e privati della Regione. “La consapevolezza di salvaguardare l'ambiente per le generazioni future e la necessità di affrontare i problemi ambientali, insieme all'esigenza di pianificare un più equo sviluppo sociale ed economico sono state le caratteristiche dei tre istituti del Cnr che in Calabria  operano su tematiche ambientali e osservazione della terra”, afferma Nicola Pirrone, responsabile della sezione di Rende dell’Iia-Cnr. Il convegno rappresenta anche l’occasione per avviare una collaborazione futura con gli Enti pubblici e privati cha a vario titolo sono impegnati nell’implementazione della normativa ambientale nazionale ed europea. Il Cnr è anche presente con un proprio spazio espositivo. Lo stand ospita  alcune apparecchiature messe a punto dalla sezione di Rende dell’Iia. Si tratta di un laboratorio mobile per lo studio della qualità dell’aria dotato di strumentazione molto avanzata per la caratterizzazione della composizione chimica dell’atmosfera. Una strumentazione simile è impiegata presso le due stazioni remote dell’istituto Iia-Cnr, una situata ad alta quota, nel Parco nazionale della Calabria, e l’altra a livello del mare sulla costa del mar Tirreno, entrambe le stazioni fanno parte di importanti progetti e programmi europei e internazionali. Presso lo stand sono disponibili per il pubblico altre apparecchiature sviluppate dall’Iia-Cnr impiegate correntemente a livello europeo per il campionamento e la speciazione chimica del mercurio in atmosfera e apparecchiature per il monitoraggio delle concentrazioni dei maggiori inquinanti organici e inorganici.  Una serie di poster, brochure e pubblicazioni completano la panoramica sulle attività di ricerca dell’Iia-Cnr.

Il Centro di cinematografia dell’Irpi-Cnr è presente con una serie di video realizzati negli ultimi anni su varie tematiche ambientali e con  materiale bibliografico sulle tematiche inerenti alla protezione idrogeologica e la difesa del suolo. L’Isafom mette  a disposizione una biblioteca di consultazione on-line delle maggiori riviste scientifiche del settore e poster illustrativi della propria attività.

Roma, 13 aprile 2007

comunicato tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/55_APR_2007.HTM

 

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Discariche illegali, minaccia per la salute

Uno studio fatto in Campania, presentato oggi a Napoli, conferma che lo smaltimento abusivo dei rifiuti rappresenta un fattore di rischio rilevante per la salute: +9-12% di mortalità, +84% di malformazioni

Lo smaltimento illegale dei rifiuti rappresenta un fattore di rischio rilevante per la salute dei cittadini. È quanto conferma lo studio sanitario effettuato in Campania commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile all’Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui hanno partecipato Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto Superiore di Sanità, Arpa Campania, Osservatorio Epidemiologico Regionale e Registro campano delle Malformazioni Congenite.

Già nel 2005, dalla prima fase di questo studio, erano emerse per le province di Napoli e Caserta, maggiormente interessate dal fenomeno dello smaltimento abusivo dei rifiuti, criticità sanitarie significative. L’approfondimento presentato oggi a Napoli, alla Fiera di Oltremare, ha confermato la correlazione statistica tra la presenza di siti di abbandono incontrollato e effetti negativi sulla salute nei 196 comuni delle due province, per molte patologie. Un trend di rischio che cresce progressivamente nei comuni in cui il fenomeno della “gestione” illegale è particolarmente grave, sia per numero di siti sia per la pericolosità dei materiali abbandonati.

In particolare, negli otto comuni a maggiore esposizione allo smaltimento abusivo (Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villa Literno – categoria V) si rileva un’impennata  dei tassi di mortalità generale del 12 per cento tra le donne e del 9 per cento tra gli uomini rispetto a centri delle medesime province in cui l’incidenza del fenomeno è minore. Lo stesso gruppo di otto comuni presenta inoltre un aumento del rischio di malformazioni congenite dell’apparato uro-genitale e del sistema nervoso che supera l’80 per cento.

“Per stimare l’esposizione umana a inquinamento da rifiuti è stato costruito un indice di pressione ambientale, specifico per ogni sito di smaltimento, utilizzando la cartografia computerizzata (sistema GIS) del Dipartimento della Protezione Civile, che ha permesso di integrare tutte le informazioni sull’inquinamento ambientale disponibili, di fonte nazionale (APAT) e regionale (ARPA-Campania)”, spiega Fabrizio Bianchi, ricercatore della sezione di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr. “I 196 comuni delle province di Napoli e Caserta sono stati ripartiti secondo 5 categorie di rischio e per ogni sito, legale ed illegale, è stato considerato un cerchio di 1 km di raggio come area di maggiore impatto, stimando la popolazione residente all’interno”.

“Per la mortalità generale è stato osservato un eccesso del 9% negli uomini e del 12% nelle donne nei comuni a maggior rischio ambientale da rifiuti rispetto a quelli a rischio più basso (categoria !)”, aggiunge Bianchi, “e la mortalità per tumori è anch’essa risultata crescere in funzione del rischio ambientale. Tra le varie cause analizzate è emersa con particolare rilievo la mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari (+ 19% negli uomini e + 29% nelle donne).

Anche le malformazioni congenite, di cui il gruppo di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha curato lo studio, sono risultate in eccesso nelle aree a maggior rischio.

“Per quelle del sistema nervoso il rischio cresce mediamente dell’8% da una categoria a minor pressione ambientale alla successiva a pressione più elevata, l’eccesso nei comuni della categoria a più elevato rischio è risultato dell’84%. Per le malformazioni congenite dell’apparato urogenitale si registra un trend significativo del 14% al crescere dell’indicatore ambientale, osservando rischio elevato nei comuni del quinto dell’83%, rispetto al gruppo di riferimento (categoria I). Va notato però”, conclude Bianchi, “che , anche se la situazione è preoccupante e vanno adottate urgenti misure di riduzione del rischio, per molte cause sia di mortalità sia di malformazioni, non sono stati rilevati eccessi”

Roma, 12 aprile 2007

Per informazioni: Fabrizio Bianchi, Sezione Epidemiologia - Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it

comunicato tratto da:  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/54_APR_2007.HTM

 

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Italia e Giappone a confronto sulla conservazione dei Beni Culturali

Dal Teatro Romano di Aosta alle antiche Torri costiere della Sardegna: sono numerosi i casi di conservazione e valorizzazione di monumenti illustrati nel seminario “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione culturale”, organizzato dal Dipartimento patrimonio culturale del Cnr a Tokyo, il 16 e il 17 aprile

Il Teatro Romano di Aosta non ha più segreti per gli studiosi e i conservatori. Ogni piccolo fregio, blocco di pietra ed elemento della sua struttura architettonica è stato mappato da Siinda, sistema integrato per il supporto alla diagnosi dello ‘stato di salute’ di un manufatto, nato da un consorzio ad hoc composto, tra gli altri, da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche afferenti all’Istituto per le applicazioni del calcolo (Iac), Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc), Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni (Ieiit), in collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, Politecnico di Milano e le aziende Menci sw, Foart e CM sistemi.

Siinda, che acquisisce e integra tutte le informazioni possibili sul manufatto, è un valido alleato della Soprintendenza locale per la manutenzione del monumento, risalente all’inizio del I secolo d.C.

Il sistema è uno dei risultati che saranno presentati nel seminario: “Tecnologie  dell’informazione e della comunicazione culturale”, previsto a Tokyo, il 16 e il 17 aprile, nell’ambito della grande rassegna ‘Primavera italiana in Giappone’, sostenuta dal Ministero degli affari esteri (Mae).

Il seminario  - promosso dal Ministero affari esteri (Mae)  e organizzato dal Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, in collaborazione con il Media integration and communication center (Micc) dell’Università di Firenze, la Fondazione Italia Giappone, l’Enea, la Rai, l’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e la Regione Toscana - vedrà la partecipazione di rappresentanti di istituzioni pubbliche e private italiane e giapponesi per un confronto e uno scambio di conoscenze sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

L’applicazione delle tecnologie e metodologie made in Italy riguarderà non solo monumenti italiani noti in tutto il mondo, ma anche manufatti custoditi in centri esclusi dai grandi circuiti di massa che rappresentano elementi distintivi di identità e autenticità della cultura del nostro Paese.

Ad Aosta, gli ‘architetti informatici’, hanno riprodotto il Teatro in 3D e hanno reso interrogabile ogni piccolo tassello della struttura virtuale. “Al modello 3D”, spiega Laura Moltedo dell’Iac-Cnr, “vengono associate le diverse tipologie di informazioni riferite sia al manufatto stesso, come immagini, dati colorimetrici e chimici ottenuti da campionamenti del materiale, sia alle condizioni dell’ambiente circostante, quali temperatura, umidità, direzione e velocità del vento. Attraverso dati colorimetrici, ad esempio, è possibile elaborare immagini che perimetrano le manifestazioni di degrado la cui tipologia viene definita grazie a una sorta di vocabolario fornito dall’esperto al sistema stesso”. “In questo modo”, continua Paolo Salonia dell’Itabc-Cnr, “si ottengono mappature complete di tutte le patologie presenti sul Teatro e la diretta loro associazione ai diversi fenomeni. Il sistema semplice e affidabile, è attualmente sperimentato anche sull’Arco di Augusto, sempre ad Aosta”.

In Sardegna, invece, una ‘iniezione’ di information technologyrivitalizzerà’ le antiche torri costiere, grazie al progetto “Torri multimediali”, messo a punto dall’Istituto di storia dell’Europa mediterranea (Isem) del Cnr, in collaborazione con il regista Francesco Casu e l’architetto Olindo Merone di Antalya onlus.

La rete di avvistamento costiero sardo, nata in funzione delle politiche di difesa degli Stati mediterranei dal XV al XIX secolo, si trasformerà in un moderno sistema di presidi di informazione telematica, una sorta di network per la conoscenza del territorio.

“Allestite in chiave multimediale e collegate alla rete Internet”, spiega Giovanni Serreli dell’Isem- Cnr, “le torri saranno ‘videosurround interattivi’, ossia punti d’osservazione digitale che permetteranno di compiere un viaggio immersivo alla scoperta dei luoghi  e della storia dell’isola. Il visitatore potrà conoscere non solo il monumento, ma tutto il sistema  difensivo composto da torri e città fortificate dell’antico regno di Sardegna e  di tutti gli stati che appartennero alla Corona di Spagna, dall’area tirrenica alla Turchia e al Maghreb”.

 Il progetto ha già raccolto l’adesione degli Enti Locali costieri, in particolare della Provincia di Cagliari.

“Il seminario”, spiega Maria Mautone, Direttore del Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, “vuole proporre una molteplicità di approcci attraverso i quali, in forma integrata, devono essere affrontati lo studio e la salvaguardia dei Beni Culturali. I contributi sono, quindi, presentati secondo la filiera che raccorda conoscenza, diagnosi, conservazione, valorizzazione, gestione, fruizione e formazione. L’auspicio è che da questo incontro possano scaturire numerose occasioni di confronto e di scambio tra le culture dei due Paesi in una prospettiva progettuale e operativa”.

Sono disponibili immagini

Roma, 12 aprile 2007

La scheda

Chi: Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, in collaborazione con Ministero degli affari esteri, Media integration and communication center (Micc) dell’Università di Firenze, Fondazione Italia Giappone, Enea, Rai, Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e Regione Toscana

Che cosa: seminario “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione culturale”

Dove: Istituto Italiano di Cultura, Tokyo

Quando: 16-17 aprile, ore 9.00

Per informazioni: Laura Moltedo, Istituto per le Applicazioni del Calcolo (Iac) del Cnr, Roma, tel. 06/88470210, 339/4072375, l.moltedo@iac.cnr.it

; Paolo Salonia, Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr, Montelibretti (Rm), tel. 06/90672384, cell. 338/7202393, e mail: paolo.salonia@itabc.cnr.it; Giovanni Serreli, Istituto di storia dell’Europa mediterranea,(Isem) del Cnr, Cagliari, tel.070/403635/403670, cell. 349/4286467 e mail: serreli@isem.cnr.it

comunicato tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/53_APR_2007.HTM

 

 

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La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo

 

Dal 20 aprile  presso il Metropolitan Museum di New York sarà possibile ammirare la Biga da Monteleone di Spoleto completamente restaurata.

E’ il risultato del lavoro  di  un team di restauratori del museo con la partecipazione di Adriana Emiliozzi  dell’IscimaCnr.

Il principesco carro da parata proveniente da Monteleone di Spoleto, risalente al VI secolo a C. e conservato nella sezione etrusca delle nuove Greek and Roman Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, torna a ‘risplendere’ nella sua originaria struttura, grazie al lavoro dei restauratori del museo e di Adriana Emiliozzi ricercatrice dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche.

La biga di Monteleone (vedi foto allegata) è rivestita da lamine sapientemente sbalzate e finemente incise, già incrostate di avorio, che narrano episodi della vita dell’eroe omerico Achille. Il suo ritrovamento, come spesso accade, si deve alla casualità: “La tomba infatti fu scoperta l’8 febbraio 1902 da un contadino, in località Colle del Capitano, dove si estende un sepolcreto che va dalla fine dell’Età del Bronzo al VI sec. a.C.” spiega la Emiliozzi. “Oltre al carro, nella grande fossa già ricoperta da un tumulo monumentale era deposto un ricco corredo di vasellame bronzeo che lascia identificare il defunto come ‘capo’ della comunità di uno dei vari siti di transito attraverso l’Appennino, nell’alta Sabina”.

La ‘fuga’ del carro all’estero, in seguito al suo ritrovamento, fu favorita dal crollo del campanile di San Marco a  Venezia (14 luglio 1902) che distolse l’attenzione dei funzionari ministeriali sulla compravendita  del manufatto e  per questa inestimabile ‘perdita’ lo stesso capo del governo, Giovanni Giolitti, per l’inadeguatezza delle strutture dello Stato nell’impedire il saccheggio delle opere d’arte italiane.

Quando le parti bronzee del carro giunsero a New York furono sottoposte a restauro e a rapida ricomposizione su una compatta struttura lignea che somigliava più a un trono su ruote che a un cocchio, poiché nel 1903 non vi erano punti di riferimento certi per la tipologia del veicolo. Gli errori di riassemblaggio determinarono però una serie di equivoci nello studio del manufatto che si protrassero per circa novant’anni, in particolare, l’errata collocazione di alcuni elementi decorativi aveva indotto gli studiosi a credere che l’artista, autore del manufatto, avesse una cultura ‘provinciale’ avendo rappresentato in maniera incongruente rispetto a modelli greci una scena animalistica proprio sul parapetto del carro.  

La dott.ssa Emiliozzi, studiando per la prima volta il carro nel 1989 pubblicò le correzioni da apportare, auspicando un nuovo restauro.  “Ci sono voluti cinque anni di lavoro perrimettere a nuovo’ il carro attraverso numerosi passaggi: dallo smontaggio del vecchio restauro nel 2002, ad accurate campagne di radiografie, analisi di laboratorio, esami al microscopio, trattamenti conservativi, rifacimento corretto della struttura lignea di supporto, montaggio delle lamine bronzee e completa campagna fotografica di tutte le fasi di lavoro, oltre che del prodotto finale ottenuto nel 2006” spiega l’archeologa.

“La diversa ricomposizione di alcune parti della Biga, che appare così fedele all’originale”, continua la Emiliozzi, “ci induce ad affermare che l’artista, contrariamente a quanto si pensava, aveva un notevole bagaglio culturale, conosceva la saga omerica e le opere greche sulla vita di Achille. Egli ha organizzato la decorazione del parapetto e dei pannelli del carro in modo sapiente e con effetto cromatico per l’aggiunta di avorio. Si ipotizza che il grande artista possa essere originario della Grecia dell’Est, venuto a lavorare nella nostra penisola”.

Le indagini hanno fatto emergere la certezza che il carro è stato usato a lungo, forse per più di una generazione, prima di essere deposto nella tomba. Lo studio dei materiali rivela restauri contemporanei al suo utilizzo.

L’occasione per riesaminare il pregevole oggetto è nata in questi ultimi anni nell’ambito dell’immenso e costosissimo progetto di ristrutturazione delle nuove Gallerie Greche e Romane, che ora costituiscono, a detta degli stessi dirigenti del Metropolitan, un “museo nel museo.

“Lo splendido Cocchio da parata”, conclude la Emiliozzi in procinto di partire per New York dove sarà presente alla riapertura delle gallerie del Metropolitan, “costituisce ora il centro di attrazione della sezione etrusca, nella Leon Levy and Shelby Withe Gallery for Etruscan Art (IX-II secolo a.C.)”.

In Italia si contano finora i resti di circa 300 veicoli tra cocchi e calessi a due ruote, provenienti da tombe dell’Etruria, del Lazio Antico, dell’Agro Falisco-Capenate, dell’Umbria, della Sabina e di altre popolazioni non greche della Penisola, scaglionati tra la metà dell’VIII ed il V secolo a.C.

Mai usato in Italia per il combattimento, il possesso del carro assimilava il suo aristocratico proprietario ai monarchi orientali e agli eroi omerici.

Roma, 6 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, Roma

Che cosa: il restauro della Biga da Monteleone di Spoleto esposta al pubblico dal 20 aprile

Dove: Metropolitan Museum of Art di New York

Per informazioni: Adriana Emiliozzi, Iscima-Cnr, Roma, tel. 06.4927261/-2-/48, e-mail: adriana.emiliozzi@iscima.cnr.it

letto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/52_APR_2007.HTM

 

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Identificata la causa della sindrome di Crisponi

Ricercatori del Cnr di Cagliari, in collaborazione con colleghi tedeschi, hanno identificato quattro diverse mutazioni nel gene CRLF1, responsabile di questa rara e grave malattia. Il primo passo per giungere a un rimedio efficace

a sindrome di Crisponi è una rara e grave malattia; ce ne sono pochissimi casi in tutto il mondo, la maggior parte in Sardegna. E proprio in Sardegna i ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari, guidati da Laura Crisponi, sono riusciti in pochi mesi ad identificare il gene CRLF1 implicato nella patogenesi della malattia grazie a uno studio condotto sull’intero genoma di 5 famiglie sarde e 3 turche affette dalla patologia. La proteina codificata dal gene CRLF1 è un recettore solubile per le citochine, coinvolto in processi importanti sia per lo sviluppo sia per il mantenimento del sistema nervoso. In particolare, lo studio ha identificato quattro diverse mutazioni, di cui due specifiche sarde.

L’importante scoperta, finanziata dall’Associazione Sindrome di Crisponi e Malattie Rare e dalla Regione Autonoma della Sardegna, e condotta in collaborazione con i colleghi tedeschi del Cologne Center for Genomics e dell’Università di Muenster, è stata pubblicata su una delle più prestigiose riviste internazionali di genetica umana, l’American Journal of Human Genetics.

“La malattia è evidente fin dalla nascita”, spiega Laura Crisponi, dell’Inn-Cnr. Il decorso clinico è caratterizzato da grave difficoltà nell’alimentazione, da contrattura della muscolatura facciale e dell’orofaringe e dalla comparsa di febbre continua remittente sui 38°C, con puntate oltre i 42°C, in epoca variabile dalla nascita ad alcune settimane. La maggioranza dei bambini decede dopo un periodo di alcune settimane o mesi in coincidenza con la febbre oltre i 41°C. I pazienti che sopravvivono, attualmente cinque su venti in tutta la Sardegna, sviluppano una severa scoliosi che richiede chirurgia correttiva o l’impiego del busto, ed una sudorazione paradossa, evidente in particolare nella stagione fredda, preceduta da brividi di freddo, e con variabile frequenza settimanale. “Riteniamo che la scoperta sia il primo passo di una lunga strada che potrà portare allo sviluppo di un rimedio efficace contro questa malattia”, sottolinea la ricercatrice dell’Inn-Cnr. “A breve termine si potranno approfondire i meccanismi fisio-patologici alla base della malattia e sviluppare i reagenti necessari per effettuare la diagnosi prenatale e una diagnosi differenziale con altre sindromi simili. In futuro la definizione della via fisio-patologica del gene coinvolto fornirà importanti informazioni per lo sviluppo di terapie specifiche per la sindrome ed eventualmente anche per patologie ben più frequenti. Infatti, molto spesso”, conclude Laura Crisponi, “lo studio di una malattia rara suggerisce nuove strade alla comprensione e alla cura di malattie più comuni”.

La realizzazione di questo progetto è stata resa possibile grazie alla partecipazione continua e generosa di tutti i componenti delle cinque famiglie sarde colpite dalla sindrome. In particolare, nel 2005, i genitori di una bambina colpita da questa malattia hanno fondato un’attivissima associazione, che porta il nome della sindrome - riconosciuta per la prima volta nel 1996 dal medico cagliaritano Giangiorgio Crisponi, padre di Laura - e che si propone di sostenere la ricerca con raccolte di fondi e attività di sensibilizzazione e informazione (www.sindromedicrisponi.it).

Roma, 5 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari

Che cosa: individuato un nuovo gene, denominato CRLF1, responsabile della sindrome di Crisponi

Per informazioni: Laura Crisponi, Inn-Cnr; tel. 070/6754591/4595e-mail: laura.crisponi@inn.cnr.it

 

Referenze:   Laura Crisponi,* Giangiorgio Crisponi,* Alessandra Meloni, Mohammad Reza Toliat,

Gudrun Nu¨rnberg, Gianluca Usala, Manuela Uda, Marco Masala, Wolfgang Ho¨hne, Christian Becker, Mara Marongiu, Francesca Chiappe, Robert Kleta, Anita Rauch, Bernd Wollnik, Friedrich Strasser, Thomas Reese, Cornelis Jakobs, Gerd Kurlemann, Antonio Cao, Peter Nurnberg, and Frank Rutsch. :. Crisponi Syndrome Is Caused by Mutations in the CRLF1 Gene and Is Allelic to Cold-Induced Sweating Syndrome Type 1. American Journal of Human Genetics, (http://www.ajhg.org/)

l'articolo originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/51_APR_2007.HTM

 

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Anemia mediterranea: al via ‘Miot’, il progetto per la diagnosi precoce e cura

Coordinato dall’Ifc-Cnr di Pisa, il progetto “MIOT” consentirà di diagnosticare precocemente eventuali coinvolgimenti cardiaci nei soggetti talassemici sottoposti in maniera sistematica a terapia trasfusionale. Coinvolti 8 centri di cardioradiologia della Penisola e 35 centri di talassemia

Nuove speranze di migliorare le prospettive di vita per gli italiani affetti da anemia mediterranea, la malattia genetica ereditaria (chiamata anche thalassemia major o malattia di Cooley). Sono 7.000 i malati conclamati più un numero di portatori (thalassemia minor) stimato intorno ai 2 milioni: da due genitori portatori del tratto talassemico esiste una possibilità su 4 che nasca un figlio malato. Lo screening dei portatori e la diagnosi prenatale costituiscono il cardine per la prevenzione della malattia, che registra le maggiori concentrazioni, tra malati e portatori, in Sardegna, in Sicilia e nel delta del Po.

Grazie a Miot - Myocardial iron overload in thalassemia, un progetto scientifico inedito e tutto italiano, organizzato dal Laboratorio di Risonanza Magnetica Cardiovascolare dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, sarà possibile, nell’arco dei prossimi tre anni, valutare nei dettagli l'accumulo di ferro nel cuore e la fibrosi miocardica di 2.000 talassemici, mediante un’originale tecnica di risonanza magnetica, definita T2* (Ti-Due-Star). Questa tecnica è l’unica che consente oggi di misurare in modo affidabile, rapido e non invasivo l'accumulo di ferro nel cuore. Con la T2* si può precocemente diagnosticare ciò che con un elettrocardiogramma o con un’ecografia cardiaca non si può vedere. Infatti con tali metodiche il coinvolgimento cardiaco si apprezza ma solo quando la disfunzione è già in atto ed avanzata.

La talassemia impedisce al midollo osseo di produrre una quantità adeguata di emoglobina, il pigmento che dà il colore rosso al sangue ma che, soprattutto, ha il compito di trasportare l'ossigeno legato a molecole di ferro. Per sopperire a questa mancanza congenita, il talassemico ha bisogno di continue trasfusioni. La continua distruzione dei globuli rossi libera ferro, che va a depositarsi in vari organi, soprattutto nel fegato e nel cuore. È proprio la disfunzione cardiaca, legata ai depositi di questo metallo, a determinare la precoce mortalità dei pazienti.

Per eliminare il ferro esiste un’apposita terapia, definita “ferrochelante”, spiega Massimo Lombardi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di risonanza magnetica presso l’Ifc-Cnr di Pisa, “che viene tradizionalmente somministrata mediante infusione sottocutanea, molto lenta (dodici ore), di desferoxamina. La nuova disponibilità di terapie ferrochelanti per via orale (deferiprone) libera invece queste persone dalla schiavitù dell'infusione continua”.

“Conoscere l'accumulo cardiaco di ferro è quindi determinante per seguire nei dettagli un problema cruciale per la sopravvivenza dei soggetti talassemici e decidere la migliore terapia su base individuale”, precisa Massimo Lombardi. “Abbiamo utilizzato una metodica tuttora sperimentale, cui abbiamo aggiunto una modalità tecnologica creata appositamente dai nostri ingegneri e destinata alla corretta interpretazione dei dati, mettendola poi a disposizione dei pazienti che vivono in regioni distanti dalla Toscana, attraverso il network di 8 centri di cardioradiologia”.

In passato, non era possibile monitorare adeguatamente l'accumulo cardiaco di ferro: la formazione di fibrosi e la disfunzione del cuore comparivano, fatalmente, a compromettere la sopravvivenza del paziente. Il sistema di diagnosi e lettura dei risultati, messo a punto in esclusiva dal Cnr di Pisa, sarà utilizzato anche da altri sette centri italiani (Catania, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria, Campobasso, Roma, Ancona), consentendo la valutazione dei talassemici distribuiti in diverse sedi della Penisola e in modo standardizzato per tutta Italia. I dati verranno centralizzati a Pisa, costituendo il più ampio database al mondo di pazienti con talassemia.

Il progetto Miot rappresenta un’esemplare collaborazione fra pubblico e privato, resa possibile dalla “task force” che si è instaurata tra il Cnr di Pisa, la Soste (Società per lo studio delle talassemie ed emoglobinopatie), la Fondazione italiana Leonardo Giambrone e alcuni partner industriali, tra cui Chiesi e Schering e General electric healthcare. Partecipano all’iniziativa, oltre agli 8 centri di cardioradiologia, 35 centri ematologici di tutta Italia, già impegnati nella diagnosi e cura dei talassemici e che ora disporranno di un riferimento diagnostico importante per monitorare i loro pazienti.

Tale nuovo sistema analitico ha già fruttato un brevetto nazionale ed internazionale e pone le basi per un significativo miglioramento diagnostico in questo settore dell’imaging cardiaco.

Roma, 2 aprile 2007

La scheda

Che cosa: progetto Miot (Myocardial iron overload in thalassemia) per la diagnosi e cura dei talassemici e il monitoraggio delle complicanze cardiache

Per informazioni: Massimo Lombardi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di risonanza magnetica presso l’Ifc-Cnr di Pisa, tel. 050 315 2820, e-mail: lomass@ifc.cnr.it

L'articolo è tratto dalla pagina:   http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/50_APR_2007.HTM

 

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L’asma arriva dall’“Irak-M”

 

Questo il nome del gene scoperto dagli studiosi dell’Inn-Cnr di Cagliari, responsabile di una delle forme asmatiche più gravi, quella persistente a esordio precoce, che colpisce i bambini e dura tutta la vita. La ricerca pubblicata sull’American Journal of Human Genetics

 

Si chiama Irak-M il nuovo gene, identificato dall’équipe di Antonio Cao, direttore dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari (Inn-Cnr), direttamente implicato nella regolazione della risposta immunitaria innata e quindi nella patofisiologia dell’asma persistente ad esordio precoce, una delle forme più gravi, giacché insorge in età infantile e dura tutta la vita.

“Il cattivo funzionamento di Irak-M potrebbe portare ad un’eccessiva infiammazione nel polmone con una conseguente risposta asmatica e/o allergica”, precisa il prof. Cao, “e riteniamo che questa scoperta sia di estrema importanza per le dirette implicazioni mediche, sia nel campo della diagnosi sia nella terapia dell’asma, una malattia la cui incidenza ed associata mortalità è oggi in forte aumento in tutti i paesi industrializzati”.

L’indagine – pubblicata sulla rivista internazionale American Journal of Human Genetics - che ha portato alla scoperta di questo gene è durata oltre undici anni su un campione di famiglie affette da asma allergico, provenienti da tutta la Sardegna. “Sono state utilizzate analisi sia di tipo familiare sia di tipo caso-controllo,” spiega Silvia Naitza, ricercatrice dell’Inn-Cnr e coautrice della ricerca, “partendo dall’osservazione che la limitata eterogeneità riscontrata nelle varianti patogenetiche delle malattie monogeniche e complesse in questa popolazione, caratterizzata da un particolare patrimonio genetico grazie al suo isolamento, dovrebbe, insieme alla relativa omogeneità delle condizioni ambientali, semplificare lo studio dei tratti multifattoriali”.

“L’intuizione del prof. Giuseppe Pilia di stratificare il campione sulla base dell’età d’esordio della malattia (maggiore o minore di 13 anni). prosegue la ricercatrice. “ha permesso di trovare un collegamento significativo in una parte della regione esaminata e di identificare il gene Irak-M come quello che contribuisce al linkage, dimostrando l’associazione di questo gene con l’asma persistente ad esordio precoce. Abbiamo replicato questi risultati in una popolazione dell’Italia peninsulare geneticamente distante da quella sarda e lo studio ha confermato che il gene Irak-M è coinvolto nella patogenesi dell’asma anche nella popolazione generale italiana. Questi risultati suggeriscono un legame diretto tra l’iperattivazione del sistema immunitario innato e l’infiammazione cronica delle vie respiratorie ed indicano Irak-M come un nuovo potenziale bersaglio per lo sviluppo di misure di prevenzione ed interventi terapeutici contro l’asma”.

Questo lavoro convalida inoltre l’uso della popolazione sarda come campione per lo studio di malattie e tratti complessi. “La ricerca è stata ideata e diretta dal prof. Giuseppe Pilia dal 1996 fino alla sua prematura scomparsa, nell’aprile 2005”, tiene a sottolineare il prof. Cao, “e comunque il lavoro è il frutto di un grosso sforzo collettivo, che ha richiesto il contributo e l’interazione di diverse figure professionali e competenze, come testimonia la lunga lista di collaboratori che hanno firmato l’articolo”.

Roma, 30 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari

Che cosa: individuato un nuovo gene coinvolto nell’asma precoce e persistente

Per informazioni: Antonio Cao, Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia, tel. 070/6754591; e-mail: acao@mcweb.unica.it

Referenze:. L. Balaci, M.C. Spada, N. Olla, G. Sole, L. Loddo, F. Anedda, S. Naitza, M.A. Zuncheddu, A. Maschio, D. Altea, M. Uda, S. Pilia, S. Sanna, M. Masala, L. Crisponi, M. Fattori, M. Devoto, S. Doratiotto, S. Rassu, S. Mereu, E. Giua, N.G. Cadeddu, R. Atzeni, U. Pelosi, A. Corrias, R. Perra, P.L. Torrazza, P. Pirina, F. Ginesu, S. Marcias, M.G. Schintu, G.S. Del Giacco, P.E. Manconi, G. Malerba, A. Bisognin, E. Trabetti, A. Boner, L. Pescollderungg, P.F. Pignatti, D. Schlessinger, A.Cao, G. Pilia (2007). IRAK-M is involved in the pathogenesis of early-onset persistent asthma. Am. J. Hum. Genet., in press for publication July issue.

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/49_MAR_2007.HTM

 

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Cuore infartuato rigenerato con le staminali

Sintetizzata una nuova molecola, capace di differenziare in elementi cardiovascolari cellule staminali umane isolate da placenta a termine. Un successo della medicina rigenerativa ottenuto da Cnr, Inbb e Ospedale S. Orsola di Bologna

Nei laboratori dell’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi (Consorzio Interuniversitario Inbb), per la prima volta cuori di ratti sottoposti ad infarto sperimentale sono stati rigenerati col trapianto di cellule staminali umane di tipo mesenchimale, isolate da placenta a termine.

Le ricerche sono state coordinate dal professor Carlo Ventura, direttore del Laboratorio di Biologia molecolare e bioingegneria delle cellule staminali dell’Inbb, presso l’Istituto di Cardiologia dell’Ospedale S. Orsola–Malpighi di Bologna, in collaborazione con il prof. Fabio Recchia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), il prof. Gian Paolo Bagnara del Dipartimento di Istologia, embriologia e biologia applicata dell’Università di Bologna, il prof. Gianandrea Pasquinelli del Dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Bologna. La collaborazione tra il Cnr (che ha svolto la parte in vivo degli esperimenti) e l’Inbb si inserisce nell’ambito di un accordo-quadro in essere su alcune linee di ricerca. Lo studio è stato appena pubblicato sul prestigioso “Journal of Biological Chemistry”, organo ufficiale della “American Society of Biochemistry and Molecular Biology”.

Prima del trapianto nel tessuto cardiaco, le cellule sono state orientate ex vivo verso il differenziamento miocardico e vascolare con una nuova molecola: un composto contenente acido ialuronico, acido butirrico e acido retinoico (HBR). Grazie a questa molecola, le cellule staminali hanno mostrato un’ elevata resa di differenziamento cardiovascolare in vitro e, una volta trapiantate nel miocardio infartuato, si sono differenziate in nuovi vasi coronarici, costituiti da cellule endoteliali umane, e in cellule cardiache, anch’esse di derivazione staminale umana. Un aspetto di particolare rilievo è rappresentato dal fatto che l’HBR ha anche fatto in modo che le stesse cellule staminali secernessero fattori di crescita, in grado di indurre la formazione di nuovi vasi coronarici (angiogenesi) da parte del tessuto cardiaco ricevente. Alcuni di questi fattori di crescita sono inoltre risultati essere dotati di proprietà antiapoptotiche (capaci di prevenire la morte cellulare).

Non è stato necessario fare uso di immunosoppressori, pur trattandosi di uno xenotrapianto (donatore e ricevente sono di due specie diverse): il particolare tipo di cellule staminali umane è stato ottimamente tollerato dal sistema immunitario del ricevente senza alcun segno di rigetto.

Questo studio ha quindi realizzato un nuova molecola, definita dai ricercatori “a logica differenziativa”, in grado non solo di orientare selettivamente le cellule staminali umane, ma anche di utilizzare tali cellule come una sorta di laboratorio per la produzione di fattori trofici in grado di promuovere una rivascolarizzazione endogena e di salvare il tessuto cardiaco dall'estensione dell'infarto.

Inoltre, le cellule staminali sono state isolate da un organo (placenta a termine) che viene eliminato dopo il parto, superando quindi le problematiche etiche legate all'uso di cellule staminali embrionali umane. La tolleranza immunitaria osservata apre la strada al trapianto eterologo di cellule staminali, ampliando gli scenari della cosiddetta medicina rigenerativa per ora sostanzialmente confinata alla prospettiva di un trapianto autologo di queste cellule.

Il professor Ventura e i suoi collaboratori stanno attualmente iniziando uno studio preclinico sul maiale in vista di una applicazione clinica nell'uomo delle strategie sopra esposte.

Roma-Bologna, 29 marzo 2007

La scheda

Che cosa: Pubblicazione articolo sul “Journal of Biological Chemistry”

Per informazioni: Carlo Ventura, direttore Laboratorio di biologia molecolare e bioingegneria delle cellule staminali, Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi (Inbb), Bologna, tel. 051/6363605, tel. 335-6406111, e-mail cvent@libero.it; Fabio Recchia, Scuola superiore Sant’Anna, associato presso l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), tel. 050/3152603, tel. 340/3287025, e-mail f.recchia@sssup.it

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/47_MAR_2007.HTM

 

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