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I Giovani Garibaldini di Librizzi

17 marzo 2011, festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia

bandiera italiana ai balconi di librizzibandiera italiana ai balconi di librizzibandiera italiana ai balconi di librizzibandiera italiana ai balconi di librizzivincenzo gugliotta con la coccarda italiana

lapide commemorativa di Garibaldi a Patti, luglio 1860

Il 18 luglio del 1860 Garibaldi con i suoi Mille sbarca a Patti Marina. Trascorre la notte a Patti, che, a imperituro ricordo, celebra con una lapide il fausto avvenimento. A Patti accorrono i giovani Librizzesi a rinforzo delle  truppe garibaldine, che si preparano alla battaglia di Milazzo.

 

Di quattro giovani Librizzesi Garibaldini ci è stato tramandato il nome, e qui vogliamo ricordarli. Erano: Cono Pizzino, Giuseppe Saitta, Michele Ocello, Carmelo Ocello.

Onore a loro.

 

 

Il Garibaldino (estratto dal racconto pubblicato in Memorie di ieri e dell'altro ieri, di Marco Marziano)

A quei tempi non era facile per tanta gente trovare qualche ora di tempo da destinare al funerale di un conoscente ... Così era capitato anche quella mattina del 6 febbraio 1935 al funerale di mio nonno, anzi del secondo marito di mia nonna Carmela: c'era appena una quindicina di persone, tra le quali almeno sei s'erano date il turno per trasportare a spalla la bara da casa fino in chiesa.

Dal balcone di casa sua al passaggio del corteo il Podestà dell'epoca, Maggiore Giuseppe Arlotta, aveva chiesto chi era il defunto e gli era stato risposto che si trattava del novantatreenne Cono Pizzino, inteso il "Garibaldino". Subito il Podestà era sceso in strada ed aveva pregato i miei genitori di aspettare in chiesa con il feretro anche fin dopo il rito religioso perché lui voleva rendere a quella salma ben più degne onoranze.

Dopo meno di un'ora s'erano presentati in chiesa quattro militi al comando di un caposquadra e avevano rilevato la bara per avviarsi verso l'uscita. Ai piedi del sagrato un plotone della MVSN aveva presentato le armi, mentre la banda intonava una marcia funebre. In testa al corteo qualcuno teneva alta la bandiera tricolore. Più tardi nell'area antistante il cimitero il Podestà aveva spiegato che era stato un suo dovere rendere degno omaggio ad un patriota che per amore verso l'Unità d'Italia non aveva esitato, appena diciottenne, a rischiare la propria vita prendendo parte ad azioni belliche che lo avevano visto in prima linea anche nella battaglia di Milazzo agli ordini del Generale Garibaldi...

... era soprannominato il "Garibaldino"... ci spiegarono... che l'aggettivo era stato destinato a tutti quei "Picciotti" che s'erano arruolati volontariamente al seguito di Giuseppe Garibaldi man mano che questi avanzava da Palermo verso Messina con le truppe reclutate da Nino Bixio per il Partito d'Azione di cui era un esponente di primo piano.

Anche nonno Cono aveva combattuto a Milazzo e ricordava che era stata proprio del Sig. Generale l'idea di fare appendere di notte alle corna dei buoi che tiravano i carri altrettante lanterne per far apparire che il numero dei suoi soldati era molto più consistente degli effettivi tremilacinquecento uomini di cui disponeva. Diceva pure che le cartucce da sparare contro il nemico per mancanza di piombo erano caricate con granelli di rena marina. Certo che quei giorni di fine luglio 1860 non erano stati facili: in particolare gli uomini reclutati non disponevano di armi da fuoco ma solo di nodosi bastoni che era stato insegnato loro a far roteare per colpire l'avversario e difendersi dalle sue armi bianche. C'era pure da fare i conti con gli abitanti del luogo, i quali, per dare una mano ai cinquemila soldati borbonici di stanza nella zona, dai tetti delle case arrivavano a lanciare sulle truppe garibaldine oggetti di ogni sorta, compresi tizzoni accesi e acqua bollente. Era tutta gente che considerava i Garibaldini bande armate di briganti. Per questa ragione non poche famiglie avevano lasciato le proprie case e il paese per rifugiarsi in altri Centri vicini. Due di questi si erano definitivamente trasferiti a Librizzi.

Il nonno parlando di quelle ore di dura lotta ricordava una vecchietta che s'era nascosta nei pressi di un ponte e andava indicando ai Garibaldini le strade da percorrere per non rischiare molto. Per molti anni aveva abitato nella via S. Cono di Librizzi, in una stanzetta senza servizi e con un treppiedi, con funzioni di focolare, sistemato in un angolo della strada accanto all'uscio di casa. Da anni non era andato più a lavorare e le due lire mensili di pensione quale ex combattente garibaldino fino ad una certa epoca erano state appena sufficienti per procurarsi qualche litro di vino. A mantenerlo e ad accudirlo sin dalla morte della nonna Carmela era stata mamma Antonia, anche perché nonno Cono non aveva avuto nel suo paese d'origine quelle agevolazioni di cui avevano goduto i Garibaldini librizzesi: a Giuseppe Saitta, Michele Ocello e Carmelo Ocello in segno di gratitudine, su disposizione dello Stato, il Sindaco dell'epoca, don Achille Marziano, verso la fine del secolo aveva assegnato un lotto ciascuno di buon terreno agricolo esteso più di un ettaro, sul quale ognuno s'era costruita anche la propria casetta..."

 

l'insegnante marco marziano, con alcuni dei suoi nipoti

II racconto è di Maria Catena Gitto ved. Casella (a zze Catina) ed è tratto da Memorie di ieri e dell'altro ieri scritto dal maestro Marco Marziano. Senza la sua opera mai avremmo conosciuto le vicende dei nostri Garibaldini.

"Forse l'interesse a scrivere di ieri e dell'altro ieri... è pure il vuoto che avverto intorno a me man mano che gli amici, e non solo i più cari, se ne vanno: un vuoto doloroso che mi spinge a cercarli e a ritrovarli nei ricordi del passato. E per questo ho sollecitato alcuni miei compaesani ultraottantenni a ricostruire per me Memorie di vita vissuta... E oggi, che alcuni di questi protagonisti purtroppo non ci sono più, è per me motivo di amarezza e di nostalgia andare con la mente all'impegno con cui ognuno di loro cercò di ricostruire le sue esperienze, magari preso da profonda commozione e con le lacrime agli occhi..." (da Memorie di ieri e l'altro ieri, Presentazione).

Anche il maestro Marco Marziano (nella foto è con dei nipoti) andò via e, se ben ricordo, andò via il giorno in cui il suo libro stampato arrivava a Librizzi.

 

Del garibaldino Giuseppe Saitta abbiamo appreso qualche notiziola dalla viva voce dell'omonimo nipote, insegnante in pensione Giuseppe Saitta, che lo conobbe e ne ricorda ancora il carattere gioviale e socievole. Il garibaldino Giuseppe Saitta suonava la cornamusa e amava lo scherzo. Proveniva da Sant'Angelo di Brolo e si era sposato con Maria Magistro, che gli sopravvisse di alcuni anni: lui, infatti, morì nel 1935, la moglie nel 1938. Erano i tempi in cui ancora la donna si rivolgeva al marito con il vui ... Dell'avventura garibaldina del Saitta sopravvivono solo pochissimi ricordi: un giorno, insieme ad altri, facendo roteare il bastone a difesa, salvò la vita al suo tenente, che, caduto in un fosso, era stato circondato dal nemico. Tornato a casa portò con sé l'abitudine di aspirare il tabacco con le narici e non era raro sentirlo canticchiare i motivi dei garibaldini.

Il signor Vincenzo Gugliotta, classe 1925, ci consente di aggiungere un tassello al ricordo del funerale del Garibaldino Cono Pizzino, detto u su CConu (pronunciato u suCConu), ovvero il signor Cono (su è la forma dialettale locale di "signore", ed era titolo che si rivolgeva a contadini e artigiani di età avanzata, oltre che a personaggi benestanti e riveriti). Il signor Gugliotta ricorda che all'epoca frequentava la quinta elementare e che la sua classe, o, comunque, alcuni rappresentanti, tra cui lui stesso, parteciparono  ai funerali du su CConu.

vincenzo gugliotta con la coccarda italiana

Lui, in effetti, ricorda che andarono anche a rendere omaggio al defunto a casa sua, sotto San Pancrazio. La curva che dà accesso alla casa dove il garibaldino trascorse gli ultima anni di vita viene ancora ricordata, tra gli anziani, come la curva suCConu, per distinguerla dalle curve du Timpuni.

 

Librizzi, 5 febbraio 1935 - il dott. Antonino Allegra tiene l'orazione funebre per l'ultimo commiato del garibaldino librizzese Pizzino Cono (il testo autografo ci è stato gentilmente fornito dal nipote Fabrizio Allegra).

orazione funebre del dr. antonino allegra in memoria del garibaldino cono pizzino

 

festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011 festa dell'Unità d'Italia a Librizzi, 17 marzo 2011