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Arti, mestieri, folletti della Librizzi del XX secolo

 

L'economia siciliana a fine '800(*)

 

a cura dell'IRCAC - Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione  Palermo

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) l'opera è consultabile presso la Biblioteca Comunale di Librizzi

A fine Ottocento a Librizzi c'erano n. 10 opifici (oleifici o trappeti) attivi con un numero complessivo di 10 torchi: occupavano 38 lavoranti.

C'erano numero 7 esercenti dediti alla fabbricazioni di botti, barili ecc: nel settore erano occupati numero 7 lavoranti. I prodotti di questa industria non solo bastavano al consumo locale, ma in parte si smerciavano anche nelle provincie vicine. Nei piccoli opifici si costruivano o si riparavano botti, barili e simili e non lavoravano, generalmente, che per pochi mesi dell'anno, cioè per un periodo di tempo corrispondente alla vendemmia e alla vinificazione.

Nell'industria tessile casalinga si contavano numero 50 telai per tessitura di stoffe lisce e operate alternativa o in materie miste (una buona parte di questi telai, però, poteva produrre tessuti con la lana prodotta localmente).

C'erano delle fornaci (nel novecento si produceva calce nera sul torrente che c'è a Cavallazzo, e calce bianca in località San Pancrazio. Altre fornaci erano attive a Colla e altrove).

Contadini e pastori erano dediti alla fabbricazione di ceste e panieri.

   
   

 

pagina in allestimento: chi sa, parli!!!

 

piante dei quartieri forgia superiore ed inferiore con l'indicazione delle principali attività che vi si svolgevano nel XX secolo

legenda della cartina n. 1

1. Ospedaletto, con 5 o 6 posti letto: medico curante dott.Arnaldo Buttà. Si veniva ricoverati per far

     fronte a terapie che non potevano eseguirsi nelle campagne per le difficoltà dei collegamenti. Nella      struttura si riceveva assistenza anche per il parto.

2. Studio Fotografico Antonino Gioco (ha esercitato dopo Pippo Gatani).

3.Studio Fotografico Giuseppe Finocchiaro, attivo fino al 1943 circa.

4. negozio Rasizzi (alimentari, frutta, pesce stocco ammollato, petrolio, carburo (di calcio, per la produzione     del gas illuminante acetilene).

5. cartolibreria Fontanelle del maestro Nino Costantino.

6. falegnameria di don Cosimo Giorgetti.

7. studio fotografico di Pippo Gatani (il fabbricato di cui ai nn. 5,6,7 era di proprietà dei Buttà).

8. dispensa del dott. Arnaldo Buttà.

9. negozio di abbigliamento di Natale Danzì, prima ancora macelleria di Natale Muscarà. Dopo Danzì, qui     c'era il negozio di alimentari di Danesi.

10. sartoria Francesco Di Blasi.

11. dal 1951 Camera del Lavoro  e, prima, Società di Mutuo Soccorso sezione agricola e Confederterra.       Fu sede anche del P.C.I. e della Copperativa F. Lo Sardo (Gaetano Salemi ne ha parlato nella sua tesi       di laurea L'organizzazione delle strutture sindacali nel secondo dopoguerra a Librizzi (1945-1951).

12. Dal 1958, negozio di don Peppino Collorafi: merceria, tessuti, calzature, abiti da sposa, confetti,       cannellina, estratti per liquori… Prima c’era un negozio di alimentari di Carmelo Muscarà.

13. negozio di abbigliamento di Natale Danzì (per trasferimento dai locali di cui al n. 9). Oggi, Ufficio       Postale.

14. farmacia della dott.ssa Rosaria Sidoti di Barcellona P.G. e, ancora prima, farmacia di un farmacista di Montagnareale, il dott. Orlando, che invitava i clienti a comprare carne, piuttosto che       vitamine - Oggi l’immobile non esiste più: è stato demolito per ampliare l’accesso alla piazza.

15. barbiere Michelangelo Prestipino.

16. alimentari Danesi Rosario.

17. alimentari Procopio Maria Catena. Prima ci fu la macelleria di don Peppe u curuzzu.

18. macelleria donna Grazia Gugliotta (a livello piazza).

19. Tabacchino don Fortunato Giovenco, oggi Guidara Agostino. Sopra il tabacchino, un tempo, c'era la        sede della Milizia. Poi pure la sede della Democrazia Cristiana.

20. Macelleria Nino Gugliotta, oggi sagrestia.

21. salone Orlando D’Amico e Tindaro D'Amico; poi, sede di una televisione locale: Canale Alpha.

22. negozio di Mariannina Natoli, merceria (oggi questo locale e quello di cui al punto 21 sono macelleria).

23. macelleria donna Grazia Gugliotta, prima di trasferirsi al negozio di cui al n. 18.

24. un tempo, Circolo dei Civili, dopo negozio di tessuti di Natale Danzì, e poi ancora ba.r

25. negozio di alimentari di donna Marianna, oggi Procopio Natalino.

26. negozio di verdura, giornali, oro di don Ciccino Adamo,oggi Casella. Prima, farmacia del dott.

      Antonino Allegra (chimico farmacista).

27. negozio di alimentari e varie di don Tindaro Adamo, prima fu negozio di Caterina Calabrese. Oggi è       farmacia ( dott. Emanuele Blanco).

28. Sezione del MSI, e aule per la scuola serale.

29. farmacia dott. Antonino Allegra, chimico farmacista: lasua farmacia fu prima in Piazza Catena –

      attuale negozio Casella, vedi al n. 26 -, poi nel fabbricato indicato al n. 29, ed infine in via San Marco.

30. Ufficio di Collocamento.

31. Ufficio di Collocamento (l’ultima sede prima della sua soppressione) e, sopra, ambulatorio Ufficiale       Sanitario.

32. falegname Antonino Adornetto, e, prima, calzolaio Nino Calabrese.

33. falegname…

34. sartoria di Nino Giancola.

35. Mulino di Ciccino Caputo con macina in pietra, dal 1926; negli anni cinquanta, acquistato da don       Peppino Collorafi che lo ha ristrutturato: ci lavorava Luigi Buzzanca.

36. calzolaio Russo Pippinu. Poi il fotografo Peppino Gatani, e, dopo ancora, la parrucchiera Italia Mannino

37. e 38: in tempi diversi, calzolaio Natale Calabrese, abile anche nella realizzazione di canestri. La moglie       Giovenco era una brava sarta.

39. via San Michele, falegnameria di don Peppino Bonannella; per alcuni anni, e prima della sua       emigrazione in germania, tenne la sua falegnameria anche Angelo Calabrese.

40. sartoria don Vincenzo Costa; la figlia Caterina sposò Ciccio Di Blasi, sarto (v. punto 10).

41. a piano terra sartoria specializzata in intimo femminile di Rosaria Gregorio; al primo piano, il barbiere      Salvatore Giancola: i due sono i genitori dell'anarchico Leo Giancola, che operò e visse a Miami      (U.S.A.): fu redattore della rivista anarchica L'adunata dei refrattari. La signora Rosaria era una brava       sarta che veniva assunta in casa per confezionare i vestiti (cioè, si trasferiva nella casa del       committente per il tempo necessario al confezionamento degli abiti ordinati).

42. latteria Salpietro, prima era al piano terra, fronte via San Michele, dell’immobile indicato con il n. 17.

43. forno di don Tindaro Giovenco.

44. idraulico Bonaventura Collorafi; prima, il padreMichelangelo Collorafi aveva la sartoria, e poi il forno.

      Il figlio Bonaventura aveva prima una merceria, e poi vi svolgeva l’attività di idraulico.

45. sartoria femminile e ricamo a macchina di Lucia Mollica, e poi della figlia (sorella di Gaetano Silvio).

46. un tempo, farmacia Martinez.

47. sartoria Francesco Di Blasi.

48. frantoio Vanni Russo.

49. frantoio donna Eleonora Di Blasi.

50. calzolaio Pietro Marziano, venne a lavorare a Librizzi in epoca successiva a  Michele Terranova.

51. dispensa Vincenzo Cavallaro.

52. Municipio, un tempo.

53. bar La Lucciola, di don Peppino Bonannella.

54. la signora Giuseppina Campagna, aveva la sartoria, nella prima metà del novecento. Esiste una foto       del figlio Carmelo Adamo, bambino, a scuola di sarto da don Vincezo Costa.

55. Michele Terranova faceva qui il calzolaio (oggi la casa appartiene a Santino Adamo).

56. qui Ida Gregorio faceva la sarta.

57. A piano terra ci fu un negozio di generi alimentari, poi trasferito nell’attuale via Collurafi (negozio di       Maracuncetta): i proprietari abitavano al piano superiore.

58. qui un tempo c’erano dei fabbricati, con un negozio di merceria, poi trasferito in via San Biagio,

      nella casa del maestro Turi (gerarca fascista), per consentire la realizzazione della nuova strada.

59. macello comunale fino agli anni ‘70, oggi adibito a concerto per la banda Giuseppe Verdi.

60. forgia dei fratelli Sereno, e, prima, dei fratelli Giovenco.  

61. a livello terra di via San Michele, falegnameria Paolo Capitti, ma prima c’era il forno di Carmelo

      Caputo (poi il Caputo emigrò in Venezuela).

62. sartoria Nino Giancola (una delle varie sedi utilizzate nel tempo).

63. u cuncertu (banda musicale Giuseppe Verdi di Librizzi).

64. falegnameria Cosimo Giorgetti prima di trasferirsi nella via Dante Alighieri.

65. calzolaio Antonino Russo, poi emigrato in Australia.

66. frantoio Federico.

67. calzolaio Nino Segreto, poi Adamo Giuseppe ed altri.

68. un tempo, sede del Partito Socialista Italiano; prima ospitò anche una classe della scuola       elementare: vi insegnò anche il maestro Sciacca intorno agli anni 1937 circa.

69. salone di Tindaro D'Amico.

70. un tempo, bettola di don Santo Liberato.

71. lattaio.

72. Panificio Nino Muscarà. L'immobile, poi demolito e parzialmente ricostruito, dopo essere stato

      utilizzato come cucina per la mensa scolastica, è oggi la Pizzeria Danesi.

73. Nel 1925/1927 circa la signora Gaetana, moglie di Nino Capizzi, nonna del sindacalista Nino Capizzi,       qui sfornava delle buonissime ciambelline per le famiglie bene del paese.

74. Oggi ambulatorio medico. Un tempo qui c'era la forgia di Rasizzi.

75. Qui ci fu, per un breve periodo il pastificio di don Ciccio Muscarà, detto, appunto, u pastaru.

76. Calogero Piricone aveva un'osteria, dopo la seconda guerra mondiale, in un magazzino di proprietà       della signora Arlotta.

 

Spigolature

Chiacchierando con i Librizzesi, oltre alle attività economiche, ho avuto modo di conoscere anche alcuni fatterelli e usanze.

 

- Quando il defunto esce di casa dietro di lui, davanti all'uscio, bisogna spargere dell'acqua come benedizione dell'anima del morto.

 

- Durante la veglia del morto ricordarsi che, la prima notte, a mezzanotte, bisogna lasciarlo solo perchè possa incontrare gli angeli e stare con loro.

 

- Quando l'agonia si protrae troppo si crede che l'anima del moribondo sia dannata: che si buttino delle pietre sulle tegole della casa per scacciare i diavoli, liberare l'anima e lasciare finalmente morire in pace lo sventurato.

 

- Si racconta che il dott. Beniamino Lisi, all'epoca studente in medicina, divertiva i ragazzi del paese con un piccolo esperimento, che, per motivi di incolumità, si sconsiglia vivamente di ripetere. Faceva scoreggiare i ragazzi e, con un accendino, dava fuoco ai gas intestinali fuorisciuti, che bruciavano con fiamme multicolori.

Giovannina Settimo, moglie di Nunziato Adamo

La spazzatura, ad una certa epoca, veniva depositata nella scarpata della strada provinciale, all'ingresso del paese dove oggi c'è una quercia, proprio sotto il parcheggio degli autobus. L'assessore Santi Lisi, così dicono fonti popolari, intorno agli anni '50, pensò di innovare il servizio per alleviare la fatica del netturbino Nunziato Adamo: lo dotò di triciclo con tanto di contenitore per i rifiuti posto sul davanti della bicicletta. Un giorno la moglie di Nunziato, dal balcone di casa, lo vide scendere a velocità verso il punto di discarica e, ridendo divertita, lo indicava ai ragazzi che erano lì con lei. Ma Nunziato, quella volta, non controllò la bicicletta e volò giù per la scarpata insieme ad essa, sotto lo sguardo atterrito della moglie, che, prima di correre a portare soccorso, urlò: "Adesso chi mi paga?". Trovarono Nunziato nella scarpata, ancora abbarbicato alla bicicletta e, per fortuna, illeso. Narrano che l'episodio costò il posto di Assessore al Lisi e che, dopo l'incidente, fu ripristinato il servizio di raccolta della spazzatura con il sacco in spalla.

nella foto: Giovannina Settimo, moglie di Nunziato Adamo