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Tindaro Gatani: Zurigo vista dagli Italiani

Il testo della conferenza        Zurigo vista da M. Spadaro

 

zurigo in italiano

Zurigo in Italiano comprende una trentina di incontri culturali che avranno luogo, in sequenza, dal 27 ottobre al 28 novembre 2007, con il fine di promuovere la cultura italiana, in tutte le sue forme, quale parte integrante della città di Zurigo.

 

Il programma proposto per questa edizione offre la possibilità di dare uno sguardo alle diverse sfaccettature della cultura italiana attraverso conferenze letterarie, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, presentazioni di libri, cene tematiche, sfilate di moda e molto altro.

 

La manifestazione è organizzata da ASRI, Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Ristorante Cooperativo, Filmpodium, Liceo Artistico, Liceo Vermigli, Literaturpodium, Pro Ticino di Zurigo, Pro Grigioni Italiano di Zurigo, Seminario di Romanistica dell’Università di Zurigo e Società Dante Alighieri di Zurigo.

 

Zurigo in Italiano è patrocinata dal Consolato Generale d’Italia e dal Comites di Zurigo, si avvale del sostegno del Präsidialdepartement della città di Zurigo.

 

Nell'ambito delle manifestatzioni di prestigio di "Zurigo in italiano 2007", anche quest'anno è previsto un intervento di Tindaro Gatani che, giovedì 22 novembre alla ore 18,15, terrà nella sala della Musica del Municipio di Zurigo, una conferenza su "Zurigo vista dagli italiani".

 

Il programma completo di "Zurigo in italiano 2007" può essere scaricato, in formato Pdf, dal sito di Tuttoitalia.

 

22 novembre 2007

 

Municipio di Zurigo

Sala della Musica 

 

 

 

Zurigo vista dagli Italiani

 

 

conferenza di

Tindaro Gatani

 

 

 

Zurigo vista da Michele Spadaro

 

Zurigo visto da Michele Spadaro

a sinistra:

"Zurigo vista da Michele Spadaro", anno 2000. Il pittore siciliano di Patti, ispirandosi alle celebri vetrate di Marc Chagall (1887-1985) della Fraumuensterkirche, ha eseguito questa bella composizione cromatica sulla quale sono riflesse la Torre del Museo Nazionale Svizzero, la Chiesa di San Pietro (St. Peterskirche) e quella della stessa Fraumuenster della città della Limmat.

 

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sotto: Zurigo nei secoli scorsi nei dipinti di vari autori

 Zurigo un tempo, in un dipinto di Heinrich Füssli  - Vûe des environs ed du lac, prise de la pomenade du rempart, 1805  

 

ZURIGO VISTA DAGLI ITALIANI

 

Testo conferenza di Tindaro Gatani

Giovedì 22 novembre 2007

Sala della Musica del Municipio di Zurigo

 

        Zurigo, per la sua posizione, per i suoi commerci, per le sue attività culturali, ha sempre mantenuto stretti rapporti con l'Italia. Se molte sono le personalità zurighesi che hanno visitato il Bel Paese, altrettanto numerosi sono stati gli italiani illustri che, attraverso i secoli, hanno visitato la città della Limmat o vi hanno soggiornato per un periodo più o meno lungo.

        Tra i primi viaggiatori che hanno lasciato notizie del loro passaggio in questa città ci sono il nobile bolognese Ascanio Marso ed il celebre Benvenuto Cellini.

        Alle relazioni di Giovanni Battista Padavino e di Vendramino Bianchi, inviati della Serenissima Repubblica di Venezia, dobbiamo poi le più complete notizie di prima mano su usi, costumi, economia, organizzazione politica e militare della città e del suo Cantone nel XVII e XVIII secolo.

        Di particolare interesse sono alcune pagine di Giacomo Casanova che, nel 1760, fu ospite per qualche tempo dello «zum Schwert» (Alla Spada), il più celebre albergo della città. Vengono poi viaggiatori illustri come Alessandro Volta, Aurelio de' Giorgi Bertola, Ippolito Pindemonte, il senatore veneziano Angelo Querini.

        Ugo Foscolo, arrivato nel 1815, apre l'elenco dei profughi del nostro Risorgimento che a Zurigo trovarono per qualche tempo ospitalità. Di grande importanza sono poi le strette relazioni intercorse, nel corso del Settecento e dell'Ottocento, tra i più prestigiosi uomini di cultura della città ed i maggiori nostri scrittori e scienziati. Basta qui ricordare la fitta corrispondenza di Gian Giacomo Bodmer con il conte Pietro Calepio di Bergamo e quella di Salomon Gessner con Aurelio de' Giorgi Bertola. Nel periodo risorgimentale, tra gli altri, passarono per Zurigo o vi soggiornarono Camillo Ugoni, Giuseppe La Farina, Bettino Ricasoli e Giuseppe Mazzini.

        Un capitolo a parte occupa Francesco De Sanctis, che fu il primo titolare della cattedra di lingua e letteratura italiane al Politecnco di Zurigo.

        Dopo l'Unità d'Italia trovarono asilo a Zurigo e nel suo Cantone molti profughi anarchici e socialisti italiani e poi, nel periodo della dittatura mussoliniana, alcuni tra i più impegnati antifascisti, tra i quali, per ricordarne solo alcuni, anche Ignazio Silone, Fernando Schiavetti, Umberto Terracini, Franco Fortini, Diego Valeri.

        Tra gli italiani illustri che più di recente hanno scritto su Zurigo ricordiamo il premio Nobel Eugenio Montale, Mario Soldati, Guido Morselli, Luigi Malerba.

        Non meno interessante è poi la recente letteratura su Zurigo degli immigrati italiani. Tra questi basta ricordare i nomi di Siro Angeli, di Alida Airaghi, di Rosanna Ambrosi e quello di

Heinrich Siegfried, Panorama du lac de Zurich dessiné depuis l'Hôtel Belle-Vue,1841

Johann Caspar Ulinger, Prospect des Mitlern Theils von Zürich See, um 1730-35

Johann Jakob Aschmann /Balthasar Anton Dunker, Vue de la ville de Zuric, prise à l'Auberge de l'Epée, du Coté de l'Occident, 1781

Carlo Liberto che, pur vivendo a Berna, è stato un attento osservatore di usi e costumi della città della Limmat.

 

Ascanio Marso

        Tra i primi italiani che ci hanno lasciato testimonianza del loro passaggio sulle rive della Limmat troviamo il nobile bolognese Ascanio Marso che agli inizi del 1500, parlando di Zurigo, annotò negli appunti del suo viaggio in Svizzera:

        «Le strade pubbliche sono larghe e diritte e sono mantenute pulite da ogni genere di rifiuti».

 

Benvenuto Cellini

        A sottolineare la pulizia e l'ordine della città della Limmat nel Cinquecento c'è anche Benvenuto Cellini, che, a ricordo del suo viaggio verso Parigi del 1537, ricorda di essere passato anche per

«Surich, città meravigliosa, pulita quanto un gioiello».

 

 Giovanni Battista Padavino

        Un quadro ricco di notizie di ogni genere sulla Zurigo degli inizi del Seicento è quello contenuto in Del Governo e Stato dei Signori Svizzeri [1608], relazione al Doge dell'inviato veneziano Giovanni Battista Padavino, che soggiornò a lungo sulle rive della Limmat nei primissimi anni del XVII secolo:

        «La città di Zurich è fondata in sito amenissimo, sopra il lago, d'ogni intorno serrato da colli fruttiferi... In essa si fabbricano diverse pannine, veli, e tele sottilissime, et è più industriosa e mercantile di ogni altro cantone...

        Si stampa in quella ed in altre terre dell'Helvetia communemente in latino, tedesco, italiano e francese, né proibiscono libro di qualsivoglia sorte, benché toccante la fede».

        Gli zurighesi sono festosi, né si invaghiscono molto di titoli... Non si appassionano nel vendicar l'ingiurie...

        Si dilettano in estremo di parlar varie lingue, e… usano facilmente la latina, la greca, la italiana, la francese...

        Nella giustizia criminale, per il sicuro e quieto vivere sono accuratissimi et usano gran severità... Il latrocinio è aborrito...

        Per legge e consuetudine il giuoco è proibito... Mangiano poco, bevono assai, e… molti sopporteranno la fame una settimana intiera per aver comodità di bere bene un giorno solo in compagnia d'altri...

        Sono poco dediti alle sensualità carnali, contentandosi ciascuno della moglie sola, attorno alla quale dicono che vi sia da far assai...».

 

Vendramino Bianchi

        Arminio Dannebuchi, pseudonimo di Vendramino Bianchi, inviato veneziano presso i Signori svizzeri nel 1705-1707, ci ha lasciato una preziosissima descrizione del paese e dei suoi abitanti

 

        «Non vi è Paese in tutta l'Elvezia, che sia più ricco di Zurigo, e non v'è città più popolata di questa….

        Non v'è città in tutta l'Elvezia, che più di questa sia cinta da grandi e dispendiosissime fortificazioni moderne...

        Pochissime sono le famiglie, che non abbiano interesse in qualche negozio, o manifatture e come da questo esercizio riconoscono la loro fortuna le famiglie principali...

        La manifattura più copiosa, e più particolare di Zurich è quella delle tele…

        Si fabbricano pure drappi di lana e stoffe di seta...».

 

Giacomo Casanova

Quando, nell'aprile del 1760, Giacomo Casanova arrivò sulle rive della Limmat era al culmine della sua carriera, non solo di instancabile amatore e seduttore, ma anche di diplomatico, finanziere ed avventuriero. Aveva trentacinque anni, era «piantato come un Ercole» e nel pieno vigore delle sue forze fisiche ed intellettuali. Era giunto in città per caso, con l'intento di nascondersi da diversi fantomatici nemici che lo avrebbero inseguito per ucciderlo. Per questo, preso alloggio allo «zum Schwert», per far perdere le sue tracce volle assumere, per la prima volta, il nome di Cavaliere di Seingalt. Zurigo era allora una delle città meno casanoviste di tutta l'Europa e l'unico svago concesso ai suoi abitanti erano alcuni concerti estivi. Era tuttavia la città giusta per quel particolare momento in cui il grande libertino giurava a se stesso di voler rinsavire e cambiare per sempre la sua vita, di dedicarsi allo studio, alla contemplazione ed alla pace dei sensi. Alla ricerca di quella pace assoluta, il veneziano si recò allora a piedi ad Einsiedeln per manifestare all'abate di quel monastero benedettino il suo proposito di farsi frate. A distoglierlo dai suoi casti pensieri, qualche giorno dopo, sarà l'arrivo a quell'albergo di una bellissima amazzone in viaggio verso Einsiedeln, della quale si innamorò pazzamente seguendola fino a Soletta.

        In attesa di partire per Soletta, per non annoiarsi troppo, Casanova confidò ad «un certo Giustiniani», un frate genovese che «aveva buttato la veste per disperazione» e dava lezioni di italiano a Zurigo, di aver voglia «di passare un paio d'ore con qualche giovane bellezza mercenaria». Ed «il brav'uomo» lo accontentò subito, conducendolo «allora davanti ad una porta», in uno stretto vicolo del Niederdorf, e dicendogli che «al secondo piano» avrebbe trovato quello che cercava: «Bastava — ricorda — che facessi il suo nome all'orecchio della vecchia che mi avrebbe aperto».

        Il genovese non osò tuttavia andare subito oltre «perché la cosa avrebbe potuto risapersi in giro e procurargli non pochi guai, in quanto in quella città la polizia era molto severa con questa sorta di faccende». E per non incorrere in qualche seccatura, lo stesso veneziano aspettò l'imbrunire prima di bussare a quella porta: «Mangiai male — racconta — però mi divertii abbastanza fino a mezzanotte con due giovani ragazze».

        Prima di lasciare le rive della Limmat per Soletta, il veneziano se la spassò ancora per quattro giorni in quella casa di piacere.

        «Purtroppo — nota — le ragazze che costei mi procurò parlavano solo il dialetto svizzero e, se non si può parlare, il piacere amoroso diminuisce di almeno due terzi».

        «Particolare curioso — aggiunge sempre parlando di Zurigo — in Svizzera ho notato la stessa stranezza che a Genova: gli svizzeri e i genovesi, che parlano malissimo, scrivono molto bene»

 

Alessandro Volta

        Anche il nostro Alessandro Volta, in una sua lettera a Marsilio Landriani, datata Como 18 novembre 1777, ci ha lasciato un'importante testimonianza sull'attività culturale di Zurigo nel XVIII secolo, scrivendo:

        «A Zurigo assai più che a Lucerna sono coltivate la fisica, le matematiche, la medicina, e soprattutto la storia naturale. Qui è dove ho cominciato a vedere de' Gabinetti, e delle collezioni superbe, dove ho conosciuto molti letterati insigni, e molto ho imparato dal conversare con essi».

 

Angelo Querini

        Notizie più diffuse su Zurigo ed i suoi abitanti le troviamo nel Giornale del viaggio nella Svizzera fatto da Angelo Querini, Senatore Veneziano, nel 1777, compilato dal suo accompagnatore Girolamo Festari di Valdagno:

        «Zurigo è … ricca e popolata … Li suoi abitanti molto industriosi esercitano la mercatura con sommo vantaggio pubblico e privato …

        Le sete formano il braccio più ricco del loro commercio...

        Nelle case non si nota magnificenza e ricchezza … ma vi spicca quell'aurea mediocrità, che rende agiata la vita, senza le incomodi superfluità, le quali oltre sconcertare l'economia, non appagano mai l'animo sempre avido di cose maggiori …».

        Il Querini incontra i maggiori letterati e scienziati della città, tra i quali c’era Johann Kaspar Lavater (1741-1801), il pastore riformato già famoso in Europa per i suoi studi di fisionomica.

        Con Johann Kaspar Hirzel, scrittore, uomo politico e primo medico della città, e con il poeta e pittore Salomon Gessner e lo scultore tedesco Johann Valentin Sonnenschein, il Querini ed il Festari si recarono a visitare l'azienda agricola di Jakob Guejer conosciuto come Kleinjogg (Klyjogg) o meglio ancora come «Socrate rustico» o «contadino filosofo», che nella campagna zurighese andava compiendo interessanti esperimenti sulla natura del suolo e sulla coltivazione del terreno.

 

Aurelio De' Giorgi Bertola

        Lo zurighese Salomon Gessner è il poeta svizzero di lingua tedesca del XVIII secolo al quale è andata la più concorde simpatia e la più profonda ammirazione degli italiani.

        Fra i primi poeti italiani a sentire il fascino del Gessner troviamo Ippolito Pindemonte e lo stesso Ugo Foscolo. Nel coro osannante per il poeta zurighese spicca però la figura di Aurelio de' Giorgi Bertola, poligrafo e poeta, nato a Rimini il 4 agosto 1753. Le prime traduzioni degli Idilli fatte dal Bertola, direttamente dal tedesco, risalgono al 1774. Tra i due letterari nacque allora una fitta corrispondenza ed una stretta amicizia, culminata nella visita dell'italiano a Sihlwald, la residenza ufficiale del Gessner nella sua carica di Sihlherr che equivaleva allora a quella /di….. // dell'odierno dipartimento dell'Agricoltura e delle foreste.

        Dovendo andare in Germania, il riminese ne approfittò per passare da Zurigo, dove giunse il 3 agosto 1787: provenendo da Zugo egli vide la città per la prima volta dal passo dell'Albis.

        «Da lì all'improvviso — scrive — si offre il lago di Zurigo e la città (vista bellissima; e sotto una valle tutta ben coltivata ...), che visti di qui somigliano alquanto a Salerno... L'ingresso della città è assai nobile: vi sono guardie alle porte; la città è fortificata. I borghi sono lieti e belli».

A Zurigo, il Bertola incontrò il pastore riformato Johann Kaspar Lavater e suo fratello Diethelm, il farmacista amico di Cagliostro; il pastore, professore e letterato Leonhard Meister; il commerciante e filantropo Johann Kaspar Schweizer; il professore di ebraico e di teologia Leonhard Usteri, allora direttore della Biblioteca civica; il medico e scrittore Johann Kaspar Hirzel; lo storico e politico Johann Heinrich Füssli, comproprietario della casa editrice Orell Füssli.

A buona ragione, il Bertola notava quindi che

«i letterati di questa città sono in numero che non è proporzionato alla popolazione; son quanti ne potrebbe avere una gran capitale».

        A colpire di più il viaggiatore furono però la parsimonia e la vita morigerata degli zurighesi

        «Alle otto di sera tutti si ritirano a cena… la mattina di buon'ora tutti si alzano e travagliano; e si fugge la sera ogni occasione di giochi ecc. Fra le città tutte della Svizzera Zurigo conserva il più semplicità e purezza ne' costumi. I libri francesi che possono corrompere non vanno in mano delle donne ...

        Il commercio e l'industria del paese sono grandissimi … Non v'è alcuna bottega di caffè, né v'è teatro; una compagnia francese di fresco ha tentato di introdurvisi; ma non v'è riuscita, benché alcuni del paese tentassero di proteggerla...

        La domenica dalle otto alle nove della mattina durante il tempo del sermone non è chi vada per le strade, e chiudonsi a rastello le porte della città; invigila a ciò rigorosamente un magistrato...

        I sobborghi sono assai ridenti... e le fortificazioni assai ben tenute...

 

Giambattista Venturi

        Tra i primi italiani illustri sulle rive della Limmat, agli inizi del XIX secolo, troviamo lo scienziato reggiano Giambattista Venturi, che, nel 1801, fu a capo della «Legazione di Svizzera» in rappresentanza del Regno d'Italia. Tra i ricordi del Venturi ci sono anche quelli riguardanti Zurigo:

        «Mentre era in Isvizzera, nacquemi il gusto delle stampe... Le prime m'invogliarono d'averne altre... Accrebbi la raccolta de' minerali, oltre ai molti della Svizzera... Continuai l'acquisto di libri, specialmente di storia naturale, nelle vendite che si facevano [a] Zurigo ed in Basilea, e tirandone da Parigi e da Lipsia.

        Trascrissi diversi codici antichi dalle Biblioteche di Berna, di Basilea, e di Strasburgo, della più parte de' quali ho fatto uso nelle mie Memorie dell'ottica. E dalla biblioteca di Zurigo ebbi in prestito alcuni codici, che allora non so come obliai di ricopiare e di restituire».

 

Ugo Foscolo

Nella vita di esilio di Ugo Foscolo, Zurigo doveva essere una semplice tappa di qualche giorno. Gli avvenimenti europei, seguiti alla caduta di Napoleone, lo costrinsero, invece, a restare sulle rive della Limmat molto più a lungo. L'iniziale euforia del primo impatto con la Svizzera e con gli svizzeri lasciò ben presto nel poeta il posto ad una sempre più accentuata malinconia ed incomprensione verso i suoi ospiti e la città che lo aveva accolto.

 

«La mia città — scriveva ad un'amica — è un monte coperto, da novembre in qua, d'alte nevi; la mia casa è un tugurio d'un buon prete protestante, e la mia conversazione sono gli uccelli che vengono a beccare sulle mie finestre il pane e l'orzo ch'io preparo loro fuor delle invetriate. E gl'intendo forse più che non intendo questi Svizzeri, da' quali non posso, né, a dir vero, mi studio d'imparare il tedesco: tant'è aspro, e tanto con le sue orride consonanti mi strazia l'orecchie e la gola...».

Ed in altre lettere scrive ancora:

«Gente che non dirò mi serva, ma che neppure mi soccorra non ne trovi qui, e non ne troverei quand'anche abitassi un secolo fra gli Svizzeri, ed avessi le virtù di Socrate: le sono anime fredde... Tu non potrai ben figurarti questa razza d'uomini, se non immaginando che hanno anch'essi tutti i vizi dell'umanità, e nessuna passione calda … Ma v'è pur della gran putredine politica in questa arcimoralissima Svizzera! Me ne andrò... Se tu vedessi che putridume morale e politico in questa Svizzera patriarcale... Mi fido sì poco della probità svizzera».

Nonostante le incomprensioni, il Foscolo serberà tuttavia per tutto il resto della sua vita, un buon ricordo della città e degli amici lasciati a Zurigo. Appena varcata la frontiera nel corso del suo viaggio verso l'Inghilterra, da Francoforte sul Meno, in data 30 agosto 1816, così scriveva all'amico zurighese Jakob Heinrich Meister:

«E mi pare d'avere perduto un padre e un sacro amico e mi rimprovero d'essere partito d'un paese ove io aveva trovato un uomo caro alla mia mente e al mio cuore...»

E ad un anno di distanza dalla sua partenza, il poeta ha ancora parole di apprezzamento per la città che l'aveva ospitato:

«Il cantone di Zurigo merita una dimora di qualche giorno per la sua industria, per la sua storia e per le persone interessanti che lo abitano; ma sopra tutto per la bellezza del suo lago, l'amenità del paesaggio, e la cultura accurata, e quasi direi elegante, del suolo …».

Le avventure e le disavventure amorose di Foscolo sulle rive della Limmat giustificano ampiamente il giudizio che di lui dà l’amico zurighese Johann Caspar von Orelli, suo grande estimatore, quando scrive:

«Foscolo, poeta e pensatore egregio, ma pur troppo, crudelmente più da se stesso che dagli uomini perseguitato».

Johann Jakob Aschmann /Balthasar Anton Dunker, Vue Prospective de la ville du lac et environs de Zuric, prise à l'Auberge de l'Epée, du Coté de l'Orient, 1781Johann Jakob Koller/Johann Rudolf Holzhalb, Prospec der Stadt Zürich. Von der Mitternacht Seiten, 1781 Joahann Caspar Ulinger, zugeschriebe/Johann Fiedrich Leizel, Prospect  eines Theils des Zürcher See, bey Küsnacht Johann Jakob Wetzel/Franz Hegi, Vue de Zurich, prise du Zurichborn, 1819 Heinrich Siegfried, 1848 Heinrich Maurer/Franz Hegi, Ansicht eines Theils von Zürich mit seinen westlichen Umgebungen, 1807

 Francesco De Sanctis

        Del lungo soggiorno (1856-1860) di Francesco De Sanctis sulle rive della Limmat, dove, dopo essere stato esiliato dai Borboni, era stato chiamato ad insegnare letteratura italiana al Politecnico federale, restano ampie testimonianze soprattutto nella sua corrispondenza privata:

        «Zurigo è di una bellezza superiore alla mia aspettazione... Tutto mi ride intorno … Di qua un amplissimo e limpido lago, entro di cui tremola capovolta gran parte della città; di là campagne di un verde carico, sparse di casette incoronate di giardini».

        Però «ci è dentro di me qualche cosa di oscuro, che gitta un velo sopra questa natura e sopra questi uomini. Che vuoi? Fino i fanciulli che mi sono cari, co' quali scherzo così volentieri, mi fanno qui indietreggiare, quando sento uscire da quelle terribili bocche gli orribili suoni di un gergo che non è né tedesco, né francese, né italiano, un misto di non so che cosa, con certe formidabili aspirazioni, che pare, quando parlano, ti vogliano sputare in faccia...».

        «Talora involontariamente protendo le braccia in atto di abbracciare qualcuno, e trovo il vuoto: volti freddi, indifferenti. Qui il cuore è una merce ben rara; ed i piemontesi sono fiamma e fuoco per rispetto a costoro... Nondimeno, voltata la medaglia, ci è molto a dire in favore; e dubito che a noi meridionali tocchi la meglio».

 

Giuseppe Mazzini

        Nel corso dei molti suoi soggiorni in Svizzera, Giuseppe Mazzini fu anche ospite di Zurigo e del suo Cantone. Qua e là nelle sue lettere si trovano degli accenni alla città.

«Qui vivo una vita di romito: esco per mezz'ora, quando non piove, alle sei; e tutto il resto del tempo sono in camera mia: ho però la veduta del lago e un certo numero di piccioni e di passeri che vengono a visitarmi sopra una tettoia sporgente sotto la mia finestra e ai quali distribuisco midollo di pane o biscotto...»

(Lettera a Emilia Nathan, a Londra, Zurigo 6 giugno 1869).

 

Giosuè Carducci

        Lo scarso interesse di Giosuè Carducci per gli svizzeri è dovuto, soprattutto, alla sua avversione per la loro forma di governo repubblicano. Convinto monarchico, il Carducci non lasciò mai occasione per lanciare «qualche burbera frecciata» contro quei rudi montanari repubblicani. Parlando dei primi esperimenti poetici del Foscolo sul modello dello zurighese Salomome Gessner, filtrato attraverso Aurelio de' Giorgi Bertola, il Carducci li bolla come «pasticetti gesnero-bertoliani».

        Carducci non risparmiò mai le sue severe critiche al gesnerismo, sostenendo che «Bertola si immaginava di riuscire a fare una coltivazione nuova, innaffiando il verde dell'idillio zurighese con l'acqua salsa delle egloghe pescatorie del Sannazaro...»; oppure affermando che «il dedurre di nuovo in Italia la colonietta pastorale di Zurigo, era proprio un portare non dirò nottole ad Atene, ma cavoli a Legnaia e... cavoli riscaldati».

        Se negativo era il suo giudizio sugli svizzeri, del tutto opposto era il suo pensiero sul territorio, ed infatti per il Carducci, in Svizzera, «contemplata invece senza i suoi abitanti, la natura sprigiona sensazioni e fantasie che la popolano di elfi e fate» (Fabio Soldini, Negli Svizzeri, Venezia, 1991). E questo soprattutto in occasione di una breve gita nei Grigioni, quando compone l'Elegia del monte Spluga e ci parla di «dirupi altissimi» e di «neve repubblicana svizzera».

        E così, forse senza accorgersi, il Carducci finisce per cantare gli stessi luoghi e le stesse cose del tanto deprecato Gessner, come quando volge in italiano la celebre Ode di Friedrich Gottlieb Klopstock (1724-1803) sul lago di Zurigo.

 

Il Lago di Zurigo

        Bella è, madre Natura, la pompa della tua

invenzione disseminata su le campagne...

        Dalle sponde vitifere del fulgido lago…,

        Già dietro noi giaceva lungi Uto, al cui piede

Zurigo in placida valle nutrisce liberi abitatori

(…)

Gabriele D’Annunzio

        Per stare vicino all'attrice Eleonora Duse, impegnata in una serie di recite in Svizzera, anche Gabriele D'Annunzio soggiornò, nel corso del 1899, a Zurigo dove si incontrava spesso con il celebre musicologo Arnoldo Dolmetsch (1858-1949).

        «Inaspettatamente fra le piccole grazie artificiali e abominevoli della città svizzera, in mezzo a questa moltitudine di uomini falsi e di donne dipinte, incontro Arnold Dolmetsch e la sua piccola compagna Melodìa».

(Da Gabriele d'Annunzio, Altri taccuini, Milano, 1976). È un passo del Notturno, scritto a Venezia nel 1916.

        Traccia del soggiorno zurighese del D'Annunzio troviamo anche in Le faville del maglio. Il venturiero senza ventura e altri studi del vivere inimitabile, l'opera scritta in parte sulle rive della Limmat e dedicata alla Duse:

        «Son venuto qui, cogliendo un'occasione fugace, perché in nessun luogo favorevole avrei trovato questa specie di ebbrezza che amo, questo "strano trasognamento". Altrove mi sarei confuso col mare, con la selva, con la pietra; qui ho la straordinaria voluttà di sentirmi diverso e inconoscibile, in una solitudine piena di apparizioni e di prodigi...

        Vorrei tuttavia ritrovarmi altrove, lontano indefinitamente. V'è un lago qui presso, v'è un corso d'acqua, poggi vi sono e boschi. Questa natura mi disgusta come un dolciastro Idillio di Salomon Gessner».

(Gabriele D'Annunzio, Le faville del maglio. Il venturiero senza

ventura e altri studi del vivere inimitabile, Milano, 1947). E' un brano del testo Dell'attenzione (datato Zurigo 5 settembre 1899).

 

Diego Valeri

Il poeta Diego Valeri è tra i più eminenti rifugiati italiani nella Confederazione nel corso del secondo conflitto mondiale. A quel soggiorno è dedicato il suo Taccuino svizzero nel quale molti sono i ricordi e le impressioni sulla città della Limmat, dove arriva d'inverno in treno proveniente dal Ticino:

«A Zurigo ci sono molte cose belle da vedere... Ma la cosa più bella su tutte direi ch'è proprio Zurigo nella sua organica composizione di vecchio e di nuovo, e, guardando più a fondo, di corpo e di anima ... Una città moderna, che non dà l'impressione del provvisorio ..., (dove regna) un ritmo agile, àlacre e, al tempo stesso, calmo; una gioia di lavorare, di produrre, di viver bene: questo fa l'atmosfera di Zurigo. E viver bene … vuol dire anche leggere i libri … riempire ogni sera le sale di concerto, stipare i teatri ..., ascoltare ... conferenze, visitare le esposizioni d'arte … appassionarsi di tutto ciò che promette un piacere, un bene, un'elevazione dell'anima...

        Ora, dovessi riassumere in una formula le mie impressioni antiche e nuove, direi che Zurigo è il capolavoro dello spirito grande-borghese. (Si parla tanto spesso di spirito piccolo-borghese; non sarà dunque da ammettere e riconoscere anche uno spirito grande-borghese, visto che una grande borghesia esiste, in bene e in male, e ha il suo peso, e quanto, nella vita del nostro tempo?)».

 

Guido Morselli

        A qualche mese dalla sua tragica fine, Guido Morselli,vissuto per qualche tempo a Zurigo e morto suicida il 31 luglio 1973, terminava di scrivere Dissipatio H. G.

        Il personaggio principale di quel romanzo ironico e doloroso decide di suicidarsi nella notte dall'1 al 2 di giugno, al momento del compimento dei 40 anni.

        La scena si svolge tra Crisopoli (Zurigo) e Teklon (Kloten).

        Quella fatidica sera del 31 luglio 1973, Guido Morselli aveva trovato nella sua posta un ennesimo «no» di un editore alla pubblicazione di uno dei suoi tanti volumi.

        Solo dopo la sua morte, per interessamento del prof. Dante Isella, la casa editrice Adelphi cominciò a pubblicare con successo le sue opere.

 

Zurigo-Crisopoli

        «Io non amo Crisopoli, anzi non la posso soffrire. In lei ho scoperto il mio antitipo, l'affermazione trionfale di tutto ciò che io rifiuto, l'ho eletta a centro della mia detestazione del mondo; un caput-mundi al negativo. La mia "fuga saeculi" è stata, già allora, fuga da questa precisa localizzazione del 'secolo'…

        Non posso soffrire la nostra piccola metropoli, ecco tutto. Basta il suo nome, o emblema, a darmi noia …

        Crisopoli incarna uno dei centri motori del Monopolio, uno dei cervelli del Sistema (capitalistico), forse il suo 'stomaco' più potente. Ma io non la respingo per ciò e come tale. E non c'entra nemmeno l'ambivalenza, odio-amore, il rancore per la città da cui ci aspettavamo, e che ci ha negato, gratificazioni, sbocchi, successi.

        È qualcosa d'altro. Incompatibilità organica, atavismo di montanaro? Sottofondo di obbiezioni moralistiche?

        Non so e non mi preoccupo di saperlo. Infine ci si deve accettare in blocco, ci si deve lasciare vivere. So che ho preso lo stemma di Crisopoli a sassate. Ho buona mira, da 20 metri di distanza l'ho reso irriconoscibile, mi sono divertito come un ragazzo».

(Guido Morselli, Dissipatio H. G., Milano, 1977).

 

Mario Soldati

        Tra i grandi italiani che hanno lasciato traccia delle loro impressioni sul soggiorno nella Città della Limmat troviamo anche lo scrittore e regista Mario Soldati, con un suo personale contributo sulle campane della città:

 

«Un enorme clangore mi destò. Eran campane, le campane del vicinissimo campanile di S. Pietro. Ero arrivato la sera prima, a Zurigo (...). Adesso erano le cinque e mezzo di mattina, un giorno verso la fine di settembre: e le campane suonavano, suonavano a distesa, profonde, rotonde, lunghe, cantanti, tante campane tutte insieme, e continuavano sempre più forti, riempiendo tutto, perfino il pensiero, perché dopo avermi svegliato mi impedivano di pensare, e non finivano più (...).

Le campane suonavano a gloria, verso Dio, per non so quale festività. Ma suonavano certamente anche per scuotere le coscienze, per liberarle dal male dei fantasmi notturni, per eccitarle al bene, per avviarle alla diurna operosità».

 

E la stessa sera, mentre se ne stava nella quiete delle alture dello Züriberg, ancora una volta, Mario Soldati è scosso dallo scampanio delle chiese di della città:

        «In questo silenzio, improvvisamente, si udirono sonare, lontane, le campane di Zurigo. Non erano soltanto quelle della chiesa di San Pietro, adesso. Erano tutte, le campane di tutta la città, e sonavano insieme, festosamente; e per l'aria, per l'ora e per la distanza, il loro suono era completamente diverso da quello che mi aveva svegliato la mattina; era un concerto festoso, quasi languido, dolce, sereno, pieno di speranza.

        Ascoltavo rapito, guardando laggiù verso i tetti e le chiese di Zurigo… città per me delle campane e dell'anima astrale...».

 

Eugenio Montale

        Profondo conoscitore del mondo elvetico, nel secondo dopoguerra Montale è stato più volte in Svizzera per tenervi conferenze e come inviato speciale. Videro così la luce le argute e brillanti corrispondenze che fecero conoscere allora, sotto i vari aspetti, la Svizzera e gli svizzeri agli italiani. Riportiamo alcuni brani di un articolo scritto per il Corriere della Sera il 18 febbraio 1947:

 

        Zurigo 18 febbraio 1947. - «Grandissima città, no, non si direbbe; quattrocentomila anime, all'ingrosso non fanno una metropoli... Eppure una impressione di troppo forte, di troppo accelerato, se non di kolossal, rimane nel visitatore della città...

        Siamo nel cuore stesso della grande industria svizzera, in una città ch'è una delle casseforti dell'Europa. E mentre l'Europa si dilaniava in una guerra smisurata e distruggeva le fonti stesse d'ogni sua ricchezza qui … in tutto l'Hinterland zurighese la produzione industriale toccava cime altissime e faceva di questa regione il paradiso della speculazione finanziaria...

        Oggi è difficile dire fino a che punto la Confederazione potrà continuare a vivere al di sopra o al di sotto della mischia, fino a che punto le libertà del suo perfetto e idillico "contratto sociale" potranno resistere ai venti che spirano da ogni parte...

        Perché non si deve credere che qui a Zurigo, nella città dove anche le scimmie dello Zoo sono più pasciute che altrove, la ricchezza faccia velo all'intelligenza e alla curiosità intellettuale».

 

Aldo Buzzi

        Della cucina di Zurigo si occupa Aldo Buzzi con una divertente nota sullo spezzatino alla zurighese:

        «Qual è il difetto del normale spezzatino italiano?" chiese il professore... "Il difetto è il pomodoro. È venuto il momento di dire con franchezza che carne e pomodoro non formano una coppia ideale. C'è qualcosa di facile, di pesante, di volgare in questa unione. Anche sul ragù, di conseguenza, avrei qualche riserva da fare....

        Consideriamo ora i due più noti spezzatini senza pomodoro: la blanquette de veau francese e il Geschnetzeltes Zürcherart, lo spezzatino alla zurighese.

        Tralasciamo la prima, di cui parleremo in altra occasione, e veniamo al secondo".

Andò alla lavagna e scrisse:

Geschnetzeltes Zürcherart

vitello (scamone): 700 grammi tagliato a fettine,

una cipolla,

strutto: 40 grammi,

farina: circa 10 grammi,

vino bianco: un decilitro,

brodo: un decilitro,

panna: 4-6 cucchiai,

cognac: un bicchierino.

"Tagliate le fettine di vitello a pezzi di circa tre per quattro centimetri...".

"Con cosa si serve il Geschnetzeltes?".

"Con i rösti" risposero gli allievi in coro.

"Con quali rösti?".

        Gli allievi si guardarono incerti.

"       Coi rösti del cantone Argovia o del cantone di Basilea; del cantone di Berna o del cantone di Glarus o del cantone di Zurigo?".

        "Come si vede il professore andava al fondo di ogni problema. I rösti si fanno con patate lesse lasciate freddare e poi sbucciate e grattugiate con una speciale grattugia molto grossa. Si friggono nella padella di ferro, dando alle patate la forma di una frittata. Cottura a fuoco basso e col coperchio, agitando spesso la padella perché le patate non attacchino. Dopo quindici minuti si gira la "frittata" e la si fa cuocere altrettanto dall'altra parte. Si friggono col burro e pezzettini di lardo (Argovia), con burro e cipolle tagliate sottili e lasciate prima soffriggere per un po' (Basilea), con burro e strutto (Berna), e con burro e formaggio Schabzieger, un formaggio con erbe che noi potremo sostituire col gorgonzola, nel cantone di Glarus. I rösti di Zurigo sono come quelli di Basilea tranne che le patate sono grattugiate crude.

        "Tutti i rösti vanno bene", disse il professore "ma essendo lo spezzatino di Zurigo, userei i rösti di Zurigo. Il cucchiaio di legno..."».

(Da Aldo Buzzi, L'uovo alla kok. Ricette, curiosità, segreti di alta e bassa cucina..., Milano, 1979).

 

Leonardo Sciascia

Sciascia e uno svizzero di Zurigo

        Tra i personaggi di Leonardo Sciascia incontriamo anche un certo Blaser di Zurigo giunto in Sicilia per «esaminare» delle ragazze da impiegare nelle industrie del suo Cantone:

«Un mucchietto di gettoni, grandi quanto monete da cento lire, da dividere in tre colonnine: più ruvidi, meno ruvidi, lisci. Un pezzo di fil di ferro e una pinza: per fare, del fil di ferro, un triangolo. Un cartello su cui erano disegnati tanti cerchietti, formavano come un grappolo d'uva: e dentro ogni acino un numero. E bisognava, da una certa distanza, leggere quanti più numeri si poteva, nel tempo in cui l'uomo, con l'orologio in mano, diceva «via» e poi «basta».

        «Via» e «basta» erano le parole italiane che l'uomo pronunciava meglio. Un uomo alto, roseo, gli occhi chiari, i capelli biondi che gli si aprivano a crisantemo al centro della testa. Svizzero di Zurigo. Blaser di nome. In Sicilia per reclutare mano d'opera femminile: ragazze che avessero più di diciotto e meno di trent'anni. Per una fabbrica di cose elettriche: contatori, pareva; ché non si capiva molto dalle poche parole che diceva…

Si ripeteva la stessa scena ad ogni paese; e persino le ragazze, da un paese all'altro, parevano le stesse …

I1 signor Blaser tirava fuori gettoni, fil di ferro, pinza e cartello: e cominciava l'esame … Passò così una settimana; una decina di paesi, un centinaio di ragazze reclutate...».

(da L. Sciascia, L'esame, in Il mare colore del vino, Einaudi, Torino 1973)

Nel suo racconto Il mare colore del vino (Einaudi, Torino 1973), Sciascia si occupa ancora della Svizzera, scrivendo:

«A proposito di svizzeri: da una società come quella svizzera, che pare disinfestata dei germi della tragedia e della storia, vien fuori quell'ingegner Faber di Max Frisch. La tragedia greca e il politecnico di Zurigo. La tragedia dell'uomo tecnico. E va a esplodere nell'antica terra di Grecia, dove la fatalità è ancora in agguato»…

         «Ecco: la Grecia, la Sicilia; forse è questo il punto». «… Ad ogni cosa tiriamo fuori la Grecia». «Ma sì, è un fatto: in Svizzera in ogni bambino tu vedi lo svizzero che diventerà; in Grecia l'individuo, l'uomo... Ed anche in Sicilia...». «Sono luoghi in cui non c'è l'educazione: non ci sono regole, tecniche, abitudini educative; ci sono gli affetti: e credono, i greci, i siciliani, che non ci sia problema nella vita che l'affetto non possa risolvere». «Risolvono così anche la morte».

 

Luigi Malerba

        Delle banche di Zurigo si è occupato Luigi Malerba, che è stato facile profeta del complicato intreccio della tangentopoli italiana.

 

        «Zurigo Basilea Ginevra così ordinate e pulite, belli negozi, tram che camminano senza rumore, molti alberi e molti fiori, banche e miliardi a bizzeffe. Passeggiando sulla Bahnhofstrasse a Zurigo si sente dal marciapiede il fiato delle banche che respirano come draghi interrati e se uno ha buon orecchio sente l'elettricità che emana dal denaro nascosto nei sotterranei blindati e quella elettricità monetaria si sente a Zurigo come in nessuna altra città del mondo.

        Queste monete non sono d'oro e nemmeno d'argento, sono soltanto cifre scritte sui conti correnti quasi sempre segreti, però la loro presenza emana ugualmente questa elettricità che ho detto prima».

 

Paolo Giovanelli

        Tra i recenti provvedimenti per ridurre lo smaltimento dei rifiuti solidi, la città di Zurigo ha introdotto l'obbligatorietà di nuovi sacchetti a prezzo maggiorato. Ecco come l'inviato italiano Paolo Giovanelli ne ha dato notizia sulle pagine di «il Giornale» allora diretto da Indro Montanelli:

        «Un sacco di plastica giallo con macchie tonde nere che lo fanno assomigliare al collo della giraffa; è la nuova trovata per invogliare i zurighesi a collaborare nella raccolta dei rifiuti. Non piace il giallo? Niente paura; c'è quello blu, che dovrebbe ricordare i cieli sotto i quali pascolano soddisfatte mucche svizzere.

        Non va ancora bene? C'è la possibilità di un bel grosso sacco a larghi cerchi rosa, o di un color rosso sgargiante. Così, dopo essere diventati famosi per il cioccolato e gli swatch, gli svizzeri ci riprovano con i sacchi dell'immondizia... Una fama che i cittadini di Zurigo pagheranno vedendo lievitare il prezzo dei sacchetti dai venti centesimi di quelli di color grigio usati finora, fino a un franco e quaranta di quelli colorati.

        Naturalmente, da buoni svizzeri, non ammettono trasgressioni ed i "furbi" che non metteranno la spazzatura nei sacchi colorati rischiano una multa salata. Il prezzo elevato non è solo legato al valore "artistico" del sacco: gli amministratori comunali hanno pensato che per evitare di usare tanti sacchi costosi, i cittadini diminuiranno la loro produzione di rifiuti...

        E se qualcuno non si sentisse attratto dalla bellezza dei nuovi sacchi e osasse utilizzare ancora quelli grigi? Mal gliene incoglierebbe: gli sfortunati addetti zurighesi alla raccolta delle immondizie hanno avuto ordine di aprire i sacchi per cercare indizi sul colpevole...

        E pensare che, per scegliere i nuovi colori, un designer ci ha lavorato un anno intero... dozzine di disegni furono immessi in un calcolatore e dopo duro lavoro la scelta è caduta sui "magnifici quattro"...».

(Paolo Giovanelli, «il Giornale», 9 gennaio 1993).

 

Carlo Liberto

        Nato nel 1914 a Malta, dove è vissuto fino allo scoppio della seconda Guerra mondiale, Carlo Liberto, scrittore, pittore, poeta e giornalista, già funzionario del Ministero degli Affari Esteri, ha soggiornato per motivi di lavoro in diversi Paesi, prima di stabilirsi definitivamente a Berna. Autore di interessanti raccolte liriche, di aforismi e di un saggio sui Siciliani illustri a Malta, ha riservato al paese natale e a quello di adozione, tracce di particolare calore nella sua opera poetica.

Guten Tag Zürich

Dal treno approdi

nel seno della città:

la mitica Bahnhofstrasse

che con un certo orgoglio

qui chiamano

la loro Quinta Strada.

 

Buon giorno Zurigo!

attiva allegra colta

opulenta e scintillante.

Nelle casse delle banche

il denaro affluisce

da ogni punto cardinale.

"Pulito, sporco,

dov'è il male?

pecunia non olet"

dicono.

 

Una dolce serenità t'invade

girovagando per queste strade,

per le rive della Limmat

tra case fiorite di gerani.

 

 Nell'antico Grossmünster,

dove troneggia,

Zwingli ha cupi pensieri:

«Non sei più la mia Zurigo

puritana e moralista.

Non vai più a letto a mezzanotte,

il gioco non è più proibito

e l'ora sacra del sermone,

alla quale era all'erta un magistrato,

è ormai quasi deserta.

Addio "Kirche-Kinder-Küche",

addio costumi!

Sono sorti tanti luoghi peccaminosi:

Ritrovi audaci, discoteche piccanti,

teatri dove spesso si deridono

i moralisti, che a loro volta

ne sorridono.

Che metamorfosi! Quo vadis Zurigo?».

 

Eh sì, la città vive oggi

il tempo del millennio,

droghe d'ogni specie,

sfilate gay e street parade,

trasgressioni e provocazioni

a scadenze fisse,

come in altre consorelle d'Europa.

 

Che metamorfosi! Quo vadis Zurigo?».

 

Berna, Agosto 2000

Johann Ulrich Burri/Johann Jiakob Sperli, La Ville du Côté du Nord, um 1830 Johann Jakob Koller/Johann Jakob Heidegger, Prospect der Stadt Zürich. Von der Abend Seiten, 1778 Johann Jakob Koller/Johann Jakob Heidegger, Prospect der Stadt Zürich Von der Mittags Seiten, 1778

Heinrich Zollinger, Zuric Vûe pris de la Stephansbourg, um 1865

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