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Giusy Politano ci parla di una mamma morta troppo presto e del vuoto incolmabile nel cuore del figlio che non l'ha conosciuta. Il racconto si è classificato primo al premio internazionale A. L. I. A. S. 2008 - sezione giovani, che si tiene ogni anno a Melbourne e ha ottenuto il secondo premio al 21° concorso letterario nazionale "Roberto Bertelli" di Pontedera (Pisa). Complimenti, cara Giusy.

 

Ninì di Giusy Politano

Un’altra lunga giornata di lavoro è trascorsa e Ninì è appena tornato a casa. Non c’è nessuno ad attenderlo ed egli, stasera, si sente particolarmente stanco e triste. Dopo una cena frugale si ritira nella solitudine del suo studio. E’ il suo rifugio preferito, il posto in cui riesce a stare solo con se stesso, a riflettere, a riprendere le forze per poter andare avanti.

 

Come ogni sera si guarda attorno: alle pareti sono appese le fotografie dei nonni che l’hanno cresciuto, della mamma che non ha mai conosciuto, del padre tanto amato ma tanto assente dalla sua vita, del suo ridente paese in Sicilia. Quelle immagini gli fanno sentire ancora più forte la nostalgia della patria lontana.

 

Ripensa sempre ai luoghi della sua infanzia, alla strada che ogni giorno, da bambino, percorreva per raggiungere la scuola: era un viottolo che si inerpicava su per i fianchi della montagna, con quelle grandi vallate e le gole dirupate, sulla cui cima si aggrappava Librizzi, il suo pittoresco paesino natale.

 

Ninì ha settanta anni ed  è uno di quegli emigranti, che all’estero ha riscosso successo, lavorando tanto. Da solo è riuscito a costruirsi una fortuna, proponendo ai tedeschi il buon gelato italiano. Ne è passato di tempo da quel lontano 1959, quando con la sua valigia di cartone è approdato in terra tedesca. Quante sofferenze, quanto dolore, quante umiliazioni ha dovuto provare! Anche la moglie lo ha abbandonato.

 

L’amore verso i figli, però, l’ha sempre sostenuto e gli ha dato la forza di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà e di andare avanti. Nel lavoro ha dovuto lottare duramente ma alla fine ha vinto: è riuscito a portare nella fredda Germania il calore della sua  Sicilia, i gusti e gli aromi della sua infanzia. I suoi sorbetti al limone e le torte di fragole fanno impazzire i tedeschi ed il suo gelato è famoso in tutta la Germania. Tuttavia non si sente appagato, dentro di sé porta ancora quell’inquietudine e quell’angoscia, che hanno contraddistinto la sua infanzia e la sua giovinezza. 

 

Guarda la fotografia del padre Peppino, che campeggia nel suo studio: in passato lo ha ritenuto responsabile della sua infelicità, solo da poco tempo lo ha rivalutato, da quando le varie vicissitudini della vita gli hanno fatto capire che non sempre quello che appare corrisponde a verità e che l’animo umano è imperscrutabile. Il padre Peppino proveniva da una famiglia benestante di falegnami di Librizzi, proprietari di terre, in cui coltivavano tutto quello di cui avevano bisogno.

 

Era, Peppino, un ragazzo non bello ma simpatico, con gli occhi marroni sorridenti ed i capelli neri. Molte ragazze gli correvano dietro, ma i genitori gli consigliarono di sposare una ragazza di Vallonevina, figlia unica di ricchi proprietari terrieri. Gli dissero che l’amore sarebbe venuto col tempo e che quello che conta veramente nella vita è la “roba”. La giovane sposa rimase subito incinta e nove mesi dopo diede alla luce Ninì. Sfortunatamente, però, per una complicanza del parto ( cosa non difficile a quei tempi), ella dopo pochi giorni morì. Peppino rimase profondamente scosso. I genitori dell’infelice ragazza caddero in una profonda prostrazione: il dolore non li avrebbe abbandonati più per tutta la vita. Presero il piccolo Ninì  e lo portarono a vivere insieme a loro, a Vallonevina: Peppino aveva solo 20 anni e non avrebbe potuto prendersi cura di un bambino così piccolo.

 

Ninì crebbe, ma la presenza del padre accanto a lui non fu mai assidua. I nonni gli volevano un gran bene, ma erano sempre tristi e non volevano giocare con lui. La nonna piangeva ed ogni sera gli faceva baciare la fotografia della figlia dicendogli: “ Questa è la tua mamma, che ora è in cielo”. Il piccolo non capiva perché lui non dovesse avere come gli altri  una famiglia normale, con padre, madre e tanti fratelli. Con il tempo si convinse che la colpa della morte della madre fosse proprio di Peppino, quel padre che non scherzava con lui e che si faceva vedere solo una volta alla settimana. Passarono gli anni  e Ninì crebbe libero nelle vallate boscose di Vallonevina: scorazzava felice per i campi, gli piaceva raccogliere fragole, funghi e castagne ed in primavera il profumo delle ginestre lo inebriava. Si sentiva in paradiso, quel paradiso in cui abitava la mamma. Un giorno Peppino si presentò a casa dei nonni con Carmela, la sua nuova moglie. Ninì provò per quella dolce fanciulla un’inspiegabile simpatia.

 

La nonna gli disse, però, che avrebbe dovuto odiare quella donna, perché avrebbe preso il posto di sua madre e sarebbe stata la sua matrigna. Invece Carmela avrebbe voluto molto bene a quel suo tenebroso figlio, ma di questo Ninì se ne sarebbe reso conto in seguito.  Col tempo nacque una sorella, Maria Rosa, molto invidiata da Ninì, perché aveva quella famiglia normale, che lui non aveva mai avuto. Qualche volta andava a trovarla, le portava le castagne e giocava con lei.

 

Ninì cresceva viziato dai nonni anziani, che avevano in lui tutto il loro mondo… A quindici anni guidava grosse moto e correva dietro alle ragazze. I tentativi di Peppino di dare un'educazione più severa al figlio caddero nel vuoto, solo in una cosa riuscì ad imporsi: lo costrinse ad andare ogni giorno in falegnameria, per imparare, come lui diceva, l’arte.

Ninì aveva molti amici, ma legava  soprattutto con persone che avevano i suoi stessi problemi.

 

In particolare strinse amicizia con una bella ragazza, Maria Santa, che aveva perso la madre proprio come lui e viveva con la nonna, perché il padre era andato per lavoro in  Australia. Maria Santa era alta e formosa, con i biondi capelli arruffati e gli occhi celesti. La pelle era bianca come l’alabastro e le labbra rosse e carnose. Ben presto Ninì si accorse che il sentimento di amicizia che provava per “ Marasanta” si era tramutato in desiderio e in amore e così si fece coraggio e le dichiarò le sue serie intenzioni. Fu corrisposto e cominciarono a frequentarsi assiduamente. Furono giorni indimenticabili, ma ben presto le chiacchiere della gente arrivarono al padre Peppino, che subito manifestò il suo malcontento, perché, secondo lui, la famiglia di Maria Santa non era all’altezza della sua. Ma più Peppino si opponeva, più Ninì si intestardiva e, per riuscire nel suo intento, escogitò un piano diabolico: fuggì a Roma, si rifugiò in un convento, dicendo di volersi fare frate.

 

Peppino scrisse al figlio di tornare, promettendo che non si sarebbe più intromesso nella sua vita. Ninì tornò, ma invece di andare a casa del padre o dei nonni, si recò a casa dell’amata Maria Santa ed insieme decisero di fare la “fuitina d’amore”, un espediente molto usato dagli innamorati siciliani degli anni ’30 ‘e ’40, per mettere i genitori non consenzienti davanti al fatto compiuto. Ninì e Maria Santa si sposarono. L’unione fu ben presto allietata dalla nascita di un figlio, con gli anni ne vennero altri due. Dopo l’iniziale entusiasmo, la vita per i due giovani non fu facile, le incomprensioni si fecero sempre più forti e cominciarono a litigare. I nonni di Ninì, intanto, erano morti ed egli, senza più controlli, cominciò a sperperare l’eredità ricevuta, facendo perfino dei debiti. Il padre, amareggiato per il  comportamento del figlio, si rifiutò di pagarglieli.

 

Ninì, messo davanti alle sue responsabilità, fu così costretto ad andare a lavorare in Germania, come facevano molti suoi compaesani disagiati. Gli inizi furono difficili, ma dopo, in società con un amico, riuscì ad aprire una pizzeria.

 

Andò bene, poi si allargò con i gelati e piano piano si costruì una fortuna. E’ notte, Ninì è stanco e sente di dover andare a letto. Guarda, ancora una volta, la fotografia del padre, che dalla parete sembra sorridergli: lo sente finalmente vicino e capisce di aver sprecato, con

le incomprensioni, una parte  della sua vita: si è sempre sentito una vittima per aver perso la madre e non ha saputo godere delle piccole gioie di ogni giorno, non ha apprezzato chi voleva tendergli una mano: il padre, per esempio, che, anche se aveva modi bruschi, l’amava tanto e voleva solo il suo bene. Quanti rimpianti! Quanta nostalgia per l'amata Sicilia, la terra in cui ha vissuto da giovane, dove ha provato tante gioie ma anche tanti dolori, la terra amica in cui un giorno vorrà riposare per sempre!