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dedica al dott. giuseppe a. raffaele

 

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Ricordo il mio primo medico, il dott. Arnaldo ButtÓ.  Ogni mattina, alle sette in punto, nel suo camice bianco immacolato, si materializzava nello studio per cominciare l'intensa giornata di medico condotto e ufficiale sanitario. A volte capitava di trascorrere con lui la notte al capezzale di un parente o di un amico. Amabile, diffondeva serenitÓ e dava speranza al paziente moribondo, chiacchierando, sorridendo, sostenendo, praticando terapie palliative. Era anche responsabile dell'ospedaletto che c'era in via Roma.

 

Altri tempi, un mondo senza computer e case di riposo e con pi¨ intense relazioni umane. Ricordo il profumo del gelsomino sulle scale, l'albero di giuggiole e il grande abete. E l'affollamento di pazienti. Lui era il ginecologo, il dermatologo, il chirurgo, il dentista, lo specialista pneumologo... Misurava la pressione e faceva le iniezioni endovena... Un'autoritÓ, anche fuori dal paese: teneva contatti con gli specialisti e seguiva i suoi pazienti nelle corsie e nelle sale operatorie degli ospedali ... Ottantenne, per una svista, ebbe l'umiltÓ di chiedere scusa... Ricordo che un giorno disse: sarÓ un parto cesareo, mentre il bravo ginecologo assicurava un parto da manuale. E il medico condotto ebbe ragione...

 

Era un mito e un modello per me, giovane studente. Ricordo anche il prof. Costa (Antonio, Antonino?), che aveva un laboratorio di analisi e la Farmacia del Popolo in Messina. Era sempre disponibile a dare una mano a ogni giovane studente in difficoltÓ. A lezione ci insegnava che il medico di famiglia, entrando in casa del paziente, fa la prima diagnosi annusando l'aria della camera. A ogni patologia corrisponde un odore caratteristico dell'alito. Altri tempi.

 

E ricordo il prof. Livrea che, all'esame di fisiologia umana, poteva chiedere: siamo al polo, ci sono un uomo e una donna nudi. Che accade? E bocciava su questa domanda che era estremamente seria e testava la capacitÓ di riflessione dello studente. Altri tempi.

 

Appartengo anch'io a quei tempi, al passato, e non smetto di apprezzare le cose buone. Sono contro chi tenta di smantellare o non far funzionare i servizi pubblici. Ci sono persone, partiti, correnti di pensiero che hanno interesse a cancellare i servizi pubblici, a far scadere la loro qualitÓ.

 

Io voglio, invece, dedicare questa pagina al mio attuale medico di famiglia, un medico del servizio pubblico, il dott. Giuseppe Raffaele Addamo. Gli dico grazie per esserci e per tutte le volte che ha risposto e risponde ai miei bisogni, aiutandomi a percorrere con pi¨ salute l'arduo cammino della vita. Siamo compagni di viaggio, componenti della stessa umanitÓ, pur se con competenze diverse: solidali, stando in prima linea, possiamo costruire un mondo diverso... Gli esprimo gratitudine, solidarietÓ, vicinanza umana...

 

Un chirurgo, che ringraziavo per quanto aveva fatto per me, un giorno mi disse che i medici non guariscono (solo Uno ne ha il potere, precis˛): essi si limitano ad alleviare le sofferenze. Grazie, comunque: fate proprio tanto per noi ...

(Non intendo, ovviamente, dimenticare gli altri medici di famiglia che nel tempo si sono presi cura di me: Nicola D'Amico, Giuseppe Pipit˛, Antonino Bucolo, e i loro sostituti, tra cui, per ultimo, la dott.ssa  Rosalba Nasisi).