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Quando non si trovavano gli spiccioli

 

  

I "Miniassegni"

"... Per quanto riguarda le monete metalliche, la zecca stentò non poco a garantire la fornitura del mercato anche perchè, essendo spesso il valore materiale superiore a quello facciale se ne faceva incetta non solo da parte di collezionisti ma anche di speculatori privati, che riciclavano i «tondi» a fini industriali. Solo così si spiega la repentina «scomparsa», nel 1977, di quasi 16 milioni di pezzi da 200 Lire che, ancora freschi di zecca, vennero puntualmente tesaurizzati e venduti al mercato nero a 2000 Lire l'uno. Sempre nel '77, i 254 milioni di pezzi da 100 Lire, battuti quell'anno, furono inghiottiti dal mercato e non solo per la elevata richiesta di moneta divisionale. Fu nel quadro della carenza di moneta spicciola che si inserì il curioso fenomeno dei «miniassegni». Tra il 1976 ed il 1977, per sopperire alla mancanza di monete di piccolo e piccolissimo taglio, alcune banche, sollecitate dalla clientela sempre più alla ricerca di «spiccioli», emisero milioni di «assegni circolari» per importi che variavano dalle cinquanta alle trecentocinquanta Lire. Gli istituti di credito che, invece, non erano abilitati ad emettere «assegni circolari», ripiegarono sull'emissione di «assegni bancari», interamente compilati a stampa, ma ufficialmente tratti da loro clienti a favore del «portatore». Le banche si erano, insomma, trasformate «di fatto» in istituti di emissione di banconote a corso forzoso. Inutile dire che i loro guadagni furono sostanziosi perché, per effetti dell'usura e del collezionismo, molte di quegli assegni non furono mai presentati all'incasso..."

(da La Lira negli anni più difficili della Repubblica, di Tindaro Gatani, articolo pubblicato su La Rivista n. 9, settembre 2007, pag.54 - I miniassegni riprodotti appartenevano alla collezione privata di Nino Giancola