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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

 

 

COMUNICATI:

Parità nella scienza: le giovani non ci credono

La citochina può guarire da una grave malattia infantile

Meno sale da cucina, meno sale la pressione

Firmato protocollo per la vendita di Villa Monastero

Una proteina derivata dalla meduse rivela i difetti delle cellule

Droghe: per molte sostanze bassi consumi al Sud

Genova capitale della scienza della complessità

In Sardegna, sulle tracce dei Fenici

Arriva il camper domotico: basso impatto nessuna barriera

Tecnologia e tutela dei boschi: un'intesa sostenibile

L'Ev-K2-Cnr sbarca nel Golfo Persico

A perugia si insegna a comunicare i cambiamenti del pianeta

Italia e Usa insieme nella ricerca umanistica

L'Antartide on line è tutto un programma

Risparmiare energia? Lo insegna DOCET

Celiachia: il glutine non è più un problema

La Terra, dal rinascimento ad oggi

Nasce lo skipper eco-sostenibile

Una sonda per vincere la resistenza batterica

 

Parità nella scienza: le giovani non ci credono

Solo il 18% delle ragazze è convinto che le donne siano portate per la ricerca, mentre i maschi ignorano del tutto il problema. E’ uno dei risultati di un’indagine di Rossella Palomba, ricercatrice dell’Irpps-Cnr e Ambasciatrice europea per le Pari Opportunità nella scienza.

Per il 33% degli studenti è necessario che lo scienziato abbia ‘passione’, per il 54% delle ragazze anche divertimento

 

La ricerca? Speriamo non sia femmina’. Si potrebbe riassumere con questa battuta l’atteggiamento sulle differenze di genere nel mondo scientifico: un problema ignorato dai ragazzi e sottovalutato dalle donne. Solo il 18% delle studentesse è convinto che le ricercatrici siano portate per questo lavoro, poiché hanno una mentalità flessibile e sono abituate a fare più cose contemporaneamente, considerazione che gli studenti invece non contemplano. Il quadro emerge dall’indagine svolta presso le scuole superiori da Rossella Palomba dell’Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche e Ambasciatrice europea per le pari opportunità nella scienza.

Nell’ambito del progetto ‘Diva’, acronimo di ‘Science in a Different Voice’, nato per sensibilizzare i giovani alle carriere scientifiche, la ricercatrice ha incontrato 2.000 studenti di 43 scuole distribuite tra Aosta, Torino, Bologna, Siena, Roma, Guidonia, Ciampino, Tivoli, Avezzano, Napoli, Matera, Catania e Sassari. Ai questionari ‘aperti’ consegnati ai ragazzi per commentare gli incontri e i filmati proposti, hanno risposto soprattutto le ragazze, il 73% dei giovani coinvolti.

Dall’indagine svolta, emergono tra i due sessi diverse interpretazioni della vita del ricercatore. Se per le ragazze ricerca vuol dire soprattutto libertà (18%), per i ragazzi è gusto della scoperta (24%). Inoltre, il 70% delle studentesse apprezza del mestiere la possibilità di viaggiare.

Per entrambi i sessi, la fantasia è tra le qualità riconosciute come necessarie a un buon ricercatore: ne è convinto il 58% delle studentesse e il 33% dei ragazzi intervistati; inoltre sono le donne (43%), più degli uomini (24%), a ritenere utile la collaborazione per ottenere risultati in campo scientifico.

Il 33% degli studenti maschi, infine, reputa che fare ricerca sia anche una questione di ‘passione’, considerata soprattutto dalle ragazze che ad essa aggiungono anche una buona dose di divertimento (54%).

“Dai risultati dei questionari”, spiega Rossella Palomba, “emerge che sia gli studenti sia le studentesse sono molto interessati a saperne di più sulla scienza e sul lavoro di scienziato, anche se gli incontri tenuti solo con le ragazze sono stati più proficui. Il dato preoccupante è che il tema delle pari opportunità in generale non è sentito come rilevante neppure dalle giovani donne: per questo è importante che gli insegnanti ne discutano in classe”.

I risultati sono presentati oggi alle 16.00 presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati alla presenza di Franca Bimbi, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Silvana Vallerga dell’Ismar-Cnr e rappresentante dell’Helsinki Group dell’Unione Europea, Fiorenza Taricone, presidente Associazione Coordinamento Comitato Pari Opportunità delleUniversità, Pier Giacomo Sola, coordinatore del progetto Grid – Associazione Amitié.

Il progetto ‘Diva’ non si è fermato alle scuole. “Dal dialogo con oltre 400 ricercatrici, impegnate in diversi settori disciplinari”, conclude la Palomba, “sono emerse indicazioni sui nodi critici che impediscono alle donne di fare carriera e, primo fra tutti, la mancata valutazione dei meriti. Le più giovani hanno una minore percezione di tali disuguaglianze e sono più convinte che le loro capacità saranno premiate. Il tema delle quote ‘rosa’ resta controverso, mentre la necessità di una maggiore trasparenza nei concorsi è condivisa da tutte. Dagli incontri pubblici con 380 esponenti politici, amministratori locali e rettori, il problema delle pari opportunità appare più sentito a livello nazionale che non tra i presidi e i rettori delle Università, dove è difficile ammettere che esistono discriminazioni”.

 

Roma, 19 luglio 2007

 

Cosa: Conferenza: “Le buone pratiche per le pari opportunità nella scienza”

Chi: Rossella Palomba, ricercatrice dell’Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr e Ambasciatrice europea per promuovere le pari opportunità nella scienza

Dove: Roma, Sala del Cenacolo, Camera dei Deputati, Vicolo Valdina 3/A

Quando: 19 luglio, ore 16.00

Info: Rossella Palomba, Irpps-Cnr, Roma, tel. 06/49932844, e mail: r.palomba@irpps.cnr.it

 visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/110_LUG_2007.HTM

 

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La citochina può guarire da una grave malattia infantile

 

Il Gruppo Genoma dell’ITB-CNR, fondato dal Nobel Dulbecco, ha scoperto la molecola che può debellare l‘‘osteopetrosi da carenza di osteoclasti’, patologia che colpisce lo scheletro dei bambini rendendoli sordo-ciechi e uccidendoli. “Ora servono fondi per produrla”, afferma Paolo Vezzoni, direttore del gruppo impegnato nella lotta alle malattie rare

 

Le ‘malattie orfane’ sono quelle che le grandi case farmaceutiche non hanno interesse a curare perché troppo rare, il che condanna all’oblio gli sfortunati malati, anche quando sono bambini. I ricercatori del Gruppo Genoma dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR), fondato dal premio Nobel Renato Dulbecco, si dedicano da tempo proprio allo studio di queste malattie rare e, nonostante la scarsità dei fondi a disposizione, i risultati non mancano. L’ultimo viene pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista ‘Nature Genetics’.

I ricercatori del CNR hanno scoperto che una rara patologia denominata ‘Osteopetrosi da carenza di osteoclasti’ è dovuta all’assenza di una citochina di fondamentale importanza per la maturazione dell’osso. Le citochine, identificate negli anni ’60, sono molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule, di solito in risposta a uno stimolo, in grado di modificare il comportamento della stessa cellula o di altre, a livello locale o su tutto l’organismo, inducendone crescita, differenziamento e morte.

“L’assenza di questa citochina, denominata RANKL”, spiega il direttore del Reparto Genoma Umano del CNR, Paolo Vezzoni, “provoca un’anomalia nella formazione dello scheletro che rende il bambino cieco e sordo oltre che anemico e che porta fatalmente alla morte. L’importanza della nostra scoperta sta nel fatto che la citochina RANKL rende la malattia potenzialmente curabile e che, a differenza di quello che si verifica in altri casi, essa può essere prodotta tramite tecniche di ingegneria genetica e inoculata nel paziente. La difficoltà di preparazione, unita al fatto che sinora questa citochina non rivestiva rilevanza medica, fa sì che attualmente non sia disponibile. La terapia quindi non è dietro l’angolo e potrà essere ottenuta solo se verranno dedicati sforzi adeguati a produrre la chitochina in quantità elevate, visto che questa dovrà essere somministrata ai pazienti per lunghi periodi”.

La ricerca è stata portata avanti, nell’ambito del Progetto Genoma Umano, da Cristina Sobacchi, Annalisa Frattini e Anna Villa dell’ITB-CNR e dai loro collaboratori, in coordinamento con ricercatori di tutta Europa, grazie ai finanziamenti del ‘Progetto Nobel’ della Fondazione Cariplo, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas di Milano e con l’Università dell’Aquila. Il Reparto Genoma Umano dell’ITB CNR – nato nel 1987 - si pone all’avanguardia in Europa nel settore delle malattie genetiche umane e ha prodotto oltre un centinaio di lavori pubblicati sulle maggiori riviste internazionali nel campo delle malattie ereditarie, identificando i geni responsabili della Trombocitopenia legata al cromosoma X, dell’Immunodeficienza Combinata Grave (SCID), della sindrome di Omenn, della sindrome di Cornelia de Lange oltre ai numerosi studi sull’Osteopetrosi infantile recessiva maligna, una malattia ereditaria grave che si manifesta alla nascita e che porta a morte l’individuo manifestandosi con una deformazione delle ossa che causa due problemi: lo spazio interno dove ha sede il midollo è ridotto, così che le cellule del sangue non vengono prodotte in numero sufficiente (anemia e deficienza di piastrine), e i nervi cranici vengono compressi dalle ossa del cranio così da indurre cecità e altri disturbi. L’unica cura disponibile al momento è il trapianto di midollo, che non sempre ha successo, e che anche quando attecchisce non riesce a modificare i danni già instaurati.

 

Roma, 17 luglio 2007

 

Chi: Cristina Sobacchi, Annalisa Frattini, Anna Villa, Lucia Susani, Matteo Guerrini, Paolo Vezzoni

Che cosa: Sobacchi C. et al. Osteoclast-poor human osteopetrosis due to mutations in the gene encoding RANKL, Nature Genetics, pubblicato on line

Informazioni: Paolo Vezzoni, Gruppo Genoma dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR), tel. 02/26422614, e mail: paolo.vezzoni@itb.cnr.it

visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/109_LUG_2007.HTM

 

 

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 Meno sale da cucina, meno sale la pressione

Nuovi dati sulle relazioni tra dieta e ipertensione arteriosa da una ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione (ISA) del CNR e del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli 

 

Meno sale (a tavola), meno sale (la pressione). La validità di questo slogan, proposto recentemente dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa per sensibilizzare la popolazione ad un uso più moderato del sale da cucina, riceve in questi giorni un ulteriore sostegno scientifico dai dati di una ricerca condotta dall’Isa-Cnr e dall’Università Federico II di Napoli, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Hypertension.

Lo studio ha evidenziato che lo sviluppo di ipertensione arteriosa è significativamente più frequente nei pazienti con maggiore sensibilità agli effetti pressori del sale assunto con la dieta, rispetto a coloro in cui tale sensibilità è di minor grado. In particolare, a distanza di 15 anni dalla originaria valutazione della sensibilità al sale nei soggetti partecipanti allo studio, l’ipertensione arteriosa si è sviluppata nell’88% dei casi più sensibili e nel 50% di quelli restanti.

La ricerca è stata realizzata nell’ambito dell’Olivetti Heart Study, uno studio longitudinale sui fattori di rischio per le malattie cardiovascolari coordinato dal professor Francesco Strazzullo del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli, che ha interessato i dipendenti degli stabilimenti dell’Olivetti di Pozzuoli e Marcianise in Campania. 

“Nel 1987, durante uno dei periodici controlli previsti per l’Olivetti Study”, spiega Gianvincenzo Barba, ricercatore dell’Isa-Cnr e primo autore dello studio, “abbiamo identificato un gruppo di partecipanti che, pur con valori ancora nella norma, mostravano una differente risposta pressoria al sale alimentare, nel senso che il passaggio dalla dieta ‘abituale’ (in Italia molto ricca in sodio, anche rispetto alla media europea) a quella iposodica era associato ad una riduzione della pressione arteriosa molto maggiore di quella osservata negli altri partecipanti. In quell’occasione rilevammo che in quegli stessi soggetti l’eliminazione urinaria del sodio alimentare in eccesso avveniva al prezzo di valori pressori più elevati e di un surplus di lavoro da parte del rene”.

Recentemente, continua il ricercatore, “abbiamo avuto l’opportunità di rivisitare a distanza di circa 15 anni questi stessi individui e abbiamo evidenziato che, in assenza di variazioni dell’apporto di sodio con la dieta, la maggiore sensibilità al sodio si è tradotta nel tempo in un rischio più elevato di sviluppare ipertensione arteriosa, ovvero in una più precoce insorgenza rispetto a coloro in cui questa sensibilità è di grado minore”.

“Bisogna però fare attenzione”, sottolinea Pasquale Strazzullo, “a non credere che l’eccesso di  sale nella dieta sia pericoloso per alcuni ma non per altri. In realtà, il diverso grado di sodio-sensibilità influisce più che altro sui tempi di sviluppo dell’ipertensione, ma esiste una robusta documentazione scientifica sul fatto che una dieta ricca in sodio è un fattore di rischio per tutti o per la grande maggioranza di noi. L’ipertensione arteriosa è una tra le maggiori cause di morte nel nostro Paese e il contenuto di sodio nella dieta degli italiani è molte volte superiore al fabbisogno reale. Per ridurlo, è necessario contenere il più possibile l’aggiunta di sale a tavola e in cucina, ma è anche indispensabile che ne venga ridotto il contenuto nei prodotti alimentari preconfezionati”. 

 

Roma, 13 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Che cosa: ricerca su sale e ipertensione arteriosa pubblicata sul Journal of Hypertension.

Per informazioni: Gianvincenzo Barba, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino – Tel. 0825.299353-111, e-mail: gbarba@isa.cnr.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/108_LUG_2007.HTM

 

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CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE E PROVINCIA DI LECCO: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA PER LA VENDITA DI VILLA MONASTERO

Il CNR investirà parte del ricavato nelle strutture scientifiche del territorio. La Provincia continuerà ad ospitare convegni e incontri a carattere scientifico

 

Un’iniziativa di valenza territoriale, finalizzata alla valorizzazione di strutture e di competenze scientifiche presenti nella provincia di Lecco, tesa ad offrire anche un’opportunità di inserimento ai giovani nelle strutture di ricerca, nonché una prospettiva lavorativa per il futuro.

E’ questo l’obiettivo di maggior rilievo del protocollo d’intesa sottoscritto fra il Presidente della Provincia di Lecco, dott. Virginio Brivio e il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prof. Fabio Pistella, che sancisce la vendita del compendio immobiliare di Villa Monastero di Varenna, di proprietà del CNR, alla Provincia di Lecco, che già da tempo utilizzava la struttura in comodato d’uso. L’accordo prevede che il CNR si impegni “ad investire parte del ricavato della vendita ( pari a 9 milioni 315 mila euro) nelle strutture scientifiche che insistono sul territorio della Provincia di Lecco e per le finalità già contenute in un Accordo quadro firmato con la Regione Lombardia nel luglio 2006, per l’attuazione di programmi di ricerca e sviluppo, compresi i temi che riguardano lo sviluppo economico e sociale e l’innovazione del territorio della provincia di Lecco”.

Da parte sua, la Provincia di Lecco “si impegna a riservare al CNR quale Ente Pubblico, alla Società Italiana di Fisica (SIF), alla Scuola Internazionale di Fisica “Enrico Fermi” e alla Scuola Internazionale di Fisica del Plasma “Piero Caldirola” l’uso della villa per tenere seminari, convegni e altri incontri in materia di ricerca scientifica”. Villa Monastero già oggi rappresenta un centro convegni conosciuto a livello internazionale che offre ad enti, università associazioni e centri di ricerca la possibilità di organizzare meeting, congressi e seminari.

Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto in un momento particolarmente favorevole, sia per quanto riguarda l’attività del polo tecnologico di Lecco, sia per quanto attiene alle potenziali ricadute per la Provincia.

La struttura di Lecco del CNR rappresenta infatti una concreta presenza sul territorio, sviluppatasi particolarmente nel corso degli ultimi anni, grazie ad una intensa collaborazione con primarie strutture di ricerca che operano nella Provincia, nel settore della ricerca e dello sviluppo su materiali, tecnologie, dispostivi e strumentazione con numerose potenzialità di applicazione in aree diversificate, da quella energetica a quella biomedicale, con riferimento specifico alle disabilità.

In particolare, la collaborazione programmata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con il Politecnico di Milano, sui temi riguardanti i dispositivi e le tecnologie per la protezione pubblica, i dispositivi e le tecnologie per la disabilità, nonché le attività di ricerca nel settore dei materiali a memoria di forma, prefigura ricadute di notevole interesse per il polo tecnologico dell’Ente.

Non meno importanti si rivelano, per la Provincia di Lecco, le potenziali ricadute attese dalle attività previste nel già citato accordo del CNR con la Regione Lombardia, nelle quali trova spazio lo sviluppo di iniziative di ricerca cofinanziate dalla Regione, con il coinvolgimento di numerosi Dipartimenti (in primis, Sistemi di Produzione, Energia e Trasporti, Agroalimentare e Medicina) e molti Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

A titolo di esempio, fra le attività progettuali in fase di avviamento da parte del CNR, nell’ambito dell’Accordo quadro con la Regione, è previsto un progetto specifico su tecnologie innovative e apparecchiature avanzate per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili negli usi finali civili. Allo scopo, sono state messe a punto, in partenariato con le imprese e con strutture universitarie, nuove iniziative finalizzate all’individuazione di soluzioni tecnologiche nel campo del risparmio energetico e dell’uso di fonti alternative sia negli usi finali residenziali, sia per il terziario, lungo tre direttrici principali: 1) nuovi materiali e manufatti di base; 2) componenti evoluti di edificio e di impianto; 3) criteri e strumenti di valutazione e supporto alla progettazione e alla formazione.

Secondo il Presidente del CNR, Fabio Pistella, “il Protocollo d’intesa con la provincia di Lecco si inserisce nel quadro delle numerose iniziative avviate con successo dall’Ente, volte alla costruzione di reti integrate con partner pubblici e privati, focalizzate su obiettivi concreti e finalizzate alla valorizzazione di strutture e competenze scientifiche, con l’attenzione anche alla ricaduta occupazionale. La disponibilità a creare partnership progettuali è inoltre propedeutica – ha aggiunto Pistella - ad importanti sviluppi quali: 1) la costruzione di “maglie” integrate nazionali di soggetti pubblici e privati per la partecipazione ai bandi previsti nel VII Programma Quadro; 2) una partecipazione più organizzata e mirata alle iniziative di ricerca e sviluppo che saranno oggetto degli interventi finanziati dal Programma Operativo Nazionale e dai Programmi Operativi Regionali a livello territoriale; 3) la possibilità di facilitare il concreto decollo, con il coinvolgimento delle Imprese nazionali, di programmi dimostrativi nelle aree dell’uso nazionale dell’energia e della protezione dell’ambiente gestiti dalle Regioni o da altri Ministeri, anche con risorse apposite allocate nella Legge Finanziaria 2007”.

“L’acquisizione di Villa Monastero da parte della Provincia di Lecco – commenta il Presidente Virginio Brivio – rappresenta un’occasione unica per incrementare il patrimonio del nostro Ente, con un prestigioso compendio dalle grandi potenzialità scientifiche, culturali e turistiche. L’acquisto della Villa, che il nostro Ente gestisce dal 1995 e su cui ha investito notevoli risorse nel recupero, nella ristrutturazione e nella manutenzione, consentirà di rafforzare ulteriormente il sentimento di identità istituzionale. Ringrazio in modo particolare il CNR, che si è impegnato a destinare il ricavato dell’operazione alle strutture scientifiche che insistono sul territorio provinciale e per l’attuazione dei programmi di innovazione, ricerca e sviluppo economico e sociale previsti dall’Accordo stipulato nel 2006 con la Regione Lombardia, dando così un ulteriore valore aggiunto all’operazione complessiva”.

Il protocollo d'intesa consentirà infine di cogliere le nuove opportunità progettuali legate al programma “Industria 2015” del Ministero dello Sviluppo Economico, rispetto al quale sono già state avanzate idee progettuali coerenti con le iniziative avviate con la Regione Lombardia e finalizzate alla realizzazione di sistemi per un più razionale uso dell'energia negli ambiti civili.

 

Roma, 13 luglio 2007

 

Informazioni: Portavoce del Presidente del CNR, Fabrizia Flavia Sernia, tel. 320/43 28 819; Portavoce del Presidente della Provincia di Lecco, Samuele Biffi, tel. 329/21 07 831

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/107_LUG_2007.HTM

 

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Una proteina derivata dalla medusa rivela i difetti delle cellule

La GFP presente nella Aequorea victoria, modificata dal Cnr-Infm Nest, diventa un segnalatore per diversi bersagli. Lo studio – presentato al convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing”, in corso oggi e domani presso il CNR – apre ad applicazioni terapeutiche per rilevare tumori in stadio precoce

 

La medusa, croce di tutti i bagnanti e nota per le fastidiose lesioni provocate dal suo liquido urticante, contiene una particolare proteina che emette luce e che può essere usata come “marcatore visivo” per trovare difetti all’interno delle cellule. E’ il risultato di uno studio che viene presentato da Fabio Beltram del Cnr-Infm (Istituto Nazionale per la Fisica della Materia-Consiglio Nazionale delle Ricerche) e del Nest (National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology) della Scuola Normale Superiore di Pisa, nel corso del convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing” che si tiene oggi e domani, 12 e 13 luglio, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La proteina in questione è la Proteina Fluorescente Verde presente nella Aequorea victoria, medusa che abita nelle acque profonde del Pacifico. La GFP offre parecchi vantaggi: è fluorescente ad una determinata lunghezza d’onda, quindi facilmente visibile, e per questo può essere utilizzata come marcatore specifico; inoltre è una molecola presente in natura e quindi risponde ai principi di biocompatibilità (non è tossica ed è facilmente smaltibile per tutti gli organismi); al contrario della maggior parte delle proteine, infine, è capace di “funzionare” anche in altri organismi, senza l’ausilio di molecole presenti solo nell’animale d’origine.

Questa ed altre proteine fluorescenti, alcune delle quali sono divenute brevetti del Cnr, possono essere modificate fornendo loro proprietà aggiuntive. E’ appunto quello che ha fatto il gruppo di ricerca guidato da Fabio Beltram, che ha attribuito ad alcune di queste proteine la capacità di cambiare conformazione e acquisire nuove proprietà, come il cambiamento di colore, in risposta a stimoli esterni quali la presenza di una specifica proteina mutata o la concentrazione di una specie chimica. “Queste proteine mutate – spiega Beltram - da semplici lampadine fluorescenti diventano così dei veri e propri sensori, che reagiscono all’ambiente inviando segnali all’esterno”.

Il laboratorio del ricercatore del Nest Cnr-Infm sta già sperimentando alcune applicazioni di queste proteine-sensori in campo diagnostico, effettuando test su cellule umane e costruendo segnalatori per diversi bersagli. “Al Dna di queste proteine-sensori infatti – continua Beltram - è possibile aggiungere anche un altro pezzo di Dna con la funzione di vettore educato alla ricerca di una determinata proteina bersaglio. Quindi, oltre ad insegnare alla cellula a formare da sé la proteina-sensore, si fornisce a questa un ‘motorino’ che le permette di entrare nelle cellule e vagare alla ricerca del bersaglio per cui è stata educata. Una volta trovato il bersaglio, la proteina-sensore si lega ad esso e questo legame provoca il cambiamento di conformazione e di colore”.

Il grandissimo potenziale in campo biomedico aperto da queste ricerche riguarda, oltre alla diagnostica, anche il campo terapeutico. Sono in sperimentazione delle proteine-sensori che nascondono in sé un potenziale farmacologico, chiamate “pro-farmaci”, cioè non farmacologicamente attive ma che possono attivarsi in caso di segnali particolari (come la presenza di una proteina mutata). Questa nuova scienza, chiamata “nanomedicina”, sta muovendo ancora i suoi primi passi, ma lo scenario che apre è quello di portare queste proteine dentro un organismo apparentemente sano per rilevare la presenza di cellule mutate, altrimenti invisibili, come quelle tumorali in stadio precoce, e poterle quindi distruggere.

Il convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing” - sito web: http://www.idac.rm.cnr.it/nanosens2007 - è presentato dal centro studi e documentazione sulla sensoristica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e riunisce ricercatori italiani ed internazionali nel campo della nanoelettronica e nanosensoristica per offrire una panoramica sui recenti risultati di ricerca nella progettazione, l'assemblaggio e lo studio di dispositivi elettronici molecolari che permettano il controllo di funzioni elettroniche.

 

Roma, 12 luglio 2007

 

Cosa: convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing”

Dove:  aula Convegni del Cnr, piazzale Aldo Moro, 7 -  Roma (aula Convegni)

Quando: 12 -13 luglio, dalle ore 8.30

Info:  per la ricerca Fabio Beltram - Nest Cnr-Infm (National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology, Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia) e Scuola Normale Superiore di Pisa, tel. 050/509065, e-mail beltram@nest.sns.it; per il convegno dr. Sergio Iarossi - Centro Studi e Documentazione sulla Sensoristica c/o facoltà di Ingegneria, Università Tor Vergata, Roma, tel. 06/2025535, e mail: sergio.iarossi@uniroma2.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/106_LUG_2007.HTM  

 

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Droghe: per molte sostanze bassi consumi nel Sud

Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia’, basata su indagini dell’Ifc-Cnr, presentata oggi dal ministro della Solidarietà sociale. A Calabria e Basilicata il primato della minor diffusione di molte sostanze, specie a livello giovanile

 

La mappa dei consumi che emerge dalla ‘Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2006’, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e basata su indagini campionarie realizzate dall’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, è inevitabilmente composita e non si presta a facili generalizzazioni. Colpiscono però alcuni elementi di dettaglio. In particolare, la presenza delle regioni meridionali tra quelle meno afflitte dal problema delle dipendenze da molti tipi sostanze, sia a livello generale che nella popolazione studentesca. In particolare, la Calabria e la Basilicata appaiono spesso tra le regioni più immuni.

 

Popolazione generale

Vediamo alcuni casi. La prevalenza dell’uso di eroina (almeno una volta negli ultimi 12 mesi) nella popolazione generale oscilla tra lo 0,7% della Liguria e lo 0,2 del Lazio. Tra le regioni maggiormente esposte risultano anche Umbria e Basilicata con lo 0,5, mentre consumi intorno allo 0,2% si rilevano anche in Sicilia, Trentino Alto Adige e  Valle d’Aosta. Ad alte prevalenze nei consumi in Liguria e Umbria si associano anche alti numeri delle operazioni di sequestro, denunce e segnalazioni, minori in Sicilia, Basilicata e Trentino.

La regione che fa registrare la più alta prevalenza di consumatori di cocaina è la Lombardia (4,7%); in Basilicata i valori più bassi (1,1%) e valori inferiori anche in Calabria (1,3%), Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta (intorno all’1,4%).

La Regione con le più alte percentuali di consumatori di cannabis è il Lazio con il 10,6% mentre la Regione dove si rileva una minor proporzione è la Basilicata (7,7%). Percentuali elevate in Sicilia (circa il 10,2%), Valle d’Aosta, Liguria, Veneto e Abruzzo (poco più del 9%). Valori più bassi per  l’Emilia-Romagna ed il Friuli-Venezia Giulia (inferiori all’8%); la Sardegna, il Molise e la Puglia (poco più dell’8%).

 La Regione maggiormente interessata dall’utilizzo di allucinogeni risulta la Lombardia (circa lo 0,85%); seguono la Campania con lo 0,6%; Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Veneto con prevalenze intorno allo 0,5%. Le Regioni dove si osserva un uso minore sono la Valle d’Aosta (0,2%), la Basilicata e la Calabria (0,3%).

La prevalenza di soggetti che ha fatto uso di alcolici almeno una volta negli ultimi dodici mesi varia tra l’82% del Friuli-Venezia Giulia ed il 76% della Sicilia. Tra le Regioni con meno consumatori anche il Lazio con il 78% e Sardegna, Marche, Calabria e Campania intorno al 79%. La distribuzione dei consumatori di tabacco oscilla tra il 34% del Piemonte e il 30% della Calabria. Percentuali minori intorno al 31% in Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto e Basilicata.

Nel 2005 le Regioni più interessate dal policonsumo sono state le Marche (33%), la Basilicata (26%), la Toscana (26%) e l’Umbria (25%). All’opposto, Calabria (7%), Sardegna (8%) e Trentino-Alto Adige (9%).

 

Popolazione scolarizzata

Per quanto concerne la popolazione scolarizzata le prevalenze più elevate di consumatori di eroina negli ultimi dodici mesi si registrano nel Molise 2%, mentre in Friuli e Calabria si rilevano i tassi più bassi (circa 1,5%). Prevalenze elevate rispetto alla media nazionale anche in Sicilia (circa l’1,8%), Abruzzo, Sardegna, Lazio, Lombardia, Puglia e Umbria (1,7%).

Oltre all’Umbria con il 4,7% la prevalenza di studenti consumatori di cocaina risulta alta in Abruzzo e Lazio (4,4%), in Liguria (4,3%), nelle Marche (circa il 4,1%) e nelle regioni del centro, mentre anche qui la diffusione è minore in Calabria (2,8%), nel sud (Puglia e Campania 3,2%) e nelle isole (Sicilia: 3,3%; Sardegna: 3,5%) oltre che nel Friuli-Venezia Giulia (3,2%).

La prevalenza degli utilizzatori di cannabis oscilla tra il 28% circa del Piemonte ed il 18% della Calabria. Risultano maggiormente esposte anche la Liguria ed il Trentino-Alto Adige (intorno al 28%), Valle d’Aosta, Umbria, Lombardia e Lazio (intorno al 26%).

Anche la più alta concentrazione di studenti che riferisce di fare uso di sostanze anabolizzanti si trova in Piemonte con lo 0,45%. La percentuale minore è lo 0,32% in Sicilia ed  è sempre il sud a far registrare prevalenze minori. La diffusione degli stimolanti di sintesi interessa tutte le Regioni dell’Italia Nord-Occidentale (prima la Liguria col 2,6%), ma la prevalenza più elevata si registra in Umbria (2,8%). Sono sempre gli studenti del sud e delle Isole a riferire consumi minori, dall’1,3% della Calabria all’1,8% della Sicilia.

Le percentuali più elevate di giovani consumatori di alcolici varia tra l’88% del Friuli e del Veneto ed il 78% della Campania; utilizzo intorno all’87% in Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Sono le Regioni del sud quelle dove si registrano dati meno elevati (circa 81% in Sicilia, 82% in Basilicata). La prevalenza del numero dei consumatori di tabacco nelle varie Regioni d’Italia, oscilla tra poco più del 29% del Lazio ed il 23% della Calabria e percentuali minori si registrano per il restante sud e per il Friuli (intorno al 24%), con  Basilicata e Sicilia al 25%.

Con il 32%, la Regione maggiormente interessata dal policonsumo nel 2006 è stata il Molise; seguono l’Umbria con quasi il 27% ed il Trentino-Alto Adige con il 26%. All’opposto, con circa il 14% di poliassuntori, Basilicata e Valle d’Aosta.

 

Percezione della disponibilità di droghe

Per quanto concerne la percezione della disponibilità di droghe da parte della popolazione generale (soggetti ai quali sia stata offerta una sostanza almeno una volta durante l’anno) per l’eroina la regione più esposta  è il Trentino Alto Adige col 4%, all’opposto versante l’Italia insulare e il Molise dove l’offerta risulta invece inferiore all’1%.

Le regioni con la maggiore disponibilità percepita di cocaina sono Umbria (8%),  Emilia-Romagna (7,1%), Marche (7%), Lazio (6,8%), Toscana (6,5%) e Puglia (6,5%). Le Regioni dove l’offerta è riferita come minore sono il Molise (1%), la Basilicata (2,3%), il Friuli-Venezia Giulia (3,2%) e la Sardegna (3,2%).

E’ il Lazio al primo posto per l’offerta riferita di cannabis (21,7%), seguono poi la Toscana (20,3%) ed il Trentino-Alto Adige (20,1%). Sono invece i residenti della Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia, della   Basilicata e del Piemonte ad avere avuto minor offerta di hashish e/o marijuana.

Sia per l’offerta di allucinogeni che per quella di stimolanti di sintesi, le Regioni che risultano maggiormente esposte sono il Trentino-Alto Adige (allucinogeni: 2,8%; stimolanti: 6,6%), l’Umbria (allucinogeni: 2,7%; stimolanti: 4,1%) e la Toscana (allucinogeni: 2,3%; stimolanti: 3,7%). La Calabria risulta la Regione italiana con minor offerta in entrambi i casi e la diffusione percepita degli stimolanti di sintesi riguarda prevalentemente il nord-est e il centro Italia.

Riferendosi in termini generali alle sostanze psicoattive illegali sopra indicate, la Regione dove complessivamente l’offerta sembra essere maggiore è la Toscana, seguita dall’Umbria; quelle dove si constatano dati globalmente inferiori sono Sardegna e Molise (con l’aggiunta di Regioni popolose come Lombardia e Lazio se ci si limita al dato delle droghe “maggiori”, eroina, cocaina e cannabis).

 

Per quanto riguarda gli studenti, le Regioni dove viene percepita maggiore semplicità d’accesso all’ eroina sono il Trentino-Alto Adige (42%), la Lombardia (40%) e l’Emilia-Romagna (39%); a seguire Lazio ed Umbria (37%). Nelle regioni del sud la sostanza sembra essere meno reperibile; la Basilicata (30%) il Molise (31,7%) e la Sicilia (32%) le Regioni dove la prevalenza è più bassa.

Anche per la cocaina sono le Regioni del centro-nord ad evidenziare prevalenze maggiori: il 34% degli studenti umbri, il 33% di quelli lombardi, il 32% dei trentino-alto atesini. Nel sud, come in Valle d’Aosta e in Friuli-Venezia Giulia gli studenti riferiscono una minore disponibilità.

Se si esclude la Sardegna (67%) le prevalenze di studenti che percepiscono facilità d’accesso alla cannabis sono maggiori nelle regioni del nord (Trentino-Alto Adige 67%; Lombardia 64%; Liguria ed Emilia-Romagna 63%). Gli studenti di Calabria (48%), Basilicata (49%) e Campania (50%) registrano prevalenze minori nella percezione come nei consumi della stessa.

Particolarmente alta la disponibilità percepita di alcol in Valle d’Aosta (96,3%), nel Nord-Est (Veneto e Friuli-Venezia Giulia 95%, Lombardia e Trentino-Alto Adige 94%) e in Sardegna (96%). In tutto il sud si osservano le prevalenze più basse (Sicilia 88%; Calabria 89%; Puglia 90%). Anche per quanto riguarda il tabacco le Regioni dove si riscontra maggiore facilità d’accesso percepita sono (a parte la Sardegna in testa con il 96%) al nord (Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria 95%; Veneto e Trentino-Alto Adige 94%). Nel sud le due prevalenze più basse  (Sicilia, Calabria 90%).

 

Roma, 11 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche

Che cosa: Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2006’

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/105_LUG_2007.HTM

 

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Genova capitale della scienza della complessità

Presso i Magazzini del Cotone, fino al 13 luglio, è in corso Statphys 23, il più grande evento mondiale di fisica statistica coorganizzato da Isc-Cnr e Infm-Cnr. Accanto al programma scientifico, eventi aperti al pubblico in collaborazione con il Festival della Scienza

 

A partire da oggi e fino al 13 luglio, Genova diventerà la vetrina mondiale della fisica statistica e della scienza della complessità. Il Centro Congressi dei Magazzini del Cotone ospiterà infatti la ventitreesima edizione di Statphys, evento internazionale co-organizzato dall’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISC-CNR) e dall’Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM-CNR) sotto gli auspici della IUPAP (Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata). Statphys riunisce ogni tre anni  i massimi esperti del settore e si tiene in Italia per la seconda volta nella sua storia: la prima fu a Firenze nel 1948.

“La scelta della sede italiana – dichiara il chairman della conferenza, Luciano Pietronero, direttore dell’ISC-CNR - è un'importantissima occasione di promozione della ricerca scientifica nel nostro Paese, in un settore di grande rilevanza e attualità. La sede di Genova, in particolare, costituisce un riconoscimento della vocazione scientifica e dell’attenzione verso la  divulgazione della città”””.

Statphys 23 richiamerà a Genova oltre 1.200 studiosi, gran parte dei quali da paesi stranieri, per discutere e confrontare le ricerche italiane e internazionali di maggiore interesse nel campo della fisica statistica e delle sue applicazioni: materia condensata, fenomeni critici, dinamica turbolenta dei fluidi, nanotecnologie, nonché sviluppi interdisciplinari in campo biologico, finanziario, tecnologico, negli studi sociali e nella teoria dell’informazione. “Lo studio dei sistemi complessi comporta un cambio di forma mentis da parte degli scienziati” spiega il prof. Pietronero. “La scienza tradizionale si basa infatti su un ragionamento ‘riduzionistico’, per cui se sono noti tutti i fattori che concorrono a creare una situazione, è possibile prevederne il risultato e viceversa. Per una cellula o per le dinamiche socio-economiche si è però di fronte ad una nuova situazione in cui la conoscenza delle proprietà degli elementi individuali non è sufficiente per descrivere la struttura nel suo insieme. Questo approccio è applicabile a partire dai sistemi fisici più tradizionali fino all’ecologia e ai sistemi immunitari nell’economia e nell’imprenditoria.

Accanto a un programma riservato in prevalenza agli addetti ai lavori, Statphys si aprirà alla città di Genova attraverso una serie di eventi divulgativi organizzati in collaborazione con il Festival della Scienza. Martedì 10 alle 21,30 conferenza su “Fisica della città: complessità e traffico” con Sandro Rambaldi, Bruno Giorgini, Walter Tocci e Arcangelo Morella. Mercoledi 11 alle 18, tavola rotonda su “Complessità, Organizzazione e Innovazione” (Sala Maestrale) con il Ministro dell’Innovazione Luigi Nicolais, Franco Rebuffo (Presidente Aletheia, Milano), Manuela Arata (CNR–PSC e Presidente del Festival della Scienza di Genova), Doyne Farmer (Santa Fe Institute of Complex Systems), Giorgio Parisi (Università La Sapienza e Centro SMC–INFM, Roma), Vittorio Loreto (Università La Sapienza e Centro SMC–INFM, Roma) e il chairman di Statphys Luciano Pietronero. Giovedi 12, ore 21,30, al Banano Tsunami (Porto Antico): “Caffè corretto con frattali. I sistemi complessi da Internet alle galassie”. Mercoledì alle 11.20 si terrà l’assegnazione della Medaglia Boltzmann 2007, uno dei massimi riconoscimenti scientifici mondiali, conferita ogni tre anni dalla IUPAP per risultati di eccellenza nell’ambito della fisica statistica. I vincitori dell’edizione 2007 sono il fisico tedesco Kurt Binder (Johannes Gutemberg University di Meinz) e l’italiano Giovanni Gallavotti (Università “La Sapienza” di Roma). Nella stessa mattina verrà assegnato il Premio per Giovani Ricercatori–Young Scientists Awards, all’italiano Giulio Biroli del CEA – Commissariat à l’Energie Atomique di Saclay (Francia) e Tomohiro Sasamoto (Chiba University, Giappone).

Per tutta la durata dell’evento sarà allestito nei Magazzini del Cotone un ampio spazio-exhibit in collaborazione con il Festival della Scienza nel quale saranno ospitati giochi ed esperimenti tratti dalla mostra INFM “Le Meraviglie della Scienza” e da “Matefitness – la palestra della matematica”.

 

Roma, 9 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto dei Sistemi Complessi (ISC-CNR), Istituto Nazionale per la Fisica della Materia INFM-CNR, IUPAP (Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata)

Che cosa: ventitreesima edizione di Statphys

Per informazioni: Francesca Gorini, Ufficio Stampa STATPHYS, francesca.gorini@infm.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/104_GIU_2007.HTM

 

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In Sardegna, sulle tracce dei Fenici

Torna alla luce un sistema difensivo edificato nei secoli  VI e IV-III a. C. Gli scavi sono condotti dal Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione  con la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano e  con  il Comune di Santadi.

Sono ripresi in Sardegna i lavori di scavo nel sito di Pani Loriga (Santadi, CA), diretti da Massimo Botto e Ida Oggiano, ricercatori dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche, in accordo con la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano e con la collaborazione del Comune di Santadi e del curatore del locale Museo archeologico. Le nuove indagini hanno dato risultati di estremo interesse mettendo in luce sotto il crollo delle strutture murarie, realizzate con uno zoccolo in pietra ed un alzato in mattoni crudi, uno strato di distruzione con la presenza di un considerevole numero di anfore puniche datate al V sec. a.C. destinate alla conservazione degli alimenti. L’omogeneità del complesso dei materiali sigillati dal crollo permette inoltre di datare il settore dell’abitato dove risulta ubicato l’edificio nei momenti iniziali della presenza cartaginese in Sardegna.

“Le ricerche”, spiegano gli archeologi del Cnr “hanno interessato due differenti aree del sito. Da una parte sono stati ripresi gli scavi dell’abitato punico, dall’altra si è proceduto al rilievo del complesso sistema difensivo.  Le ricerche in abitato sono state indirizzate allo scavo di un settore di un edificio non interessato dalle precedenti indagini svoltesi a Pani Loriga fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta del secolo scorso”.

Gli scavi presso le fortificazioni che interessano l’intera collina, dove è ubicato l’insediamento, hanno portato all’individuazione di un sistema difensivo articolato del quale sono state individuate due fasi edilizie databili in via preliminare al VI e al IV/III sec. a.C. Tali fortificazioni si collegano quindi alla più tarda presenza fenicia sull’isola (VI secolo) e al momento di massima espansione cartaginese nel territorio sulcitano (IV/III secolo a. C.).

 

Roma, 5 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche, Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, Comune di Santadi.

Che cosa: ritrovamenti archeologici a Santadi (Cagliari)

Per informazioni: Ida Oggiano, Istituto per lo studio delle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, Montelibretti (Rm), tel. 06/90672457, e-mail: ida.oggiano@mlib.cnr.it, ioggiano@hotmail.com; Massimo Botto, Iscima-Cnr, , e mail: massimo.botto@mlib.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/103_GIU_2007.HTM

 

 

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Arriva il camper domotico: basso impatto, nessuna barriera

 

Verrà presentato domani a Pisa Lucy, un mezzo a misura di anziani e disabili e a bassissimo impatto ambientale realizzato dall’Isti-Cnr di Pisa. Aprire i rubinetti e le finestre, cambiare canale del televisore o spegnere le luci non saranno più un problema per nessuno

Fa tutto da solo: chiude le finestre se piove o se si alza il vento; abbassa le tende quando c’è il sole; stacca il gas se ci siamo dimenticati il fornello acceso. E risponde senza esitazione a tutti i nostri comandi: siano essi vocali, oculari o innescati da movimenti muscolari volontari. Lucy, camper domotico di ultima generazione, sarà tenuto a battesimo domani, venerdì 6 luglio, nell’Area della ricerca Cnr di Pisa, in occasione del convegno “L’innovazione tecnologica come volano dello sviluppo locale”.

La casa viaggiante, sintesi delle migliori tecnologie dell’automazione domestica presenti sul mercato, è stata realizzata nell’ambito del progetto ‘Equal Sodo’ (Struttura operativa per la domotica) – coordinato dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione ‘Alessandro Faedo’ del Cnr di Pisa (Isti-Cnr) – e si propone di portare direttamente a domicilio degli utenti i vantaggi della scienza applicata alla vita quotidiana: vantaggi misurabili in termini di sicurezza, comfort, benessere e risparmio.

Lucy, infatti, non è solo una suggestiva dimostrazione dei benefici delle installazioni domotiche applicate a tutta l’impiantistica domestica (illuminazione, riscaldamento, sicurezza, intrattenimento)” sottolinea Giuseppe Fusco, dell’Isti-Cnr. “Il camper si caratterizza anche per il bassissimo impatto ambientale (che ne garantisce l’autosufficienza energetica) e per l’essere totalmente a misura di anziani e disabili”.

La casa su quattro ruote eredita poi prerogative fino a ieri riservate alle imbarcazioni di superlusso (dove la domotica è uno ‘status symbol’) e consente di adattare le sue interfacce di controllo alle condizioni di ciascun individuo: gesti quotidiani come aprire i rubinetti, cambiare canale del televisore o spegnere le luci non saranno più un ostacolo per nessuno.

Il progetto ‘Sodo’, finanziato con un milione e 200mila euro da Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro e Regione Toscana, nasce dalla constatazione dello squilibrio esistente fra le aspettative degli utenti per le tecnologie domotiche e le competenze di progettisti e installatori. “Il nostro progetto”, osserva l’ing. Guglielmo Cresci dell’Isti-Cnr, “si articola su tre principali linee di attività. La prima riguarda la formazione e l’aggiornamento professionale: 80 installatori di impianti hanno già seguito i nostri corsi, prendendo confidenza con le principali tecnologie domotiche presenti sul mercato; presto sarà la volta dei progettisti. La seconda linea di attività è la creazione di un laboratorio di supporto permanente (circa 200 metri quadrati di spazio attrezzati con supporti per la didattica e dimostratori di applicazioni e tecnologie) che sarà completato entro fine estate nell’Area della ricerca Cnr di Pisa. La terza, infine, riguarda le installazioni dimostrative delle potenzialità delle tecnologie domotiche: a questo scopo sono stati identificati tre edifici pubblici a Firenze, Viareggio e Pisa che, naturalmente, saranno integrati dal camper domotico Lucy”.

Nel corso del convegno qualificati rappresentanti del mondo scientifico, delle realtà produttive e delle istituzioni si confronteranno proprio sul tema dell’innovazione tecnologica come leva per lo sviluppo economico, con esempi concreti (vedi Milano Santa Giulia: uno dei più importanti interventi di riqualificazione urbana mai effettuati in Italia) dei benefici innescati da questa preziosa sinergia.

 

Roma, 5 luglio 2007

 

Chi: Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘Alessandro Faedo’ del Cnr di Pisa (Isti-Cnr)

Che cosa: progetto Equal Sodo’-convegno ‘L’innovazione tecnologica come volano dello sviluppo locale’

Dove: Area della ricerca del Cnr di Pisa, Via Giuseppe Moruzzi, 1

Quando: 6 luglio  2007, ore 9.00

Per informazioni: ing. Guglielmo Cresci, tel. 050/3152937 -, guglielmo.cresci@isti.cnr.it; Giuseppe Fusco tel.  050/3152036, giuseppe.fusco@isti.cnr.it; Luca Trombella,   tel. 050/3152713 - e mail luca.trombella@isti.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/102_GIU_2007.HTM

 

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Tecnologia e tutela dei boschi: un’intesa sostenibile

 

Sviluppo sostenibile, certificazione forestale e innovazione tecnologica. Se ne parlerà presso la sede del Cnr di Roma nel corso di una giornata di studio organizzata dall’Ivalsa-Cnr

 

Fare chiarezza sulla relazione tra innovazione nella meccanizzazione forestale e la corretta gestione delle aree boschive, nel rispetto dei criteri di sostenibilità e tutela ambientale. E’ questo lo scopo del workshop ‘Meccanizzazione e certificazione forestale’ previsto il 5 luglio 2007 a Roma presso il Consiglio nazionale delle ricerche. La giornata di studio è stata organizzata dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Firenze e dall’associazione Pefc Italia, ente normatore del Programme for endorsement of forest certification schemes, riconosciuto a livello mondiale.

“Dalla nascita del concetto di sviluppo sostenibile, ratificato a Rio nel 1992, alle linee guida del protocollo di Helsinki del 1995, molta strada è stata fatta nella direzione della tutela delle foreste”, afferma Carla Nati, ricercatrice Ivalsa-Cnr. “In particolare la certificazione forestale è stato uno degli strumenti che ha permesso di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta-legno, fornendo di fatto la possibilità di commercializzare legno e prodotti del bosco provenienti da foreste gestite in modo sostenibile”. La certificazione forestale, infatti, attesta che le forme di gestione boschiva rispondono a determinati requisiti, riconosciuti a livello mondiale, per quanto attiene sostenibilità ambientale, economica e sociale. “Sono oltre 90 gli indicatori di buona gestione verificati per il rilascio della certificazione”, spiega Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia. “Dal taglio dell’albero all’esbosco, tutto deve essere fatto in modo da impattare il meno possibile l’ecosistema assicurando, inoltre, la valorizzazione della flora autoctona e la protezione della fauna oltre che il rispetto delle realtà locali”.

“Sono diverse le possibilità di soluzioni tecnologicamente avanzate ma rispettose dell’habitat forestale”, afferma Nati. “Nel caso del suolo, è da evitare il rimescolamento del terreno provocato dal passaggio dei mezzi di abbattimento ed esbosco, anche attraverso la definizione preventiva dei tracciati, spesso già stabiliti prima dell’inizio dei lavori. Da evitare accuratamente, poi, le perdite di combustibile e olio minerale sul terreno. Tra gli accorgimenti per minimizzare gli impatti al bosco si segnalano, ad esempio, l’uso di oli di origine vegetale a biodegradabilità elevata, l’utilizzo di pneumatici a sezione larga e con bassa pressione di esercizio per limitare il compattamento del suolo, la segnalazione, con nastri o segni colorati sulle piante, delle vie di abbattimento ed esbosco allo scopo di limitare i danni alle piante residue e alla rinnovazione”.

Nel corso della giornata di studio i ricercatori dell’Ivalsa presenteranno i risultati di alcune loro ricerche sull’utilizzo sia degli oli di origine vegetali, con biodegradabilità superiore al 90%, sia dei carburanti alchilati, combustibili meno nocivi per la salute degli operatori perché privi di componenti volatili quali il benzene, notoriamente cancerogeno.

“Negli ultimi anni”, conclude Nati, “l’interesse delle aziende boschive italiane verso la produzione di legname eco-sostenibile è aumentato considerevolmente: ad oggi sono oltre 666.000 gli ettari certificati secondo i due principali schemi di certificazione Pefc e Fsc. Tra il 2005 e il 2006 le superfici certificate (boschi e piantagioni) sono aumentate del 5-6% mentre il numero delle ditte che commercializzano anche prodotti derivanti da aree certificate è aumentato di oltre il 30%”.

Roma, 4 luglio 2007

 

La scheda

 

Che cosa: Giornata di studio su “Meccanizzazione e Certificazione forestale”

Chi: Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Sesto fiorentino (Fi)

Quando: 5 luglio, ore 9.30

Dove: Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, P.le Aldo Moro, 7 – Aula G.Marconi.

Per saperne di più: Carla Nati, Ivalsa-Cnr, Firenze, tel. 055/5225642, e mail: nati@ivalsa.cnr.it, Antonio Brunori, Pefc Perugia, tel. 075/5997295, e-mail: info@pefc.it

 

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 L’Ev-K2-Cnr sbarca nel Golfo Persico

 

Il Comitato, in collaborazione con alcuni istituti del Cnr e con  un gruppo di aziende italiane, ha lanciato Gemm, un progetto di monitoraggio e ricerca ambientale che mira a favorire in quest’area del Medio Oriente uno sviluppo sostenibile, grazie alla cooperazione tra ricercatori italiani e kwaitiani

 

Un polo di ricerca ambientale e tecnologica in Medio Oriente per studiare il territorio del Golfo, il mare, l’aria, il clima. Per risolvere problemi di desertificazione, contaminazione delle acque, smaltimento dei rifiuti, trasporti inquinanti. E per promuovere lo sviluppo sostenibile creando preziose opportunità per l’industria italiana. Ecco che cos’è Gemm, il nuovo progetto lanciato dal Comitato Ev-K2-Cnr insieme a una cordata di aziende italiane.

‘Gemm’ sta per Gulf Environmental Monitoring and Management. E’ un progetto di monitoraggio e ricerca ambientale che coinvolge scienziati internazionali e strutture locali in attività legate ai problemi ambientali rilevati sul territorio. Ma è anche un’opportunità industriale e commerciale per le aziende italiane che operano nel settore ambientale e che vogliono entrare nell’area del Golfo Persico.

Un territorio fortemente provato dalla Prima Guerra del Golfo, ma nello stesso tempo ricchissimo di petrolio. Un’area che ha intrapreso un rapido sviluppo e che sbircia con interesse alla sostenibilità sia ambientale che economica. Per seguire questa strada ha scelto di affidarsi a un partner italiano con competenze uniche nei campi del monitoraggio climatico, della ricerca scientifica e della cooperazione internazionale: il Comitato Ev-K2-Cnr.

“Il Comitato ha una fortissima esperienza nel campo del monitoraggio integrato”, spiega Luca Listo, responsabile del progetto Gemm. “Da vent’anni, infatti, svolge ricerche scientifiche a 360 gradi su aria, acqua e territorio dell’Himalaya-Karakorum. E’ una competenza preziosa, che insieme alla capacità di organizzare la ricerca, coordinando studiosi di diversi istituti, vale la pena di esportare in nuovi territori come il Golfo Persico”.

Il Golfo è un mercato ricco di opportunità per il “Sistema Italia”. Ecco perché il Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema ha istituito, meno di un anno fa, il “Tavolo del Golfo”, al quale il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Comitato Ev-K2-Cnr hanno aderito, aprendo un gruppo di lavoro specifico sull’ambiente da cui è nato Gemm.

“Uno degli obiettivi fondamentali del Cnr”, spiega Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, “è creare valore attraverso la ricerca scientifica, e l’ambiente è una delle nostre priorità. Il progetto Gemm, oltre a rispondere perfettamente a queste due prerogative, rappresenta un’iniziativa di importanza fondamentale per il ruolo italiano nello scenario scientifico internazionale”.

Sotto l’egida del Cnr, il Comitato sta coordinando una serie di progetti scientifici di ricerca ambientale in collaborazione con istituti di ricerca e aziende italiane e del Golfo. Ricerche che avranno ricadute in termini di trasferimento di tecnologie e di competenze a beneficio delle aziende, degli enti scientifici e delle popolazioni locali.

“Abbiamo già condiviso una dozzina di progetti di ricerca con i colleghi del Kuwait Institute for Scientific Research”, spiega Riccardo De Bernardi, coordinatore scientifico del progetto Gemm, “e stiamo ora predisponendo in dettaglio i programmi di lavoro, che saranno condotti congiuntamente tra ricercatori italiani e kuwaitiani. Stiamo anche cercando di coinvolgere gli altri paesi del Golfo, per ampliare gli aspetti progettuali sia in termini di nuove tematiche sia in termini di partecipazione alle necessità di ricerca già condivise tra Italia e Kuwait”.

I direttori degli istituti di ricerca del Cnr hanno risposto numerosi e con grande puntualità alla proposta di Gemm, a cominciare da Roberto Passino dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa), Ivo Allegrini dell’Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia), Franco Prodi dell’Istituto di scienze dell'atmosfera e del Clima (Isac).  Ma sono coinvolti anche l’Istituto di scienze marine (Ismar), l’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise), l’Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc), l’Istituto per la dinamica dei processi ambientali (Idpa), l’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf), l’Istituto di metodologie chimiche (Imc), l’Istituto di chimica inorganica e delle superfici (Icis), l’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione (Issia).

“Le criticità ambientali rilevate nel Golfo sono enormi in tutti i settori”, prosegue De Bernardi, “e vanno dalla tossicità delle acque marine allo smaltimento dei rifiuti, dalla bonifica di terreni inquinati, soprattutto da prodotti petroliferi, all’inquinamento dell’aria causato dai trasporti e dalle raffinerie. Oltre alla ricerca, sarà preziosissimo il supporto del mondo industriale per le operazioni di soluzione a questi problemi e per l’avvio di opere di bonifica e di interventi di risanamento da condurre congiuntamente da aziende italiane e kuwaitiane”.

L’iniziativa italiana non tratta solo di scienza, ma si allarga alla formazione, alla tecnologia e all’impresa a tuttotondo. Ecco perché Gemm ha dato vita a “Gemm Trust”, un’associazione di aziende italiane che si occupano di energia, rifiuti, monitoraggio, bonifiche ambientali, prodotti e servizi agroalimentari e che sono interessate a sbarcare nel Golfo. Tra i capofila, troviamo Actelios e Falck Renewables Italia, entrambe società del Gruppo Falck. E poi il consorzio Environment Park di Torino, la Gallo Costruzioni, la C. Engeneering del gruppo d’Appollonia, l’Ireos, la Scarpellini. Ma l’elenco è lungo.

“Bisogna creare un gruppo di aziende che operano nei settori legati all’ambiente”, spiega Listo, “e  coordinare la loro entrata su un mercato estero, complesso e ricco, come quello del Golfo Persico. Per evitare perdite legate a piccole concorrenze individuali, massimizzando l’efficacia, il guadagno e l’immagine del Sistema Italia”. 

Per creare un 'trait d’union' tra le due anime del progetto Gemm - la scienza e l’impresa - il Comitato Ev-K2-Cnr sta lavorando per la promozione di un Parco tecnologico ambientale. “E’ un’iniziativa che consentirà un dialogo snello e veloce”, prosegue Listo, “tra la ricerca scientifica e la sua applicazione nel mondo imprenditoriale, con un notevole risparmio di tempi e di costi per le imprese. Darà anche un importante slancio all’innovazione tecnologica e sostenibile a livello internazionale”.

Il Parco, però, è un’iniziativa ancora in fase di progettazione. “I prossimi passi”, conclude Listo, “saranno una missione negli altri paesi del Golfo appartenenti al Gulf Cooperation Council (Qatar, Bharain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman) e nello Yemen per condividere il programma scientifico del progetto Gemm, e una campagna di reclutamento per le aziende italiane che vogliono entrare a far parte della cordata di Gemm Trust”.

Tra le iniziative programmate per i prossimi mesi, c’è anche una Conferenza internazionale sulla sostenibilità ambientale, da tenersi nel 2008, alla quale saranno invitati a partecipare tutti i grandi dell’ambiente a livello globale, partendo dall’Unep (United nations environmental programme).

 

Roma, 3 luglio 2007

 

La scheda

Che cosa: nasce Gemm, un progetto di collaborazione tra il Comitato Ev-K2-Cnr e le aziende italiane per il monitoraggio e la ricerca ambientale nel Golfo Persico

Chi: Comitato Ev-K2-Cnr e alcuni Istituti del Cnr

Per informazioni: Francesca Steffanoni, Comitato Ev-K2-Cnr, tel. 035/3230519, e-mail: francesca.steffanoni@evk2cnr.org

Ufficio Stampa Cnr: Marco Ferrazzoli, tel. 06.4993.3383, cell. 320.4328820

 

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A Perugia si insegna a comunicare i cambiamenti del pianeta

Nell’ambito della XXIV Assemblea di IUGG, che si inaugura oggi a Perugia alla presenza del ministro Pecoraro Scanio e che riunisce circa 7000 scienziati della Terra, un corso sulla corretta comunicazione dei cambiamenti globali. Tra gli esperti che partecipano alcuni giungono dai paesi in via di sviluppo, grazie all’iniziativa 'Adotta un ricercatore'

Come fare comunicazione sulle tematiche climatiche e ambientali in un momento in cui l’attenzione su di esse è così ampia e alta, “dando le informazioni accreditate che solo la voce della scienza può fornire e senza indurre allarmismi esagerati?” chiede  Lucio Ubertini , direttore dell’Istituto per la protezione idrogeologica (Irpi) del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia. Per rispondere a questa esigenza, il prof. Ubertini, ha organizzato un incontro scientifico di primaria importanza che è stato inaugurato oggi a Perugia  nell’ambito della XXIV Assemblea Generale dell'International union of geodesy and geophysics (Iugg), di cui il direttore dell’Irpi-Cnr è presidente.

Si tratta del  progetto ‘Comunicare l’evento’. “E’ un’opportunità”, spiega Ubertini, “offerta a giornalisti e operatori della comunicazione, ricercatori, tecnici, professionisti e semplici appassionati di seguire un vero e proprio corso riguardante le ricerche e le ricadute applicate nei più vari e diversi settori delle scienze della Terra, della Geofisica e della Geodesia, tenute da esperti qualificati a livello internazionale”. Tra i ‘professori’, Franco Prodi (direttore dell’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima(Isac) del Cnr di Bologna), Michele Colacino (Isac-Cnr di Roma), Attilio Boriani (Università di Milano), Ferdinando Sansò (Politecnico di Milano), Piergiorgio Manciola (Università di Perugia), Ettore Salusti (università  di Roma ‘La Sapienza’), Angelo Peccerillo e Roberto Scandone (Università Roma Tre), Gianluca Valensise e Alessandro Amato (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Gli incontri si terranno oggi e domani dalle ore 9,00 presso il complesso monumentale di S. Giuliana (Via Orsini, 3).

Le lezioni si terranno nell’ambito dell’Assemblea di Iugg, un 'brain storming' in corso fino al 13 luglio nel capoluogo umbro tra i più autorevoli esperti di clima e Terra esistenti al mondo “che consentirà l’essenziale scambio di conoscenze e di informazioni tra gli scienziati che studiano costantemente il nostro pianeta. Il senso di questo incontro è rispondere alle domande su come e perché esso stia cambiando, in che misura tale cambiamento sia dovuto a cause  naturali e antropiche e sulle misure da adottare per governare fenomeni tanto complessi”, prosegue il direttore dell’Irpi-Cnr. Da segnalare, in particolare, l’incontro che si tiene il 5 luglio dalle ore 19.00 alle 22.00, presso l’Aula Magna del Rettorato, dove si confronteranno esperti dell’Intergovernmental panel on climate change -  l’organismo delle Nazioni Unite deputato allo studio dei cambiamenti climatici -  e altri esperti che su tali problematiche hanno posizioni diverse.

Partecipano all’Assemblea Iugg circa 7000 scienziati provenienti da 80  nazioni, non solo quelle più industrializzate del mondo: “Molti giungono infatti dai paesi in via di sviluppo, grazie alle borse di  studio legate a 'Adotta un ricercatore' promossa dall'Umbria scientific meeting association-Usma. Una  iniziativa, grazie alla quale  comuni, enti pubblici, associazioni e privati, versando un contributo di mille euro, hanno consentito a uno studioso di partecipare ai lavori dell'assemblea”.

 

Roma, 2 luglio 2007

 

Scheda

Chi: Istituto di ricerca per la  protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr

Che cosa: Inaugurazione della XXIV Assemblea Generale dell'International union of geodesy and geophysics (Iugg) e progetto ‘Comunicare l’evento’ (3-4 luglio)

Dove: Perugia, 2  luglio, piazza IV novembre

Per informazioni: prof. Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, tel. 075/5014.411-402, cell. 348/0826200

 

 

Ufficio Stampa Cnr: Maria Teresa Dimitri
tel. 06/49933443 - 3383
e- mail
mariateresa.dimitri@cnr.it
 

 

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Italia e Usa insieme nella ricerca umanistica

E’ il principale obiettivo dell’accordo tra il Consiglio nazionale delle ricerche e il National endowment for the humanities (Neh), agenzia con poteri esecutivi del Governo degli Stati Uniti, firmato a Washington presso l’Ambasciata italiana.

Il 29 giugno scorso, presso l’Ambasciata italiana a Washington DC, è stato firmato dal prof. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, un accordo tra il National endowment for the humanities (Neh), agenzia con poteri esecutivi del Governo degli Stati Uniti, e il Cnr, per promuovere lo scambio di informazioni e la ricerca accademica nel campo delle scienze umane. Entrambi gli istituti intendono impegnarsi per la realizzazione di condizioni favorevoli all’implementazione della cooperazione, attraverso alcune iniziative, come ad esempio la co-sponsorizzazione di un convegno che riunisca studiosi americani e italiani, che avrà luogo a Washington DC e a Roma.

L’intesa contempla, inoltre, l’esame di altre possibili attività per promuovere la collaborazione,  nell’ambito della ricerca accademica di stampo umanistico e di alta qualità, tra gli studiosi dei due Paesi.

L’accordo, di durata triennale, prevede anche il coinvolgimento di altre agenzie dei due Paesi, che potranno essere invitate a partecipare a questo programma, con approvazione delle Parti, attraverso i previsti canali diplomatici.

Roma, 2 luglio 2007

La scheda

Che cosa: Firma dell’accordo tra Consiglio nazionale delle ricerche e il National endowment for the humanities (Neh)

Dove: Washington, DC, Ambasciata italiana

Quando: 29 giugno

 Per informazioni: dr.ssa Virginia Coda Nunziante, Direzione Generale, Ufficio Relazioni Internazionali Cnr, tel.06/49932057, e mail: virginia.codanunziante@cnr.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/98_GIU_2007.HTM

 

 

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L'Antartide on line è tutto un programma

Presentato all’Antarctic Meteorological Observation, Modeling and Forecasting Workshop un nuovo pacchetto interattivo per promuovere l’interesse per le regioni polari. Durante i lavori, conclusi oggi presso la sede del CNR, annunciato anche uno studio della stratosfera con l’invio di palloni aerostatici. Gli studiosi sottolineano la tendenza al riscaldamento: nella penisola antartica ma non nella parte continentale

 

Un nuovo ed originale pacchetto interattivo per la conoscenza dell’Antartide e palloni aerostatici per investigare il comportamento della stratosfera: questi due dei nuovi programmi di ricerca che sono stati presentati nel corso del “2nd Antarctic Meteorological Observation, Modeling, and Forecasting Workshop", che si è concluso oggi presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche con la partecipazione di numerosi scienziati internazionali attivi nel campo della meteorologia antartica.

Jordan Powers del National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, Colorado (USA), nel corso del suo intervento ha presentato un nuovo pacchetto interattivo, realizzato nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale e finanziato dal U.S. National Science Fundation, che sarà distribuito gratuitamente online a partire dall’agosto 2007 dal COMET (Cooperative Program for Operational Meteorology, Education and Training), http://www.comet.ucar.edu. L’obiettivo del programma è quello di favorire l’educazione, la conoscenza e la formazione nel campo della meteorologia antartica e promuovere l’interesse per le regioni polari. Il webcast si rivolge a metereologi, scienziati, studenti, insegnanti, ma anche a un pubblico generalista di appassionati ed è composto da un audio narrante con le spiegazioni degli esperti, interviste, animazioni, immagini e figure sul clima, il tempo e le previsioni in Antartide.

Durante il workshop - organizzato da NCAR, Antarctic Meteorological Research Center (AMRC) dell'University of Wisconsin, Byrd Polar Research Center dell'Ohio State University, Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare Italiana, Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide e Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide – è stato poi presentato un altro programma di ricerca che prevede l’impiego di “palloni a quota costante” per lo studio del comportamento della stratosfera. “Questi palloni vengono lanciati in quota, rimangono ad un livello costante in stratosfera e possono a comando lasciar cadere una sonda per misurare il profilo verticale di alcune variabili atmosferiche come pressione e temperatura”, spiega David Bromwich, direttore del Polar Meteorology Group al Byrd Polar Research Center e Professore dell’Atmospheric Science Program of the Ohio State University in Columbus, Ohio (USA). “L’esperimento, che dovrebbe iniziare tra settembre e ottobre 2008, vede la partecipazione dell’Italia”. Il nostro Paese, infatti, contribuisce al progetto tramite una diretta partecipazione all’attività sperimentale e rendendo disponibili le infrastrutture della stazione Concordia, gestita dal Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA), cui partecipano ENEA, CNR, OGS E INGV.

A margine dei lavori, Bromwich sottolinea la presenza nell’area della penisola antartica di “un marcato e deciso aumento di temperatura, che il British Antarctic Survey quantifica nell’ordine di 4-5 °C nel corso degli ultimi 50 anni, mentre sembra che la temperatura si mantenga costante nel resto del continente antartico. Sono incrementi di temperature medie apparentemente minimi, ma che interessano aree molto grandi, quindi l’impatto complessivo in termini climatici è notevole. Bisogna poi sottolineare che si tratta di un aumento molto veloce se comparato con quello che si sta verificando nel resto del mondo. Le proiezioni del IPCC (Intergovernamental Panel of Climatic Change) prevedono poi un aumento di altri 2-3 °C entro la fine del 2100. Non è ancora possibile stabilire quale sarà l’effetto di questo aumento di temperatura sull’innalzamento del livello dei mari, essendo le proiezioni ancora piuttosto incerte, ma è certo che questo fenomeno costituisce un problema rilevante”.

Ma come mai il surriscaldamento interessa solo la parte peninsulare dell’Antartide e non quella continentale? “Che questo aumento di temperatura riguardi solo una parte del territorio - continua Bromwich – è spiegato in parte dal fatto che la penisola antartica si estende verso nord, cioè verso il Sud America, e raggiunge quindi latitudini molto più settentrionali rispetto al resto del continente, pertanto è soggetta a correnti atmosferiche più fredde. Il resto del continente invece è molto isolato dal punto di vista atmosferico dal resto del globo terrestre e per questo si comporta diversamente. La domanda fondamentale è cosa accadrà in futuro: il riscaldamento si estenderà a tutto l’Antartide?”.

 

Roma, 28 giugno 2007

 

Per informazioni: Dr. Andrea PELLEGRINI, PNRA S.C.r.l. - Unità Meteorologia e Telerilevamento.  Tel: 06/3048.4165

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/97_GIU_2007.HTM

 

 

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Risparmiare energia? Lo insegna DOCET

Uno strumento per calcolare il fabbisogno energetico di edifici o appartamenti esistenti, elaborato da un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Enea, semplificherà le certificazioni energetiche di tali immobili, obbligatorie dal 2009. E permetterà di calcolare come inquinare e consumare meno

Bastano poche e semplici informazioni - dall’anno di costruzione, al numero dei piani fino al tipo di esposizione - per sapere a quale “classe energetica” appartiene la nostra abitazione e cosa fare per migliorarne le prestazioni dal punto di vista energetico e ambientale, ottenendo così un notevole risparmio. Grazie al modello di calcolo “Docet”, sviluppato dall’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di San Giuliano Milanese e dall’Enea, sarà possibile produrre anche per gli edifici residenziali esistenti l’attestato di certificazione energetica. “Un documento, questo, previsto dalla direttiva comunitaria 2002/91/CE”, spiega Italo Meroni, ricercatore dell’Itc-Cnr, “che vuole promuovere la definizione di metodi semplificati per la certificazione in modo da minimizzare gli oneri per gli utenti e diffondere la cultura dell’efficienza energetica ed ambientale attraverso il coinvolgimento di costruttori, progettisti, ricercatori e utenti”.

Attualmente, in Italia, l’attestato – da cui devono risultare la classe energetica dell’edificio e il fabbisogno annuo di energia primaria - è richiesto solo per le nuove costruzioni, che costituiscono circa l’1%-2% del parco edilizio. “Ma dal 2009 diverrà obbligatorio per tutti gli immobili, pena l’annullamento degli atti di compravendita”, prosegue Meroni. “Il calcolo dettagliato della prestazione termica richiede, quindi, la conoscenza di numerosi parametri (trasmittanza termica dell’involucro, ricambi orari, ecc.), di difficile reperibilità nel caso di edifici esistenti”.

Il software Docet, che sarà presentato il 27 giugno 2007 a Roma presso l’Enea, si differenzia dagli strumenti attualmente disponibili. “Abbiamo innanzitutto raggruppato il parco edilizio in sei classi di età da prima degli anni ‘30 fino al 2006, individuate per omogeneità costruttiva e soluzioni impiantistiche”, spiega Ludovico Danza dell’Itc-Cnr. “Ogni classe di età è caratterizzata da un numero di pacchetti tecnologici a partire da un ampio database di soluzioni”. Nella struttura, suddivisa in moduli di calcolo, sono stati poi definiti altri parametri: l’orientamento, la gradazione cromatica ed il contesto in cui l’edificio è inserito al fine di calcolare gli apporti solari e le infiltrazioni, edifici contigui, numero di ambienti non riscaldati, numero e tipologia di serramenti e loro stato di conservazione, tipo e quantità di combustibile impiegato. “L’utente che utilizzerà Docet avrà comunque la possibilità di ridurre al minimo l’inserimento dati, specificando solo dimensione in pianta dell’edificio e altezza interpiano”, spiega Meroni, “il resto verrà definito in modo automatico consentendo di calcolare i fabbisogni di energia netta sia per l’intero edificio che per un solo appartamento”.

Docet definisce inoltre la quantità di CO2 prodotta e il risparmio economico ottenibile migliorando le prestazioni dell’involucro e dell’impianto, “permettendo” conclude Meroni “di verificare le potenzialità dell’edificio, il risparmio conseguibile in ‘bolletta’ e la nuova classe di merito raggiungibile adottando sistemi e tecnologie più avanzate”.

In allegato il programma di presentazione modello calcolo Docet ( per il programma collegarsi a: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/96_GIU_2007.HTM

Roma, 26 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di San Giuliano Milanese (Mi)

Che cosa: presentazione modello calcolo “Docet” per la certificazione energetica degli edifici residenziali esistenti.

Dove: Enea, Via Giulio Romano 41 - Roma

Quando: 27 giugno 2007 ore 9,00

Informazioni: Italo Meroni, Itc-Cnr, San Giuliano Milanese (Mi), tel. 02/9806211, e-mail: italo.meroni@itc.cnr.it; Ludovico Danza, Itc-Cnr, tel 02/9806212, e-mail: ludovico.danza@itc.cnr.it.

Per saperne di più: www.docet.itc.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/96_GIU_2007.HTM  

 

 

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Celiachia: il glutine non è più un problema

Una  procedura messa a punto dall’Isa-Cnr arresta, attraverso una lavorazione enzimatica delle farine, la reazione immunologica scatenata nell’intestino dei celiaci  da questa proteina. Così pane, pasta e pizza possono essere consumati anche da chi soffre di questa forma di intolleranza alimentare, senza rischi per la salute

Presto le persone affette da celiachia potranno di nuovo apprezzare il gusto della pasta, della pizza e dei biscotti tradizionali senza più andare incontro ai disturbi tipici provocati da questa malattia. A renderlo possibile un’innovativa procedura enzimatica, da applicare all’industria alimentare, in grado di bloccare la risposta tossica del glutine nei celiaci. L’innovativa metodologia è stata messa a punto e brevettata da un gruppo di chimici e immunologi dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino, coordinato da Mauro Rossi.

“Se si osserva al microscopio la struttura dell’intestino dei celiaci si scopre che la mucosa è atrofica, ossia priva dei villi, le estroflessioni mucosali fondamentali per la digestione e l’assorbimento dei nutrienti”, spiega Mauro Rossi dell’Isa-Cnr. “Numerose evidenze sperimentali indicano che il danno intestinale è prodotto da un’alterata risposta immunitaria nei confronti del glutine. In particolare, la presenza nella mucosa intestinale di linfociti T, una popolazione di cellule del sistema immune, che risponde alla presenza del glutine secernendo molecole pro-infiammatorie, avvalora l’ipotesi di un meccanismo immunologico alla base della patologia. Solo determinate regioni della molecola di glutine acquistano però, nell’intestino del celiaco, la capacità di essere riconosciute dai linfociti T e di scatenare la loro risposta. Partendo da questa considerazione”, prosegue Rossi, “abbiamo ipotizzato la possibilità di bloccare preventivamente questo riconoscimento attraverso un processo enzimatico - da effettuare direttamente sulla farina - che andasse a modificare proprio quelle regioni, mascherandole attraverso la formazione di nuovi legami con amminoacidi (elementi costitutivi della proteina) modificati. La nostra ipotesi è stata poi confermata sperimentalmente attraverso accurati studi biochimici e immunologici realizzati nel nostro Istituto”.

Dal punto di vista tecnologico il nuovo procedimento non presenta difficoltà di realizzazione in quanto fa uso di sostanze già utilizzate nell’industria alimentare. Nessuna conseguenza neppure sui celiaci. “I nuovi legami introdotti nella molecola di glutine”, precisa il ricercatore dell’Isa-Cnr, “rimangono intatti nell’intestino, ma poi sono scissi a livello renale per cui non si accumulano nell’organismo”.

Un risultato di indubbio interesse, se si considera che la celiachia è una delle forme più diffuse di intolleranze alimentari: si stima che una persona su duecento ne sia affetta. La malattia si manifesta negli individui che hanno una predisposizione genetica  in seguito all’ingestione di alimenti contenenti il glutine del grano e proteine analoghe presenti in altri cereali di uso comune, quali orzo e segale. L’intolleranza viene diagnosticata in genere nei primi tre anni di vita, ma sono in aumento i casi in cui si manifesta tardivamente o quelli in cui è del tutto asintomatica: i celiaci che non sanno di esserlo e continuano a mangiare gli alimenti proibiti possono soffrire di gravi sindromi da malassorbimento, caratterizzate principalmente da diarrea, perdita di peso e ritardo della crescita.

Attualmente l’unica terapia valida è la dieta completamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita: solo così, infatti, vengono ripristinate le normali funzioni  intestinali. Ma mantenere questo regime alimentare, che presenta comunque forti restrizioni,  non è sempre facile, poiché piccole quantità di glutine possono trovarsi in cibi non sospetti.

La ricerca è stata pubblicata sulla versione on line della rivista internazionale Gastroenterology (http://www.gastrojournal.org/inpress)

Roma, 25 giugno 2007

La scheda

Che cosa: brevettata una nuova procedura enzimatica che blocca la risposta tossica del glutine nei celiaci

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Per informazioni: Mauro Rossi, tel. 0825/299391, e-mail: mrossi@isa.cnr.it

Ufficio Stampa Cnr: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021, - 3383, e-mail: rita.bugliosi@cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/95_GIU_2007.HTM

 

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Secondo impianto in Italia del ‘cuore artificiale’ italiano

 

L’intervento eseguito a Massa Carrara, nell’Ospedale del Cuore del CNR. BestBeat, questo il nome del dispositivo, è stato impiantato su un paziente a rischio di vita, ora in ripresa: ha già chiesto una birra…

 

Dopo i primi due impianti eseguiti in Germania e in Francia, è potuta iniziare anche in Italia, a seguito dell’approvazione del Ministero della Salute, la sperimentazione del ‘cuore artificiale ausiliario’ BestBeat. Dopo l’impianto di Pavia del 1 giugno, il 18 giugno scorso all’Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Massa Carrara, dall’équipe del dr. Mattia Glauber è stato eseguito in un paziente di 63 anni il secondo impianto italiano del nuovo dispositivo, progettato, sviluppato e prodotto dalla italiana NewCorTec su brevetto della società di ricerca Tecnobiomedica, partecipata dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

BestBeat, un cuore artificiale fortemente innovativo rispetto a quelli sinora disponibili, è frutto di una ricerca di oltre 25 anni che ha coinvolto in modo preminente nella sperimentazione l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR diretto dal prof. Luigi Donato, in particolare tramite l’équipe di Cardiochirurgia dell’adulto dell’Ospedale di Massa, diretta prima dal dr. Paolo Ferrazzi e quindi dal dr. Glauber.

Il paziente su cui è stato eseguito l’ultimo impianto, residente a Camaiore, era arrivato d'urgenza all’Ospedale Pasquinucci del CNR (oggi Ospedale del Cuore della Fondazione G. Monasterio) dal Pronto Soccorso di Viareggio, con un quadro di grave shock cardiogeno postinfartuale. Il suo cuore aveva già subito, otto anni fa, un infarto esteso che ne condizionava severamente la funzione cardiaca. Il nuovo infarto era stato talmente compromettente da richiedere, all'arrivo a  Massa, una rianimazione cardio-polmonare intensiva con intubazione e contropulsazione aortica.

In sala di emodinamica è stata eseguita una diagnosi di malattia coronarica trivasale con grave compromissione del circolo coronario e, per la gravità della situazione clinica, il paziente non è stato sottoposto né ad angioplastica né a bypass aorto-coronarico. Dopo un’iniziale ma apparente discreta ripresa, si assisteva ad un nuovo peggioramento e farmaci e contropulsazione non erano sufficienti a garantire una adeguata perfusione degli organi, che per lo scarso apporto di ossigeno mostravano una progressiva disfunzione.

Lunedì 18 le condizioni cardiache e generali lasciavano presagire che senza un supporto circolatorio meccanico il paziente non sarebbe potuto sopravvivere e si è pertanto deciso di impiantare il ventricolo artificiale LVAD BestBeat. L'intervento, iniziato alle 14 - nonostante il cuore nuovo iniziasse a battere alle 18 - è terminato solo alle 4 del mattino del giorno dopo. Dopo due giorni gli organi hanno mostrato una lenta ma buona ripresa, al punto che nel pomeriggio del 21 il paziente è stato estubato. Al risveglio, ha chiesto una birra ghiacciata e che gli venissero tolti un po' di tubi perché desiderava alzarsi.

“Gli impianti del ventricolo artificiale (VAD) ‘BestBeat’ prodotto dalla NewCorTec, il primo ‘cuore artificiale’ italiano” sottolinea il prof. Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’IFC-CNR di Pisa, “costituiscono il punto di arrivo di un’avventura iniziata quasi trent’anni fa al CNR insieme con FIAT e Società di Ricerca Tecnobiomedica, poi sviluppata con le risorse del MIUR, fino alla realizzazione e alla sperimentazione dei dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa e alla brevettazione e produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno”.

“L’aspetto più importante è che BestBeat, rispetto ai VAD già presenti sul mercato, rappresenta l’espressione di una concezione e di una progettazione assolutamente innovativa”, conclude il prof. Donato. Per molti pazienti non candidabili al trapianto, infatti, l’impiego di BestBeat può fornire una risposta efficace a un bisogno finora largamente insoddisfatto come ‘terapia di assistenza permanente’. Il dispositivo italiano contiene inoltre elementi innovativi tali da renderlo prezioso come ‘ponte al recupero’ del cuore malato per iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca, laddove le condizioni del paziente lo permettano. Il dispositivo di assistenza cardiaca resta oggi l’opzione più concreta come “ponte al trapianto”, considerando che a fronte di 100 mila malati l’anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000.

 

Roma, 24 giugno 2007

 

La scheda

Che cosa: impianto del ‘cuore artificiale ausiliario’ BestBeat

Chi: équipe del dr. Mattia Glauber, Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Massa Carrara

Per informazioni: prof. Luigi Donato, Direttore Istituto di Fisiologia Clinica – IFC-CNR, tel. 050/3152000-1, 050/502075

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/93_GIU_2007.HTM

 

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La Terra, dal Rinascimento a oggi

Viaggio intorno al nostro pianeta attraverso mappe antiche e satellitari esposte nella mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”, organizzata a Perugia dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Istituto geografico militare, la Scuola di lingue estere dell’Esercito, con il patrocinio del Touring Club italiano.

 

L’evoluzione delle carte geografiche, dalle mappe rinascimentali a quelle satellitari, nella mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”, allestita presso il Complesso cistercense di Santa Giuliana a Perugia e organizzata dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Istituto geografico militare e la Scuola di lingue estere dell’Esercito, con il patrocinio del Touring Club italiano.

Inaugurata ad aprile e visitabile fino al 23 luglio, la rassegna si inquadra nell’ambito della XXIV Assemblea Generale di IUGG (International Union of Geodesy and Geophysics), che si svolgerà a Perugia dal 2 al 13 luglio sul tema “La Terra: il nostro pianeta che cambia” e che vedrà protagonisti oltre 5 mila scienziati provenienti da tutto il mondo, impegnati in circa 220 convegni e incontri, su temi quali i cambiamenti globali in corso, i sistemi di osservazione del pianeta, la valutazione dei rischi attraverso la tecnologia spaziale. Domani 23 giugno è prevista una visita guidata dell’esposizione e del Complesso monumentale a cura del Comandante Generale B. Augusto Staccioli della Scuola di lingue estere dell’Esercito.

La prima sezione della mostra illustra, attraverso una selezione di riproduzioni, la nascita di un nuovo approccio nella realizzazione delle carte, passando per la prima cartografia geodetica fino alle trasformazioni scientifiche e tecniche del nostro tempo e all’introduzione delle tecnologie satellitari. Di grande interesse i disegni di Leonardo provenienti dalla Royal Library di Windsor e appartenenti alla collezione privata di S.M. Elisabetta II, così come altri capolavori del Quattrocento e Cinquecento, unitamente agli apparati tecnologici e alle opere scientifiche.

Non manca una panoramica sull’evoluzione del territorio umbro a partire dal XVI secolo, restituita grazie agli antichi documenti messi a disposizione da istituzioni, quali l’Archivio di Stato di Perugia, la Biblioteca Storica Augusta del Comune, il Consorzio Bonificazione Umbra, fino alle produzioni cartografiche e aerofotografiche più recenti. Parallelamente, l’opera “Italia. Atlante dei tipi geografici” testimonia il ruolo che l’Istituto Geografico Militare svolge per la diffusione della cultura geografica e dell’impiego della cartografia, mediante il confronto tra una selezione di tavole del nuovo e più ampio atlante del 2004 con alcune delle tavole originarie dell’opera di Olinto Marinelli risalente al 1922, per consentire la comprensione delle trasformazioni subite dal territorio nazionale negli ultimi ottant’anni.

La rassegna si chiude con la sezione “Geofilatelia”: le innumerevoli emissioni internazionali dedicate alle scienze della Terra evidenziano il progresso delle ricerche per la conoscenza, la misurazione e la rappresentazione del pianeta. Gli esemplari riprodotti sono tratti dalla rivista L’Universo, edita dall’Istituto Geografico Militare dal 1920.

Roma, 22 giugno 2006

 

La scheda

Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto geografico militare, Scuola di lingue estere dell’Esercito, Touring Club italiano

Che cosa: Visita guidata alla mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”

Dove: Perugia, Complesso Monumentale di Santa Giuliana, via Orsini, 3

Quando: 23 giugno, ore 16.00, davanti al Complesso Monumentale

Per informazioni sulla mostra: Consoli accompagnatori Touring Club: Rita Rossetti, Maria Elisa Ferrante, Per informazioni sull’International Union of Geodesy and Geophysics (IUGG): prof. Lucio Ubertini, Direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, Perugia, tel. 075/5014411-5014402, e mail: lucio.ubertini@irpi.cnr.it

Mostra

“Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”

Complesso Monumentale di Santa Giuliana,

via Orsini, 3 - Perugia

aperta fino al 23 luglio,t utti i giorni dalle 10.00 alle 12:00 con prenotazione

Sabato e domenica entrata libera, dalle 10.00 alle 12; dalle 16.00 alle 18.00.

sito web: http://www.mapiugg2007.com

notizia tratta da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/92_GIU_2007.HTM

 

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Nasce lo skipper eco-sostenibile

 

Un corso rivolto ai giovani per approfondire le tecniche nautiche, ma anche per studiare astronomia e biologia marina. E’ solo una delle attività  proposte dal programma europeo Interreg III B Archimed, coordinato dall’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr

Uno ‘skipper-animatore’ che avrà il ruolo di insegnare ai giovani turisti/navigatori, oltre alle tecniche della vela, il rispetto del mare e la salvaguardia della biodiversità. A questa nuova figura professionale ha pensato il progetto MedMySea, finanziato dall’Unione Europea con il programma Interreg III B Archimed, coordinato dall’Irat del Cnr di Napoli, che promuove una selezione rivolta a 40 giovani cittadini europei, dai 18 ai 30 anni, in possesso di diploma di maturità e con discreta conoscenza della lingua inglese, da formare come esperti di astronomia, storia antica, biologia marina. Il bando del corso di formazione, che scade il 30 giugno 2007, è stato indetto dal dipartimento di studi giuridici, politici e sociali “Persona Mercato e Istituzioni PE.ME.IS.” dell’università del Sannio, in collaborazione con Assonautica Sicilia e la stazione zoologica Anton Dohrn, tutti partner del progetto MedMySea.

Attraverso una crociera-studio nel sud del Mediterraneo, con una flotta di quattro barche a vela, i quaranta giovani skipper trascorreranno quindici giorni di formazione intensiva. A loro sarà insegnata la storia del Mediterraneo e delle sue civiltà, la biologia marina, la meteorologia e l’astronomia. Una preparazione culturale che si unirà a quella specifica sulla sicurezza e le tecniche della navigazione a vela, dalla preparazione delle rotte, alla navigazione notturna, all’immersione subacquea.

“Grazie alle capacità acquisite durante il corso”, dice Alfonso Morvillo, direttore dell’Irat-Cnr, “lo skipper-animatore sarà capace non solo di governare una barca a vela e mantenere il controllo a bordo, ma anche di coinvolgere e sensibilizzare l’equipaggio alla valorizzazione dell’identità culturale e delle risorse del Mediterraneo”.

Il corso di formazione, gratuito, si svolgerà a Palermo presso la sede di Assonautica, dal 7 al 20 luglio 2007. Il bando è disponibile sul sito www.irat.cnr.it

Roma, 21 giugno 2007

La scheda

Che cosa: bando di selezione corso di formazione per skipper animatore nell’ambito del progetto europeo MedMySea

Per informazioni: Alfonso Morvillo, Irat-Cnr, tel 081/2470911, e-mail a.morvillo@irat.cnr.it;

Antonio Coviello, referente stampa Irat-Cnr, tel 081/2470964, e-mail a.coviello@irat.cnr

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tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/91_GIU_2007.HTM

 

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Una sonda per vincere la resistenza batterica

 

Ricercatori del Cnr e delle Università di Padova e Ferrara  hanno modificato un antibiotico naturale per studiarne il meccanismo di azione. Lo studio apre la strada allo sviluppo di nuovi antimicrobici dotati di maggiore efficacia e selettività.

 

   La resistenza ai farmaci antimicrobici rappresenta una delle maggiori minacce alla salute pubblica, dovuta al diffondersi di  diversi ceppi batterici che hanno imparato a difendersi dalla quasi totalità degli antibiotici di uso corrente. Se non si scoprono nuovi prodotti che agiscano attraverso meccanismi completamente diversi c’è il rischio, nel giro di pochi anni, di trovarsi disarmati di fronte a batteri particolarmente pericolosi. Non a caso, nell’ambito del 7° Programma Quadro dell’Unione Europea, la resistenza ai farmaci antimicrobici è stata individuata come una delle maggiori minacce alla salute pubblica.

   In questa direzione va lo studio pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie International Edition, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Icb-Cnr), del Dipartimento di scienze chimiche dell’Università di Padova e del Dipartimento di biologia dell’Università di Ferrara.

“Abbiamo modificato un antibiotico naturale”, spiega Marco Crisma, dell’ Icb-Cnr e coordinatore della ricerca, “introducendo all’interno della molecola, mediante sintesi chimica, una sonda utile per studiare in dettaglio il meccanismo con cui il peptide perfora le membrane cellulari dei batteri”. La sonda introdotta nella molecola è un amminoacido non naturale, chiamato Toac. Mediante tecniche biofisiche è stato possibile verificare che questa molecola modificata mantiene la capacità, propria dell’antibiotico naturale, di formare canali nelle membrane di cellule intere, attraverso i quali possono passare acqua e ioni. La struttura tridimensionale della molecola e la precisione di posizione e orientamento della sonda al suo interno, determinate in questo studio, sono un requisito necessario per sfruttare la sonda in indagini mirate a stabilire come si dispone la molecola nelle membrane cellulari, se forma aggregati, ed eventualmente di quante molecole sono costituiti tali aggregati.

Questo studio potrebbe  aprire la strada allo sviluppo di nuovi antibiotici dotati di maggiore efficacia. “Infatti”,  sottolinea il ricercatore “se si riesce a perforare la membrana di una cellula  quest’ultima muore. L’esperienza ci ha insegnato che i batteri sono piuttosto bravi a modificare, attraverso mutazioni genetiche, gli enzimi che sono i bersagli degli antibiotici di uso corrente. Se il bersaglio si è modificato l’arma può diventare inefficace e insorge la farmacoresistenza. D’altra parte, è estremamente più difficile per i batteri elaborare strategie utili a modificare le loro membrane cellulari”. Quindi, eventuali antibiotici che agissero direttamente a livello delle membrane delle cellule batteriche sarebbero meno esposti al rischio di indurre farmacoresistenza.

 “Come al solito”, commenta  Marco Crisma, “la natura è arrivata prima di noi a queste conclusioni. In effetti sono state isolate da molteplici fonti naturali (insetti, funghi, organismi marini, pelle di anfibi, etc.) svariate molecole che funzionano da antibiotici attaccando le membrane delle cellule batteriche. Purtroppo queste molecole in genere non guardano tanto per il sottile, e attaccano anche le membrane delle nostre cellule. Sarebbero un buon punto di partenza per sviluppare nuovi antibiotici, a condizione che si riesca ad abbassarne la tossicità. Per progredire in questa direzione è necessario capire meglio, possibilmente a livello molecolare, come questi antibiotici interagiscono con le membrane delle cellule batteriche e con quelle dei mammiferi”.

Roma, 19 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, Unità di Padova; Dipartimento di Scienze Chimiche, Università di Padova; Dipartimento di Biologia, Università di Ferrara

Che cosa: struttura di un antibiotico modificato attivo sulle membrane delle cellule

Informazioni: Marco Crisma, Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, tel. 049-8275294, cell.340.2468767,   e-mail: marco.crisma@unipd.it

Referenze: M. Crisma, C. Peggion, C. Baldini, E.J. MacLean, N. Vedovato, G. Rispoli, and C. Toniolo: Crystal structure of a spin-labeled, channel-forming, alamethicin analogue. Angew. Chem. Int. Ed., 46, 2047-2050 (2007).

UfficioStampa Cnr: Maria Teresa Dimitri, tel. 06.4993.3443, e-mail: mariateresa.dimitri@cnr.it; Marco Ferrazzoli, tel. 4993.3383, cell. 320.4328820, e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/90_GIU_2007.HTM

 

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