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Frantoi di ieri e di oggi

 

macine in pietra di antico frantoio torchio di antico frantoiotorchio di antico frantoio, particolare

A fine Ottocento a Librizzi c'erano dieci opifici (oleifici o trappeti) attivi con un numero complessivo di 10 torchi: occupavano 38 lavoranti. Le macine più piccole venivano girate a mano, le altre da animali con il paraocchi. In alcuni frantoi le olive macinate venivano pigiate con i piedi, come l'uva.

a sporta, nel frantoio tradizionale, è il contenitore a forma di ciambella in fibra vegetale dentro al quale vengono poste le olive macinate per essere poi pressate per l'estrazione dell'olio a macina du trappitua macina du trappitu, in pietra massiccia, trainata da un asino gira macinando le olive a macina du trappitua macina du trappitu con il giogo per l'asino

Il frantoio tradizionale (u trappitu) prevede la macina delle olive con una grossa ruota di pietra che, trainata da un paziente asino (u sceccu) munito di paraocchi, gira su una robusta base in pietra. Le olive macinate vengono insaccate nelle sporte fatte con fibre vegetali e pressate per estrarre l'ogghiu rassu, da cui si separa l'ogghiu e u sogghiu. Quest'ultimo viene raccolto in un ambiente detto u 'nfernu.

Voce di popolo vuole che con questa operazione il frantoiano faceva la cresta sulla produzione, dirottando verso u 'nfernu un certo quantitativo di olio buono, che poi recuperava per venderlo.

L'oleificio Ruffo di Antonino Germanò in località Lucianello di Librizzi

Le olive, prima di essere avviate alla macina, vengono lavate e separate dalle foglie che sono espulse all'esterno.

Le olive vengono macinate e gramolate.

Naturalmente nei moderni frantoi non si respira più l'atmosfera di un tempo.

 Non ci sono più la febbrile attività, gli odori, l'animazione, l'allegra brigata degli operai degli antichi trappiti. Né il fuoco acceso per riscaldare l'acqua e abbrustolire il pane che veniva condito con l'olio novello per un assaggio immediato.

Ora si aspetta l'olio nuovo stando seduti, come in un salotto. La sua produzione è diventata una sorta di rito segreto, tutto svolto dentro la pancia delle macchine.

Ad esse si consegnano le olive raccolte con cura, una a una: le cullano, le lavano e poi le inghiottono e le masticano con avidità. Vedi solo l'amalgamarsi della pasta delle olive macinate e, poi, alla fine, il fluire dell'olio nei bidoni di acciaio inox.

   

L'estrattore, ovvero la centrifuga orizzontale, sostituisce le presse. La parte liquida viene inviata al separatore (che in questo frantoio lavora a una temperatura di circa 30°) : esso chiarifica l'olio, che, infine, sgorga nel contenitore finale dell'utente. All'esterno, invece, viene inviata la sansa, dalla quale si ricava, per successiva lavorazione, l'olio di sansa, e una parte solida destinata anche a combustibile. Presso gli oleifici di solito è possibile acquistare direttamente dal produttore l'olio nuovo per uso casa.

alla pesa! la pesa

I contenitori sono pieni, ed ecco il momento della pesa!